9 dicembre forconi: Raqqa
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venerdì 15 dicembre 2017

Gli errori delle armi intelligenti: Vittime civili dei bombardamenti aerei “di precisione” in Iraq ed in Siria


Risultati immagini per Smart Weapons fallacy
L’eliminazione definitiva dell’Isis in Iraq ed in Siria è vicina, ma, benché possa essere la sconfitta di questi mostruosi movimenti, è stata raggiunta solo a costo di grandi distruzioni e perdite di vite umane. Questa è la nuova faccia della guerra che i governi cercano di nascondere: un numero limitato di truppe da combattimento a terra chiama devastanti attacchi aerei compiuti dagli aeroplani, dai missili e dai droni, siano essi americani o russi, per spianare la strada alla loro avanzata.

I governi fingono che le guerre aeree oggi siano molto diverse dal Vietnam mezzo secolo fa quando le città erano notoriamente “distrutte per poter essere salvate”. In questi giorni le forze aeree – siano gli americani in Iraq, i russi in Siria od i sauditi in Yemen – affermano che queste distruzioni di massa non avvengono più grazie alla maggiore precisione delle loro armi: usando un singolo cecchino, una stanza in una casa può presumibilmente essere colpita senza danneggiare una famiglia che si accovaccia terrorizzata nella stanza accanto.


