9 dicembre forconi

mercoledì 26 giugno 2019

LA NUOVA TERRA PROMESSA DEGLI ITALIANI? LA ROMANIA. E IL MERITO E' DELLA FLAT TAX

OGNI GIORNO A BUCAREST E DINTORNI REGISTRATE 4 NUOVE IMPRESE A CAPITALE ITALIANO 

NEI PRIMI 4 MESI DEL 2019 SONO STATE FONDATE 473 SOCIETÀ SOPRATTUTTO NEI SERVIZI E NEL TERZIARIO 
SULLE PERSONE FISICHE ESISTE UNA FLAT TAX DEL 10% CHE RIGUARDA SIA I LAVORATORI AUTONOMI CHE I DIPENDENTI E PENSIONATI 

L’INCUBO CINESE

Roberto Galullo e Angelo Mincuzzi per www.ilsole24ore.com

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Venticinque anni dopo l'assalto degli imprenditori veneti a Timisoara, la Romania è di nuovo la terra promessa per gli italiani. Ogni giorno nelle camere di commercio romene vengono registrate quattro nuove imprese a capitale italiano. Nei primi quattro mesi del 2019 sono state fondate 473 società per un capitale versato di 705.582 euro.

Dal 1991 all'aprile 2019 l'Istituto per il commercio estero (Ice) ha stimato l'arrivo di 47.841 imprese italiane in Romania (di cui 19.131 attive a fine 2018), pari al 20,94% di tutte le imprese straniere registrate. L'Italia è prima per numero di imprese, seguita dalla Germania, che però ci supera per patrimonializzazione. Nello stesso arco temporale, infatti, il capitale versato dalle imprese italiane è stato di 2,6 miliardi mentre la Germania, anche grazie alla spinta dell'automotive, ha immesso nelle proprie imprese rumene quasi 4,9 miliardi (si veda tabella).

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Mentre, però, le ondate che si sono succedute dopo la caduta del regime di Nicolae Ceaucescu erano caratterizzate dalla presenza di moltissimi avventurieri e gente sull'orlo del fallimento nel proprio Paese, oggi chi sbarca a Bucarest è strutturato e attrezzato per rimanerci. E mentre 25 anni fa il fenomeno era caratterizzato da delocalizzazioni spesso selvagge nel manifatturiero, oggi in testa alla corsa degli italiani ci sono servizi e terziario. Nel manifatturiero – a partire da tessile, meccanica e calzaturiero – resiste soltanto chi nel tempo ha investito e ha seguito l'onda dell'internazionalizzazione.

L’ondata veneta
Luca Serena, presidente di Confindustria Est Europa, l’associazione imprenditoriale che raccoglie le imprese italiane presenti nei paesi dell’area balcanica, è arrivato qui nel 1991 come responsabile del Consorzio export di Unindustria Treviso. «Mi fu detto: caro Serena, prendi la valigetta e vai in Est Europa per vedere dove si possono avviare nuove attività - spiega oggi l’imprenditore -. In quegli anni nel Nord-Est gli ordini volavano, non c'era manodopera e si rischiava di perderli a vantaggio dei concorrenti esteri. Individuai la Romania come paese più favorevole per una minor barriera culturale e linguistica rispetto ad altri paesi e perché era un luogo dove alcuni imprenditori avevano già cominciato a trasferirsi».

La dislocazione sul territorio
Società attive a partecipazione italiana in Romania. Ripartizione territoriale al 31 dicembre 2018. (Fonte: Elaborazione Agenzia ICE Bucarest su dati del Registro del Commercio)

Da quel momento, con l’apertura di un ufficio in Romania, Serena ha accompagnato le aziende venete a trovare façonisti a Timisoara. «Dall’Italia partivano semilavorati - continua Serena -, in Romania venivano effettuate alcune lavorazioni che poi venivano reimportate in Italia, dove venivano finite ed esportate nuovamente».
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Oggi Serena è presente in Romania con un’impresa di 60 dipendenti attiva nel taglio delle pelli destinate al settore dell’automotive e mantiene le aziende in Italia dove occupa complessivamente 220 persone.

