9 dicembre forconi: Orban
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lunedì 9 aprile 2018

Ungheria: grandissima vittoria di Orban, ora al 49%

Il premier ungherese ha vinto in maniera schiacciante le elezioni, conquistando il suo terzo mandato consecutivo dal 2010 in un voto che ha visto nel Paese un'affluenza record

(ANSA) - BUDAPEST, 8 APR - Il premier ungherese Viktor Orban ha vinto in maniera schiacciante le elezioni, conquistando il suo terzo mandato consecutivo dal 2010 in un voto che ha visto nel Paese un'affluenza record. Il partito di governo Fidesz, secondo i risultati diffusi quando lo spoglio era ormai oltre l'80%, conserva la maggioranza assoluta nel parlamento con il 49% dei consensi. Secondo è il partito Jobbik con il 20%, terza l'alleanza socialisti-verdi con 12%. Per tutto il giorno si sono registrate lunghe code davanti ai seggi elettorali, un'affluenza mai vista nel Paese. Una grande partecipazione che aveva fatto ipotizzare agli analisti la possibilità di una buona affermazione delle opposizioni che avrebbero potuto far perdere la maggioranza assoluta a Fidesz. Cosa che non è avvenuta.

Fino alla chiusura dei seggi, alle 19, circa 5,5 milioni di elettori sono andati alle urne, il 70%, contro un affluenza del 61,73% nel 2014. Circa 1547 i candidati in lizza per i 199 seggi del parlamento. Fidesz e il suo alleato il partito cristiano democratico avrebbero ne avrebbero conquistati 133. Il secondo posto alle elezioni è andato a Jobbik di Gabor Vona, partito conservatore nazionalista, ma non più euroscettico, che aveva promesso una lotta contro la corruzione generalizzata attribuita a Orban. A seguire l'alleanza socialista-verde (Mszp-P) e le altre formazioni politiche.
La vittoria - sono state le prime parole di Orban che ha festeggiato il risultato con i suoi sostenitori - è un'opportunità "per difendere l'Ungheria". A premiarlo, secondo gli osservatori, è stato soprattutto il martellamento andato avanti per mesi, anche attraverso i media pubblici da lui controllati, circa il "pericolo mortale" che starebbe minacciando gli ungheresi: l'arrivo di migliaia di migranti musulmani, con il ricollocamento obbligatorio voluto dall'Ue. "Dobbiamo decidere bene, perché sbagliando non ci sarà più modo di riparare, rischiamo di perdere il nostro Paese, che diventerà un Paese di immigrati", aveva detto ancora il giorno delle elezioni. Un messaggio che ha evidentemente raccolto il favore dell'elettorato.