La vendita di armi di alta precisione molto costose a paesi come l’Arabia Saudita è persino giustificata come misura umanitaria volta a ridurre le vittime civili.
Le public relations sono cambiate ma non la realtà. Nonostante le affermazioni di una maggiore accuratezza, le foto dei droni di Mosul ovest assomigliano molto alle immagini di Aleppo est, Raqqa o di grandi parti di Damasco, dove ogni edificio è sventrato o ridotto a cumuli di mattoni rotti intervallati da crateri. Il problema per i giornalisti o le organizzazioni per i diritti umani è che è quasi impossibile verificare le affermazioni delle vittime o le smentite dei presunti colpevoli al momento.
I testimoni, quando non sono morti, sono fuggiti o sono troppo spaventati per parlare; i governi, gli eserciti regolari e le forze aeree probabilmente se la caveranno se si nasconderanno dietro ad un diretto rifiuto di aver fatto qualcosa di sbagliato. Anche se alla fine emergessero informazioni dannose, l’interesse dei mezzi di informazione si sarà già spostato e l’interesse pubblico sarà stato lieve.
E’ stato frustrante durante le ultime settimane dell’assedio di Mosul, che è durato nove mesi, sapere che c’era stata una pesante perdita di vite di civili grazie agli attacchi aerei, sostenuti dalle forze irachene nella città vecchia, ma era impossibile dimostrarlo. Ero in contatto con il cellulare con due persone diverse intrappolate dietro le linee dell’Isis che si trovavano di fronte al dilemma di restare dov’erano e di essere uccisi dai bombardamenti, o di cercare di fuggire verso il territorio governativo e rischiare di essere uccisi dai cecchini dell’Isis.
I due uomini hanno preso decisioni diverse, ma nessuno dei due è sopravvissuto. Uno è stato ucciso dall’Isis mentre lui e sua madre si sono uniti ad un gruppo che cercava di fuggire attraverso il Tigri usando pneumatici perché non potevano nuotare. Il secondo uomo è stato ferito in un attacco aereo e ucciso da un secondo nelle ultime settimane dell’assedio. La maggior parte dei parenti dei due uomini erano morti al momento in cui l’assedio è finito.
Fortunatamente alcuni giornalisti continuano a guardare ciò che è realmente accaduto in battaglie come Mosul molto tempo dopo che il resto dei media ha spostato la sua attenzione altrove. Joel Wing, nel giornale online  Musings on Iraq, scrive che nuove informazioni sulle vittime aumentano “il numero totale di morti durante l’operazione [per catturare la città di Mosul e l’area circostante] ammonta a 21.224 e 30.996 feriti. 17.404 nella prima e 24.580 in quest’ultima. I nuovi numeri hanno evidenziato il fatto che ci sono ancora molte altre vittime non documentate in quanto il numero dei  feriti dovrebbe essere da quattro a sei volte più alto del numero dei morti. Anche se sottrai le 5.325 persone che sono state giustiziate dallo Stato islamico, ciò significherebbe comunque che per i combattimenti dovrebbero esserci circa 60.000-90.000 feriti “.
Il numero sembra alto ma è credibile, tenendo conto dell’uso dell’artiglieria tradizionale e dei lanciarazzi multipli russi nell’attacco ad ovest di Mosul. Le vittime di attacchi aerei sono aumentate, anche perché le regole per le truppe di terra che hanno lanciato attacchi aerei sono state allentate prima che iniziasse l’attacco a ovest di Mosul. L’Isis stava uccidendo civili che cercavano di fuggire dalla ristretta enclave da loro detenuta e molte più persone erano confinate in un piccolo numero di case, quindi se una  fosse stata colpita il numero di vite umane perse sarebbe stato alto.
Ancor prima che questo accadesse, molti più civili erano uccisi dagli attacchi aerei di quanto non ammettesse la coalizione aerea guidata dagli Stati Uniti. L’unico modo per ottenere la verità è guardare un grande campione di attacchi aerei sul terreno e vedere se sono stati segnalati dalla coalizione ed, in tal caso, quanto è accurato quel rapporto.
Questo è stato fatto per la prima volta da Azmat Khan e Anand Gopal, che hanno visitato i siti di circa 150 attacchi aerei nel nord dell’Iraq tra aprile 2016 e giugno 2017. In un lungo studio chiamato “The Uncounted”, pubblicato sul New York Times del 16 novembre, hanno raggiunto conclusioni devastanti. Scrivono che “abbiamo scoperto che uno su cinque degli attacchi della coalizione che abbiamo identificato ha provocato la morte di civili, un tasso di 31 volte più alto di quello  riconosciuto dalla coalizione”. Aggiungono che quando si parla di morti civili questa “potrebbe essere la guerra meno trasparente della recente storia americana”.
La coalizione ha negato che molti degli attacchi aerei che avevano ucciso quelle persone siano mai avvenuti, ma i giornalisti hanno scoperto che c’erano video di alcuni dei bombardamenti sul canale YouTube della coalizione, sebbene questi affermassero di mostrare la distruzione degli obiettivi dell’Isis. Quando lo hanno sottolineato, i video sono stati ritirati in silenzio.
Il quadro che la coalizione ha presentato della sua offensiva aerea si rivela essere una finzione. In un campione di una zona residenziale chiamata Qaiyara, vicino alla città di Mosul, la coalizione ha affermato di aver ucciso un solo civile nella o vicino alla città e l’aviazione militare irachena ha detto di non aver ucciso nessuno. Si è scoperto che c’erano stati 40 attacchi aerei in quest’area che avevano ucciso 43 civili, di cui 19 uomini, otto donne e 16 bambini, di 14 anni o più giovani. In circa un terzo dei fatali attacchi, l’Isis si trovava in prossimità dei civili, ma in metà dei casi non vi era stata alcuna presenza Isis riconoscibile.
Dove c’era la prova di presenza dell’Isis, spesso l’informazione era inconsistente e vecchia: in un caso una famiglia di sei persone era stata strappata via ad un bambino di due anni perché un informatore locale aveva visto un mortaio vicino alla loro casa anche se era stata portato via molto prima dell’attacco.
L’importanza di questo studio è grande perché per la prima volta può essere mostrato ciò che sta realmente accadendo in una serie di guerre in Medio Oriente a partire dall’Afghanistan nel 2001. Non esistono attacchi aerei di precisione.
La coalizione ha affermato che solo uno su 157 dei suoi 14.000 attacchi aerei in Iraq dal 2014 ha provocato la morte di un civile, ma le prove sul campo mostrano che il tasso reale è di uno su cinque. La rassicurante affermazione dei comandanti aerei americani e britannici secondo cui le armi intelligenti consentono loro di evitare l’uccisione di civili è semplicemente falsa. 