Il regno della flat tax
Il fisco ha un ruolo non indifferente nel richiamare le imprese di tutta Europa in Romania. L'aliquota ordinaria sul reddito d'impresa è unica al 16% ma scende a un valore compreso tra l'1% e il 3% per le cosiddette microimprese, quelle che non arrivano a un milione di euro di fatturato. I dividendi non sono tassati in caso di distribuzione a persone giuridiche europee o romene che detengano almeno il 10% del capitale per un periodo minimo di un anno. In tutti gli altri casi la ritenuta sui dividendi è del 5%.

Anche royalties e interessi non sono tassati se il beneficiario effettivo è una persona giuridica europea che detiene almeno il 25% del capitale per almeno due anni. In tutti gli altri casi le ritenute salgono al 16%.
Sulle persone fisiche esiste una flat tax del 10% che riguarda sia i lavoratori autonomi sia i dipendenti e pensionati. Chiaro come questo sia un incentivo non da poco per chi decide di installarsi in Romania.
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In 25 anni la Romania ha cambiato volto e a raccontarlo sono gli stessi imprenditori italiani: tanto chi è rimasto quanto chi è arrivato da poco.
L'apice di questa grande corsa all'oro romeno è stato raggiunto nel 2001, quando gli industriali trevigiani decisero di svolgere la propria assemblea annuale nel teatro dell'Opera di Timisoara. Un luogo simbolo per la città – da qui partì la rivolta contro il dittatore Ceaucescu – e per il Veneto, di cui Timisoara diventava, di fatto, l'ottava provincia. Dieci anni fa, la grande crisi mondiale ha colpito anche l'imprenditoria italiana in Romania e poi, lentamente, è cominciata la nuova corsa oltreconfine. Ma con un nuovo dna.

Sul palco dell'Opera
Diciotto anni dopo il direttore dell'Opera di Timisoara, Cristian Rudic, ci guida all'interno del Teatro che ospitò l'evento degli industriali di Treviso. Insieme a lui Giulio Bertola, che in quel teatro, il 26 febbraio 2001 era presente con centinaia di colleghi imprenditori.
Per Rudic, Timisoara è la casa degli italiani e Bertola non fatica a riprendere il filo di questo discorso. «Si percepiva la grande opportunità che questo Paese offriva ai nostri connazionali – spiega – ma sui volti di molti imprenditori leggevo perplessità e dubbi, perché non era ancora chiaro a tutti in che modo seguire la scia aperta dai pionieri alcuni anni prima».

I pionieri
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Uno dei primi ad arrivare, nel 1994, è stato il trevigiano Aldo Roccon con la sua azienda Euroccoper, oggi patrimonializzata con 900mila euro, che si occupava di gestire le operazioni doganali. «Sono giunto qui con quattro computer più potenti di quelli dell'amministrazione statale – spiega – con i quali sdoganare le merci ai varchi. Liberalizzavano le dogane e pur non sapendo cosa fossero ho capito che poteva essere un lavoro interessante anche perché erano un punto nevralgico da cui tutti dovevano passare. La mia è stata la prima azienda italiana che ha avuto l'autorizzazione dal ministero delle Finanze romeno sostituendomi così all'unica azienda statale fino a quel momento esistente. Il primo scoglio che ho dovuto superare è stato quando mi hanno detto che non avrei potuto avere la rappresentanza non essendo cittadino romeno. Ho dovuto spiegare la differenza che passa tra persona fisica e persona giuridica».

Oggi Euroccoper gestisce varchi doganali, magazzini e centri logistici in una ventina di città romene oltre che in Serbia. Quando ha iniziato l'attività, Roccon lavorava il 60% delle dichiarazioni doganali della zona di Timisoara. «Solo di italiani avevo 2.600 clienti, la maggior parte dei quali provenivano dal Veneto – ricorda l'imprenditore -. Oggi di italiani ne servo pochi perché sono rimasti quelli più strutturati».

L’incubo cinese
Lo conferma anche Giovanni Favaron, imprenditore veneto titolare di Donna Shoes a Timisoara, arrivato qui nel 1991. «Quando sono arrivato in Romania non c'era neanche da mangiare. Mi portavo dei biscotti da casa, i negozi erano vuoti. Allora su cento imprenditori – afferma -, ottanta erano avventurieri. Con un milione di lire aprivano un'azienda e si sentivano dei signori».
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Lo spirito di Favaron era diverso. “In Italia non si poteva più lavorare perché i margini erano ridotti ai minimi termini. Allora siamo venuti qui - continua l'imprenditore -, abbiamo fatto un giro tra le aziende statali e abbiamo visto che le potenzialità c'erano. Sono rientrato in Italia, sono andato da tre o quattro grossi calzaturifici e sono tornato. Ho fatto delle prove di produzione in aziende statali, sono andate bene e questo mi ha dato la forza di aprire una mia società qui».

