9 dicembre forconi: Milon Sayal
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domenica 20 maggio 2018

LE ALTRE VITTIME DEI KILLER DI OSTIA - NAOMI E NIKO, PRIMA DI AMMAZZARE IL BENGALESE MILON SAYAL PER UN CELLULARE AVEVANO RIPULITO ANCHE UN UOMO 40ENNE, PURE LUI ATTIRATO CON LA PROMESSA DI SESSO.

MA CE NE SAREBBERO VARI ALTRI, CHE NON DENUNCIANO PER LA VERGOGNA O PERCHÉ TEMONO LA VENDETTA DEI BOSS DEL LITORALE, GRANDI AMICI DEL DUO

I due killer di Ostia intervistati da 'Cartabianca' un mese dopo l'omicidio


niko caldiero e naomi caruso 3NIKO CALDIERO E NAOMI CARUSO 3
Elena Panarella Mirko Polisano per “il Messaggero

«Ci vediamo allora domani vicino al porto?». «Si ti aspetto e ci divertiamo». Così si scrivevano tra loro Naomi Caruso e Milon Sayal, il 33enne bengalese morto dopo essere stato massacrato di botte - secondo gli inquirenti - dal marito di lei, Niko Caldiero in via Enea Picchio a Ostia Ponente. Per entrambi il gip ha convalidato, nelle ultime ore, l' arresto. Un agguato studiato nei dettagli e a cui Naomi, 21 anni, non era nuova. Su di lei, secondo quanto trapela dall' inchiesta, c' è almeno un altro caso certo (simile a quello di Milon) che la vede indagata per estorsione.

niko caldiero e naomi carusoNIKO CALDIERO E NAOMI CARUSO
STESSO MODUS OPERANDI

La tecnica, sempre la stessa, avance e incontri per poi farsi pagare. Il marito, conosciuto in zona e agli inquirenti per piccoli reati, era il braccio operativo. Anche se lui più volte ha puntato sul fattore della gelosia. Le vittime, residenti del quartiere ma anche sconosciuti, contattati dai siti di annunci e chat per incontri amorosi dove la 20enne romana cambiava puntualmente identità: compariva, infatti, con il nome Alessia. L'ultimo che è finito nella rete della giovane coppia diabolica, prima della tragedia di Milon, è stato un uomo, anche lui romano, di 40 anni adescato sempre on line e poi costretto a pagare una somma di denaro.
niko caldiero e naomi carusoNIKO CALDIERO E NAOMI CARUSO

Questa volta però a marito e moglie è andata male. E sì perché la vittima in questo caso, ha trovato il coraggio di sporgere denuncia. E ora la querela, su cui sta lavorando anche la polizia del commissariato di Ostia, andrà a far parte del fascicolo d' inchiesta di cui è titolare il pm Marcello Cascini.

Ora gli inquirenti si stanno concentrando sull' analisi dei tabulati, acquisendo dai telefoni i contenuti delle chat hot e i messaggi che gli utenti si scambiavano con Naomi. O meglio con Alessia. «Vieni da me a Ostia. Ci divertiamo», scriveva all' indirizzo di Milon a cui avrebbe anche chiesto che modello di smartphone aveva. Domanda preliminare per intuire se la preda era quella giusta.

niko caldiero e naomi carusoNIKO CALDIERO E NAOMI CARUSO
Poi le informazioni scambiate con il marito che sarebbe entrato in azione, in un secondo momento per rapinare l' uomo di cellulare e soldi. E sempre i tabulati hanno confermato che Sayal e la ragazza si erano sentiti fino a pochi minuti prima del fatale incontro. Durante le indagini gli agenti hanno intercettato Niko e Naomi, mentre parlavano dell' aggressione e della morte di Milon. «Parole inequivocabili», per gli investigatori.

milon sayalMILON SAYAL
IL GIALLO



«Milon aveva comprato il cellulare pochi giorni prima - racconta il fratello Shahim Ahamed - gli hanno teso una trappola. Vorrei guardare in faccia chi lo ha ucciso. Ora però devono pagare e restare in carcere». Ma ci sarebbe un altro elemento su cui la famiglia chiede chiarezza: «I soccorritori hanno detto che nel sangue di mio fratello c' era molto alcool ma lui non beveva, anche per motivi religiosi. Quindi impossibile. E allora cosa è successo quella mattina?».

milon sayal manifestazioneMILON SAYAL MANIFESTAZIONE






Intanto in via Guido Vincon, dove la coppia viveva in una casa del Comune, in molti sanno ma in pochi vogliono parlare. I palazzoni del Campidoglio sono ancora abitati dai boss dei clan locali e da pregiudicati ai domiciliari.

milon sayalMILON SAYAL
Nessuno da qui li manda via. Ma il degrado sociale è una piaga ancora da sanare: Naomi, prima dell' arresto, viveva proprio qui con suo marito e la sua numerosa famiglia. Una quotidianità scandita da violenze, truffe ed espedienti per tirare avanti.

