9 dicembre forconi: disgregazione
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venerdì 23 febbraio 2018

POTERI MARCI IN MANOVRA – JUNCKER: “PREPARIAMOCI A UN GOVERNO NON OPERATIVO IN ITALIA. TEMO REAZIONE DEI MERCATI”


JUNCKER INTRAVEDE LA FINE DELL' UE!


“SONO PIU’ PREOCCUPATO DI ELEZIONI A ROMA CHE DEL REFERENDUM TEDESCO”




GENTILONI JUNCKER TAJANIGENTILONI JUNCKER TAJANI - AMICONI
«C’è un inizio di marzo molto importante per l’Ue. C’è il referendum Spd in Germania e le elezioni italiane, e sono più preoccupato per l’esito delle elezioni italiane che per il risultato del referendum dell’Spd».
BERLUSCONI JUNCKERBERLUSCONI JUNCKER - AMICONI










Lo ha detto il presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker, secondo cui «dobbiamo prepararci allo scenario peggiore, cioè un governo non operativo in Italia».

SPREAD BORSE PIAZZA AFFARISPREAD BORSE PIAZZA AFFARI
Assieme all’incertezza in Spagna, è possibile «una forte reazione dei mercati nella seconda metà di marzo, ci prepariamo a questo scenario».

Fonte: qui

sabato 31 dicembre 2016

Nel 2017 la fine della UE? Per George Soros è iniziata col crollo di Lehman Brothers

L’Unione europea è destinata ad andare in pezzi, proprio come è capitato all’URSS nei primi anni ‘90. 

A dirlo è il finanziere George Soros, che individua nel crollo di Lehman Brothers l’inizio della fine.

L’Unione europea è destinata ad andare in pezzi, proprio come è capitato all’URSS nei primi anni ‘90. A dirlo è George Soros, finanziere statunitense di origini ungheresi, diventato famoso per i celebri attacchi speculativi ai danni di lira e sterlina nel 1992: operazione che gli consentì di guadagnare oltre un miliardo di dollari in un solo giorno.
Soros, ormai ottantaseienne, traccia un quadro a tinte fosche per il futuro della UE, la quale è alle prese con una crescita economica ancora anemica e con la crisi dei rifugiati, per non parlare della rapida espansione dei movimenti populisti che fanno il tifo per la disintegrazione del Vecchio Continente.
Processo che secondo il finanziere è cominciato lo scorso decennio dopo il crollo di Lehman Brothers:
“Quando i ministri delle Finanze europei dichiararono che a nessun altro istituto finanziario di importanza sistemica sarebbe stato permesso di fallire, la cancelliera tedesca Angela Merkel, leggendo correttamente i desideri del suo elettorato, proclamò che ogni Stato membro avrebbe dovuto prendersi cura delle proprie istituzioni. Questo è stato l’inizio del processo di disintegrazione”.

Il piano Marshall, l’austerity e la fine della UE

Le politiche di austerity imposte da Berlino - evidenzia Soros - non hanno fatto altro che aggravare la situazione, a differenza di quanto accaduto nel dopoguerra col piano Marshall, che invece gettò le basi per lo sviluppo dell’Unione europea.
Secondo Soros, sostenitore di Hillary Clinton e del movimento liberal della sinistra democratica USA, le cosiddette forze della disgregazione
“hanno ricevuto un forte impulso nel 2016, prima dalla Brexit, poi dall’elezione di Trump negli Stati Uniti e il 4 dicembre dal rifiuto degli elettori italiani, con un ampio margine, delle riforme costituzionali”.

Per Soros il nemico si chiama Vladimir Putin(e tutti i popoli in generale)

Il neo-presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha promesso di ricucire i rapporti con Mosca, ma agli occhi di Soros, Vladimir Putin resta un nemico da arginare a tutti i costi, dal momento che anche il Vecchio Continente si appresta a cadere nelle sue mani:
“In Francia i due principali contendenti per la presidenza (Marine Le Pen del Front National e François Fillon del centrodestra, ndr) sono vicini a Putin e desiderosi di blandirlo. Se vincerà uno dei due, il dominio di Putin sull’Europa diventerà un fatto compiuto”.