Donna Shoes ha cominciato l'attività a ottobre del 1992 ed è arrivata a produrre 1,2 milioni di paia di scarpe all'anno. Questi livelli sono stati conservati per 15 anni al punto che sono stati costruiti capannoni in grado di produrre fino a 2 milioni di paia di scarpe all'anno ma poi la grande crisi internazionale ha investito anche la Romania e ora Favaron si è attestato sulle 350-400 mila paia all'anno, con un fatturato di 4 milioni di euro.

«Oggi stiamo facendo i salti mortali perché i margini sono tornati a essere risicati – sottolinea -. Non so cosa stia succedendo ma i negozi in tutto il mondo non vendono più scarpe. Tiene solo il lusso. Siamo stati invasi dai prodotti cinesi. Un mio importante cliente si è visto offrire da un produttore cinese una sneaker perfetta a 19 dollari. Come fai a dire di no?».

La nuova ondata
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Con il nuovo millennio è cominciato a cambiare il volto dell'imprenditoria italiana in Romania. Sono arrivate le nuove generazioni, come testimonia Giuseppe Canale, a capo della G. Canale & C. Romania di Bucarest, che stampa libri e riviste per clienti che arrivano da tutto il mondo. Dopo tre generazioni in Piemonte, la famiglia Canale si è trasferita nel 2005 in Romania vendendo a inizio 2019 la vecchia impresa italiana a un grande gruppo veneto. Ora il cordone ombelicale con il Piemonte è stato tagliato e ci troviamo dunque di fronte all'ennesima impresa a capitale italiano che è ormai totalmente romena.

«In Italia un'azienda delle nostre dimensioni aveva difficoltà a battersi sul mercato. Siamo partiti con 50 dipendenti che producevano per il mercato locale soprattutto riviste – spiega Canale -. Abbiamo costruito due stabilimenti che si sono aggiunti a quello esistente. Con le vecchie maestranze italiane e i macchinari portati dal Piemonte abbiamo fatto formazione ai dipendenti romeni per la stampa di libri. Dopo un anno abbiamo cominciato a servire i mercati esteri compresi i nostri vecchi clienti italiani».

Le nuove leve
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Le nuove generazioni non hanno bisogno di tagliare le radici con l'Italia perché arrivano qui spesso senza un'impresa già strutturata nel paese di origine e avviano ex novo attività direttamente nei servizi, la nuova frontiera degli italiani che arrivano qui 25 anni dopo la prima ondata.

Lo testimonia Giacomo Billi, quarantenne toscano che nel maggio 2013 ha fondato la Alive Capital, società che gestisce impianti di energia rinnovabile in Romania ed è attiva anche nel trading energetico.

«Nel 2012, insieme ad altri 300 tra imprenditori, professionisti e consulenti, venni a seguire a Bucarest un convegno sulle opportunità che questo paese offriva – racconta Billi -. Arrivai qui con pochi euro in tasca e lasciando in Italia orologio e carta di credito perché si diceva che la Romania fosse un paese poco sicuro. Nulla di più falso, visto che oggi lascio la casa aperta e non è mai successo nulla. Il problema non sono i romeni, per la maggior parte affidabili, ma gli avventurieri che arrivano dall'estero».

L'anno dopo Billi è tornato a Bucarest per fondare la sua azienda. Oggi Alive Capital ha un fatturato di 52 milioni di euro, copre 1/45esimo del trading di energia del paese, pari a un terawatt, e ha registrato nell'ultimo anno un margine di profitto dell'11% sul giro d'affari. La sua società gestisce 90 impianti in Romania e impiega 17 persone, tra cui un italiano. «Il settore energetico rappresenta il 20% del prodotto interno lordo romeno – spiega Billi -, con un costo per megawattora di 50 euro contro i 250 in Italia».

