9 dicembre forconi: Legittima difesa
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venerdì 29 marzo 2019

LA MAGGIORANZA PERDE VOTI: PER IL “SÌ” ALLA LEGGE SULLA LEGITTIMA DIFESA I GIALLO-VERDI SONO ARRIVATI A QUOTA 142 SENATORI (SULLA CARTA SONO 165 VOTI), CON 6 ASSENTI INGIUSTIFICATI TRA I 5STELLE E ALTRI 10 "IN MISSIONE"

SALVINI E’ INSOFFERENTE VERSO CONTE CHE HA SMESSO DI ESSERE SUPER PARTES E SI E’ SCHIACCIATO SUL M5S

Alberto Gentili per “il Messaggero”

Matteo Salvini, dopo il sì alla legge sulla legittima difesa, ha esultato: «E' un giorno bellissimo per l' Italia». Ma non lo è stato per il governo e per la sua maggioranza.
DANILO TONINELLI LUIGI DI MAIO GIUSEPPE CONTE MATTEO SALVINIDANILO TONINELLI LUIGI DI MAIO GIUSEPPE CONTE MATTEO SALVINI
Perché sui banchi dell' esecutivo non c' è stata traccia dei ministri a 5Stelle e perché ben pochi sono stati gli applausi dei senatori grillini all' annuncio del via libera. Segno della distanza e della tensione che ormai divide Lega e Movimento.
La criticità è anche numerica.

Per l' ennesima volta i giallo-verdi in Senato si sono attestati sotto la soglia dell' autosufficienza: 142 voti e non 161, la quota della maggioranza assoluta a palazzo Madama. All' appello sono mancati 16 senatori grillini: dieci in missione e perciò giustificati e 6 assenti, tra cui le ribelli Paola Nugnes ed Elena Fattori.

LUIGI DI MAIO MATTEO SALVINI GIUSEPPE CONTELUIGI DI MAIO MATTEO SALVINI GIUSEPPE CONTE
Un copione ripetuto spesso nell' ultimo mese. Per il voto di martedì 20 marzo contro il processo a Salvini per il caso Diciotti i voti giallo-verdi furono 153. Il giorno dopo, per bocciare la mozione di sfiducia a Danilo Toninnelli presentata da Pd e Forza Italia, i no di Lega e 5Stelle si sono fermati a quota 159. Due in meno del quorum salvifico. Eppure, sulla carta, la maggioranza di governo a palazzo Madama conta su 165 voti: 107 del Movimento e 58 della Lega.

Dietro a questo indebolimento c' è la tensione crescente tra Luigi Di Maio e Giuseppe Conte da una parte, Salvini dall' altra. Il capo della Lega non nasconde la propria insofferenza verso il premier che non considera più super partes.

CONTE SALVINI DI MAIO BY SPINOZACONTE SALVINI DI MAIO 
«Troppe volte, dalla Tav all' autonomia, si è schierato con i 5Stelle, non è più neutrale», dice un alto esponente del Carroccio, dove si fa sempre più forte il pressing su Salvini affinché stacchi la spina «alla strana alleanza» sgradita soprattutto al Nord. Pressing che finora il vicepremier e ministro dell' Interno ha stoppato: «Fidatevi di me, ci conviene restare con i grillini.

Grazie a questo governo siamo centrali anche a livello internazionale. Questa alleanza ci sta permettendo di fare quello che per anni abbiamo sognato di fare. In più, continuiamo a vincere. Dunque...».

conferenza stampa su reddito di cittadinanza e quota 100 28CONFERENZA STAMPA SU REDDITO DI CITTADINANZA E QUOTA 100 28
Dunque, Salvini tira dritto. Mastica amaro per il tradimento di Conte, non lo reputa più il «mediatore», ma non ha alcuna intenzione di sfiduciarlo: «Il saldo è comunque positivo per noi». Il problema, per il governo, è che monta anche l' insofferenza del premier e soprattutto di Di Maio. Dopo la nuova batosta elettorale in Basilicata, il vicepremier grillino ha dichiarato: «Riceviamo dalla Lega un trattamento ingiusto. C' è sempre qualche parolina, qualche graffio, che sporca i nostri provvedimenti. E' accaduto sullo sblocca-cantieri, quando Salvini ci ha apostrofato come quelli del no, è successo sul memorandum per la Nuova via della seta». E prima ancora sul reddito di cittadinanza.

