9 dicembre forconi: “funzionali”
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mercoledì 20 giugno 2018

ECCO PERCHE’ LE NAVI DELLE ONG HANNO FAVORITO I TRAFFICANTI TRA 2015 E 2017

IL PROCURATORE DI CATANIA, CARMELO ZUCCARO, SPIEGA AL "FATTO" COME LA PRESENZA DI BARCHE PRIVATE VICINO ALLA COSTA LIBICA ABBIA PEGGIORATO LA SITUAZIONE DEGLI SBARCHI: “LE DIMENSIONI DEL TRAFFICO DEI MIGRANTI È CONDIZIONATO DALLE RISPOSTE POLITICHE DELL'ITALIA”

Estratto dell’Articolo di Carmelo Zuccaro* pubblicato da “Il Fatto Quotidiano”
*Procuratore capo di Catania

La concentrazione e il consolidamento in Libia delle organizzazioni criminali che gestiscono il traffico migratorio ha portato a una profonda trasformazione delle sue modalità operative. Per cogliere al meglio le possibilità […] era opportuno […] eliminare l'accompagnamento dei migranti da parte delle "navi madri", che in precedenza li trasportavano a ridosso delle acque territoriali italiane, lasciandoli poi sui barconi. […]
hashtag salvini zuccaro migrantiHASHTAG SALVINI ZUCCARO MIGRANTI

I TRAFFICANTI
Il sempre maggiore numero delle unità navali nel Mediterraneo con funzioni di search and rescue poteva essere volto a loro favore dai trafficanti, che in questa seconda fase decisero di arretrare il raggio di azione delle loro imbarcazioni, facendo agire natanti più piccoli e più veloci nella fuga, da utilizzare non più per il trasporto ma solo per l'accompagnamento dei barconi dei migranti in funzione di ausilio per il rifornimento dei viveri e l' indicazione della rotta (i "facilitatori") sino al momento in cui i barconi dei migranti fossero stati soccorsi.

zuccaroZUCCARO


Per aumentare l'impunità in modo da renderla assoluta restava un solo ulteriore piccolo passo: fare in modo che i natanti dei facilitatori non dovessero più entrare in acque internazionali, il che comportava che le navi dei soccorritori avanzassero il loro fronte di azione.

Tale situazione era stata ben compresa dai comandi delle missioni navali che, infatti, si erano ben guardati dal farlo […] ma a partire dagli ultimi mesi del 2015 gli spazi delle acque internazionali lasciati liberi dalle unità navali militari è stato occupato dalle navi delle Ong che per intercettare il maggior numero di migranti si sono spinte sino a ridosso del confine tra le acque territoriali libiche e quelle internazionali.
naufragio migranti lampedusaNAUFRAGIO MIGRANTI LAMPEDUSA

I GOMMONI
Le condizioni sempre più precarie dei mezzi utilizzati dai trafficanti per il trasporto dei migranti […] determina una situazione di pericolo che prescinde dalle condizioni del mare e, quindi, giustifica sempre l'intervento di soccorso […] In sintesi, le modifiche intervenute sulle modalità del traffico sono consistite nel costante arretramento del raggio di azione dei trafficanti e nel correlativo avanzamento delle navi private dei soccorritori.

migranti lampedusaMIGRANTI LAMPEDUSA
GLI SBARCHI
L'effetto del consolidamento del traffico organizzato in Libia lo si percepisce a partire dal 2014 […] Il nuovo record raggiunto nel 2016 di 181.436 migranti è da ascrivere quasi per intero alle organizzazioni dei trafficanti libici, record al quale si affianca quello tragico dei morti in mare accertati: ben 5.022. È questo l' anno del definitivo arretramento dei trafficanti al di qua delle loro acque territoriali.
Carmelo ZuccaroCARMELO ZUCCARO




LA POLITICA
Cosa succede nel 2017? Nel primo semestre arrivano ben 83.000 migranti, pari al 18 per cento in più rispetto al semestre corrispondente dell' anno precedente, che era stato quello dei record; nel secondo semestre il numero degli arrivi scende a 36.000, il 34 per cento in meno rispetto al secondo semestre del 2016.