BUCAREST IN ROMANIABUCAREST IN ROMANIA
Tra le leve che spingono le nuove generazioni a venire in Romania il Fisco ha un ruolo importante. «Sono stato sottoposto a indagini fiscali chiuse positivamente in meno di tre mesi – afferma Billi – un tempo non paragonabile alle lungaggini burocratiche italiane. Qui l'Iva viene restituita dopo 30 giorni».

Fisco e burocrazia mettono d'accordo la nuova e la vecchia guardia. «Qui un'impresa si registra in tre giorni – spiega Roccon – e il rapporto con le agenzie fiscali non è ossessivo come in Italia. Con il fisco parli, discuti e anche quando vengono a fare i controlli non ti bloccano l'attività».

E il sindaco di Timisoara, Nicolae Robu, ricorda come la sua amministrazione abbia messo a disposizione degli imprenditori una struttura per risolvere i loro problemi burocratici.

matteo salvini al festival del lavoro 2MATTEO SALVINI AL FESTIVAL DEL LAVORO
L’evoluzione verso i servizi
«L’espansione nel settore dei servizi è abbastanza tipica anche in altre aree balcaniche - spiega il presidente di Confindustria Est Europa, Luca Serena -. L'industria è stata attratta inizialmente dal costo della manodopera più basso e la fase successiva è stata la produzione per il mercato interno. Questi due fattori, uniti all’arrivo dei fondi europei, hanno agevolato gli investimenti in infrastrutture che hanno attratto nuove imprese. Questo sviluppo industriale ha portato un’evoluzione verso i servizi che le imprese romene non erano in grado di assicurare».

La corsa alla sanità privata
Giulio Bertola è un manager di lungo corso. È stato tra i primi ad arrivare in Romania al seguito di imprese multinazionali. La sua vasta rete di rapporti lo ha portato a entrare nel campo dei servizi, prima con la sua società di comunicazione, poi nel settore della sanità. È stato lui a portare in Romania Mba, la più grande mutua sanitaria italiana per numero di associati.

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In Romania Mba vende piani di assistenza sanitaria privata, in un paese dove la sanità pubblica è indietro negli investimenti per l'adeguamento delle strutture. «Avviciniamo le famiglie alla sanità di qualità – spiega Bertola – e permettiamo agli associati anche le cure in Italia nella sanità privata. Uno dei problemi degli italiani che vengono a vivere in Romania e dunque obbligati a iscriversi all'Aire, il registro degli italiani residenti all'estero, è che perdono il diritto all'assistenza pubblica nel paese di origine. Questa mutua elimina il problema ed è aperta anche ai lavoratori romeni e alle loro famiglie».

La sanità in Romania fa gola. La famiglia De Salvo, proprietaria in Italia del Gruppo Policlinico di Monza, ha investito a Bucarest con lo Spitalul Monza, un ospedale all'avanguardia nella cardiologia.

«Oggi siamo il quarto gruppo privato sanitario del paese- spiega Luca Militello, Ceo del Grupul Monza Romania – e non temiamo la concorrenza. Continuiamo a investire perché nel paese la richiesta di assistenza sanitaria privata è in grande crescita. La domanda cresce perché è cresciuta l'economia. Quando sono arrivato qui 16 anni fa lo stipendio medio era di 150 euro, oggi nelle fabbriche è in media di 700-800 euro».

In 25 anni c'è stata una rivoluzione copernicana in Romania. E i pionieri che sono rimasti hanno un'ambizione. «Anzi - come spiega Aldo Roccon -, un'ossessione. Quella che l'azienda sopravviva a me stesso». Fonte: qui

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LA CORTE DI STRASBURGO RESPINGE IL RICORSO DELLA SEA WATCH, CHE CHIEDEVA UN INTERVENTO URGENTE PER FAR SBARCARE I MIGRANTI A BORDO


LA CEDU CHIEDE AL GOVERNO ITALIANO DI FORNIRE L’ASSISTENZA E SALVINI GODE: “CONFERMA LA SCELTA DI ORDINE E BUON SENSO DELL’ITALIA. PORTI CHIUSI AI TRAFFICANTI DI ESSERI UMANI E AI LORO COMPLICI…”