LA VENDETTA 
Ebbene, l' idea che si sta facendo strada nel Movimento è quella di rispondere punto per punto alle «sporcature» e ai «graffi» leghisti.
conferenza stampa su reddito di cittadinanza e quota 100 14CONFERENZA STAMPA SU REDDITO DI CITTADINANZA E QUOTA 100
Come l' ha spiegato Di Maio parlando con i suoi: «Salvini si fa vanto delle misure contro i migranti.

Ma adesso possiamo cominciare a dire che i rimpatri non sono stati fatti. Possiamo anche far presente che dovrebbe stare più al Viminale, invece che in campagna elettorale permanente». In estrema sintesi: «Come lui fa opposizione interna, così faremo noi».
Gli effetti della svolta già si vedono. La ministra alla Salute Giulia Grillo ha bocciato senza appello la castrazione chimica per gli stupratori, un evergreen della Lega: «E' impossibile il nostro sì».

conferenza stampa su reddito di cittadinanza e quota 100 2CONFERENZA STAMPA SU REDDITO DI CITTADINANZA E QUOTA 100
Il presidente della commissione Antimafia, Nicola Morra, ha chiesto «spiegazioni» a Salvini sul perché il governo non si è costituito parte civile nel processo contro Antonello Montante, ex presidente degli industriali siciliani finito in manette. Secca la risposta del ministro che, guarda caso, ha tirato in ballo il premier: «Il Viminale voleva farlo, ma la presidenza del Consiglio non l' ha ritenuto opportuno. Per ulteriori delucidazioni, Morra si rivolga a Conte». La controreplica: «Salvini venga in Commissione a spiegare».

La guerra a colpi di fuoco amico, lo scontro tra le due opposizioni interne è cominciata. Da capire quanto durerà il governo, atteso in autunno da una legge di bilancio monstre.

Fonte: qui

giovedì 21 giugno 2018

Ecco la nuova legittima difesa

C'è un piano in tre mosse che la squadra di Matteo Salvini è pronto a mettere in campo per caratterizzare l'azione di governo sempre più a trazione leghista. La prima fase prevedeva l'offensiva anti-immigrati, l'attacco scomposto anti-Rom con l'entrata in scena della ruspa di Carmagnola. Una strategia caterpillar che ha fatto lievitare rabbia e consensi a seconda dei casi. Chiusi i porti, esaurito l'abbrivio, immortalato il manufatto abbattuto ai Sinti, scatterà la fase due. "Modificare la legge sulla legittima difesa non è una priorità ma la nostra priorità" – anticipa Nicola Molteni, sottosegretario all'Interno, nonché braccio destro del vice premier – "ho già depositato agli atti del sindacato ispettivo una proposta di legge di cui sono primo firmatario. Ne ho già parlato con Matteo. Senza sicurezza non c'è nessuna libertà, appena si insedieranno le commissioni partirà l'iter, partiremo da quel testo. Con il ministro Bonafede c'è sempre stata grande intesa, per 5 anni abbiamo lavorato fianco a fianco in Commissione". Il tema è parte integrante del "patto di governo". La terza fase riguarderà la riorganizzazione e il completo riassetto delle Forze dell'ordine, con un massiccio piano di assunzioni. Delle tre l'unica mossa non a costo zero.

