9 dicembre forconi: opposizione
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mercoledì 4 settembre 2019

IL DEPUTATO CONSERVATORE BRITANNICO PHILLIP LEE HA LASCIATO I TORY PER PASSARE CON I LIBDEM. RISULTATO? BORIS JOHNSON HA PERSO LA MAGGIORANZA IN PARLAMENTO


LUI FA FINTA DI NIENTE: “L’OPPOSIZIONE VUOLE COSTRINGERE LONDRA A IMPLORARE PER UN NUOVO INSENSATO RINVIO” DELLA BREXIT, MA ORA SONO CAZZIAggiornamento - Brexit: media, espulsi 21 ribelli Tory

Linea dura Johnson su pezzi da 90, saranno esclusi da elezioni


ANSA - LONDRA, 4 SET - I 21 ribelli conservatori che in serata hanno votato contro la linea del governo di Boris Johnson nella mozione sulla calendarizzazione domani della proposta di legge trasversale, sostenuta assieme alle opposizioni, favorevole a un nuovo rinvio della Brexit, saranno privati della cosiddetta whip (letteralmente frusta): ossia espulsi ipso facto dal gruppo parlamentare Tory. Lo anticipano i media. La linea dura, che sfarina ulteriormente l'ex maggioranza, è destinata ad abbattersi anche su alcuni pezzi da 90 del partito.

Brexit, deputato Tory passa con LibDem, Johnson perde maggioranza
phillip leePHILLIP LEE
(LaPresse/AFP) - Il deputato conservatore britannico Phillip Lee è passato con il gruppo di opposizione LibDem, quindi il governo del premier Boris Johnson ha perso la maggioranza in Parlamento.
boris johnson alla camera dei comuniBORIS JOHNSON ALLA CAMERA DEI COMUNI
Lo ha annunciato lo stesso Lee su Twitter: "Dopo molta riflessione, ho raggiunto la conclusione che non è più possibile servire nei migliori interessi" dei miei elettori "come membro conservatore del Parlamento". I LibDem hanno a loro volta dichiarato di essere "molto felici di annunciare" che Lee "si è unito al partito". Johnson deteneva la maggioranza per un solo seggio.
Brexit, Johnson: Opposizione vuole implorare nuovo insensato rinvio
JEREMY CORBYN CON LA KEFIAHJEREMY CORBYN CON LA KEFIAH
(LaPresse) - Il premier britannico Boris Johnson ha attaccato l'opposizione laburista e i suoi tentativi di impedire una Brexit no deal, affermando che voglia costringere Londra a "implorare per un nuovo insensato rinvio" della data del divorzio. Alla Camera dei Comuni, ha parlato della "legge della resa di Jeremy Corbyn" sottolineando che ritene "significherebbe alzare bandiera bianca". Fonte: qui
la lettera di phillip lee che si lamenta che i tory sono diventati populistiLA LETTERA DI PHILLIP LEE CHE SI LAMENTA CHE I TORY SONO DIVENTATI POPULISTI

mercoledì 10 ottobre 2018

FERNANDO ALBÁN, POLITICO DI SPICCO DEL PARTITO DI OPPOSIZIONE A MADURO, APPENA RIENTRATO DAGLI STATI UNITI, E’ STATO LANCIATO DAL DECIMO PIANO DELLA SEDE DEI SERVIZI SEGRETI


IL SEGRETARIO GENERALE DELL'ORGANIZZAZIONE DEGLI STATI AMERICANI, LUIS ALMAGRO: “CONDANNIAMO LA MORTE DI FERNANDO, RESPONSABILITÀ DIRETTA DI UN REGIME TORTURATORE E OMICIDA”

Paolo Manzo per “il Giornale”

FERNANDO ALBANFERNANDO ALBAN
Erano le tre del pomeriggio di lunedì quando a Caracas è cominciata a circolare la notizia che Fernando Albán, politico di spicco del partito di opposizione alla dittatura chavista Primero Justicia, era morto, «suicidato» dagli sgherri dell'Abin, i servizi segreti al soldo di Maduro.

Immediata la reazione del segretario generale dell'Organizzazione degli Stati Americani, Luis Almagro: «Condanniamo la morte di Fernando, responsabilità diretta di un regime torturatore e omicida. Questa dittatura criminale deve andarsene subito dal Venezuela». Parole forti soprattutto tenendo in conto che Almagro è uomo di sinistra doc, già ministro degli Esteri di Pepe Mujica, l'ex presidente tupamaro dell'Uruguay noto per essere una persona incorruttibile oltre che umile, una rarità per i socialisti del secolo XXI cresciuti alla corte dei miracoli di Chávez.

