9 dicembre forconi: contributivo
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venerdì 20 luglio 2018

IL TAGLIO DEGLI ASSEGNI D’ORO PORTERÀ A UNA STANGATA DEL 40% PER ALCUNI MANAGER, MA PENALIZZEREBBE SOPRATTUTTO CHI HA FATTO CARRIERA NEL TEMPO, MAGARI INIZIANDO DAI GRADINI PIÙ BASSI. PER I DIRIGENTI PARTITI SUBITO DAL TOP INVECE LA PENSIONE AUMENTA DEL 31%


Paolo Russo per “la Stampa”

Un' operazione Robin Hood che taglia le pensioni d' oro per aumentare quelle minime, finendo però per sforbiciare fino al 40% l' assegno di chi ha avuto una carriera con alti e bassi, aumentando invece la rendita di chi ha iniziato da dirigente e così si è ritirato.

Sono gli effetti della manovra sui trattamenti pensionistici sopra i 4mila euro mensili che il vice-premier e Ministro del lavoro, Luigi Di Maio, ha annunciato voler presentare prima della pausa estiva sotto forma di disegno di legge.
PENSIONEPENSIONE

«Non basta colpire gli ex parlamentari ma anche quelle persone, ex manager di Stato, parassiti sociali che prendono da 4 mila euro in su», ha tuonato mentre brindava alla fine dei vitalizi.

In realtà le elaborazioni fatte per noi dalla Uil Politiche previdenziali parlano di un taglio che penalizzerebbe soprattutto chi ha fatto carriera nel tempo. Magari iniziando dai gradini più bassi.

Prendiamo il caso di un manager che si sia pensionato il 1° gennaio del 2010, prima della Fornero e quindi con una pensione calcolata tutta con il più vantaggioso metodo retributivo.

bye bye vitalizi 14BYE BYE VITALIZI
Che, lo ricordiamo, non tiene conto dei contributi realmente versati ma della media retributiva degli ultimi 10 anni. Nel caso di un dirigente che abbia iniziato già dal gradino più alto la carriera, con 40 anni di anzianità contributiva alle spalle la sua pensione di 4.500 euro salirebbe addirittura a 5.877 euro, pari a un bel più 31%. Questo perché la sua retribuzione è variata solo in relazione all'inflazione.

Nel caso di un lavoratore con una carriera piatta nei primi tempi ma con una serie di balzi in avanti negli ultimi venti anni, il ricalcolo con il sistema contributivo abbatterebbe la stessa pensione di 4.500 euro a 3.112, pari a un taglio del 31%.

tito boeriTITO BOERI
Ancora peggio andrebbe a chi ha avuto oscillazioni di reddito durante la propria carriera, con una crescita costante del reddito solo negli ultimi 10 anni. In questo caso la riduzione sarebbe del 39%, ossia dei 4.500 euro odierni ne rimarrebbero appena 2.746.

I tagli sarebbero poi del 50 e più per cento per le pensioni "di diamante", quelle fanno incassare ad alcuni ex super-manager assegni mensili da 90 mila euro. Mentre sarebbero più soft per i cosiddetti "quotisti", coloro cha hanno una parte della pensione calcolata con il vantaggioso retributivo e una quota con il contributivo.

ALBERTO BRAMBILLAALBERTO BRAMBILLA






«Tutto quello che tagliamo lo mettiamo nelle pensioni minime», ha assicurato Di Maio. Ma dalle pensioni d' oro sembra ci sia da ricavare ben poco. I calcoli in questo caso li ha fatti «Itinerari previdenziali», il think tank più autorevole in fatto di previdenza guidato da Alberto Brambilla, candidato della Lega a sostituire Tito Boeri al vertice dell' Inps.

TAGLIO PENSIONI D'OROTAGLIO PENSIONI D'ORO
«Se consideriamo una soglia di 4 mila euro, che corrispondono a una pensione lorda di circa 85mila euro tassata al 38-39%, abbiamo una platea di circa 50 mila pensionati interessati all' operazione che - ammette Brambilla - porterebbe a un risparmio non superiore ai 220-230 milioni».

