9 dicembre forconi: denatalità
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domenica 8 ottobre 2017

Suicidio demografico: l’Europa perderà 1/3 dei suoi abitanti

Civiltà fantasma globalizzata. In Giappone le scuole elementari chiudono, dato che il numero dei bambini è sceso a meno del 10% della popolazione. Il governo sta convertendo queste strutture in ospizi: il 40% della popolazione è di età superiore ai 65 anni. In Giappone, «la nazione più vecchia e più sterile del mondo», l’espressione “civiltà fantasma” è diventata ormai di uso comune, scrive Rosanna Spadini su “Come Don Chisciotte”. Secondo stime ufficiali, entro il 2040 la maggior parte delle città più piccole del paese vedrà un drammatico calo della popolazione, dal 30 al 50%. I consigli dei villaggi spariscono, insieme ai ristoranti: nel ‘90 erano 850.000, ora si sono ridotti a 350.000. «Le previsioni suggeriscono che in 15 anni il Giappone avrà 20 milioni di case vuote. È forse anche questo il futuro dell’Europa? Probabile, perché tra gli esperti di demografia c’è una tendenza a definire l’Europa il nuovo Giappone». Da parte sua, il paese del Sol Levante sta affrontando questa catastrofe demografica con le proprie risorse e vietando l’immigrazione musulmana. Ma «anche l’Europa sta subendo una sorta di suicidio demografico», che lo storico britannico Niall Ferguson definisce «la più grande riduzione sostenuta della popolazione europea dopo la peste nera del XIV secolo».
Un segnale sintomatico del nuovo trend socioculturale, per esempio, secondo Spadini sta nel fatto che gli esponenti europei del grande esclusivo club globale, il G7, sono privi di figli: Angela Merkel, Theresa May, Paolo Gentiloni e Emmanuel Macron, L'Europa verso il suicidio demograficocui aggiungiamo il primo ministro olandese Mark Rutte e il primo ministro gay del Lussemburgo, Xavier Bettel. I musulmani europei sembrano sognare di colmare questo vuoto? L’arcivescovo di Strasburgo, Luc Ravel, nominato da Papa Francesco lo scorso febbraio, ha di recente dichiarato che i fedeli musulmani sono ben consapevoli del fatto che la loro fertilità è tale che oggi chiamano “Grand Remplacement” il loro inserimento nella società europea. Quanto all’Italia, il Centro Machiavelli rileva che, se l’attuale tendenza dovesse continuare, «entro il 2065 la quota di immigrati di prima e seconda generazione supererà i 22 milioni di persone, ossia sarà più del 40% della popolazione totale». Il tasso di fertilità dell’Italia è inferiore della metà di quello che era nel 1964, spiega il centro studi, attraverso un dossier firmato da Daniele Scalea (“Come l’immigrazione sta cambiando la demografia italiana”).
L’Europa (e l’Italia in particolare) stanno affrontando un periodo di flussi migratori in entrata senza precedenti, osserva Rosanna Spadini. «Ciò dipende in primis dalla concomitanza tra declino demografico europeo (dal 22% della popolazione mondiale nel 1950 al 7% nel 2050) ed esplosione demografica africana (dal 9% al 25% della popolazione mondiale in cento anni). Il tasso di natalità è sceso da 2,7 bambini per donna a appena 1,5 bambini per donna, un tasso ben al di sotto del minimo consentito per una rigenerazione sana della popolazione». Inoltre, aggiunge l’analista di “Come Don Chisciotte” citando una recente relazione di “Zerohedge”, si assiste a una maggiore omogeneità dell’immigrazione: le prime dieci nazionalità rappresentano oggi il 64% degli immigrati totali, mentre negli anni ‘70 erano appena il 13%. Tutto ciò non si Niall Fergusondiscosta da quanto sta accadendo in diversi paesi dell’Europa occidentale. «Intorno al 2065 in Gran Bretagna l’etnia britannica dovrebbe perdere la maggioranza assoluta nel proprio paese. Oggi in Germania i minori di 5 anni sono al 36% figli di immigrati, lasciando presagire un grande mutamento nella composizione etnica della prossima generazione».