FERNANDO ALBANFERNANDO ALBAN
Solo che almeno l'ex tenente colonnello che tentò un golpe fallito nel 1992 uccideva molto meno del suo delfino Maduro che, invece, non solo costringe all'esilio i suoi avversari ma con sempre maggior frequenza li sbatte in galera per motivi politici o li fa uccidere. Come accaduto ad Albán, defenestrato dal decimo piano della sede dei servizi chavisti di Plaza Venezuela, in pieno centro capitolino.

«Lo stavano torturando in modo selvaggio per costringerlo a dichiarare il falso e accusare innocenti come Julio Borges, oggi profugo in Colombia, di una loro presunta partecipazione nell'attentato contro Maduro dello scorso 4 agosto. La situazione è poi sfuggita di mano a causa di una mossa un po' troppo azzardata da parte dei funzionari della polizia politica», racconta al Giornale una fonte presente sul luogo dei fatti e che per ovvi motivi di sicurezza ci chiede l'anonimato.
drone attacca il comizio di maduro 4DRONE ATTACCA IL COMIZIO DI MADURO

«Albán - secondo la testimonianza del deputato Juan Miguel Matheus, suo compagno di partito - era stato arrestato venerdì scorso all'aeroporto internazionale di Maiquetia/Caracas mentre rientrava da New York, dove aveva visitato la sua famiglia». 

Era molto sereno a detta del suo avvocato Joel García che respinge le versioni «chiaramente contrastanti tra di loro e false» che danno per certo il suicidio del politico fatte dal ministro degli Interni Néstor Reverol - considerato dall'agenzia antidroga statunitense Dea un narcoboss - e dal procuratore generale Wiliam Tarek Saab, così chiaramente chavista e imbelle contro le palesi violazioni dei diritti umani da parte di Maduro da essere stato denunciato persino da suo figlio.

FERNANDO ALBANFERNANDO ALBAN




La morte per defenestrazione di Albán ricorda per molti versi quella dell'Aviatore, altro oppositore «suicidato» dalla dittatura chavista nelle stanze della tortura del Sebin ed è stata denunciata ieri sera anche dalla Conferenza episcopale venezuelana in un comunicato molto duro. «Fare opposizione in dittatura presume molto coraggio, si rischia la vita, all'estero dovrebbero saperlo» ha denunciato ieri El Nacional, l'ultimo giornale rimasto a Caracas critico del regime sempre più sanguinario di Maduro.

Fonte: qui

venerdì 4 maggio 2018

Pd, Martina si arrende a Renzi: "Con il M5S capitolo chiuso"

In direzione il segretario chiede la fiducia: "Basta attacchi feroci tra noi". 

Poi chiude la porta ai Cinque Stelle e sbarra la strada al centrodestra: "Ora c'è il rischio urne"
Il Pd arriva alla direzione con le ossa rotte. Sulle spalle i dem portano la batosta elettorale e la lotta fratricida che è scoppiata dopo il voto.