© Simona Granati - Corbis via Getty Images

LICENZA DI SPARARE A DOMICILIO
Ma torniamo alla legittima difesa. Cosa cambierà? Tutto o quasi. L'impianto è lo stesso della proposta di legge che lo stesso Molteni, allora relatore di minoranza, presentò nel 2016 per modificare l'articolo 52 del codice penale. All'epoca ci si preoccupava soprattutto dei furti nelle abitazioni del Nord-Ovest citando fonti lumbard e tabelle Censis. Ma ora il quadro è cambiato, la Lega parla a tutta la nazione, isole comprese. Punto cardine l'articolo 1: difesa legittima e difesa domiciliare. L'articolo prevede che "si considera che abbia agito per legittima difesa colui che compie un atto per respingere l'ingresso o l'intrusione mediante effrazione o contro la volontà del proprietario o di chi ha la legittima disponibilità dell'immobile, con violenza o minaccia di uso di armi di una o più persone, con violazione di domicilio". Tradotto vuol dire licenza di sparare o ammaccare chiunque s'introduca furtescamente in una abitazione privata o in luogo di lavoro. Ovviamente sempre per chi sia in possesso di regolare arma e porto d'armi connesso. In questi casi non ci sarà bisogno di dimostrare la proporzionalità tra la difesa e l'offesa. Nella relazione introduttiva infatti si legge chiaramente di "una presunzione di legittima difesa". Un passaggio cruciale, dunque, che modifica in modo sostanziale e decisamente più aggressivo l'ultimo provvedimento approvato dal Parlamento, quello con la distinzione tra l'eccessiva difesa diurna e la licenza notturna che tante critiche e sfottò si tirò dietro.
Inoltre sempre nella stessa proposta di legge si prevede un forte inasprimento delle pene per il furto in abitazione. "In particolare, si prevedono la reclusione da un minimo di cinque anni a un massimo di otto anni e la multa da un minimo di 10.000 euro a un massimo di 20.000 euro. Conseguentemente per l'ipotesi aggravata di cui al comma 3 del medesimo articolo si prevedono un minimo edittale di sei anni di reclusione, mentre il massimo resta quello attualmente previsto, pari a dieci anni, e la multa da un minimo di 20.000 euro a un massimo di 30.000 euro".
VIA LA CHIAVE
Matteo Salvini insomma continuerà a strizzare l'occhio alle pulsioni dell'Italia pistolera, anche se Molteni non la pensa così. Il sottosegretario rigetta l'idea che qualcuno voglia trasformare l'esecutivo in un governo Boom Boom . "Come ha detto tante volte Matteo, non vogliamo che i cittadini dormano con una pistola sul comodino. Sul comodino ci stanno bene i libri. E non ci sarà nessun Far West, il Far West ce l'abbiamo già", precisa il neo sottosegretario del Viminale. Il cittadino vittima di un furto nel suo domicilio non dovrà più giustificare la sua reazione. La Lega non vuole processi, vuole "certezza della pena". A questo proposito sarà dedicato un altro provvedimento che sta molto a cuore al leader leghista: la modifica del codice di procedura penale in materia di inapplicabilità e di svolgimento del giudizio abbreviato in materia di circostanze abbrevianti e attenuanti. Saranno esclusi dalla possibilità di accedere al rito abbreviato gli imputati rinviati a giudizio per un reato per il quale la legge prevede l'ergastolo. Siamo insomma – Parlamento permettendo - al "lasciamoli dentro e buttiamo via la chiave" evocato in tanti surriscaldati comizi leghisti.
FONDO MATTIELLI
Verrà rimpinguato "il fondo per le vittime dei reati violenti". E' considerato questo dai Salvini boys "un atto dovuto". Verrà dedicato a Ermes Mattielli, l'ex rigattiere che impugnò la pistola e sparò 14 colpi contro 2 ladri di rame colti in flagranza di reato. Uno dei due finì su una sedia a rotelle. Il rigattiere, scomparso nel frattempo, subì un processo e fu condannato a risarcire 135 mila euro.
PIU' DIVISE MENO TRAVET
E i grillini? Molteni è sicuro che con i 5 Stelle si troverà l'intesa, anche se l'agenda non è stata ancora scritta, "il tema del ristoro e della tutela merita la massima urgenza, la criminalità è cambiata, non servono i Rambo, va rimessa la vittima al primo posto e affermato il diritto a reagire". Oltretutto è a costo zero, come tutti gli altri affrontati finora, il che non guasta.
Bisognerà invece metter mano al portafogli per far partire la terza fase, la riorganizzazione delle divise. Il ministero dell'Interno si è portato avanti con il lavoro. In base ai primi calcoli le Forze dell'ordine sono "sotto organico per 45 mila unità". Nella Polizia l'età media è di 47 anni e mancano 18 mila agenti. da qui al 2030 ne andranno in pensione 40 mila. Se Tria allenterà i cordoni della borsa partirà da subito un massiccio piano di assunzioni. Più divise mento travet.
PROPOSTA DI LEGGE
d'iniziativa dei deputati
MOLTENI, FEDRIGA, GIANCARLO GIORGETTI, GRIMOLDI, GUIDESI, INVERNIZZI, PICCHI, SALTAMARTINI
Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di legittima difesa e di aggravamento delle pene per i reati di furto in abitazione e furto con strappo
Presentata il 23 marzo 2018
Onorevoli Colleghi! — I recenti fatti di cronaca relativi a violente aggressioni in abitazioni private a scopo di furto e a rapine presso attività commerciali quali la rivendita di tabacchi, di prodotti petroliferi o di preziosi che vengono sempre più di frequente perpetrate ai danni di nostri concittadini, ci impongono, nella nostra responsabilità di legislatori, di verificare che il nostro ordinamento sia adeguato per contrastare e prevenire tali fenomeni.