Angelo Scarano per www.ilgiornale.it

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La Corte di Strasburgo ha respinto il ricorso della Sea Watch. Di fatto la Cedu, la Corte per i diritti dell'uomo ha rifiutato l'istanza presentata contro l'Italia dall'ong tedesca. Il braccio di ferro tra la Sea Watch e il governo va avanti ormai da qualche giorno. La Corte "ha indicato al governo italiano che conta sulle autorità del Paese affinché continuino a fornire tutta l'assistenza necessaria alle persone che si trovano a bordo della nave in condizioni di vulnerabilità a causa della loro età o delle loro condizioni di salute". La nave si trova in stand by a 15 miglia nautiche da Lampedusa. Il Viminale ha vietato all'imbarcazione l'ingresso nelle acque territoriali italiane. Il tutto applicando il dcereto sicurezza bis che prevede, in caso di forzo del blocco, la confisca della nave e una multa salata. La "capitana" della Sea Watch proprio questa mattina ha fatto sapere di voler forzare il divieto imposto dal Viminale per poter far sbarcare i migranti in Italia.

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L'esecutivo ha chiesto all'Olanda (Paese di bandiera della nave) di interessarsi della vicenda. Ma dai Paesi Bassi per il momento non arrivano notizie con indicazioni di sbarco. In Germania invece è braccio di ferro tra almeno 50 Comuni che hanno dato disponibilità per l'accoglienza e il ministro degli Interni Sehofer che ha chiuso le porte alle possibilità di sbarco. La situazione dunque non si sblocca. Salvini ha commentato così il verdetto della Cedu: "Anche la Corte Europea di Strasburgo conferma la scelta di ordine, buon senso, legalità e giustizia dell’Italia: porti chiusi ai trafficanti di esseri umani e ai loro complici. Meno partenze, meno sbarchi, meno morti, meno sprechi. Indietro non si torna". La sentenza di Strasburgo arriva dopo quella del Tar che aveva respinto il ricorso contro il divieto imposto dal Viminale. Il braccio di ferro dunque continua e a quanto pare è destinato a durare a lungo. Fonte: qui

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Il browser web Chrome di Google "è diventato un software spia"