Fonte: qui

mercoledì 16 maggio 2018

I DUE KILLER DEL BENGALESE MILON SAYAL, UN MESE DOPO L’OMICIDIO, SI FACEVANO INTERVISTARE A ‘CARTABIANCA’ IN DIFESA DEL CLAN SPADA DI OSTIA - VIDEO

‘NOI VOGLIAMO SOLO UNA VITA NORMALE’. MA LA VITA DI NIKO CALDIERO E NAOMI CARUSO ERA ADESCARE VITTIME SU SITI DI INCONTRI SESSUALI, DA PICCHIARE A SANGUE E RAPINARE

LEI ATTIRAVA LE PREDE, CHE TROVAVANO LUI AD ATTENDERLE. MILON ERA USCITO PRESTO E…


I due killer di Ostia intervistati da 'Cartabianca' un mese dopo l'omicidio
OSTIA, VENTENNE ATTIRATO IN UNA TRAPPOLA SESSUALE E UCCISO A FURIA DI PUGNI
Rinaldo Frignani per il “Corriere della Sera - Edizione Roma

«E adesso che rimangano in carcere per quello che hanno fatto a mio fratello».
LA MORTE DI MILON SAYAL 1 DI 2 - NAOMI CARUSO E NIKO CALDIEROLA MORTE DI MILON SAYAL 1 DI 2 - NAOMI CARUSO E NIKO CALDIERO
Shahim Ahamed lo chiede a nome della sua famiglia e della comunità bengalese di Roma per l' omicidio di Milon Sayal, il ventenne trovato agonizzante la mattina dell' 8 ottobre scorso all' angolo fra via dell' Idroscalo e via Enea Picchio, a Nuova Ostia.

Sette mesi dopo la polizia ha fermato marito e moglie, Niko Caldiero e Naomi Caruso, coetanei della vittima residenti nella zona di piazza Gasparri - già conosciuti dalle forze dell' ordine, intervistati un mese dopo la morte di Milon in un reportage di «Carta Bianca» nel quale diedero solidarietà a Roberto Spada - con l'accusa di aver ucciso il bengalese e di averlo rapinato dello smartphone e del portafoglio.

MILON SAYALMILON SAYAL
Milon, che lavorava all' Ice Village in via Tiburtina, in Italia da 14 anni, sarebbe caduto in una trappola: dopo aver conosciuto la ragazza navigando su vari siti di incontri nei quali la giovane compariva come «Alessia», Milon ha fissato un appuntamento con lei per la prima mattinata di quella domenica ma all' appuntamento ha trovato non lei ma lui, il marito, che lo ha aggredito prendendolo a pugni, anche in testa, e lasciandolo a terra.

niko caldiero e naomi carusoNIKO CALDIERO E NAOMI CARUSO
Il bengalese è stato soccorso da alcuni passanti che hanno chiamato un' ambulanza. Il giorno successivo, dopo un primo ricovero al «Grassi» di Ostia, il ventenne è morto nel reparto di rianimazione del San Camillo. Dopo la prima autopsia, mancando evidenti segni di violenza secondo il medico legale, il decesso è stato catalogato per cause naturali; un successivo esame autoptico, anche su richiesta dei parenti e degli amici, nonché dopo la fiaccolata della comunità bengalese nel luogo dell' aggressione, ha invece rivelato che Milon era deceduto per un' emorragia cerebrale provocata dai colpi ricevuti.

niko caldiero e naomi carusoNIKO CALDIERO E NAOMI CARUSO
Gli investigatori del commissariato di Ostia, guidati da Fabio Abis, hanno così ricostruito gli spostamenti del bengalese, rintracciando anche il telefonino, un iPhone comprato solo una settimana prima, che nel frattempo la coppia aveva venduto a un altro ragazzo che a sua volta l' aveva ceduto a un suo conoscente.

L'esame dei tabulati ha confermato che il bengalese e la ragazza si erano sentiti fino a poco prima dell' incontro in via Picchio. Non solo. Nel corso delle indagini i poliziotti hanno intercettato marito e moglie, e altre persone, che parlavano proprio dell' aggressione e della morte del bengalese. Frasi «inequivocabili», per chi indaga, del coinvolgimento della coppia nell' omicidio. In più sembra che i due avessero anche pensato ad allontanarsi da Ostia.
niko caldiero e naomi carusoNIKO CALDIERO E NAOMI CARUSO

Caldiero e Caruso sono stati condotti a Regina Coeli e a Rebibbia. Gli investigatori li sospettano di episodi simili, di aver organizzato trappole con falsi annunci sui siti a luci rosse per poi rapinare o ricattare le vittime. Così, secondo l' accusa, è successo anche a Milon che potrebbe aver reagito alla richiesta del marito della giovane di consegnare soldi e telefonino. Non si esclude che nel portafoglio ci potessero essere i mille euro raccolti proprio dalla vittima fra i coinquilini dell' appartamento dove viveva vicino piazza Re di Roma, soldi che sono spariti nel nulla.

