9 dicembre forconi: Ancona
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lunedì 11 marzo 2019

L’INCREDIBILE SENTENZA DELLE TRE GIUDICI IN UN CASO DI VIOLENZA SESSUALE AD ANCONA

Maria Elena Vincenzi per “la Repubblica”

stuproSTUPRO
Troppo mascolina. Poco avvenente. E quindi è poco credibile che sia stata stuprata, più probabile che si sia inventata tutto. È un ragionamento che già indignerebbe se ascoltato in un bar, ma che letto in una sentenza fa un effetto ancora peggiore. Per di più se a firmarla sono tre giudici donne. Che scelgono, così, di assolvere in appello due giovani condannati in primo grado a cinque e tre anni per violenza sessuale.

E nelle motivazioni scrivono che all' imputato principale «la ragazza neppure piaceva, tanto da averne registrato il numero di cellulare sul proprio telefonino con il nominativo "Vikingo" con allusione a una personalità tutt' altro che femminile quanto piuttosto mascolina». Poi la chiosa: « Come la fotografia presente nel fascicolo processuale appare confermare».

Il verdetto è stato annullato con rinvio dalla Cassazione come richiesto dal procuratore generale che ne ha evidenziate alcune incongruenze e vizi di legittimità. Per cui il processo di appello dovrà ora essere rifatto. Ma intanto la sentenza bocciata ha fatto saltare sulla sedia più di magistrato della Suprema Corte. Perché leggendone il testo sembra che a influire sulla decisione delle tre magistrate sia stato proprio l'aspetto fisico della donna.
ancona stuproANCONA STUPRO

Un passo indietro. Ancona, marzo 2015. Una ragazza di origini peruviane, 22 anni (la chiameremo Nina, nome di fantasia) si presenta in ospedale con la madre dicendo di avere subito una violenza sessuale alcuni giorni prima da parte di un coetaneo, mentre un amico di lui faceva da palo. Il gruppetto frequentava la scuola serale, dopo le lezioni i tre avevano deciso di bere una birra insieme. Le birre diventano parecchie, la giovane e uno dei due compagni si appartano più volte, hanno rapporti sessuali.

Per gli imputati erano consensuali, per la parte offesa a un certo punto hanno smesso di esserlo, sia per l' eccesso di alcol sia per una esplicita manifestazione di dissenso. I medici riscontrano lesioni, compatibili con una violenza sessuale, e un' elevata quantità di benzodiazepine nel sangue che la vittima non ricorda di aver mai assunto. Dopo le indagini, si apre il processo di primo grado che il 6 luglio 2016 condanna uno dei due, quello che ha avuto i rapporti con Nina, a cinque anni, e il suo amico che ha fatto da palo a tre.
Gli imputati ricorrono e il 23 novembre 2017 la Corte d' Appello dà loro ragione. Li assolve perché non ritiene credibile la ricostruzione della parte offesa. Fino a qui, nulla di strano: normale dinamica processuale. Quello che non fa parte della dinamica processuale, prima anomalia, è che la parte offesa venga definita dalle giudici della Corte d' Appello di Ancona, nelle motivazioni, come «la scaltra peruviana».

Non bastasse questo, le tre componenti del collegio si lasciano andare a commenti e valutazioni fisiche forse dimenticando che il loro ruolo è sì quello del giudice, ma penale, e non di un concorso di bellezza.

Tanto da arrivare a scrivere nelle conclusioni della sentenza che « in definitiva, non è possibile escludere che sia stata proprio Nina a organizzare la nottata " goliardica", trovando una scusa con la madre, bevendo al pari degli altri per poi iniziare a provocare Melendez (al quale la ragazza neppure piaceva, tanto da averne registrato il numero di cellulare sul proprio telefonino con il nominativo di " Nina Vikingo", con allusione a una personalità tutt' altro che femminile, quanto piuttosto mascolina, che la fotografia presente nel fascicolo processuale appare confermare) inducendolo ad avere rapporti sessuali per una sorta di sfida». Insomma, gli imputati devono essere assolti, così avevano stabilito le tre giudici marchigiane. Perché Nina, secondo loro, non poteva essere desiderata: sembrava un maschio.

Fonte: qui

lunedì 10 dicembre 2018

LA STORIA DEL 35ENNE DI ANCONA, SIEROPOSITIVO DA 11 ANNI, CHE ORA RISCHIA IL CARCERE: È ACCUSATO DI LESIONI GRAVISSIME, PER AVER CONTAGIATO L’EX FIDANZATA, E DI OMICIDIO VOLONTARIO PER LA MORTE DELLA COMPAGNA, SCOMPARSA PER UNA PATOLOGIA LEGATA ALL’HIV


LA POLIZIA: “ECCO LA SUA FOTO, CHI SA PARLI”


claudio pintiCLAUDIO PINTI
Verrà processato con rito abbreviato il 17 gennaio ad Ancona per le accuse di lesioni gravissime e omicidio volontario, davanti al gup Paola Moscaroli, Claudio Pinti, 35enne autotrasportatore, sieropositivo da undici anni, accusato di aver consapevolmente contagiato l'allora compagna morta nel giugno 2017 per una patologia tumorale connessa al virus, e di aver trasmesso l'Hiv anche a una 40enne con cui aveva una relazione. Quest'ultima sarà parte civile nel giudizio insieme ad alcuni suoi congiunti, così come i familiari della compagna di Pinti, compresa la figlioletta assistita da un'avvocatessa nominata dal tutore. L'autotrasportatore e la sua ex fidanzata, che dopo avere scoperto di essere sieropositiva lo aveva denunciato alla polizia, oggi erano tutti e due in aula: i loro sguardi non si sono nemmeno incrociati.

La foto di Claudio Pinti è stata divulgata dalla Polizia di Stato per esigenze investigative e per il rilevante interesse pubblico che potrebbe riguardare eventuali altre vittime di reato. La Squadra mobile di Ancona sta cercando di contattare coloro che abbiano eventualmente avuto incontri sessuali con Claudio Pinti. Claudio Pinti, 36 anni e' stato arrestato dalla polizia di Ancona con l'accusa di lesioni gravissime per aver contagiato consapevolmente con il virus
POLIZIAPOLIZIA
Hiv diverse partner occasionali oltre alla compagna. Ora è detenuto a Roma

Fonte: qui

lunedì 4 giugno 2018

Crolla la falesia tra Numana e Sirolo, panico tra i bagnanti. Nessun ferito

Numana (Ancona), 3 giugno 2018 - Crolla la falesia fra Numana e Sirolo. La frana di una porzione di roccia del Conero ha riguardato un tratto già interdetto proprio per il rischio frane. 
Non ci sono state persone coinvolte, come accertato dall'equipaggio di una motovedetta della Guardia costiera intervenuta sul posto. Molta paura tra i bagnanti della vicina spiaggia dei Frati, che hanno sentito un forte boato e assistito alla caduta dei frammenti roccia, mentre si alzava un polverone. Le spiagge non sono state evacuate.

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Dalla Capitaneria di Porto solo la raccomandazione a rispettare le ordinanze e a non entrare nelle aree interdette. Fonte: qui