L’allarme di Stratfor sul futuro della UE

Alle preoccupazioni di Soros fa eco l’allarme lanciato da Stratfor, società texana specializzata nei servizi d’intelligence e consulenze strategiche. Secondo gli analisti USA, la disgregazione dell’euro potrebbe già avere inizio nel 2017 con le elezioni in Francia, Germania e (forse) in Italia:
“Da anni si dice che l’Europa potrebbe dissolversi. La domanda del 2017 è a che velocità procederà la dissoluzione”.

Fonte: qui

lunedì 5 settembre 2016

IL SETTIMANALE TIME: ''PER LA UE SUONA LA CAMPANA A MORTO A CAUSA DEGLI IMMIGRATI E DEI DISOCCUPATI''

ar_image_4922_lL'Unione Europea non e' mai brillata per capacita' di introspezione, scrive Charlotte McDonald-Gibson sulla prestigiosa rivista americana Time.

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Per anni l'UE si e' trascinata da una crisi all'altra, "promettendo a piu' riprese di attivarsi per sanare la crescente sfiducia dei suoi 500 milioni di cittadini, ma tornando poi puntualmente ai bisticci interni".

L'Uscita del Regno Unito dall'Unione, pero', e' un evento di portata differente; una parte importantissima dell'Ue se ne sta andando, e il "business as usual" non appare piu' un'opzione percorribile.

I membri fondatori dell'Unione, incontratisi ieri, paiono averne preso atto gia' lo scorso fine settimana, quando con un comunicato congiunto hanno avvertito che "ne' la semplice richiesta di maggiore Europa, ne' una fase di mera riflessione possono costituire una risposta adeguata" a un evento dalle implicazioni politiche ed economiche cosi' profonde.

Stabilire quale intervento adottare, pero', non e' facile. L'assoluta priorita' e' ovviamente quella di placare il panico e trovare un percorso di separazione il piu' possibile sereno e consensuale con il Regno Unito.

I leader di Germania, Francia e Italia, che si sono incontrati ieri a Berlino, hanno spiegato che i negoziati con la Gran Bretagna non avranno inizio prima di una notifica formale.

Il secondo e ancor piu' arduo piano d'intervento e' piu' strettamente programmatico: l'Europa deve cambiare passo, nella consapevolezza che la Brexit ha dato ulteriore impulso ai partiti euroscettici del Continente.

I capi di Stato e Governo riunitisi ieri in Germania si sono dati tempo sino a settembre per definire e avviare progetti tesi a promuovere un nuovo paradigma di crescita economica e sicurezza; si trattera' pero' anche di provare a ricostruire la fiducia nel progetto europeo: e questo, scrive McDonald-Gibson, "non sara' possibile a meno di elaborare una narrativa in grado di rivaleggiare con quelle dei movimenti nazionali" cosiddetti populisti che in realtà invece rappresentano il motivato disprezzo per la Ue da parte di ampie fasce di popolazione, ormai maggioranza in diversi stati, ad iniziare da Francia, Olanda e Italia, se si fa riferimento all'euro.
Non sara' facile ridare fiducia nella Ue: la stessa leadership europea e' divisa in merito al futuro del progetto comunitario. Accentratori come il presidente della Commissione europea, Jean Claude-Juncker, hanno reagito al referendum Britannico chiedendo di accelerare il processo di integrazione politica ed economica degli Stati Ue ma si tratta di una visione "sempre piu' in contrasto con quella di molti Stati membri, "molti dei quali considerano l'Unione un mezzo, piu' che un obiettivo": "I paesi dell'Ue perseguiranno sempre piu' politiche in stile britannico, in quanto guardano all'integrazione europea per ricavarne benefici concreti, e non a un movimento ideologico e quasi religioso verso la costruzione dell'Europa", spiega Michael Leigh, del think tank German Marshall Fund.
La mancanza di una visione comune e soprattutto realistica, conclude McDonald-Gibson sull'americano Time, mina non soltanto il grande obiettivo di definire il "sogno Europeo", ma anche e soprattutto numerose aree di intervento politico concreto, a partire dal fronte dell'immigrazione.

Solo il tempo, insomma, potra' dire se il voto britannico suonera' la sveglia all'Europa o sara' la sua campana a morto, e in questo caso il tempo corre molto veloce.

Già a ottobre si voterà in Italia, l'anno prossimo in Francia e Germania. E l'Olanda potrebbe indire il referendum per abbandonare la Ue già nel prossimo inverno.

Fonte: Time, tradotto :qui