A partire dal 2017, l’Italia ha registrato oltre 5 milioni di stranieri che vivono come residenti: «Una crescita del 25% rispetto al 2012 e un enorme 270% rispetto al 2002. All’epoca, gli stranieri costituivano solo il 2,38% della popolazione. Quindici anni dopo la percentuale è quasi triplicata fino all’8,33% della popolazione». Inoltre, la natalità degli immigrati è notevolmente superiore a quella degli italiani nativi: «Non è quindi sorprendente che le regioni italiane con i tassi di fertilità più alti non siano più nel sud, come è sempre accaduto, ma nel nord italiano e nella regione del Lazio, dove c’è una concentrazione maggiore di immigrati». In confronto, solo nel 2001 la percentuale degli stranieri che vivevano in Italia aveva  attraversato la soglia dell’1%, cosa che rivela la velocità e l’entità delle trasformazioni demografiche che si stanno verificando in Italia, un fenomeno senza precedenti. Un’ulteriore preoccupazione avanzata dalla relazione di Scalea è «l’elevata concentrazione delle Daniele Scaleapopolazioni immigrate da pochi paesi d’origine, che spesso produce fenomeni di ghettizzazione».
Lo scorso anno, in 13 dei 28 paesi membri dell’Unione Europea, il saldo tra nascite e decessi è stato negativo: senza i flussi migratori, le popolazioni di Germania e Italia dovrebbero diminuire rispettivamente del 18% e del 16%. «L’impatto della situazione demografica in caduta libera è più visibile nei paesi dell’ex blocco sovietico, come Polonia, Ungheria e Slovacchia, per distinguerli da quelli della cosiddetta “vecchia Europa”, come Francia e Germania». Questi paesi dell’Est, continua Spadini, sono ora quelli più esposti al fenomeno dello spopolamento e al «devastante crollo del tasso di natalità» che il giornalista e scrittore Mark Steyn ha definito «il principale problema del nostro tempo». Alla fine del secolo, «l’Europa potrebbe ritrovarsi come colpita da una bomba al neutrone: gli edifici in piedi, ma senza bambini», si legge in “America Alone”, un pamphlet su crollo demografico, islamismo, sindrome di Stoccolma, solitudine americana e disastri del multiculturalismo. «Se gli occidentali vogliono godere delle benedizioni della vita in una società libera devono capire che la vita che abbiamo vissuto dal 1945 è stato un momento rarissimo nella storia dell’umanità».
La distanza fra Usa ed Europa sta crescendo: «L’America è l’ultima nazione a sostenere un tasso di crescita riproduttivo, l’ultima grande società religiosa in Occidente, l’ultima a mantenere un esercito in grado di difenderla in qualunque parte del Mark Steynmondo e l’ultima a conservare una tradizione attiva di libertà individuale, incluso il diritto di portare armi». Per una popolazione stabile, si calcola che serva un tasso di crescita del 2,1%, cioè il tasso dell’America, contro l’1,38 dell’Europa, l’1,32 del Giappone e l’1,14 del Canada. A preoccupare sono, ancora, i giapponesi: «Non c’è precedente nella storia per questa crescita economica e crollo del capitale umano: per la prima volta, nel 2005 in Giappone ci sono state più morti che nascite». E’ un paese «di geriatri, senza immigrazione, né minoranze e senza desiderio di niente: solo invecchiare e affievolirsi». Per Steyn, anche l’Europa alla fine del secolo sarà come un continente dopo lo scoppio di una bomba al neutrone: «Ci saranno ancora edifici in piedi, ma la popolazione sarà scomparsa. Il tedesco sarà parlato giusto da Hitler, Himmler e Göring durante la seratina di poker all’inferno».
«Una parte del pianeta sta optando per il suicidio di fronte al surriscaldamento», aggiunge Steyn. «L’Europa sarà semi-islamica nel carattere politico e culturale entro due generazioni, forse una. Nel XV secolo la Morte Nera fece fuori un terzo della popolazione. Nel XXI scomparirà per scelta. Stiamo assistendo alla lenta estinzione della civiltà in cui viviamo». Il “New York Times” si è chiesto perché «nonostante la popolazione diminuisca, i paesi dell’Europa orientale non vogliono accettare i migranti». Inoltre, gran parte dell’Europa orientale ha già vissuto l’esperienza dell’occupazione musulmana per centinaia di anni sotto l’Impero Ottomano, «e questi paesi sono tutti consapevoli che ciò potrebbe accadere di nuovo». Ma anche l’Africa sta esercitando pressioni sull’Europa, «come una bomba demografica a tempo». Per il nazionalista olandese Geert Wilders, «nei prossimi trent’anni l’Africa avrà un miliardo di persone in più, cioè il doppio della popolazione dell’intera Unione Migranti sbarcati in ItaliaEuropea». Al che, la pressione demografica sarà enorme: «Un terzo degli africani vuole spostarsi all’estero e molti vogliono venire in Europa. Lo scorso anno più di 180.000 persone sono partite dalla Libia a bordo di imbarcazioni fatiscenti. E questo è solo l’inizio».
