9 dicembre forconi: respinta
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mercoledì 11 aprile 2018

IL TRIBUNALE DEL RIESAME RESPINGE L’ISTANZA DELL’EX PM ANTONIO INGROIA: LA VILLA DI CALATAFIMI RESTA SOTTO SEQUESTRO

SECONDO L’ACCUSA GITE IN BARCA E SUITE DELUXE SONO STATE PAGATE DAI CONTRIBUENTI

Riccardo Arena per la Stampa

Campeggia tra le spese pagate con la carta di credito American Express di Sicilia e-Servizi, con la dicitura «ricevuta solo per giro in barca», 520 euro che poi Antonio Ingroia rimborsò alla società di gestione informatica della Regione, di cui era amministratore unico. Ma c' è e tanto basta, alla Procura di Palermo, che ha messo quel documento agli atti dell' inchiesta sull' ex procuratore aggiunto che lavorò in quello stesso ufficio, per poi darsi alla politica e alla direzione di un' azienda interamente a capitale.

ingroia antonioINGROIA ANTONIO
Destinatario di un sequestro da 151.000 euro che ha colpito un suo antico casale di Calatafimi, l' attuale avvocato Ingroia si è visto respingere il ricorso e confermare il sequestro dal Riesame. 
C' è la gita in barca del 6 giugno 2015 e il protagonista di quella uscita in mare con la compagna parla di «un errore dell' albergo, che aveva già emesso la fattura». Lui sostiene cioè che non avrebbe voluto pagare con la carta aziendale. I pm Pierangelo Padova ed Enrico Bologna, che avevano lavorato con lui, non sono convinti e depositano anche altri conti e altre spese. Suite deluxe, in un caso Towersuite, in un altro la suite presidenziale.

Antonio IngroiaANTONIO INGROIA
Sempre in compagnia della fidanzata, i cui soggiorni venivano pagati con lievi differenze o erano compresi nel prezzo complessivo, perché nelle suite conta poco se si pernotta da soli o con altri. La Procura sostiene che i viaggi (26 mila euro) sono rimborsabili, le spese di soggiorno no: Ingroia insiste nella sua tesi, anche se restituì 9.086,05 euro, definendo invece «ammessi» e tenendosi rimborsi per 55.449,31 euro.
Il peculato è reato istantaneo: si consuma nel momento dell' appropriazione. La restituzione, sostiene così la Procura, non esclude l' illiceità.

Una delle restituzioni è datata poi 6 marzo 2017, il giorno prima dell' interrogatorio dell' indagato in Procura, ma la Guardia di Finanza ha scoperto che fu protocollato nel sistema elettronico di Sicilia e-Servizi il 14 marzo, ben otto giorni dopo. I pm hanno sul tavolo un elenco dei soggiorni (38) a Villa Igiea e poi di una serie di altri alberghi a 5 stelle. La suite presidenziale ebbe un costo di 600 euro a notte. La Tower Suite 675 euro. In totale la spesa per Villa Igiea fu di 40.088,10 euro, di cui 5.474 poi restituiti da Ingroia. La Regione provò a saperne di più e a ispezionare i conti, ma l' amministratore (cioè Ingroia) protestò con Rosario Crocetta, il presidente che lo aveva nominato, rispondendo che le richieste di guardare i suoi conti apparivano «ultronee» (superflue) e collegate a «una condotta che appare arbitraria e vessatoria».

Fonte: qui

sabato 24 marzo 2018

UNA 31ENNE NIGERIANA INCINTA VIENE RESPINTA AL CONFINE DALLA GENDARMERIA FRANCESE ...

L'HANNO LASCIATA ALLA STAZIONE DI BARDONECCHIA, NELLA NOTTE, NONOSTANTE IL PANCIONE DI SEI MESI E NONOSTANTE NON RIUSCISSE QUASI A RESPIRARE PER COLPA UN FIBROMA 

LA DONNA E’ MORTA DOPO IL CESAREO A TORINO: IL BIMBO E’ VIVO 

Lorenza Castagneri per il “Corriere della Sera”

TRENO VENTIMIGLIA CONFINE FRANCIATRENO VENTIMIGLIA CONFINE FRANCIA
C'è un giovane papà che arriva dalla Nigeria che da qualche giorno vive dentro l' ospedale Sant' Anna di Torino. Passa il tempo con il suo Israel, nato giovedì scorso, stretto al petto, sulla pelle nuda, per fargli sentire tutto il suo calore. È una pratica nata tanti anni fa, per i bambini prematuri, la chiamano «cura della mamma canguro». Perché questo lui dovrà essere per Israel: padre e madre.

Sua moglie Beauty è morta a 31 anni, subito dopo averlo dato alla luce, uccisa da un fibroma che non le ha dato scampo e di fronte al quale la Gendarmeria francese non ha avuto pietà: il 9 febbraio, gli agenti l' hanno respinta con il marito alla frontiera italiana mentre cercava di raggiungere Oltralpe la sorella su un pullman.
L' hanno lasciata alla stazione di Bardonecchia, nella notte, nonostante il pancione di sei mesi e nonostante non riuscisse quasi a respirare per colpa di quel tumore conseguenza di una trasfusione sbagliata fatta in Nigeria.

Tunisini al confine con la FranciaTUNISINI AL CONFINE CON LA FRANCIA
I primi ad accorgersi di lei sono stati i medici di Rainbow4Africa, guidati da Paolo Narcisi, che, da inizio dicembre, prestano soccorso ai migranti al confine. Beauty è stata portata subito a Rivoli, l' ospedale più grande della zona, ai piedi della Val di Susa.
Poi, il trasferimento al Sant' Anna, presidio ginecologico di riferimento, dove i medici hanno provato a studiare una strategia.

«La nostra priorità è salvare sempre mamma e bambino ma ci siamo chiesti se interrompere la gravidanza potesse essere utile», confida Tullia Todros, ginecologa responsabile del Servizio di gravidanze a rischio dell' ospedale. «Dato, però, che la signora voleva proteggere il suo piccolo, d' accordo con gli ematologi del dottor Umberto Vitolo abbiamo optato per la chemioterapia. È stato un tentativo, ma la mamma era ormai in fase terminale e giovedì scorso abbiamo praticato il taglio cesareo per salvare almeno il feto».

BARDONECCHIABARDONECCHIA
Beauty è entrata in sala operatoria con una anestesia totale. È morta poco dopo il parto. Non ha potuto piangere di gioia prendendo in braccio per la prima volta il suo piccolo. Fin dal primo momento di vita, Israel ha soltanto il suo papà, che non si stacca da lui nemmeno per un secondo. Il bambino è nato di 29 settimane. Pesava 700 grammi.

«Sicuramente starà con noi per un po' di tempo», racconta il professor Enrico Bertino, primario della Terapia intensiva neonatale del Sant' Anna. «Ma siamo ottimisti: ha già cominciato a prendere peso. Ora siamo a 960 grammi. Si nutre del prezioso latte della banca del latte che mamme generose hanno voluto donare». Suo padre resta con lui fino alle sette di sera. Poi via, verso il dormitorio. Perché a Torino quest' uomo non ha nessuno. Viveva a Napoli, con sua moglie, poi il tentativo di andare in Francia e il gesto della Gendarmeria di cui Narcisi non si capacita. «I corrieri trattano meglio i loro pacchi». Intanto a Torino è scattata la gara di solidarietà.

Fonte: qui