Non c'è dubbio che il nostro sistema di diritto penale preveda delle pene, seppure disapplicate nei fatti per diverse motivazioni (indulti, depenalizzazioni, impossibilità a procedere alla custodia cautelare in carcere, non punibilità per particolare tenuità del fatto, eccetera) in caso di furto e di altri delitti contro il patrimonio, tuttavia occorre considerare che proprio i fatti a cui ci si è riferiti ci mettono dinanzi a una realtà di una violenza sconosciuta: incursioni, anche notturne, in abitazioni o in attività commerciali realizzate con una violenza che non risparmia neppure anziani o bambini e che spesso sfociano in esiti mortali per gli aggrediti.
La repressione e la prevenzione dei reati spettano innanzitutto allo Stato, ma è necessario predisporre strumenti adeguati di tutela, nei casi in cui ci sia un pericolo imminente e l'impossibilità di scongiurarlo attraverso il tempestivo intervento delle Forze dell'ordine.
A tale scopo il codice penale prevede l'istituto della legittima difesa, sul quale si intende intervenire con la presente proposta di legge.
La norma dell'articolo 52 del codice penale appare, infatti, insufficiente a garantire una possibilità di difesa da aggressioni violente, soprattutto nella parte in cui richiede, affinché ricorra la legittima difesa, la proporzionalità tra difesa e offesa.
Nella presente iniziativa legislativa si propone, innanzitutto, la modifica della proporzionalità tra difesa e offesa, non perché non si condivida la necessità di evitare reazioni spropositate per attacchi privi di una reale offensività, quanto, piuttosto, perché tale norma si è nei fatti tradotta, anche attraverso la sua interpretazione giurisprudenziale, in una sostanziale inapplicabilità dell'esimente in esame. Si è perciò fatta avanti nell'opinione pubblica la convinzione che difendersi possa paradossalmente far passare l'aggredito dalla parte del torto.
Sulla base delle considerazioni svolte si ritiene opportuna una modifica all'articolo 52 del codice penale prevedendo, sulla falsariga di un'analoga previsione del codice penale francese, una presunzione di legittima difesa per gli atti diretti a respingere l'ingresso, mediante effrazione, di sconosciuti in un'abitazione privata ovvero presso un'attività commerciale professionale o imprenditoriale con violenza o minaccia di uso di armi.
Inoltre occorre reprimere efficacemente il reato di furto in abitazione, ed è quindi necessario modificare l'articolo 624-bis del codice penale prevedendo un aumento del minimo edittale e del massimo. In particolare, si prevedono la reclusione da un minimo di cinque anni a un massimo di otto anni e la multa da un minimo di 10.000 euro a un massimo di 20.000 euro. Conseguentemente per l'ipotesi aggravata di cui al comma 3 del medesimo articolo si prevedono un minimo edittale di sei anni di reclusione, mentre il massimo resta quello attualmente previsto, pari a dieci anni, e la multa da un minimo di 20.000 euro a un massimo di 30.000 euro.
Al fine di reprimere efficacemente il reato di cui al citato articolo 624-bis, è altresì necessario applicare la disposizione contenuta nell'articolo 604 ter del codice penale non consentendo, pertanto, il giudizio di equivalenza tra aggravanti e attenuanti.
Inoltre, allo scopo di rendere effettive le misure proposte:
a) si modifica, in caso di condanna, l'articolo 165 del codice penale, prevedendo che la sospensione condizionale della pena per il reo sia subordinata al pagamento integrale alla parte offesa del risarcimento del danno;
b) si prevede l'esclusione dai benefìci stabiliti dalla legge 26 luglio 1975, n. 354, sull'ordinamento penitenziario per coloro che sono stati condannati per il reato previsto e punito dall'articolo 624-bis del codice penale.
Attraverso queste modifiche si intende rispondere alle necessità evidenziate dai più recenti fatti di cronaca che hanno creato un particolare allarme sociale al quale non si può restare insensibili.
PROPOSTA DI LEGGE
Art. 1.
1. All'articolo 52 del codice penale è aggiunto, in fine, il seguente comma:
«Si considera che abbia agito per difesa legittima colui che compie un atto per respingere l'ingresso o l'intrusione mediante effrazione o contro la volontà del proprietario o di chi ha la legittima disponibilità dell'immobile, con violenza o minaccia di uso di armi da parte di una o più persone, con violazione del domicilio di cui all'articolo 614, primo e secondo comma, ovvero in ogni altro luogo ove sia esercitata un'attività commerciale, professionale o imprenditoriale».
Art. 2.
1. L'articolo 624-bis del codice penale è sostituito dal seguente:
«Art. 624-bis. – (Furto in abitazione e furto con strappo). – Chiunque si impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri, mediante introduzione in un edificio o in altro luogo destinato in tutto o in parte a privata dimora o nelle pertinenze di essa, è punito con la reclusione da cinque anni a otto anni e con la multa da euro 10.000 a euro 20.000.
Chiunque si impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri, strappandola di mano o di dosso alla persona è punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 10.000 a euro 20.000.
La pena è della reclusione da sei a dieci anni e della multa da euro 20.000 a euro 30.000 se il reato è aggravato da una o più circostanze previste dal primo comma dell'articolo 625 ovvero se ricorre una o più delle circostanze indicate all'articolo 61.
Nelle ipotesi previste dal presente articolo si applica l'articolo 604ter del codice penale.
Art. 3.
1. All'articolo 165 del codice di procedura penale è aggiunto, in fine, il seguente comma:
«Nel caso di condanna per il reato previsto dall'articolo 624-bis del codice penale, la sospensione condizionale della pena è comunque subordinata al pagamento integrale dell'importo dovuto per il risanamento del danno alla persona offesa».
Art. 4.
1. All'articolo 4-bis, comma 1, della legge 26 luglio 1975, n. 354, dopo la parola: «609-octies» è inserita la seguente: «, 624-bis». Fonte: qui