Secondo l’Unhcr, l’agenzia Onu per i rifugiati, solo al 2,65% dei migranti arrivati in Italia (4.808) è stato riconosciuto il diritto di asilo, «mentre 90.334 migranti non hanno chiesto l’asilo ma sono scomparsi nell’economia del mercato nero». Secondo il greco Dimitris Avramopoulos, responsabile per le migrazioni in seno alla Commissione Europea, «in questo periodo tre milioni di africani pianificano di entrare in Europa». Michael Moller, direttore dell’ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra, avverte che il processo di migrazione «sta accelerando». I giovani hanno tutti i cellulari e possono vedere sul web che cosa sta succedendo in altre parti del mondo. «Infatti – annota Rosanna Spadini – possono vedere sui loro telefoni che, mentre meno Michael Mollerdel 3% degli immigrati dello scorso anno erano legittimi richiedenti asilo, quasi nessuno viene rispedito indietro», dal momento che i migranti «sono accolti con generosi benefici sociali, alloggi sovvenzionati e sistemi sanitari pubblici».
Anche l’Europa orientale si sta assottigliando sempre più, e la demografia è diventata un problema per la sicurezza, aggiunge “Come Don Chisciotte”. «Diminuisce il numero delle persone che prestano servizio nell’esercito e operano nell’assistenza sociale: un tempo i paesi dell’Europa orientale temevano i carri armati sovietici, ora temono le culle vuote». Le Nazioni Unite stimano che nel 2016 l’Est Europa fosse abitata da circa 292 milioni di persone, 18 milioni in meno rispetto agli inizi degli anni Novanta. «Questa cifra equivale alla scomparsa dell’intera popolazione dei Paesi Bassi». Il “Financial Times” definisce la situazione est-europea come «la perdita più importante di popolazione della storia moderna». Neppure la Seconda Guerra Mondiale, con i suoi massacri, le deportazioni e i suoi esodi di massa, era giunta a tanto. Entro il 2050, la Romania perderà il 22% della sua popolazione, seguita da Moldavia (20%), Lettonia (19%), Lituania (17%), Croazia (16%) e Ungheria (16%). Dimitris Avramopoulos«Romania, Bulgaria e Ucraina sono i paesi in cui il calo demografico sarà più drastico. Si stima che nel 2050 la popolazione della Polonia conterà 32 milioni di abitanti rispetto ai 38 milioni attuali. Circa 200 scuole sono state chiuse».
In Europa centrale, la proporzione della popolazione “over 65” è aumentata di un terzo tra il 1990 e il 2010, continua Spadini. La popolazione ungherese ha toccato il punto più basso degli ultimi cinquant’anni. Il numero degli abitanti è sceso dai 10 milioni e 709.000 del 1980 agli attuali 9 milioni e 986.000. «Nel 2050, in Ungheria, ci saranno 8 milioni di abitanti e uno su tre avrà più di 65 anni. L’Ungheria oggi ha un tasso di fecondità di 1,5 figli per donna. Se si esclude la popolazione Rom, questa cifra scende a 0,8, la più bassa del mondo, il motivo per il quale il premier Orbán ha annunciato nuove misure per risolvere la crisi demografica». In Bulgaria, addirittura, «tra il 2015 e il 2050 si registrerà il più veloce calo demografico del mondo». La popolazione bulgara è tra quelle che dovrebbero diminuire di oltre il 15%, insieme a Bosnia Erzegovina, Croazia, Ungheria, Giappone, Lettonia e Lituania, imsieme a Moldavia, Romania, Serbia e Ucraina. «Si stima che la popolazione bulgara, che ammonta a circa 7,15 milioni di abitanti, scenderà a 5,15 milioni Viktor Orbanentro 30 anni – un calo del 27,9% per cento».
Secondo dati ufficiali, in Romania sono nati 178.000 bambini. «A titolo di confronto, nel 1990, il primo anno dopo la caduta del regime comunista, ci furono 315.000 nascite. Lo scorso anno in Croazia si sono registrate 32.000 nascite, un calo del 20% rispetto al 2015. Lo spopolamento della Croazia potrebbe portare alla perdita di 50.000 abitanti l’anno». Quando la Repubblica Ceca faceva ancora parte del blocco sovietico (come Cecoslovacchia), il suo tasso di fecondità era opportunamente prossimo al tasso di sostituzione (2,1%). «Oggi è il quinto paese più sterile del mondo». Analoga la situazione della Slovenia: ha il Pil pro capite più alto dell’Europa orientale, ma un tasso di fecondità molto basso. «Alla fine – conclude Rosanna Spadini su “Come Don Chisciotte” – l’immigrazione di massa probabilmente riempirà le culle vuote, ma poi anche l’Europa diventerà una “civiltà fantasma”». Sembra sia solo questione di tempo: «Uno strano tipo di suicidio programmato».
Fonte: qui