«Mio fratello era una persona per bene, un tipo davvero in gamba, pattinava benissimo - racconta ancora Shahim -. Ricordo che quella mattina si era alzato presto dopo aver finito il suo turno di lavoro a notte fonda come sempre. Non lo faceva mai. È uscito e non l' ho più visto. Ci hanno detto che lo hanno aggredito alle 10.30, ma a noi non hanno comunicato niente fino al martedì successivo, quando era già morto. Non si fa così, avevamo il diritto di sapere. Milon a Ostia non c' era mai stato prima, non so perché quel giorno c' è andato.

Ma era una brava persona, invece all' inizio ci hanno detto che era morto perché beveva.
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Non ci abbiamo mai creduto anche perché da un paio d' anni era diventato musulmano praticante. Aveva lasciato la moglie e i genitori in Bangladesh dove abbiamo celebrato i funerali qualche mese fa. Ora l' importante è che quei due rimangano in carcere».

Soddisfatto per l' esito delle indagini il portavoce della comunità bengalese di Roma Suddique Alam Batchu: «Meno male, per Milon avevamo organizzato anche una manifestazione e un volantinaggio per scoprire cosa gli era successo». A Ostia i rappresentanti della comunità avevano affisso in varie strade manifesti con il suo volto per chiedere a chi aveva visto qualcosa di riferirlo alla polizia. Ma la difficoltà delle indagini è stata proprio la mancanza di testimoni che potessero aiutare nella ricostruzione dei fatti.


NAOMI E NIKO, ODIO DI COPPIA «SPADA UNA BRAVA PERSONA»
Valeria Costantini per il “Corriere della Sera - Edizione Roma”

niko caldiero e naomi carusoNIKO CALDIERO E NAOMI CARUSO
Vivevano di truffe e tifavano Spada. Naomi Caruso e Niko Caldiero in passato avevano già messo in atto la trappola costata la vita a Milon Sayal, il giovane bengalese ucciso lo scorso settembre. La coppia killer di Ostia viveva di espedienti: criminali della periferia più degradata, senza scrupoli se si trattava di guadagnare. Ventenni con il vizio delle estorsioni, lei moretta, carina abbastanza da attirare le prede nelle chat di incontri, lui spavaldo iper-tatuato; alle spalle vari precedenti, tra cui il colpo progettato con lo stesso schema utilizzato per l' omicidio.

Un sito erotico dove Naomi si dichiarava «disponibile», tra ammiccamenti e tariffe postate sulle bacheche, un incontro sessuale programmato che in verità nascondeva l' agguato finale. Quella volta la vittima aveva denunciato, chissà in quanti hanno taciuto.
Talmente spietati da rilasciare un' intervista alla Rai in difesa di Roberto Spada, solo un mese dopo la brutale aggressione finita in tragedia.
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Un video in cui Naomi e Niko si ritraggono come «giovani di borgata senza vie di uscita», pronti a denunciare la difficile vita degli abitanti di quella Nuova Ostia feudo del clan, ma ingiustamente - a loro dire - segnata da quella nomea.

Erano stati intervistati nel corso della trasmissione «Cartabianca» di Raitre: pochi giorni prima Roberto Spada - il boss del rione oggi a processo - aveva inferto l' ormai famigerata testata all' inviato di Nemo. Naomi, piercing sul volto, racconta di vivere a Nuova Ostia da quando è nata, di sopravvivere facendo le pulizie. Niko sfoggia la tenuta da «gangster» del mare di Roma: sul mento il tatuaggio con il numero 23, un altro sulla fronte (una corona e una scritta) e, sotto l' occhio destro, due lacrime.

milon sayal manifestazioneMILON SAYAL MANIFESTAZIONE
Un simbolo noto tra le gang americane che distingue l' autore di un omicidio o altrimenti l' appartenenza a una di esse. Vivono insieme nelle case Armellini su via Baffigo, raccontano, appartamenti fatiscenti con vista su altro degrado. «Conosco benissimo Roberto Spada e per me è una bravissima persona» spiega al giornalista Naomi, supportata da Nico che, come molti altri residenti, ricorda il bene che facevano le «palestre» aperte dal 42enne, in carcere per lesioni e violenza privata, ma anche associazione a delinquere di stampo mafioso per gli affari che la sua «famiglia» portava avanti a Ostia.

milon sayalMILON SAYAL
«Volevo iscrivere mio fratello di otto anni e Roberto mi ha detto di portarlo senza pagare nulla, se era mafioso ci poteva guadagnare» insiste nella difesa Naomi che dichiara anche di aver votato Casapound alle elezioni che a novembre si sono svolte a Ostia.