Le incursioni di Matteo Renzi, il documento coi nomi dei democratici favorevoli alla trattativa coi Cinque Stelle e gli scontri intestini combattuti a suon di interviste e talk show hanno portato il partito a un passo dalla frattura. "Dalle nostre parti non possono esistere liste di proscrizione - ha messo in chiaro Maurizio Martina aprendo la direzione di oggi - basta attacchi feroci tra di noi". Così, per evitare la rottura e ottenere la fiducia dal partito (in serata passata all'unanimità), al segretario reggente non resta che arrendersi a Renzi chiudendo definitivamente il capitolo grillino.
In mattinata era stato proprio Lorenzo Guerini a sottolineare che Martina "gode della fiducia di tutto il partito". I renziani danno, quindi, il via libera alla continuità dell'operato dell'ex ministro all'Agricoltura rimandando così un'eventuale conta più avanti. "C'è bisogno di rifondare il partito con idee e risposte nuove", ha tuttavia spiegato il segretario reggente difendendo "con orgoglio i risultati ottenuti dai nostri governi". Un ripensamento netto anche su come si fa partito. "Su come si sta insieme, su come ci si riconosce. Su come ci si confronta e si prendono decisioni". Nel suo discorso al partito, all'indomani della polemica sul sito senzadime.it, dove erano comparsi i nomi dei mebri della direzione del Partito democratico suddivisi tra favorevoli e contrari all'intesa con il Movimento 5 Stelle, Martina è stato netto: "Da noi non possono esistere liste di proscrizione. Non tutto si può risolvere sempre con la logica dei rapporti di forza".
Quella di Martina, davanti ai vertici del partito, è una resa incondizionata. Ha sposato in toto la linea dell'ex segretario mettendo una pietra sopra alla trattativa con Luigi Di Maio e chiudendo la porta a un'alleanza con il centrodestra. Certo, ci ha tenuto a rimarcare che "il confronto con il Movimento 5 Stelle era una sfida politica e non una rinuncia", ma ha di fatto messo la retromarcia sulla linea aperturista chiesta anche dal Quirinale. Una chiusura particolamerte apprezzata dai renziani che hanno applaudito anche il rinnovo della fiducia all'attuale segretario fino all'assemblea nazionale (e non il congresso). In questo modo, però, finisce in un nulla di fatto il lavoro di Roberto Fico e la palla torna nuovamente nelle mani di Sergio Mattarella"Lunedì si terranno nuove consultazioni - ha concluso Martina - e noi certamente dovremo avere un atteggiamento costruttivo".
Fonte: qui

giovedì 15 marzo 2018

SUICIDIO DI MASSA PER FAR FUORI ZINGARETTI: IL PIANO DIABOLICO DI PIROZZI

IL PRESIDENTE ELETTO NON HA LA MAGGIORANZA, SE LE MINORANZE SI DIMETTONO IN BLOCCO LO FANNO DECADERE, E NON PUO' RICANDIDARSI PER IL LIMITE DEI DUE MANDATI. 

L’OPZIONE NUCLEARE SAREBBE UN MESSAGGIO A BERLUSCONI: MAI COL PD, NÉ AL GOVERNO NÉ IN REGIONE. I GRILLINI CI STANNO, MA PARISI PRENDE TEMPO…

Simone Canettieri per www.ilmessaggero.it

zingaretti pirozzi lombardiZINGARETTI PIROZZI LOMBARDI
Tutti dal notaio. Per una rievocazione del «metodo Marino» da applicare sul neo eletto governatore della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. Solo che questa volta, a differenza di quanto accadde al sindaco, la maggioranza per far scattare il «tana libera tutti» ci sarebbe già senza aiuti esterni. Ovvero i 26 consiglieri di opposizione che hanno perso sì le elezioni, ma hanno comunque un voto in più in consiglio rispetto alla coalizione di centrosinistra per via dell’anatra zoppa, partorita dalle urne (anche qui è colpa della legge elettorale adottata nel Lazio).

GENTILONI ZINGARETTIGENTILONI ZINGARETTI
La mossa a sorpresa, come risulta a Il Messaggero, è già in fase avanzata ma l’esito è ancora da scrivere. Lo sprint parte dal civico Sergio Pirozzi, forte della copertura politica di Matteo Salvini sempre più alla conquista del Centro-Sud. In queste ore sono stati già contattati i leader degli altri due macro gruppi: Stefano Parisi e Roberta Lombardi. Entrambi confermano a questo giornale l’esistenza del piano. Ma con delle differenze.

LE MOSSE
La neo capogruppo grillina si è presa «un po’ di tempo» per parlarne con gli altri eletti del M5S (10 in tutto) e soprattutto con il capo politico Luigi Di Maio. Anche nel frastagliato fronte di Parisi (composto dai gruppi di Energie per l’Italia, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega, Noi con l’Italia: 15 consiglieri) inizia a serpeggiare la pazza idea, seppur con qualche distinguo. Pirozzi e Salvini (che conta 4 consiglieri eletti nel Lazio) aspettano solo la proclamazione dell’ufficio elettorale centrale per lanciare una conferenza stampa che sarà seguita da una manifestazione sotto la Regione al grido «tutti dal notaio: ritorniamo al voto». Una questione di pochi giorni, «poi scopriremo i giochi», dice il sindaco di Amatrice.
sergio pirozziSERGIO PIROZZI

In caso di dimissioni di massa delle minoranze, Zingaretti decadrebbe subito, verrebbero riconvocate le elezioni entro sessanta giorni e il governatore non si potrebbe più ripresentare. Dietro a questo scenario esplosivo non c’è solo il sindaco di Amatrice, ma appunto proprio il leader della Lega pronto a usare questa carta per mandare anche un messaggio a Berlusconi e a Forza Italia sul tavolo parlamentare. Ovvero: mai con il Pd, né al governo né in Regione, in versione «stampella» a Zingaretti.