martedì 12 dicembre 2017

Ladro ucciso: archiviata accusa omicidio

© ANSA Ladro ucciso: archiviata accusa omicidio
(ANSA) - MILANO, 11 DIC - Il gip di Milano Teresa De Pascale, come chiesto dalla Procura, ha archiviato l'inchiesta che era stata aperta per omicidio volontario a carico di Francesco Sicignano, il pensionato di Vaprio d'Adda, nel Milanese, che nell'ottobre del 2015 sparò ed uccise un ladro albanese che era entrato nella sua abitazione. 
Ad opporsi alla richiesta di archiviazione, formulata dai pm a fine maggio 2016 evidenziando la "legittima difesa", erano stati i familiari del giovane albanese chiedendo al gip nuovi approfondimenti.
Fonte: qui

PROSCIOLTO FRANCESCO SICIGNANO, IL PENSIONATO DI VAPRIO D'ADDA CHE SPARO’ A UN LADRO ALBANESE CHE ERA ENTRATO IN CASA SUA 


PER I MAGISTRATI E’ STATA LEGITTIMA DIFESA: SPARO’ UN SOLO COLPO. AVEVA SCAMBIATO UNA TORCIA ELETTRICA PER UNA PISTOLA 


Luca Fazzo per “il Giornale”

Francesco SicignanoFRANCESCO SICIGNANO
«Non è punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui» dice il codice penale: e bastano queste chiare parole a permettere a Francesco Sicignano, pensionato di Vaprio d' Adda, di uscire dall' incubo in cui precipitò la notte del 20 ottobre del 2015, quando si ritrovò faccia a faccia nella cucina di casa sua con il ladro albanese Gjergi Gjonj.

Sicignano fece fuoco e lo uccise. Venne indagato per omicidio colposo, poi addirittura per omicidio volontario. Ma ieri il giudice preliminare Teresa De Pascale lo ha prosciolto con formula piena: legittima difesa.

Gjegji GjoniGJEGJI GJONI
A chiedere il proscioglimento del pensionato, dopo una serie di accertamenti e ripensamenti, era stata la stessa Procura, ma ad opporsi all' archiviazione erano stati i familiari di Gjonj, che chiedevano la condanna di Sicignano al carcere e ad un ingente risarcimento. Invece il giudice ha ritenuto lampante che un processo non avrebbe avuto alcun senso, tanto era chiara la buona fede con cui l' uomo ritenne di trovarsi in pericolo insieme a tutta la sua famiglia.