Per concessione di Comedonchisciotte

martedì 17 ottobre 2017

ISIS SCONFITTO IN SIRIA: RAQQA E’ STATA LIBERATA!

LA PROPRIA BANDIERA ALL'INTERNO DELLO STADIO, ULTIMO BASTIONE NELLA 'CAPITALE' DEL CALIFFATO

SCONFITTE ANCHE IN IRAQ: LE MILIZIE FILO-IRAN HASHID SHAABI, A MAGGIORANZA SCIITA, HANNO OCCUPATO OGGI LA CITTÀ DI SINJAR

1 - SIRIA: ONDUS, RAQQA È STATA LIBERATA
(ANSA) - Raqqa è stata liberata: lo riferisce l'Osservatorio per i diritti umani (Ondus). Le milizie filo-Usa hanno issato la propria bandiera all'interno dello stadio, ultimo bastione dell'Isis nella 'capitale' del Califfato. Nei dintorni proseguono sporadici combattimenti.

2 - IRAQ: MILIZIE SCIITE OCCUPANO CITTÀ YAZIDA SINJAR
raqqaRAQQA
(ANSA) - Le milizie filo-Iran Hashid Shaabi, a maggioranza sciita, hanno occupato oggi la città irachena di Sinjar, ad ovest di Mosul, maggiore centro degli Yazidi e teatro nel 2014 di un massacro compiuto dall'Isis contro questa comunità. Lo riferisce il sito della televisione curda irachena Rudaw. L'occupazione è avvenuta durante l'avanzata dell'esercito iracheno e delle milizie sciite sue alleate contro i Peshmerga curdi.

curdi a RaqqaCURDI A RAQQA
Fonti dei Peshmerga a Sinjar hanno detto che stamane la città è stata occupata dopo che un accordo per evitare combattimenti era stato raggiunto tra unità di miliziani Yazidi inquadrati nei Peshmerga curdi e altri Yazidi che fanno parte delle milizie Hashid Shaabi. Nel 2015 Sinjar era stata strappata all'Isis da milizie curde composte da Peshmerga del Kurdistan iracheno e dal Pkk turco, che da allora erano presenti entrambi in città. Gli Yazidi che hanno preso le armi dopo il massacro del 2014 sono divisi tra quelli che hanno aderito alle milizie curde e quelli che sono entrati nelle forze Hashid Shaabi a maggioranza sciita e alleate con Teheran. Anche Sinjar, come Kirkuk, è tra le aree contese tra il governo centrale di Baghdad e i curdi. Nel maggio scorso le milizie sciite filo-governative avevano già compiuto un'offensiva nella regione, impossessandosi di diversi villaggi intorno alla città.
convoglio misto curdo americano raqqaCONVOGLIO MISTO CURDO AMERICANO RAQQA

3 - PRIMO RAID USA CONTRO ISIS IN YEMEN, 'DECINE MORTI'
(ANSA) - Gli Usa hanno condotto il primo attacco aereo contro l'Isis in Yemen, distruggendo due campi di addestramento e uccidendo "decine" di miliziani. Lo ha annunciato il Pentagono. I raid hanno "minato i tentativi dell'organizzazione di addestrare nuovi combattenti", recita un comunicato. Secondo fonti della Cnn, nei due campi colpiti si stima vi fossero almeno 50 miliziani dell'Isis.

raqqaRAQQA
I due campi, situati nel governatorato di al Bayda, venivano utilizzati per "addestrare i miliziani a compiere attacchi con Ak47, mitragliatrici, lanciarazzi". "L'Isis - prosegue il comunicato del Pentagono - ha usato i territori fuori controllo in Yemen per pianificare, dirigere, ispirare, reclutare per attacchi terroristici contro l'America e i suoi alleati in tutto il mondo. Per anni, lo Yemen è stato un hub per i terroristi". "Le Forze Usa stanno sostenendo le operazioni antiterrorismo contro l'Isis e l'Aqap - al Qaida nella Penisola arabica, ndr - per ridurre le capacità dei due gruppi di coordinare attacchi esterni e mantenere il controllo di pezzi di territorio nel Paese".