LO STATUTO
sestino giacomoni stefano parisi antonio tajaniSESTINO GIACOMONI STEFANO PARISI ANTONIO TAJANI
In queste ore di sospetti, c’è poi un articolo che passa di chat in chat: è il 43 dello statuto del Consiglio regionale del Lazio. Al paragrafo 2 spiega che «l’approvazione della mozione di sfiducia» da parte della metà più uno dei consiglieri «comporta le dimissioni della giunta regionale e lo scioglimento del consiglio». Questa è la seconda ipotesi, preferita al momento da Parisi, per far saltare il governatore dem. Ma avrebbe una premessa: la partenza dei lavori dell’Aula e di tutta la macchina regionale, dalla giunta alle presidenze delle commissioni. Terreni di accordo tra il centrosinistra e le minoranze, rappresentate al momento da ben 7 gruppi, per non parlare delle varie correnti interne ai 5 Stelle o a Forza Italia.

Fin qui lo scenario, poi c’è anche un pezzo di realtà molto prosaica: un consigliere regionale nel Lazio guadagna circa 7mila euro al mese, netti. Non proprio una miseria, un motivo che potrebbe spingere più di un eletto a darsi malato davanti al notaio e magari assente per motivi personali il giorno di un’eventuale sfiducia in Aula.
intervento di parisi stefanoINTERVENTO DI PARISI STEFANO

Dall’altra parte della barricata, poi, c’è Zingaretti: il presidente che sogna la segreteria del Pd in questa fase così complicata ha interesse a far scoprire le opposizioni. E quindi aspetta di capire se sono davvero intenzionate a staccare la spina o se sarà possibile, al contrario, trovare un’«intesa programmatica» su quattro temi portanti del Lazio (sanità, rifiuti, trasporti, sociale).

Di sicuro, da quando ha vinto le elezioni, in controtendenza con il resto del Paese e con un centrosinistra largo comprensivo di Leu, il fratello del commissario Montalbano non fa che ripetere: «Se c’è un accordo bene, altrimenti si va tutti a casa». Oggi Zingaretti incontrerà la sindaca grillina Virginia Raggi per un vertice amministrativo che sarà guardato con molta attenzione anche fuori dal Campidoglio. La partita di poker è appena iniziata. E mai come questa volta i destini del Lazio si intrecciano con quelli del governo.

Fonte: qui

giovedì 21 settembre 2017

SE SEI ALL’OPPOSIZIONE TI FACCIO NERO, SE SEI IN MAGGIORANZA MI GIRO DALL’ALTRA PARTE: DOPPIOPESISMO DI SISTEMA

ALLA LEGA SEQUESTRANO 48 MILIONI, MA CON LA MARGHERITA I MAGISTRATI FURONO INDULGENTI. STESSA SCENA CON M5S: IN SICILIA E’ OSTAGGIO DEL TAR PER LE PRIMARIE TAROCCATE, MA QUANDO SUCCESSE A BASSOLINO NESSUNO ALZO’ UN DITO 

Luca Telese per La Verità
SALVINI POPULISTASALVINI POPULISTA

Uno. C' è un evidente e incredibile doppiopesismo nella storia del pignoramento della Lega Nord. Un clamoroso paragone che è sotto gli occhi di tutti ma che nessuno sembra vedere. Hanno condannato il tesoriere della Margherita per essersi appropriato di 27 milioni di euro, ma nessuno ha neanche minimamente ipotizzato di toccare i conti correnti del partito. Ma quando condannano il tesoriere della Lega (per una cifra 40 volte inferiore a quella di Luigi Lusi), scatta il pignoramento di ben 48 milioni 900.000 euro, una cifra che ovviamente la Lega non possiede, perché corrisponde a tutto quello che ha percepito negli anni.