martedì 12 dicembre 2017

L’Ungheria ora nel mirino di Soros

Sebbene siano stati amici intimi, Orban e Soros ora si odiano. Il primo ha assunto il ruolo di difensore degli interessi dell’Europa orientale contro il secondo, come Putin lo fa per quelli russi.
E questo è precisamente il motivo per cui entrambi vengono dipinti dai media occidentali come dittatori neo-hitleriani.
Negli ultimi mesi Orban, nel suo cammino verso la rielezione, ha chiesto pubblicamente che l’influenza di Soros nella politica, nell’istruzione e nel governo ungherese venga sradicata. E Soros ha risposto con una beffarda smentita scritta.
Nulla di tutto ciò, tuttavia, è una novità.
E non lo è neanche l’annuncio della settimana scorsa che  il Dipartimento di Stato USA spenderà 700.000 dollari per confutare quanto detto da Orban nella sua campagna per la rielezione.
Smascherare Soros
Quel che è nuovo è ciò che questo implica. Il pubblico annuncio fatto a riguardo dall’incaricato d’affari David Kostelancik, in aperta opposizione al buon rapporto di Trump con Orban, e che ha messo in difficoltà il segretario di stato Rex Tillerson.
Non è un segreto che l’Ambasciata americana a Budapest abbia ancora dipendenti di Obama, i quali continuano nei loro incarichi perché il Congresso rifiuta di confermare le nomine di Trump e Tillerson.
È dunque ovvio che questa di Soros sia una mossa disperata per attivare i propri servi nel Dipartimento di Stato. Una palese violazione della politica dichiarata da Trump di non effettuare più regime changes.
L’influenza di Soros in Europa è oramai notoria. Due settimane fa è stata pubblicata la “Lista di Soros”, comprendente membri del Parlamento europeo ed altri funzionari dell’Unione a cui ha dato contribuiti e che, presumibilmente, ha sotto il suo diretto controllo. Non mi è giunta notizia di alcuna smentita.
E a causa di ciò i costi per continuare ad influenzare le cose dietro le quinte sono aumentati vertginosamente.
Ricordate anche che Israele, ironia della sorte, a luglio ha aspramente criticato l’influenza di Soros in Ungheria. Al tempo scrissi:
L’atteggiamento è cambiato quando un portavoce del ministero degli Esteri israeliano, in maniera non ufficiale, ha denunciato Soros in relazione alla politica ungherese. Poi vedo questo articolo che dice che Israele potrebbe dichiararlo “Nemico dello Stato”, introducendo una legge simile a quella ungherese e russa, che limita fortemente l’operato dietro le quinte di gruppi come OSF e Human Rights Watch.
L’introduzione di questa proposta di legge avverrebbe questa settimana, contestualmente alla visita di Netanyahu a Budapest.
Questo è stato un importante punto di svolta nella narrazione riguardo Soros. La pubblicazione della lista è stato un altro. Dobbiamo ringraziare Orban per averlo sfidato apertamente. E ci vorranno ben più dei 700.000 dollari di denaro USA per influenzare materialmente la campagna di rielezione di Orban.
Orban non vuole però tentare la sorte, ed è per questo che sta chiedendo apertamente ai transilvani di registrarsi al voto. La risposta dei funzionari rumeni, burattini di Soros, è stata quasi comica nella sua indignazione.
L’indipendenza di Visegrád
Quel che sta accadendo in Ungheria si sta replicando in tutta l’Europa dell’Est. Dal rifiuto della Polonia di omologarsi ai diktat UE sull’immigrazione, in linea col muro ungherese, alla visita del presidente ceco a Mosca, dove ha parlato esclusivamente in russo e ha detto che la Russia è “dieci volte più importante” di quanto lo sia la Francia.
Giocatori come Soros disprezzano qualsiasi forma di etnocentrismo. Cultura ed esperienze comuni sono un qualcosa da distruggere. L’intera mentalità progressista/marxista sta nel costruire muri comunicativi tra generazioni e nel separare gruppi per indebolirli.
La Russia di Putin ne guida l’opposizione. Con successo, ha integrato territori problematici, come la Cecenia, senza imporre loro una soluzione culturale centralizzata. La conservazione degli imperativi culturali, in effetti, guida gran parte del successo diplomatico e militare di Putin degli ultimi sedici anni.
E non importa quanti soldi gente come Soros ed i suoi delegati del Dipartimento di Stato spendano per cambiare le cose, alla fine perderanno.
Quando leggo un titolo che dice che la nazionalista e, fino ad allora, russofoba leadership polacca si sta stancando delle assurdità provenienti da Kiev, un governo che il nostro Dipartimento di Stato e Soros hanno messo al potere per destabilizzare la Russia, allora sai che è solo questione di tempo prima che l’intero edificio crolli.
Orban ha immensamente elevato il profilo internazionale dell’Ungheria da quando è presidente. Ed ha seguìto con successo la leadership di Putin, che ha avuto effetti di ricaduta in Repubblica Ceca, Austria e persino Germania.
Con la Merkel alle corde, i socialdemocratici tedeschi vengono attualmente corrotti per accettare una “große koalition” che tenga vivo il sogno. Theresa May sta perdendo consenso nei suoi tentativi di sabotare i negoziati sulla Brexit.
Ad un certo punto, tutto ciò che miliardi di dollari ti danno sono una gran quantità di rimpianti ed un disastro che altri dovranno ripulire.
Fonte: Tomluongo.me
Tratto da: ComeDonChisciotte

Traduzione per www.comedonchisciotte.org di HMG

lunedì 3 ottobre 2016

UNGHERIA NULLA DI FATTO - IL REFERENDUM CONTRO LE QUOTE DEI MIGRANTI ASSEGNATE DA BRUXELLES NON RAGGIUNGE IL QUORUM (AFFLUENZA AL 43,9%)

MA TRA I VOTANTI, PIÙ DI 9 SU 10 ERANO PER IL PUGNO DI FERRO 

IL GOVERNO ORA VUOLE UNA LEGGE: NIENTE STRANIERI SENZA IL VIA LIBERA DEL PARLAMENTO

Marco Imarisio per il “Corriere della Sera”

Lo schiaffone che Viktor Orbán voleva dare all' Unione Europea si rivela al massimo uno scappellotto, con potenziale effetto boomerang. Il referendum contro le quote dei migranti assegnate da Bruxelles, voluto e imposto dal primo ministro non ha raggiuntoil quorum del cinquanta per cento, quindi non è valido. Il suo risultato non conta nulla. O almeno non dovrebbe contare, Costituzione ungherese alla mano.


Al mattino presto, dopo aver votato nella scuola di un ricco sobborgo di Budapest, Orbán aveva già messo le mani avanti, dicendo che a prescindere dalla percentuale dei partecipanti, lo scontato plebiscito per il No all' accoglienza dei 1.300 profughi deciso da Bruxelles avrebbe avuto comunque serie conseguenze giuridiche. Le dichiarazioni fatte all' uscita del ginnasio non sono state solo un tentativo di vedere il bicchiere mezzo pieno in vista di un possibile fallimento. Rappresentano anche una anticipazione di quel che ben presto avverrà in Ungheria.