[…] le dimensioni del traffico organizzato dei migranti non sono una variabile dipendente esclusivamente dal volume della domanda e da quello dell' offerta ma è condizionato dalle risposte che a livello politico e, solo in minima parte, giudiziario vengono adottate dalla controparte che è più di tutte coinvolta, e cioè l'Italia.
migranti lampedusa 3MIGRANTI LAMPEDUSA

Anche i dati dei primi quatto mesi del 2018 confermano tali indicazioni: in tale periodo si è registrato un numero di arrivi di 9.418 migranti, inferiore del 75 per cento al numero record del primo quadrimestre del 2017 (37.235), ma gli arrivi di aprile sono in netto aumento rispetto ai tre mesi precedenti e tale tendenza sembra confermata dai dati di maggio e da quelli ancora provvisori di giugno.

Fonte: qui


giovedì 12 gennaio 2017

IL 70% DEGLI ITALIANI È ANALFABETA STRUTTURALE

CIOE’: LEGGE, GUARDA, ASCOLTA, MA NON CAPISCE. POI C’E’ ANCHE UN 5% CHE E’ INCAPACE DI CAPIRE QUALSIVOGLIA LETTERA O CIFRA 

LA COLPA E’ DELLA TECNOLOGIA CHE SOSTITUISCE UN DISCORSO CON UN’ICONA E DELLA TELEVISIONE

Mimmo Càndito per La Stampa

AnalfabetismoANALFABETISMO
Non è affatto un titolo sparato, per impressionare; anzi, è un titolo riduttivo rispetto alla realtà, che avvicina la cifra autentica all'80 per cento. E questo vuol dire che tra la gente che abbiamo attorno a noi, al caffè, negli uffici, nella metropolitana, nel bar, nel negozio sotto casa, più di 3 di loro su 4 sono analfabeti: sembrano “normali” anch'essi, discutono con noi, fanno il loro lavoro, parlano di politica e di sport, sbrigano le loro faccende senza apparenti difficoltà, non li distinguiamo con alcuna evidenza da quell'unico di loro che non è analfabeta, e però sono “diversi”. 

Qual é questa loro diversità? Che sono incapaci di ricostruire ciò che hanno appena ascoltato, o letto, o guardato in tv e sul computer. Sono incapaci! La (relativa) complessità della realtà gli sfugge, colgono soltanto barlumi, segni netti ma semplici, lampi di parole e di significati privi tuttavia di organizzazione logica, razionale, riflessiva.

SMARTPHONE A SCUOLASMARTPHONE A SCUOLA
Non sono certamente analfabeti “strumentali”, bene o male sanno leggere anch'essi e – più o meno – sanno tuttora far di conto (comunque c'è un 5 per cento della popolazione italiana che ancora oggi è analfabeta strutturale, “incapace di decifrare qualsivoglia lettera o cifra”); ma essi sono analfabeti “funzionali”, si trovano cioè in un'area che sta al di sotto del livello minimo di comprensione nella lettura o nell'ascolto di un testo di media difficoltà. Hanno perduto la funzione del comprendere, e spesso – quasi sempre - non se ne rendono nemmeno conto.

smartphone 6SMARTPHONE 6
Quando si dice che quella di oggi non è più la civiltà della ragione ma la civiltà della emozione, si dice anche di questo. 

E quando Bauman (morto l’altro giorno, grazie a lui per ciò che ci ha dato) diceva che, indipendentemente da qualsiasi nostro comportamento, ogni cosa é intessuta in un discorso, anche l'”analfabetismo” sta nel “discorso”. Cioè disegna un profilo di società nella quale la competenza minima per individuare una capacità di articolazione del proprio ruolo di “cittadino” - di soggetto consapevole del proprio ruolo sociale, disponibile a usare questo ruolo nel pieno controllo della interrelazione con ogni atto pubblico e privato – questa competenza appartiene soltanto al 20 per cento dei nostri connazionali.
MOSTRA CONTROCULTURA GIOVANILE LONDRA 2MOSTRA CONTROCULTURA GIOVANILE LONDRA 2

E' sconcertante, e facciamo fatica ad accettarlo. Ma gli strumenti scientifici di cui la linguistica si serve per analizzare il rapporto tra “messaggio” e “comprensione” hanno una evidenza drammatica.