LUIGI LUSI IN SENATO IL GIORNO DEL VOTO SUL SUO ARRESTO jpegLUIGI LUSI IN SENATO IL GIORNO DEL VOTO SUL SUO ARRESTO JPEG
Due. C' è una incredibile coincidenza temporale che sta davanti agli occhi di tutti e che nessuno vede, tra tre operazioni che hanno lo stesso effetto, quello di colpire tre aree culturali e tre movimenti di opposizione. I sigilli ai conti della Lega sono - di fatto - un colpo che paralizza o attenua l' attività del Carroccio. Il pronunciamento contro la candidatura di Giancarlo Cancelleri è di fatto una messa in mora del Movimento 5 stelle: bloccare la Sicilia, in questo momento, significa bloccare la politica nazionale. La promulgazione della legge Fiano - già approvata dalla Camera - è una spada di Damocle con cui si può colpire chiunque nell' area della destra (e non solo). Ai giudici viene affidata una discrezionalità enorme, i tribunali rischiano di essere inondati di denunce intimidatorie.
GRILLO CANCELLERIGRILLO CANCELLERI

Non c' è - e non c' è bisogno che ci sia - un' unica regia in queste operazioni, ma c' è sicuramente un «idem sentire» doppiopesista in questi provvedimenti emanati da soggetti diversi tra di loro (un pm, una Procura, la maggioranza di governo) che hanno questo sottointeso: se sei in maggioranza sei tutelato, se invece sei all' opposizione sono cavoli tuoi.

Se sei all' opposizione puoi essere trattato più rudemente, non sei sacro e intoccabile come gli altri nel gioco della democrazia: quello che non era accaduto al Msi nel dopoguerra (Giancarlo Pajetta disse: «Gli elettori non si possono sciogliere») rischia di accadere oggi a tutti gli altri. Il bello è che questa spada di Damocle pesa anche sul futuro. Anche perché bisogna chiedersi: ma se il M5s ignora il pronunciamento del tribunale e va avanti con la candidatura e poi vince, dopo cosa succede? Cancelleri può rischiare la sospensione, come Luigi de Magistris che per la legge Severino dovette fare il sindaco usando gli autobus come ufficio? Quando lo stesso problema si verificò con Vincenzo De Luca, invece, il governo di centrosinistra fece di tutto per impedire che il neopresidente venisse sospeso.
BASSOLINO E DE MAGISTRISBASSOLINO E DE MAGISTRIS

Anche in questo caso il doppiopesismo è evidente. 

È bene ricordare che nessuna legge obbliga il M5s a fare le regionarie: potrebbero adottare le regole elettive del club di Topolino e non violerebbero nessuna norma. Quando accadde nelle primarie dem di Napoli del 2016 che Antonio Bassolino perdesse contro Valeria Valente per pochi voti in pochi seggi (in realtà aveva vinto), alcune testate documentarono con prove inoppugnabili che c' erano state delle manipolazioni (ricordate i video di Fanpage.it?). Bene, a nessuno venne in mente di squalificare la Valente per via giudiziaria. Ha corso (e ha perso) in tutta tranquillità. Quando alle primarie precedenti ci fu il famoso caso dei cinesi in fila per votare Andrea Cozzolino, fu lui a ritirarsi, per una scelta di opportunità personale e per un vincolo imposto dal partito.

fiano1FIANO
Il ricorso al partito presentato il 25 gennaio 2011 dagli altri contendenti (Umberto Ranieri, Libero Mancuso e Nicola Oddati) non provocò interventi dei magistrati sulla competizione. Le primarie vennero annullate e come candidato sindaco del Pd venne scelto il prefetto e commissario Mario Morcone (che poi perse contro De Magistris, ma questa è un' altra storia).

Questa preoccupazione non dovrebbe appartenere a chi è nel centrodestra, ma essere condivisa da tutti. A sinistra diversi opinionisti e intellettuali hanno espresso riserve sul tema della assurdità culturale e dei rischi per la libertà di opinione aperto dalla legge Fiano - lo ha fatto, e lo abbiamo ricordato, Tomaso Montanari - ma nessun partito ha fatto una dichiarazione ufficiale. Nessuno intuisce che la rottura del patto di convivenza democratica che quella legge e questi provvedimenti aprono.

ALEMANNO CELTICAALEMANNO CELTICA
Su questo giornale un collezionista e commerciante di reperti bellici, Jonathan Targetti, un iscritto al Pd, toscano, renziano e «boldriniano» (parole sue) ha spiegato: «Se passa quel testo da domani io divento fuorilegge». Fuorilegge potrebbe diventare chiunque: sei un politico e c' è una foto in cui fai il saluto romano? Hai una celtica al collo come Gianni Alemanno quando era ministro? Quale è il confine tra gesto provato e propaganda?