Briciole se si pensa che per trasformare quelle al minimo in "pensioni di cittadinanza" da 780 euro, come vogliono i cinque stelle occorrerebbero ben 4 miliardi. Per non parlare del rischio della probabile valanga di ricorsi alla Corte Costituzionale, che potrebbero cancellare una norma che va ad intaccare diritti comunque acquisiti.

Anche se alcune sentenze della Consulta hanno derogato in alcune situazioni. Il rischio potrebbe essere aggirato sostituendo al ricalcolo un contributo di solidarietà, ma darebbe un gettito solo una tantum.

La Uil di rischi ne vede poi altri. «Il solo parlare o ipotizzare ricalcoli che riducano effetti considerevoli sui redditi dei pensionati - afferma il segretario confederale Domenico Proietti - ha effetti recessivi sui consumi».

Per la Uil è bene intervenire sulle pensioni più basse, "ma la via maestra è quella di un deciso taglio delle tasse". Magari anche estendendo la quattordicesima alle pensioni fino a 1500 euro.

Fonte: qui

venerdì 13 luglio 2018

Pensioni d'oro, pronto il giro di vite oltre i 4mila euro

Roma, 13 luglio 2018 - La proposta per tagliare le pensioni d’oro è pronta e sarà presentata entro pochi giorni. Incassata l’abolizione dei vitalizi, almeno alla Camera e comunque in attesa delle possibili pronunce della magistratura, il super-ministro Luigi Di Maio passa all’attacco per il ricalcolo degli assegni pensionistici sopra i 4mila euro netti mensili: nel mirino oltre 100mila pensionati, per un incasso stimato da oltre un miliardo di euro. Il capo dei 5 Stelle spinge deciso in questa direzione: «Ora tagliamo le pensioni d’oro agli ex manager di Stato, gente privilegiata che non ha versato i contributi per una pensione anche da 30-40 mila euro, a tutti quei parassiti sociali che hanno campato sulla spalle di tanta gente».
E così, mentre i magistrati della Corte dei Conti mettono sull’avviso il governo sui rischi di correzioni alla riforma Fornero («Non ci sono i margini») con quota 41 e quota 100, i tecnici di Di Maio, in realtà, sono impegnati sul dossier pensioni elevate. A tradurre in numeri e norme l’indicazione politica è un gruppo di lavoro del quale fanno parte il giuslavorista Pasquale Tridico (consulente numero uno del capo grillino) e il presidente dell’Inps, Tito Boeri, da sempre schierato per l’intervento sulle pensioni più alte calcolate con il retributivo.
In pratica, si dovrebbero ricalcolare con il metodo contributivo (che mette in relazione l’importo dell’assegno con i contributi versati) tutte le prestazioni di importo elevato liquidate nei decenni passati e far scattare un contributo sulla parte squilibrata. Le prime proposte del numero uno dell’Inps risalgono al 2014, ma l’affinamento è contenuto nello studio Inps «Non per cassa, ma per equità».
La prima versione dell’analoga operazione d’ispirazione grillina partiva da un intervento su prestazioni da 5mila euro netti mensili (circa 8.500 lordi). Il numero di pensionati sopra quella soglia è di circa 30mila persone. Lo squilibrio prestazione/contributi si aggirerebbe intorno al 5-6%. Il taglio ammonterebbe a circa il 5% dell’intera pensione: su una pensione di 5.837 netti, la quota tagliata sarebbe di 284 euro netti mensili. In totale l’incasso sarebbe di circa 115 milioni di euro.
Per arrivare a un risparmio da un miliardo, obiettivo indicato dell’intervento, ci vuole ben altro. «Solo estendendo l’intervento dai 4mila euro netti in su di reddito pensionistico, il gettito potrebbe arrivare intorno al miliardo», conferma Stefano Patriarca, economista ex consulente del governo. Ma l’intervento dovrà fare i conti non solo con l’opposizione di Pd e Forza Italia ma anche della Lega.
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«È una strada rischiosa – avvisa il professor Alberto Brambilla, l’uomo della previdenza del Carroccio –. Non si possono cambiare le regole fissate dalla legge per i pensionamenti di venti o trenta anni fa con effetto retroattivo: meglio la soluzione del contributo di solidarietà sugli assegni più elevati».
Fonte: qui