Fonte: qui

ASSEDIATA DAI RIBELLI SIRIANI TRABALLA RAQQA, ULTIMA ROCCAFORTE DEL CALIFFATO DELL' ISIS

MA AL BAGHDADI STA GIA’ SPOSTANDO LE TRUPPE IN LIBIA 

COSA FARANNO I “FOREIGN FIGHTERS” DELLA GUERRA SANTA SOPRAVVISSUTI ALLA SCONFITTA IN SIRIA E IRAQ? 

STANNO TORNANDO IN EUROPA…
Fausto Biloslavo per “il Giornale”
RAQQARAQQA

A Raqqa, storica capitale dello Stato islamico in Siria, restano asserragliati gli ultimi jihadisti stranieri, sopratutto francesi, ma potrebbero esserci anche dei volontari della «guerra santa» giunti dall' Italia. Main, la moglie siriana di un foreign fighter marocchino, che in estate si è consegnata alle forze curde ha rivelato che secondo suo marito c' erano «in prima linea fra i 10 e 15 mujaheddin italiani». Si calcola che sui fronti delle bandiere nere, principalmente in Siria ed Iraq, siano arrivati nel corso degli anni fra i 30mila ed i 40 mila volontari jihadisti.
convoglio misto curdo americano raqqaCONVOGLIO MISTO CURDO AMERICANO RAQQA

Gli americani sostengono che oltre 20mila sono stati uccisi. Il 30-40% dei sopravissuti partiti dall' Europa sarebbe già rientrato nel vecchio continente. Molti sono monitorati o sostengono di avere abbandonato la lotta armata, ma in realtà si teme che alcuni abbiano avuto da tempo l'ordine di rientrare per creare cellule o arruolare nuovi adepti per possibili attentati.
curdi a RaqqaCURDI A RAQQA

Non è un caso che gli irriducibili del Califfato sono proprio i combattenti stranieri. A Raqqa restano ancora asserragliati nel centro città fra i 200 e 300 mujaheddin. Le Forze democratiche siriane a base curda che assediano da 4 mesi l'ultima «capitale» dello Stato islamico hanno dichiarato: «Sono rimasti solo i combattenti stranieri, che rifiutano la resa con le loro famiglie che non hanno voluto andare via». I combattenti anti Isis che godono dell' appoggio americano hanno lanciato l'assalto finale.

raqqaRAQQA
«La battaglia continuerà finché l'intera città non sarà ripulita» ha annunciato Talal Selo, il portavoce delle Forze democratiche siriane. La liberazione dovrebbe essere questione di ore o di pochi giorni non essendoci più scudi umani. Sabato notte sono state evacuate dalla ridotta gli ultimi 3mila civili assieme ai miliziani del Califfato, tutti siriani, che hanno accettato di deporre le armi dopo le trattative con il Consiglio municipale di Raqqa libera composto da rappresentanti tribali e della società civile.

uomo siriano con pistola raqqa 2013UOMO SIRIANO CON PISTOLA RAQQA 2013
Il capo degli irriducibili a Raqqa è il belga-francese Oussama Atar considerato la mente degli attacchi del terrore a Parigi nel 2015 e a Bruxelles nel 2016. «Se dei jihadisti moriranno in questi combattimenti dirò tanto meglio e se cadono nelle mani delle forze siriane dipenderanno dalla giurisdizione siriana» ha dichiarato senza peli sulla lingua il ministro della Difesa francese, Florence Parly.

