9 dicembre forconi: organi
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sabato 3 agosto 2019

NELL’ESPERIMENTO, ANCORA AVVOLTO NEL MISTERO, GLI EMBRIONI DI SCIMMIA SAREBBERO STATI GENETICAMENTE MODIFICATI PER DISATTIVARE ALCUNI GENI ESSENZIALI PER LA FORMAZIONE DEGLI ORGANI: DOPODICHE' VI SAREBBERO STATE INIETTATE CELLULE STAMINALI UMANE CAPACI DI…

scimmia 6SCIMMIA
Non sono mai nati, eppure fanno già discutere: sono i primi embrioni ibridi uomo-scimmia, che sarebbero stati prodotti in Cina con l'obiettivo di utilizzare animali come 'fabbriche' di organi umani per i trapianti.
L'esperimento, ancora avvolto nel mistero in attesa della pubblicazione su una rivista scientifica, è stato anticipato al quotidiano spagnolo El Pais dalla biologa Estrella Nunez dell'Università Cattolica Sant'Antonio di Murcia (Ucam), che ha collaborato alla ricerca condotta da Juan Carlos Izpisua Belmonte, biologo al Salk Institute in California, già noto per aver lavorato due anni fa al primo embrione uomo-maiale.
embrione 6EMBRIONE
L'esperimento, allora, non portò ai risultati sperati, perché le cellule staminali umane iniettate negli embrioni di maiale non attecchirono come previsto: per questo i ricercatori hanno successivamente fatto nuovi tentativi usando specie più vicine fra loro, come topi e ratti e, adesso, umani e scimmie.
scimmia 5SCIMMIA 
Secondo quanto riportato dalla stampa spagnola, gli embrioni di scimmia sarebbero stati geneticamente modificati per disattivare alcuni geni essenziali per la formazione degli organi: successivamente vi sarebbero state iniettate cellule staminali umane capaci di generare qualsiasi tipo di tessuto.
embrione 5EMBRIONE 
Si sarebbero così formati embrioni chimera il cui sviluppo sarebbe stato interrotto dopo pochi giorni, impedendo alla gravidanza di giungere a termine. La notizia arriva a pochi giorni dall'apertura del Giappone agli esperimenti su embrioni chimera topo-uomo.
scimmia 3SCIMMIA 
In attesa di conferme ufficiali da parte degli istituti coinvolti nell'esperimento in Cina, oltre che della pubblicazione dello studio, gli esperti si dividono sulla reale utilità della sperimentazione, che solleva dubbi di carattere etico.

mercoledì 21 febbraio 2018

L'EMBRIONE IBRIDO PECORA-UOMO POTREBBE RAPPRESENTARE UNA SVOLTA SUL FUTURO DEI TRAPIANTI: L’IDEA E’ “PRODURRE” ORGANI COMPATIBILI

TRA UNA GRANDE SCOPERTA SCIENTIFICA E LA SUA APPLICAZIONE PRATICA NON PASSANO MAI MENO DI VENT'ANNI. 

Edoardo Boncinelli per “il Corriere della Sera”

EMBRIONE UOMO PECORAEMBRIONE UOMO PECORA
Un embrione con una parte rossa, ben individuabile, corrispondente alla componente cellulare umana, ci fa vedere in concreto di cosa siamo capaci. Un animale chimerico composto di cellule umane e non umane. L'ultima volta era stato creato un embrione di maiale, quello della foto. Ora gli scienziati dell'Università della California sono riusciti dopo un anno a fare la stessa cosa con una pecora. Gli embrioni sono stati distrutti dopo quattro settimane - il limite massimo consentito per legge - ma il risultato rappresenta un passo avanti verso la possibilità di far crescere organi umani negli animali.

Le cellule umane sono colorate in rosso in modo da poterle seguire, sia per individuare la parte totalmente umana sia per visualizzare quelle sparse nell'embrione. Questo fa capire quante sono, nonostante tutto. Nel caso del maiale erano una su centomila, in quello della pecora si parla di una cellula umana su diecimila.
TRAPIANTO DI RENETRAPIANTO DI RENE

Siamo cioè stati capaci di produrre una chimera che ha un numero abbastanza alto di cellule umane che devono poi servire a ridurre il rigetto dell' organo da parte della persona trapiantata. Perché queste strane chimere sono state prodotte proprio per costruire organi in abbondanza che possano attecchire nell' organismo che li riceve.