Google Chrome è essenzialmente un software spia secondo l' editorialista tecnologico di  Washington Post  , Geoffrey Fowler, che ha trascorso una settimana analizzando il popolare browser e ha concluso che "assomiglia molto al software di sorveglianza". 
Da allora Fowler è passato a Mozilla Firefox a causa delle sue impostazioni di privacy predefinite e afferma che è stato più semplice di quanto si possa immaginare. 
I miei test su Chrome e Firefox hanno portato alla luce uno spropositato numero di dati personali di proporzioni assurde . In una settimana di navigazione Web sul mio desktop, ho scoperto 11.189 richieste di "cookie" di tracciamento che Chrome avrebbe introdotto direttamente sul mio computer ma sono stati automaticamente bloccati da Firefox. Questi piccoli file sono i ganci che le aziende di dati, compresa la stessa Google, usano per seguire quali siti web visiti in modo da poter creare profili dei tuoi interessi, reddito e personalità.
Chrome ha accolto con favore i tracker anche su siti web che penseresti fossero privati . Ho visto Aetna e il sito Web di Federal Student Aid impostare i cookie per Facebook e Google. Citavano surrettiziamente i giganti dei dati ogni volta che aprivo le pagine di accesso del servizio di assicurazione e prestito.
E questa non è la metà.
Guarda nell'angolo in alto a destra del tuo browser Chrome. Vedi una foto o un nome nel cerchio? In questo caso, hai effettuato l'accesso al browser e Google potrebbe attingere alla tua attività Web per indirizzare gli annunci . Non ricordo di aver effettuato l'accesso? Neanche io. Chrome ha iniziato di recente a farlo automaticamente quando si utilizza Gmail. Washington Post
Quando utilizzi Chrome, l'accesso a Gmail esegue automaticamente l'accesso al browser nel tuo account Google. Quando "sync" è attivo, Google riceve la cronologia di navigazione. (Geoffrey Fowler / The Washington Post)
Nel frattempo, Chrome è ancora peggio quando si tratta di dispositivi mobili -  riportando la posizione esatta degli utenti Android a meno che la condivisione della posizione sia disattivata, nel qual caso invierà le coordinate approssimative. 
Mostri di cookies
Secondo uno studio, il monitoraggio dei cookie di terze parti avviene sul  92% dei siti web . Il  Washington Post , ad esempio, ne utilizza circa 40, che secondo la società è "media per un sito di notizie" e afferma che sono progettati per offrire annunci più mirati e monitorare il rendimento degli annunci. 
Ma i cookie possono anche essere trovati su siti Web senza pubblicità. 
Sia Aetna che il servizio FSA hanno affermato che i cookie sui propri siti aiutano a misurare le proprie campagne di marketing esterne.
La colpa di questo pasticcio appartiene all'intera industria della pubblicità, dell'editoria e della tecnologia. Ma quale responsabilità ha un browser nel proteggerci dal codice che non sta facendo molto più dello spionaggio?  - Washington Post
Mozilla in soccorso ?
Negli ultimi quattro anni, il browser Firefox ha una funzione anti-tracciamento integrata negli ultimi quattro anni nella sua modalità di navigazione "privata". All'inizio di questo mese, Mozilla ha attivato questa funzione per la normale modalità di navigazione . Mentre gli annunci continueranno a essere visualizzati, Firefox sta ora separando i cookie in tempo reale per determinare quali sono necessari per il corretto funzionamento di un sito Web e quali sono semplicemente spie. 
Apple ha  iniziato a bloccare i cookie sul proprio browser mobile Safari a partire dal 2017, utilizzando un algoritmo chiamato "protezione intelligente del tracciamento".
Chrome, nel frattempo,  continua ad accogliere i cookie sul tuo computer e sul telefono a braccia aperte. Detto questo, la società ha annunciato il mese scorso che avrebbe bisogno di cookie di terze parti per identificarsi meglio, il che dovrebbe consentire loro di applicare controlli migliori. Detto questo, la società non ha offerto a The Post  una timeline o ha detto se avrebbe utilizzato i bloccanti di tracciamento predefiniti. 
Non sto trattenendo il respiro. Google stesso, attraverso Doubleclick e altre aziende pubblicitarie, è il  n ° 1  creatore di cookies : la signora Fields of the Web . È difficile immaginare che Chrome abbia mai interrotto il moneymaker di Google. Washington Post
"I cookie hanno un ruolo nella privacy degli utenti, ma uno stretto focus sui cookie oscura la più ampia discussione sulla privacy perché è solo un modo in cui gli utenti possono essere monitorati attraverso i siti", secondo il direttore della gestione dei prodotti di Chrome, Ben Galbraith. Questo è un problema complesso e le semplici soluzioni di blocco dei cookie impongono il tracciamento in pratiche più opache ." 
Rinuncia a Google
Nella sua decisione di spingere Chrome sul marciapiede, Fowler cita un post sul blog del professore associato John Green Hopkins, Matthew Green, che ha detto che l'anno scorso è stato "fatto" con il browser. 
Come Green, ho scelto Firefox, che funziona su telefoni, tablet, PC e Mac. Apple Safari è anche una buona opzione su Mac, iPhone e iPad, e il browser Brave di nicchia   va anche oltre nel tentativo di bloccare l'industria della tecnologia.
Cosa ti costa costare il passaggio a Firefox? È gratuito e il download di un browser diverso è molto più semplice rispetto al cambio dei telefoni.
Nel 2017, Mozilla ha lanciato una nuova versione di Firefox chiamata  Quantum  che lo ha reso notevolmente più veloce. Nei miei test, è sembrato quasi veloce quanto Chrome, anche se  i test di benchmark  hanno rilevato che può essere più lento in alcuni contesti. Firefox dice che è meglio gestire la memoria se si utilizzano molte e numerose schede. 
Cambiare significa che devi spostare i tuoi segnalibri e Firefox  offre strumenti per aiutarti.  Spostare le password è facile se si utilizza un  gestore di password . E la maggior parte dei componenti aggiuntivi del browser sono disponibili, anche se è possibile che non troverai il tuo preferito. Washington Post

Forse Fowler può contattare alcuni dei suoi   colleghi del Washington Post per vedere quali sono le loro numerose fonti nella comunità dei servizi segreti degli Stati Uniti a pensare a Chrome contro Firefox ... 
Fonte: qui

LA PROCURA DI MILANO IPOTIZZA L’AUTORICICLAGGIO PER L’EX SOTTOSEGRETARIO LEGHISTA SIRI

SIRI AVEVA ACQUISTATO UNA CASA PER LA FIGLIA A BRESSO, IN PROVINCIA DI MILANO, CON UN MUTUO DA 585MILA EURO ACCESO DA UNA BANCA DI SAN MARINO 
LA COMPRAVENDITA È STATA GIUDICATA SOSPETTA DA BANKITALIA: IL DENARO SAREBBE STATO MESSO A DISPOSIZIONE DELLA FIGLIA DI SIRI A TITOLO DI LIBERALITÀ, MA SEPARATAMENTE…