Poi la lista dei reati del compagno, «il primo a 14 anni, ho fatto cavolate» ammette lui che poche settimane prima aveva massacrato Milon in strada. «Un ragazzo di 14 anni non può essere punito per una rapina» riscrive i parametri della giustizia nell' intervista Naomi, mostrando il totale abbandono del quartiere, a giustificare la mancanza di alternative al crimine. «Ci stanno rovinando la sopravvivenza, è la fine del mondo», la sua sentenza sulla fama che ormai ha marchiato Ostia, sull' eccesso di clamore mediatico, quasi a giustificare i mali delle mafie e una vita senza scampo dal crimine.

Fonte: qui
LA MORTE DI MILON SAYAL 2 DI 2LA MORTE DI MILON SAYAL 2 DI 2


martedì 15 maggio 2018

A ROMA UNA COPPIA DI VENTENNI ADESCA SUL WEB UN 33ENNE DEL BANGLADESH CON LA SCUSA DI UN INCONTRO AMOROSO E INVECE LO ATTIRA IN UNA TRAPPOLA MORTALE ...

IL POVERO DISGRAZIATO VIENE RAPINATO E PICCHIATO BRUTALMENTE: E' STATO UCCISO CON UN COLPO ALLA TESTA


Adescato sul web da una donna che, insieme al marito, si è rivelata la sua assassina. Una trappola mortale per Milon Sayal, 33enne originario del Bangladesh, morto in ospedale dopo essere stato brutalmente aggredito e rapinato. Nella serata di venerdì scorso, gli agenti della Polizia di Stato del Commissariato Lido di Roma hanno eseguito il fermo di C.N. e di sua moglie C.N., entrambi romani ventenni già noti alle forze di polizia, gravemente indiziati di concorso in omicidio e rapina.
Milon SayalMILON SAYAL

La vicenda trae origine dal ritrovamento, avvenuto in Via Enea Picchio - zona Nuova Ostia - lo scorso 8 ottobre, del giovane Milon Sayal, 33enne originario del Bangladesh, soccorso - per strada - da passanti e accompagnato, in ambulanza, prima all’Ospedale Grassi di Ostia e, successivamente, vista la gravità delle sue condizioni, al San Camillo, dove è morto dopo un giorno di agonia, a causa di un esteso ematoma cranico.

La sostanziale assenza di testimoni e la mancanza sul corpo di evidenti segni di violenza - tanto che inizialmente si pensava a una morte per cause naturali - rendevano estremamente difficili le indagini. L'unico dato anomalo era la presenza, di domenica mattina, ad Ostia Nuova di un giovane bangladese, dalla vita assolutamente regolare, residente nel Quartiere San Giovanni e con un impiego fisso presso un centro ludico-sportivo del Tiburtino.

D’altra parte, le grida che i soccorritori avevano udito provenire dal luogo del ritrovamento e il fatto che il giovane Sayal non avesse più con sé il proprio Iphone, appena acquistato, né la cospicua somma di circa mille euro (raccolta tra i suoi coinquilini per corrispondere l’affitto di casa), facevano propendere gli investigatori del Commissariato verso l’ipotesi della rapina con esiti mortali.

Milon SayalMILON SAYAL
Il pervicace lavoro degli agenti consentiva - attraverso testimonianze, telecamere pubbliche e tracciati telefonici - di ricostruire minuziosamente le ultime ore di vita di Milon, il quale, quella domenica di ottobre, utilizzando i mezzi pubblici, aveva raggiunto Ostia, per incontrare una giovane donna, probabilmente individuata attraverso un sito internet di incontri amorosi.

Le indagini hanno accertato  che l'incontro amoroso si sarebbe rivelato una trappola mortale. Infatti, la mattina dell’8 ottobre, ad aspettarlo ad Ostia Nuova non ci sarebbe stata solo la donna contattata telefonicamente, ma anche il marito, pronto ad aggredirlo brutalmente a pugni e a rapinarlo dei suoi averi; aggressione che determinava la morte di Sayal in seguito di un colpo inferto alla testa.

L’Iphone appartenuto a Milon è stato trovato in possesso di un giovane della zona che lo aveva ricevuto da una persona a cui la donna indagata, la 20enne C.N., lo aveva venduto. Considerati gli elementi emersi nel corso della lunga e complessa indagine, il Pubblico Ministero titolare della stessa, coordinato dal Procuratore Aggiunto presso la Procura della Repubblica di Roma, ha ritenuto di sottoporre la coppia a fermo di persona gravemente indiziata di reato; provvedimento eseguito nella serata dello stesso 11 maggio dagli agenti del Commissariato Lido di Roma che hanno svolto le indagini.

Fonte: qui