Di queste cose la fantascienza ha parlato spesso. Ora però ci troviamo davanti alla realtà. Il secolo scorso è stato, tra le altre cose, anche il secolo dei trapianti. Le tecniche hanno fatto progressivamente spettacolari passi avanti, ma c'è sempre un problema di numeri: gli organi da trapiantare non sono mai abbastanza per le nostre esigenze.

trapianto cuoreTRAPIANTO CUORE
Da qui la necessità di aggirare l'ostacolo, creando nuovi organi in laboratorio. Questi devono essere di un organismo comparabile all'uomo per dimensioni e per fisiologia. Se poi si vuole che un trapianto attecchisca, deve avere anche qualcosa di umano o, per lo meno, niente di scandalosamente diverso. Si è pensato quindi subito agli xenotrapianti, organi di animali compatibili con la loro utilizzazione pratica. In prima battuta ci si rivolse ai maiali che per varie ragioni presentano dei vantaggi, ma occorreva ottemperare a due requisiti: abbondanza di organi da poter utilizzare e tolleranza da parte dell' ospite umano.

Si pensò allora alla formazione di ibridi genetici uomo-animale, un obiettivo non difficile da raggiungere dopo la pecora Dolly e gli esperimenti consimili. Si mescolano cellule di una specie e dell' altra e si fa partire lo sviluppo dell' embrione corrispondente, salvo interromperne la gestazione quando potrebbe andare troppo avanti. Enormi investimenti sono stati fatti su tali tecnologie soprattutto negli Usa, ma non si è mai passati alla fase operativa.
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Ora si è arrivati alla pecora, che presenta diversi vantaggi teorici e pratici sul maiale: occorrono meno embrioni per ottenere una gravidanza e anche meno tempo per costruire gli organi da trapiantare. Un primo esperimento è andato in porto all' Università della California. Tra una grande scoperta scientifica e la sua applicazione pratica non passano mai meno di vent'anni. Ed è facile prevedere che in questo caso ce ne vorranno anche di più.

Sarà vera gloria? Difficile dirlo e possiamo solo metterci nella diposizione d' animo di attendere e seguire con interesse. Le prospettive sono indubbiamente eccitanti, anche per il concomitante progresso in tutte le tecniche genetiche e cellulari.

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Se proprio l' obiettivo pratico non fosse facile da raggiungere, avremmo sempre imparato qualcosa di biologia e della biologia più profonda e viva. In fondo questo è il vero ruolo della scienza: imparare, diffondere e imparare ancora. Se poi c' è anche un vantaggio pratico, meglio. Di solito le applicazioni pratiche non mancano mai, anche se spesso vengono dalla direzione da cui non ci si aspettava che venissero.

Fonte: qui

venerdì 24 giugno 2016

NEL DNA LA VITA PROSEGUE PER ALTRI QUATTRO GIORNI DOPO LA MORTE!

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GRAZIE A CENTINAIA DI GENI CHE CONTINUANO A FUNZIONARE DOPO LA MORTE SARA’ POSSIBILE MIGLIORARE LE TECNICHE PER I TRAPIANTI E LA CONSERVAZIONE DEGLI ORGANI

Sono le conclusioni dello studio del microbiologo Peter Noble, dell'università di Washington a Seattle, per ora pubblicato sul sito BioRxiv, che non richiede la revisione della comunità scientifica, e citato sul sito della rivista Science - La scoperta potrebbe migliorare le tecniche per conservare gli organi destinati ai trapianti

(ANSA) - Nel Dna la vita prosegue dopo la morte almeno per altri quattro giorni: è stato osservato nei topi e nei pesci, nei quali alcuni geni sembrano continuare a essere attivi per molte ore dopo la morte.

Sono le conclusioni dello studio del microbiologo Peter Noble, dell'università di Washington a Seattle, per ora pubblicato sul sito BioRxiv, che non richiede la revisione della comunità scientifica, e citato sul sito della rivista Science. La scoperta potrebbe migliorare le tecniche per conservare gli organi destinati ai trapianti.
TEST LABORATORIO
TEST LABORATORIO
Quando un organismo vivente muore non sempre le funzioni vitali cessano nello stesso momento e alcuni processi interni possono proseguire per molte ore. In passato, analizzando cellule umane di sangue e fegato di esseri umani dopo la morte, alcuni studi avevano indicato che l'attività di alcuni geni proseguiva. Seguendo questa strada, Nobles è andato alla ricerca della possibile attività post mortem di oltre 1.000 geni in topi e pesci zebra, i pesci più studiati nei laboratori di genetica.
DNA ANCHE DOPO LA MORTE
DNA ATTIVO ANCHE DOPO LA MORTE

Ha scoperto così che centinaia di geni continuano a funzionare dopo il decesso, nei pesci anche dopo ben quattro giorni.

Molti dei geni attivi svolgono attività necessarie all'organismo in momenti di emergenza, ma sorprendentemente sono risultati 'accesi' anche geni legati allo sviluppo dell'embrione e che restano silenziosi dopo la nascita, oppure altri che facilitano lo sviluppo di tumori.

Questi risultati potrebbero aiutare a capire importanti problematiche legate ai trapianti e rivelarsi anche un ottimo strumento per la medicina legale.

Fonte: qui