Il problema è cosa faranno i volontari stranieri della guerra santa, che da Mosul a Raqqa sono riusciti a sopravvivere al crollo del Califfato. Si calcola che fra il 30-40% degli «europei» sono tornati a casa. Gli altri del vecchio continente o sono stati uccisi oppure hanno difficoltà a rimpatriare a causa della chiusura ermetica del confine turco. Non solo: 15 paesi europei hanno cancellato la cittadinanza dei miliziani dell' Isis che ne avevano una doppia. Solo in Inghilterra sono stati depennati come cittadini 150 jihadisti. Si teme che i sopravvissuti puntino a raggiungere la Libia, dove non esiste un governo che controlla tutto il territorio.
raqqaRAQQA

L' obiettivo è rinforzare le forze dell' Isis dopo la caduta della roccaforte di Sirte ed utilizzare il Paese come trampolino di lancio verso la Tunisia ed il Marocco, da dove sono partiti migliaia di foreign fighters. Non è un caso che l' intelligence marocchina controlli a tappeto i centri di detenzione dei migranti. Numerose informazioni indicano che diversi jihadisti sopravvissuti stiano cercando di raggiungere l' Europa con i barconi.

Fonte: qui

sabato 11 marzo 2017

I MARINES SONO ENTRATI NEL NORD DELLA SIRIA PER SFERRARE L’ATTACCO FINALE A RAQQA, CAPITALE DELL’ISIS, INSIEME A TRUPPE FILO-ASSAD E RUSSE

CON LA PERDITA DI TRE QUARTI DI MOSUL, IL CALIFFATO HA PERSO IL GROSSO DEL SUO POTERE IN MEDIORIENTE

Giordano Stabile per www.lastampa.it

I Marines americani sono arrivati nel Nord della Siria per partecipare all’attacco finale a Raqqa, capitale del Califfato, nelle “prossime settimane”. Il dispiegamento è stato confermato a media statunitensi da ufficiali voluti rimanere anonimi. Il Corpo dei Marines non ha voluto commentare, per ragioni diplomatiche, e non ha voluto rivelare l’esatta dislocazione delle forze. 

I reparti sono dotati di artiglieria pesante, come quelli dispiegati a Sud di Mosul, a Makhmour, nelle fasi preliminari dell’offensiva sulla roccaforte dell’Isis in Iraq. L’artiglieria, probabilmente pezzi da 155 millimetri, servirà a distruggere le postazioni fortificate degli islamisti nel perimetro esterno di Raqqa, in modo da consentire alle forze curdo-arabe, Syrian democratic forces (Sdf), di avanzare verso il centro. Le Sdf si trovano in alcuni punti a soli 15 chilometri dal centro e a ridosso della linea fortificata.
marines americani in siriaMARINES AMERICANI IN SIRIA

L’uso dei Marines è il primo segno del nuovo piano, più “muscolare”, voluto dall’Amministrazione Trump nell’offensiva contro il Califfato. Lo spostamento dei reparti di artiglieria, già presenti nella regione, non richiedeva un’approvazione diretta del presidente o del Segretario alla Difesa James Mattis, ma comunque la Casa Bianca e il Pentagono hanno esaminato la mossa.
marines americani in siriaMARINES AMERICANI IN SIRIA

L’offensiva di Raqqa segue quella già in atto e forse giunta alle battute finale di Mosul. Qui il capo dell’Isis Abu Bakr Al Baghdadi, secondo quanto riferiscono alcune fonti del comando americano, sarebbe andato via lasciando ad altri il compito di resistere all’offensiva delle truppe irachene.

Con la perdita di tre quarti di Mosul, Raqqa, 500 mila abitanti prima della guerra, resta l’unica grande città nelle mani dello Stato islamico. Le Sdf dispongono di 30-40 mila uomini, per tre quarti guerriglieri curdi dello Ypg, un movimento che la Turchia considera “terrorista”. L’attacco finale a Raqqa è stato presumibilmente discusso in un vertice di due giorni fa ad Antalya, in Turchia, fra i capi di Stato maggiore turco, russo e americano. 

Fonte: qui

raqqa distrutta dai bombardamentiRAQQA DISTRUTTA DAI BOMBARDAMENTI