LA PALAZZINA COMPRATA DA ARMANDO SIRI A BRESSOLA PALAZZINA COMPRATA DA ARMANDO SIRI A BRESSO
L’indagine sulla palazzina comprata da Armando Siri a Bresso ha ora un’ipotesi di reato. La procura di Milano indaga infatti per autoriciclaggio. L’ex sottosegretario della Lega aveva acquistato l’immobile in provincia di Milano grazie a un mutuo da 585mila euro acceso da una banca di San Marino. L’inchiesta dei pm Sergio Spadaro e Gaetano Ruta è al momento a carico di ignoti, quindi senza indagati. Attualmente Siri è indagato a Roma per corruzione: è una tranche di una inchiesta della Dda di Palermo su Francesco Arata e Vito Nicastri, il re dell’eolico considerato tra i finanziatori della latitanza di Matteo Messina Denaro. Un’indagine che è costata a Siri il posto di sottosegretario alle Infrastrutture del governo di Giuseppe Conte.

armando siri.ARMANDO SIRI.
A Milano, invece, a indagare è il dipartimento guidato dal procuratore aggiunto Fabio De Pasquale che si occupa, oltre che di corruzione internazionale, anche di casi di riciclaggio o autoriciclaggio. Condotta dalla Guardia di Finanza, l’inchiesta era stata aperta ai primi di maggio ed era a ‘modello 45’, ossia senza titolo di reato né indagati. Ora invece, da quanto è trapelato, l’ipotesi investigativa, su cui le Fiamme Gialle e la magistratura effettueranno i loro accertamenti, è quella di autoriciclaggio.

ARMANDO SIRI MATTEO SALVINIARMANDO SIRI MATTEO SALVINI









Al centro della vicenda c’è la compravendita da parte di Siri di una palazzina per la figlia a Bresso, grazie ad un mutuo di circa 600 mila euro concesso “senza garanzie” dalla Banca Agricola Commerciale di San Marino. Una compravendita alla quale la trasmissione Report ha dedicato una puntata e che la Banca d’Italia ha incasellato come operazione sospetta e ‘girato’ alla Guardia di Finanza che ha redatto un’informativa. Sono state proprio le Fiamme Gialle, poi, a consegnare la relazione dell’Uif, l’Unità di informazione finanziaria istituita in via Nazionale, al Procuratore milanese Francesco Greco, che nell’immediatezza aveva anche assicurato “massima collaborazione” con i colleghi romani.

FRANCESCO GRECOFRANCESCO GRECO
Secondo le poche carte depositate alla magistratura lo scorso 31 gennaio, Giulia Siri, figlia ventiquattrenne del senatore leghista, ha acquistato l’intero edificio residenziale – sette appartamenti (di cui 5 affittati), cantine, un laboratorio e un negozio – al prezzo complessivo di 585 mila euro. Il denaro sarebbe stato messo a disposizione dal padre a titolo di liberalità e pertanto non soggetto all’imposta di donazione.

armando siri. 2ARMANDO SIRI. 2





Separatamente, però, la ragazza avrebbe sottoscritto una procura irrevocabile al padre a vendere l’immobile a se stesso o a terzi. Tuttavia, per pagare l’immobile, Siri, che per altre vicende ha patteggiato per bancarotta, ha acceso un mutuo di 600mila euro con la banca sammarinese. Somma poi accreditata su un conto aperto presso una filiale della Banca Popolare di Sondrio da Paolo De Marinis, il notaio davanti al quale è avvenuto il rogito e che poi ha segnalato all’ufficio competente di palazzo Koch l’operazione sospetta. La difesa di Siri, non appena appresa la notizia del’apertura del fascicolo, aveva parlato di “finanziamento regolare“. Ora tocca ai pm verificare la provenienza del denaro usato per l’operazione (l’autoriciclaggio si configura quando una persona impiega per sè soldi frutto di sue attività illecite) ed eventuali danni subiti dalla banca per un finanziamento senza garanzie.

Fonte: qui