In Cuori contro ho ricostruito la vicenda della puntata delle Invasioni Barbariche in cui Alemanno fu invitato a esibire quel ciondolo che portava al collo (che fra l' altro apparteneva al suo amico Paolo Di Nella, assassinato negli anni di piombo). Daria Bignardi lo provocava: «Non può farlo?», lui era imbarazzato: «Non è un simbolo politico, è un simbolo cristiano... ». Ma estrasse la celtica dalla camicia e la mostrò, per un senso di orgogliosa dignità. Con la legge Fiano Alemanno sarebbe condannato per propaganda, aggravata dal fatto che l' esibizione fosse televisiva.
Franco CozziFRANCO COZZI

E di nuovo: insicurezza, arbitrio, discrezionalità. Gli stessi che sono stati espressi dal procuratore della Repubblica, Franco Cozzi, al Corriere della Sera in una intervista dai toni apparentemente calmi e soavi ma nella sostanza inquietanti, non solo per il partito di Salvini. Cozzi spiegava il sequestro dei 48 milioni di euro aggiungendo - criticamente - che la Lega non si era costituita parte civile nel processo Bossi. Tesi che, da giorni riciccia, sui giornali, addirittura supportata con delle carte da Repubblica.

UMBERTO BOSSI E MATTEO SALVINI 4UMBERTO BOSSI E MATTEO SALVINI 4
Ma che significa? 

Si tratta dunque di una sentenza «punitiva»? 

Il sequestro è di questa entità perché Salvini non si è costituito contro Bossi? 

Tutti sanno che non lo ha fatto per un omertoso occhio di riguardo - come sottintende il procuratore - ma per una regola della politica per cui non annichilisci il fondatore del tuo partito. 

Però il doppiopesismo della logica se ne frega: e tutti si devono preoccupare di una democrazia dove la sovranità non appartiene più al popolo, ma ai moderni censori della morale e del vizio. Solo quelli altrui, però. 

Fonte: qui

mercoledì 30 novembre 2016

INDIA - “Giorno della collera” contro il bando delle rupie: in piazza centinaia di migliaia di persone


La protesta si è svolta in modo per lo più pacifico. I partiti di opposizione hanno chiamato a raccolta la popolazione contro l’eliminazione delle banconote più utilizzate. Premier chiede ai colleghi di partito di mostrare i propri estratti conto per fugare dubbi di complicità.
New Delhi (AsiaNews) – Centinaia di migliaia di persone sono scese per le strade di tutta l’India per manifestare contro il bando delle banconote da 500 e 1000 rupie che ha gettato nella miseria la popolazione. Nonostante la massiccia partecipazione e il timore di disordini negli assembramenti, il “giorno della collera” promosso da 13 partiti di opposizione si è svolto senza eccessi e non si registrano violenze di particolare entità.
Oltre 100mila cittadini hanno preso parte alle proteste a Calcutta, nel West Bengal, dove la chief minister Mamata Banerjee ha messo in guardia da ulteriori “rivolte ed epidemie [di malcontento]” se la misura economica del premier Narendra Modi dovesse continuare. Altre 6mila persone hanno manifestato a Mumbai, centro nevralgico per l’economia di tutto il Paese.
I partiti di opposizione hanno chiamato a raccolta i cittadini, colti del tutto alla sprovvista dalla manovra finanziaria decretata per combattere la contraffazione di moneta. Ad AsiaNews fonti locali hanno riferito che dopo il primo entusiasmo, la situazione è precipitata a causa della grande disorganizzazione del governo.
Le conseguenze peggiori sono per la classe media e i poveri, che ogni giorno affrontano lunghe ore in coda davanti agli sportelli per scambiare le vecchie banconote. Ad aggravare la situazione, le notizie diffuse nei giorni successivi il varo del bando, quando si è scoperto che i membri del partito di governo Bjp (Bharatiya Janata Party) erano stati informati in anticipo dell’eliminazione delle rupie e hanno avuto il tempo di mettere al riparo i propri risparmi
Nell’estremo tentativo di allontanare i sospetti, oggi il premier ha chiesto ai colleghi di partito di mostrare gli estratti conto dei propri depositi bancari. Nel frattempo però le opposizioni sono sempre più coalizzate e nei giorni scorsi è uscito allo scoperto anche Manmohan Singh, ex primo ministro, che ha parlato di “monumentale fallimento di gestione” e prevede un crollo dell'economia pari al 2%.
Fonte: qui