«Meglio un referendum valido che uno non valido - ha detto -. Le conseguenze legali si applicheranno in ogni caso. L' unica cosa importante è che ci siano più No che Sì».
Cambierà la Costituzione. Lo strappo con l'Unione europea ci sarà comunque. A urne ancora aperte Orbán ha promesso di creare una linea politica che permetta al Parlamento ungherese di essere l' unico soggetto tenuto a decidere sull' eventuale accoglienza dei migranti. «Noi, e non altri», ha sorriso prima di salutare.

Il copione sembra già scritto, a prescindere dal referendum. Il suo esito ha una importanza relativa, almeno in Ungheria. E infatti le prime parole ufficiali dopo l' annuncio del mancato quorum sembrano un inno alla gioia. «Una vittoria a valanga».

Al vicepremier Zsolt Semjén è toccata la parte dell' entusiasta. «Con questa alta partecipazione il governo ha ricevuto un chiaro mandato per rigettare le quote imposte dall' Unione europea, ed è esattamente quel che faremo, se necessario modificando anche la nostra carta costituzionale».

La surreale conferenza stampa tenuta da Orbán in una sala dove non sono stati ammessi i giornalisti testimonia però un certo nervosismo latente tra le fila dell' aspirante uomo forte del blocco dell' Est. Sottovoce e silenziati dall' enfasi governativa, ma i numeri parlano chiaro. La maggioranza degli ungheresi è rimasta a casa, accogliendo l' invito all' astensione fatto da una maggioranza quasi sempre silenziata e per giunta divisa. Potevano votare 8.167.068 persone.

Lo hanno fatto solo in tre milioni e duecentomila, pari al 43,9 degli aventi diritto. Il No ha vinto con il 95 per cento. Le cifre sul mancato quorum avrebbero potuto essere ancora più pesanti di altri sette punti percentuali per il governo se alcune formazioni politiche minori non si fossero distinte facendo appello per il Sì o per la scheda nulla.

Il plebiscito che Orbán chiedeva non c' è stato. Alla fine l' esuberante primo ministro ungherese si ritrova con lo stesso risultato delle elezioni politiche del 2014. La base elettorale del No corrisponde infatti alla somma dei voti presi da Fidesz, il partito di governo, e dall' ultradestra di Joppik, che si è mobilitata per la consultazione ma è stata la prima a presentare il conto chiedendo le dimissioni del premier. «Si è fatto un autogol, il referendum è stato un fallimento politico».

arrivo dei migranti in ungheria 4ARRIVO DEI MIGRANTI IN UNGHERIA
Il capo della Coalizione democratica Ferenc Gyurcsàny si è invece ritrovato con una opposizione rivitalizzata per grazia ricevuta. «Se il governo non ascolta la voce della maggioranza significa che è politicamente sordo».

La prima sconfitta di un uomo non abituato a perdere può provocare problemi di udito. Viktor Orbán infatti ha reagito alla sua maniera, tirando dritto come fa da quando ha preso il potere. «Si tratta di un risultato sensazionale. Abbiamo vinto. Ha votato No alla quote di Bruxelles lo stesso numero di persone che nel 2003 avevano approvato l' ingresso nell' Unione europea. Il nostro governo intende inserire nella Costituzione la decisione presa oggi dagli ungheresi. Entro un paio di giorni farò la proposta ufficiale al Parlamento». Fonte: qui

confine ungheria austria 9CONFINE UNGHERIA AUSTRIA 

martedì 14 giugno 2016

ORBAN ABBATTE L'IVA AL 5%


ORBAN ABBATTE L'IVA AL 5%

BUDAPEST - Senza la mannaia della Bce e avendo la completa gestione della propria valuta, oltre ad un accorto governo che fa davvero gli interessi della popolazione, l'Ungheria annuncia il taglio secco dell'IVA su generi alimentari di prima necessità, raccogliendo così i frutti dell'ottima gestione dei conti pubblici.

Il Parlamento ungherese ha approvato il pacchetto fiscale 2017 che include l’abbassamento al 5% dell’IVA su latte, uova e pollame.
In più è stato approvato l'abbattimento delle tariffe per i servizi Internet e di catering dal 27% al 18%. Il nuovo sistema entrerà in vigore del 1° gennaio 2017 e porterà diversi altri cambiamenti.
Le famiglie con almeno due figli a carico riceveranno un trattamento fiscale agevolato, con forti sconti sulle tasse proprio per famiglie con almeno due figli.
Secondo il governo Orban, le modifiche alla tassazione permetteranno a 350mila famiglie ungheresi il risparmio aggregato di 15 miliardi di fiorini.
Sarà anche rimosso il limite di 30 milioni di fiorini sui beni a tassazione ridotta per gli investimenti delle PMI, e le aziende che non possono usufruire a pieno delle deduzioni fiscali per ricerca e sviluppo, saranno autorizzate ad applicare la deduzione dalle donazioni in beneficenza. 
lunedì 13 giugno 2016
Fonte: qui