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sabato 2 febbraio 2019
domenica 4 novembre 2018
CLAMOROSO AL REPARTO ONCOLOGIA DEL POLICLINICO UMBERTO I DI ROMA, DOVE I MALATI DI TUMORE DEVONO ASPETTARE ANCHE 15 GIORNI PER CAMBIARE I CATETERI
“L’OSPEDALE HA FINITO I CATETERI, COMPRATEVELI”,
COSA HA GENERATO IL CAOS?
LA RISPOSTA DISARMANTE: "ISTRUTTORIA IN CORSO"
Fabio Amendolara per la Verità
Ai pazienti oncologici che ogni tre mesi dovranno continuare a cambiare i tubicini al loro catetere tocca aspettare: dieci giorni, probabilmente una quindicina. O forse anche di più. Non si sa.
Oppure, se non vorranno rischiare pericolosissime infezioni, saranno costretti a procurarseli da soli, pagando di tasca propria. Le prime vittime del prevedibile caos innescato dai nuovi Lea (letteralmente Livelli essenziali di assistenza), che erano stati propagandati come il «passaggio storico per la sanità italiana» dal ministro della Salute del governo guidato da Matteo Renzi, la vaccinatrice seriale Beatrice Lorenzin, sono i pazienti oncologici che hanno necessità di «dispositivi medici per persone incontinenti e stomizzate» del Policlinico Umberto primo di Roma.
La segnalazione all' Urp è partita dalla famiglia Giuliani qualche giorno fa, dopo la spiacevole scoperta: il catetere, benché di uso corrente, non è nelle disponibilità dell' ospedale. Ci sarà stato un picco di pazienti, oppure un semplice ritardo nella richiesta di fornitura. O, forse, come sospetta la famiglia Giuliani, è vero quello che le è stato riferito nel reparto, ossia «che non c' era la possibilità di reperirli per l' assenza di fondi».
«Richiameremo noi appena tubicini e cateteri arriveranno», dicono i sanitari. Ma non si sa quando. E, se il paziente non può più aspettare, «si può sempre adoperare per comprarli». Debora, la figlia del signor Giuliani, se l' è sentito ripetere dalle infermiere. Le scorte sono finite e per quei prodotti, afferma un' infermiera a telefono, «bisognerà aspettare anche dieci, 15 giorni».
Debora, molto preoccupata per quelle risposte troppo vaghe, a quel punto ha chiesto di poter parlare con il direttore sanitario. La risposta è stata: «Per queste cose c' è l' Urp, l' ufficio relazioni con il pubblico». E armata di pazienza, la signora Debora ha chiesto a sua figlia di segnalare l' accaduto tramite il sito web della struttura ospedaliera: dal momento dell' arrivo al pronto soccorso del Sant' Eugenio, Asl Roma due, «dove i cateterini», racconta la signora Debora, «sono saltati fuori solo dopo aver minacciato l' intenzione di rivolgermi alla stampa», fino ai «niet» ricevuti al Policlinico. Nel modulo elettronico del sito (nella sezione Reclami) è stato inserito proprio tutto. L' unico feedback che i Giuliani hanno ricevuto è stata una risposta generata dal sito internet in modo automatico, indicante che la segnalazione è stata affidata a un generico «back office».
«La privacy ci impedisce di divulgare informazioni ma abbiamo preso in carico la segnalazione ed è in corso un' istruttoria», risponde, alla Verità, Sofia Capozzi dall' Urp del Policlinico. E dall' ufficio stampa, invece, Manuela Astrologo, nonostante la questione sia saltata fuori nel giorno di Ognissanti, precisa: «Risponderemo al più presto e, comunque, come facciamo sempre, nei 30 giorni. L' Urp è qui per questo. Le segnalazioni ci aiutano a intervenire sulle eventuali criticità». La premessa è che nel giro di poche ore e in un giorno di festa è impossibile ottenere una relazione precisa sull' accaduto. E l' assenza dei cateteri per malati oncologici, come segnalata dalla famiglia Giuliani, quindi, non è verificabile velocemente.
In linea di massima, però, è possibile ricostruire cosa potrebbe essere accaduto: «Con le gare centralizzate», spiega Astrologo, può capitare che si resti senza qualche dispositivo medico ma generalmente, nei casi urgenti, basta chiedere ad altre aziende sanitarie e nel giro di poco il problema è risolto». E infatti, in questo caso, il Policlinico avrebbe dovuto approvvigionarsi da qualche altro ospedale (restituendo poi l' articolo richiesto una volta ottenuto il rifornimento). Come da protocollo. E invece, svela ancora la signora Debora, «mi è stato detto che se avessi voluto, avrei dovuto chiedere io».
La solita infermiera del reparto, riferendosi ad altri pazienti nella stessa condizione, le ha anche detto: «Qualcuno che non poteva più aspettare lo ha fatto, ha fatto anche questo... se riuscite a reperirli nelle sanitarie (...) sono venute già diverse persone, almeno una decina». Quello della signora Debora, insomma, non è un caso isolato. E ogni giorno si aggiunge qualche paziente.