Non é un problema soltanto italiano. L'evoluzione delle tecnologie elettroniche e la sostituzione del messaggio letterale con quello iconico stanno modificando un po' dovunque il livello di comprensione; ma se le percentuali attribuibili ad altre societá (anche Francia, Germania, Inghilterra, o anche gli Usa, che non sono affatto il modello metropolitano del nostro immaginario ma piuttosto un'ampia America profonda, incolta, ignorante, estremamente provinciale) se anche quelle societá denunciano incoerenze e ritardi, mai si avvicinano a queste angosciose latitudini, che appartengono soltanto all'Italia, e alla Spagna.
giovaniGIOVANI

Il “discorso” è complesso, e ha radici profonde, sociali e politiche.  Se prendiamo in mano i numeri, con il loro peso che non ammette ambiguità e approssimazioni, dobbiamo ricordare che nel nostro paese più di 23 milioni di italiani – circa il 40 per cento – non ha alcun titolo di studio o ha, al massimo, la licenza della scuola elementare. Non é che la scuola renda intelligenti, e però fornisce strumenti sempre più raffinati – quanto più avanti si vada nello studio - per realizzare pienamente le proprie qualità individuali.

Vi sono anche laureati e diplomati che sono autentiche bestie, e però è molto più probabile trovare “bestie” tra coloro che laurea e diploma non sanno nemmeno che cosa siano. (La percentuale dei laureati in Italia, poi, é poco più della metà dei paesi più sviluppati.)

I GIOVANI E LA LETTURAI GIOVANI E LA LETTURA
Diceva Tullio De Mauro, il più noto linguista italiano, ministro anche della Pubblica Istruzione (incarico che siamo capaci di assegnare perfino a chi non ha né laurea né diploma – e questo dato rientra sempre nel “discorso”), che più del 50 per cento degli italiani si informa (o non si informa), vota (o non vota), lavora (o non lavora), seguendo soltanto una capacità di analisi elementare: una capacità di analisi, quindi, che non solo sfugge le complessità, ma che anche davanti a un evento complesso (la crisi economica, le guerre, la politica nazionale o internazionale) é capace di una comprensione appena basilare. 

I GIOVANI E LA LETTURAI GIOVANI E LA LETTURA
Un dato impressionante ce l'ha fatto conoscere ieri l'Istat: il 18,6 per cento degli italiani – cioè quasi uno su 5 – lo scorso anno non ha mai aperto un libro o un giornale, non é mai andato al cinema o al teatro o a un concerto, e neppure allo stadio, o a ballare. Ha vissuto prevalentemente per la televisione come strumento informativo fondamentale, e non é azzardato credere – visti i dati di riferimento della scolarizzazione – che la sua comprensione della realtà lo piazzi a pieno titolo in quell'80 per cento di analfabeti funzionali (che riguarda comunque un universo sociale drammaticamente molto più ampio di questa pur amara marginalità).
SCUOLASCUOLA

E da qui, poi, il livello e il grado della partecipazione alla vita della società, le scelte e gli stili di vita, il voto elettorale, la reazione solo di pancia – mai riflessiva – ai messaggi dove la realtà si copre spesso con la passione, l'informazione e la sua contaminazione con la pubblicità e tant'altro che ben si comprende. E' il “discorso”. 

FOTO SCUOLA PROFFOTO SCUOLA PROF
Il “discorso” ha al centro la scuola, il sistema educativo del paese, le scelte e gli investimenti per la costruzione di un modello funzionale che superi il ritardo con cui dobbiamo misurarci in un mondo sempre più aperto e sempre più competitivo. Se noi destiniamo alla ricerca la metà di un paese come la Bulgaria, evidentemente c'é un “discorso” da riconsiderare.

(Questo testo é un omaggio a Tullio De Mauro, morto nei giorni scorsi, che ha portato la linguistica fuori dalle aule dell'accademia, e l'ha resa uno degli strumenti fondamentali di analisi di una società)

Fonte: qui