giovedì 26 gennaio 2017

L’impero romano? Soltanto i cristiani avrebbero potuto salvarlo

Thomas Couture, I Romani della decadenza (1847)

PER LO STORICO MICHELE DE JAEGHERE, IMMIGRAZIONE INCONTROLLATA, DENATALITÀ E CORRUZIONE CAUSARONO IL CROLLO DELL’IMPERO ROMANO 

I CONFINI ERANO UN COLABRODO, TRIBÙ DI “BARBARI” PREMEVANO AI CONFINI: LA STESSA SITUAZIONE CHE VIVONO OGGI L’ITALIA E L'OCCIDENTE

Andrea Colombo per “la Stampa”

Denatalità allarmante, corruzione endemica, tassazione abnorme, immigrazione fuori controllo. Non è il ritratto dell'Italia d'oggi, ma la Roma di 1500 anni fa. Lo dimostra lo storico francese, nonché direttore del Figaro Histoire, Michel De Jaeghere, nel corposo volume intitolato Gli ultimi giorni dell'impero romano (Leg edizioni, pp. 623, 34), un documentato studio in cui si ripercorrono le tappe della crisi che portarono al crollo di uno dei più potenti sistemi politico-militari al mondo.

Michel De Jaeghere - Gli ultimi giorni dell impero romanoMICHEL DE JAEGHERE - GLI ULTIMI GIORNI DELL IMPERO ROMANO
Grazie all'analisi di De Jaeghere appare chiaro che dal IV secolo in poi non è solo la violenza dei barbari che premono ai confini a prevalere. È anche un senso di stanchezza, di smarrimento, di incapacità di difendere gli agi conquistati in tanti secoli di pax romana. Per arginare la minaccia barbarica l' impero iniziò a stanziare somme spropositate per eserciti e armamenti. 

La tassazione crebbe a dismisura. 

La cittadinanza romana da onore e privilegio si trasformò in un fardello difficile da sostenere, tanto che intere popolazioni, soprattutto del ceto contadino, cercarono protezione sotto i re germanici e parteciparono ai saccheggi dei barbari.

Perse le tradizioni militari dell'era repubblicana, allentata la disciplina nelle legioni, gli imperatori si trovarono costretti a ricorrere a un esercito di mercenari, poco motivati e disposti a vendersi al miglior offerente. De Jaeghere sottolinea che ai margini dell' impero fremevano sacche di anarchia in balìa delle tribù locali che, spinte dalle invasioni degli Unni o attratte dallo stile di vita sfarzoso dei Romani, spesso sconfinavano creando disastri. Le frontiere erano un colabrodo.

omosessualita antica romaOMOSESSUALITA ANTICA ROMA
I Romani si illusero di poter controllare queste tribù foraggiandole in vari modi o arruolandole nelle loro fila. Ma il tentativo di colmare lo spopolamento delle campagne e delle città, tramite una politica che incoraggiava l'immigrazione, ebbe l' esito inaspettato di ritrovarsi con il nemico in casa.

La penetrazione massiccia nel tessuto imperiale di popolazioni barbariche comportò inoltre un boom della schiavitù. Se nella Roma repubblicana i cittadini erano per lo più piccoli proprietari terrieri, con l'avvento delle conquiste si moltiplicò il numero dei latifondisti che gestivano immensi poderi grazie alla disponibilità illimitata di manodopera a costo zero.