«Aspettate un' altra decina di giorni», chiosa l' infermiera, «poi ci ricontattate e se sappiamo qualcosa di più certo glielo diciamo, sennò, poi, se non può più aspettare si adopererà per comprarli».
Dal giorno del ricovero al Sant' Eugenio a quello della segnalazione all' Urp del Policlinico sono passati quattro mesi. E in questo arco temporale, denuncia la famiglia Giuliani, «sembra che questi cateteri siano spariti dagli ospedali di Roma».
Non tutti i pazienti, d' altra parte, possono fruire dell' identico dispositivo medico.
Ma con il vecchio nomenclatore tariffario bastava una semplice prescrizione specialistica per ottenere una sacca, un pannolone o, appunto, un catetere. E siccome si tratta di dispositivi considerati «vitali» per malati di quel tipo, si ottenevano anche velocemente: al massimo entro cinque giorni lavorativi. Ora, invece, i pazienti devono accontentarsi tutti dello stesso prodotto, quello comprato in modo centralizzato dalle stazioni appaltanti. Senza alcuna possibilità di scelta.
Le aziende sanitarie, invece, devono accontentarsi delle quantità stabilite. Terminata la fornitura bisogna preparare una nuova gara. I nuovi Lea, insomma, hanno reso il tutto molto più complicato. E a pagarne le conseguenze, come dimostra questo caso, sono sempre i pazienti.
Fonte: qui
Le aziende sanitarie, invece, devono accontentarsi delle quantità stabilite. Terminata la fornitura bisogna preparare una nuova gara. I nuovi Lea, insomma, hanno reso il tutto molto più complicato. E a pagarne le conseguenze, come dimostra questo caso, sono sempre i pazienti.
venerdì 29 giugno 2018
È STATO ESEGUITO CORRETTAMENTE IL TRAPIANTO DI CELLULE STAMINALI SUI PRIMI TRE PAZIENTI AFFETTI DA SCLEROSI MULTIPLA
“NUOVO TRAGUARDO PER LA RICERCA SCIENTIFICA ITALIANA VERSO LA CURA DELLE MALATTIE NEURODEGENERATIVE”
È stato eseguito correttamente il trapianto di cellule staminali sui primi tre pazienti affetti da sclerosi multipla.
Si è avviata positivamente quindi la sperimentazione coordinata da Angelo Vescovi, direttore scientifico di Revert Onlus e dell'Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo (Foggia), che ha ideato e coordinato lo studio. I pazienti trattati stanno bene e non manifestano effetti collaterali.
L'annuncio è stato dato in Vaticano, in occasione dell'Assemblea Nazionale della Pontificia Accademia per la Vita, da monsignor Paglia e da Vescovi.
La sperimentazione clinica di fase I sulla sclerosi multipla secondaria progressiva è condotta in collaborazione con la Fondazione Cellule Staminali di Terni, l'Azienda Ospedaliera "Santa Maria" di Terni, lo Swiss Institute for Regenerative Medicine e l'Ospedale Cantonale di Lugano.
Il trapianto sul primo campione di pazienti è avvenuto con l'iniezione di 5 milioni di cellule staminali nella cavità del ventricolo laterale cerebrale per favorirne la diffusione nel sistema nervoso centrale attraverso il liquido cefalorachidiano.
Il trattamento, eseguito dal neurochirurgo Sandro Carletti, responsabile del Dipartimento di Neuroscienze dell'Ospedale Santa Maria di Terni, è avvenuto senza complicazioni e non si sono registrati eventi avversi imputabili alla procedura. L'ultimo paziente è stato trattato il 13 giugno.
"Siamo orgogliosi dei risultati raggiunti in questo prima parte della sperimentazione", afferma Vescovi.
"I pazienti sono sotto controllo e stanno bene: non abbiamo rilevato alcuna evidenza di effetti collaterali.
Quello intrapreso è un percorso lungo e complesso, ma la conclusione del trapianto sul primo gruppo di pazienti è un segnale positivo che rappresenta un nuovo traguardo per la ricerca scientifica italiana verso la cura delle malattie neurodegenerative.
Per quanto si tratti di una sperimentazione di fase I, abbiamo costruito il disegno sperimentale in modo da avere qualche probabilità di potere evincere eventuali effetti terapeutici".
L'equipe di clinici e ricercatori è ora in attesa dell'autorizzazione a procedere nei prossimi mesi con il trapianto di cellule staminali celebrali sui prossimi gruppi di pazienti arruolati per il trial clinico di fase 1, che ha la finalità esclusiva di valutare la sicurezza e la tollerabilità della terapia.
La sperimentazione coinvolgerà' 15 pazienti, tra i 18 e i 60 anni, affetti da sclerosi multipla secondaria progressiva. Il dosaggio cellulare, pari a 5 milioni di staminali nel primo gruppo, verrà raddoppiato nel secondo gruppo e progressivamente aumentato nei gruppi successivi di pazienti, per permettere la valutazione di eventuali effetti neurologici e terapeutici.
Seguirà un periodo di monitoraggio che prevede controlli mensili nel primo anno e semestrali nei successivi cinque anni dall'intervento.
Fonte: qui
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