La nuova legge sulla legittima difesa giace ancora in Parlamento, destinata a essere affossata dalla fine della legislatura; così spesso chi si ritrova con i ladri in casa ed è costretto a difendersi da solo deve poi affrontare incriminazioni, processi e spese. Anche a Sicignano, 65 anni, è toccato lo stesso percorso. Messo in croce dai mass media, pubblicamente attaccato dai familiari della vittima, il pensionato ha reagito energicamente, candidandosi anche alle elezioni comunali di Milano, ma sempre con la spada del processo sospesa su di lui.
francesco sicignano pensionato vaprio d adda saluta i sostenitoriFRANCESCO SICIGNANO PENSIONATO VAPRIO D ADDA SALUTA I SOSTENITORI

Ora è tutto finito: a convincere prima la Procura e poi il gip della sua innocenza è stata la perizia balistica e medico legale ordinata durante le indagini, che ha confermato in pieno la ricostruzione dei fatti fornita fin da subito da Sicignano.

L' uomo ha sempre sostenuto di avere fatto fuoco solo una volta e solo all' interno dell' abitazione, scambiando per una pistola la torcia elettrica che Gjonj gli puntava addosso: ma il corpo dell' albanese era stato trovato all' esterno, su una scala d' accesso, e in casa non c' era sangue; così Sicignano era stato accusato di avere sparato a sangue freddo su un uomo in fuga. I medici hanno spiegato che il ladro venne colpito in casa ma era riuscito a trascinarsi all' esterno anche con l' aorta recisa senza lasciare tracce di sangue, perché il sacco pericardico aveva rallentato l' emorragia.

Fonte: qui

sabato 11 marzo 2017

Il caso del ristoratore di Lodi ha riacceso il dibattito. Ma come funziona la normativa sulla legittima difesa in Italia? Quand'è che è legittimo ricorrere alle armi?

Dopo la vicenda del ristoratore di Casaletto Lodigiano, in provincia di Lodi, che ha ucciso a colpi di arma da fuoco  un uomo sorpreso a rubare questa notte nel locale, nel paese si è tornati a parlare di legittima difesa.  

Ma come funziona la normativa in Italia? Quand'è che è legittimo ricorrere alle armi?

La legittima difesa è disciplinata dall'articolo 52 del codice penale che dice che "non è punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa". In linea di massima perché si configuri la legittima difesa bisogna che ci sia la "necessità" (dunque non si configura legittima difesa nel caso in cui, ad esempio, l’aggressore sia in fuga), l’attualità del pericolo (che deve essere "presente o incombente") e la "proporzionalità all’offesa".


Sempre secondo l'articolo 52 del codice penale, il rapporto di proporzione è specificato dai casi previsti dall’articolo 614, primo e secondo comma (violazione di domicilio), e sussiste se "taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere:
   a) la propria o la altrui incolumità:
   b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione. La disposizione di cui al secondo comma si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale".

La giurisprudenza ha sempre considerato che "la consistenza dell'interesse leso (la vita o l'incolumità della persona) sia enormemente più rilevante, sul piano della gerarchia dei valori costituzionali, di quello difeso (il patrimonio), ed il danno inflitto (morte o lesione personale) abbia un'intensità di gran lunga superiore a quella del danno minacciato (sottrazione della cosa)". Insomma: l'incolumità di un ladro "valeva" più del suo bottino. 

Nel 2006, durante il governo Berlusconi è stato aggiunto il secondo comma, con la legge 59. Secondo questa modifica, il rapporto di proporzione esiste sempre se qualcuno che si trova in casa propria o nel posto dove lavora "usa un'arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo" per difendere non solo la "propria o altrui incolumità", ma anche i beni "propri o altrui". In molti hanno giudicato questo cambiamento  molto pericoloso: alcuni giuristi hanno parlato di una "vera e propria licenza di uccidere, che legittima di fatto il farsi giustizia da soli e crea un’area riservata in cui il potere giudiziario deve abdicare al suo controllo ex lege".

È chiaro, comunque, che per usare un'arma nei casi in cui è consentito dalla legge – cioè per legittima difesa – sia necessaria una licenza, che viene rilasciata dai prefetti ed è subordinata alla dimostrazione di "un grave e fondato pericolo per la propria incolumità", in ragione della propria attività professionale o di una particolare condizione personale. Solo in questo modo si è autorizzati a "trasportare e detenere" tutte le armi da sparo e a "portare" quelle corte comuni. Discorso diverso per il porto di fucile, licenza rilasciata per la difesa "solo in particolari condizioni di rischio" o in casi specifici.