ROMA ANTICA E ASSEDIO DEI BARBARIROMA ANTICA E ASSEDIO DEI BARBARI
De Jaeghere nota che «la schiavitù di massa (35% della popolazione italiana al tempo di Augusto) aveva paralizzato ovunque l'innovazione tecnologica». Infatti «sarebbe diventato sempre meno caro far lavorare degli schiavi piuttosto che mettere a punto delle macchine».

L'usura era diventata pratica diffusa.

De Jaeghere contesta la tesi, resa celebre da Voltaire e Gibbon, che l'avvento del cristianesimo fosse un elemento cruciale della decadenza dell' impero. Secondo la vulgata più diffusa gli imperatori sarebbero stati più interessati alle dispute teologiche che alle strategie militari. Inoltre la fine del paganesimo, religione civica che sanciva la fedeltà dei cittadini allo Stato, avrebbe aperto le porte all'anarchia. De Jaeghere ribalta questa prospettiva e sostiene, al contrario, che l'impero crollò proprio perché il cristianesimo non ebbe il sopravvento.
ROMA ANTICA E I BARBARIROMA ANTICA E I BARBARI

Non solo i Padri della Chiesa, con in prima linea sant'Ambrogio, esortavano gli imperatori a combattere contro i barbari innalzando il vessillo del Cristo a difesa della città eterna, ma consideravano Roma la nuova Gerusalemme, che avrebbe diffuso in tutto i suoi territori il verbo di Gesù.

La legislazione imperiale sotto l'influsso del cristianesimo tentò di arginare la degenerazione dei costumi e introdusse misure contro l'usura, l'aborto, il divorzio e l'omosessualità.

IMPERO ROMAIMPERO ROMA
Alcune leggi imposero di sopperire alle necessità delle classi più povere. Ma questi provvedimenti venivano costantemente disattesi, la corruzione era diventata l'unica legge di Roma, gli aristocratici vivevano al di là del bene e del male, i miserabili diventavano sempre più miserabili. Formalmente l'impero era cristiano, ma il sistema era in putrefazione.

Oggi in Europa c'è un gran parlare di crisi della civiltà occidentale.

Molti i segnali che indicano un esaurimento della spinta propulsiva che aveva fatto del Vecchio continente un faro e che ancora oggi richiama milioni di disperati.

Ma forse basta rileggere la storia per capire che alcuni processi possono ripetersi, pur nelle mutate circostanze.

«
L' impero romano ci serve da avvertimento», conclude De Jaeghere.

Ed è un monito inquietante.

13 Gennaio 2017

venerdì 30 settembre 2016

L'impero romano? Cadde per i pochi nati e i troppi stranieri

ARRIVA IN ITALIA IL LIBRO CHE HA SOLLEVATO UN BEL CASINO IN FRANCIA, PERCHÉ SOSTIENE CHE ROMA È COLLASSATA TRA TROPPE TASSE E IMMIGRATI 

LA STORIA SI STA RIPETENDO?

Rino Cammilleri per “il Giornale

IMPERO ROMAIMPERO ROMA
Già esaurito e in ristampa, il libro dello storico Michel De Jaeghere Gli ultimi giorni dell' Impero Romano che arriva ora in Italia (Leg, pagg. 624, euro 34), è uscito due anni fa in Francia e, là, ha sollevato un putiferio. Perché?

Perché l' autore dimostra che quella civiltà collassò per le seguenti cause: 

a) crollo demografico, per far fronte al quale si inaugurò 

b) una persecuzione fiscale che 

c) distrusse l' economia; allora si cercò vanamente di ovviare tramite 

d) l' immigrazione massiccia.

Che però si trascurò di governare.

IMPERO ROMAIMPERO ROMA
Se tutto questo ci ricorda qualcosa, abbiamo azzeccato anche il motivo per cui gli intellò politicamente corretti d' oltralpe sono insorti. 

La vecchia tesi di Edward Gibbon, che è settecentesca e perciò più vecchia del cucco, forse poteva andar bene a Marx, ma non ha mai retto: non fu il cristianesimo a erodere l' Impero Romano, per la semplice ragione che la nuova religione era minoritaria e tale rimase a lungo anche dopo Costantino. L' Impero cessò ufficialmente nel V secolo, quando i cristiani erano neanche il dieci per cento della popolazione.

Solo nella pars Orientis erano maggioranza. Infatti, Bisanzio resse altri mille anni: quelli che combattevano per difenderla erano tutti cristiani. E pure a Occidente erano cristiani soldati (inutilmente) vittoriosi come Ezio e Stilicone.

IL CIBO NELL ANTICA ROMAIL CIBO NELL ANTICA ROMA
Michel De Jaeghere, direttore del Figaro Histoire, fa capire che tutto cominciò col declino demografico. I legionari, tornati a casa dopo anni di leva, mal si adattavano a una condizione di lavoratori che, quanto a profitto, li metteva a livelli quasi servili.

Così andavano a ingrossare la plebe urbana, cui panem et circenses gratuiti non mancavano. Le virtù stoiche della pietas e della fidelitas alla res publica vennero meno, e il contagio, al solito, partì dalle élites. 

Nelle classi alte si diffuse l' edonismo, per cui i figli sono una palla al piede. 


Coi costumi ellenistici dilagarono contraccezione, concubinaggio e divorzio, tant' è che Augusto dovette emanare leggi contro il celibato. Inutili.

Anche perché, secondo i medesimi costumi, l' omosessualità era aumentata in modo esponenziale. Roma al tempo di Cesare aveva un milione di abitanti: sotto Romolo Augustolo, l' ultimo imperatore d' Occidente, solo ventimila. Già nel II secolo dopo Cristo l' aborto aveva raggiunto livelli parossistici e, da misura estrema per nascondere relazioni illecite, era diventato l' estremo contraccettivo. Solo i cristiani vi si opponevano, ma erano pochi e pure periodicamente decimati dalle persecuzioni.

Così, ogni volta i censori dovevano constatare che di gente da tassare e/o da mandare a difendere il limes ce n' era sempre meno. 

Le regioni di confine divennero lande semivuote, tentazione fortissima per i barbari dell' altra parte. 

Si pensò allora di arruolarli: ammessi ai benefici della civiltà romana, ci avrebbero pensato loro a difendere le frontiere.

E ci si ritrovò con intere legioni composte da barbari che non tardarono a chiedersi perché dovevano obbedire a generali romani e non ai loro capi naturali. 

Metà di loro erano germanici, e si sentivano più affini a quelli che dovevano combattere. 

La spinta all' espansione era cessata quando i romani si erano resi conto che, schiavi a parte, in Europa c' era poco da depredare. I barbari, invece, vedevano i mercanti precedere le legioni portando robe che li sbalordivano (e ingolosivano). 

Si sa come è andata a finire.

Intanto, che fa il fisco per far fronte al mancato introito (dovuto alla denatalità)? 

La cosa più facile (e stupida) del mondo: aumenta le tasse. 


Solo che gli schiavi non le pagano, e sono il 35% della popolazione.

Gli schiavi non fanno nemmeno il soldato. I piccoli proprietari, rovinati, abbandonano le colture, molti diventano latrones (cosa che aumenta il bisogno di soldati). 

Il romano medio cessa di amare una res publica che lo opprime e lo affama, e non vede perché debba difenderla. 

Nel IV secolo gli imperatori cristiani cercarono di tamponare la falla principale con leggi contro il lassismo morale, intervenendo sui divorzi, gli adulteri, perfino multando chi rompeva le promesse matrimoniali.

Ma ormai era troppo tardi, la mentalità incistata e diffusa vi si opponeva. Già al tempo di Costantino le antiche casate aristocratiche erano praticamente estinte. L' unica rimasta era la gens Acilia, non a caso cristiana. 

Solo una cosa può estinguere una civiltà, diceva Arnold Toynbee: il suicidio. 

Quando nessuno crede più all' idea che l' aveva edificata.

Troppo sinistro è il paragone con l' oggi, sul quale, anzi, il sociologo delle religioni Massimo Introvigne in un suo commento al libro di De Jaeghere ha infierito affondando il coltello nella piaga: i barbari che presero l' Impero non avevano una «cultura forte» e riconoscevano la superiorità di quella romana. 

Infatti, ne conservarono la nostalgia e, alla prima occasione, ripristinarono l' Impero (Sacro e) Romano.