9 dicembre forconi: Alpi
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sabato 17 agosto 2019

Apocalisse di plastica: le microplastiche pericolose invadono le Alpi nell'Artico, ritrovate nella neve fresca


La scoperta, pubblicata sulla rivista Science Advances, è il primo studio internazionale sulle microplastiche nella neve, condotto dall'Istituto Alfred Wegener in Germania.
Melanie Bergmann, la scienziata principale, e il suo team di ricercatori hanno scoperto che la neve dalle Alpi all'Artico conteneva alti livelli di frammento di plastica, solleva interrogativi sulle implicazioni ambientali e sanitarie della potenziale esposizione alla plastica aerodispersa.
"Sono rimasto davvero sorpreso dalle alte concentrazioni", ha detto il coautore Gunnar Gerdts, un microbiologo marino presso l'Alfred Wegener Institute.
Bergmann spiega che le microplastiche provengono da economie industriali in cui vengono utilizzate gomma e vernici. I piccoli frammenti finiscono nel mare, dove vengono scomposti da onde e radiazioni ultraviolette, prima di assorbire nell'atmosfera. Da lì, le particelle di plastica vengono catturate dall'aria durante lo sviluppo delle nuvole, possono spostarsi attraverso la Terra attraverso flussi di jet. Ad un certo punto, le particelle agiscono come un nucleo attorno a goccioline super raffreddate che possono condensarsi e viaggiare sulla Terra come neve.
"Sebbene vi sia un'enorme ondata di ricerche sull'impatto ambientale della plastica, c'è ancora così tanto che non sappiamo", ha detto Bergmann.
Bergmann ha osservato come la comunità scientifica fosse solo agli inizi nell'esaminare il processo di risucchio delle microplastiche nell'atmosfera e di dispersione in tutto il mondo in qualche forma di precipitazione. Ha detto, c'è un "urgente bisogno di ricerca sugli effetti sulla salute umana e animale concentrandosi sulle microplastiche disperse nell'aria".
"Una volta stabilito che anche grandi quantità di microplastica possono essere trasportate dall'aria, si pone naturalmente la questione se e quanta plastica stiamo inalando", ha detto, "sollevando la questione se la respirazione di queste particelle potrebbe aumentare il rischio di soffrire di malattie respiratorie e polmonari ".
I siti di campionamento dello studio riguardavano iceberg nell'Artico tra la Groenlandia e le Svalbard con una media di 1.760 particelle per litro di neve sciolta, con una che si avvicinava a 14.600 particelle per litro. La più alta concentrazione di tutte, 154.000 particelle per litro trovate nella neve fresca delle Alpi Bavaresi.
Bergmann ha identificato una vasta gamma di diverse materie plastiche nei campioni, da vernici e vernici utilizzate per rivestire strutture, navi, automobili e piattaforme petrolifere; particelle di gomma da pneumatici per automobili; fibre di abbigliamento sintetico; e sintetici prodotti in serie, come polietilene, PVC, polistirolo e policarbonato.
Sono ancora necessarie ulteriori ricerche sugli impatti ambientali e sulla salute delle microplastiche aerodisperse, ma i risultati preliminari suggeriscono che un'apocalisse di plastica silenziosa ha infettato la Terra. Fonte: qui

domenica 5 agosto 2018

UN AEREO TURISTICO D'EPOCA SI SCHIANTA SULLE ALPI SVIZZERE: 20 VITTIME

L'ESCURSIONE CON UN VELIVOLO NEL CANTONE DEI GRIGIONI 

LE IPOTESI SULLE RAGIONI DELLA TRAGEDIA, SECONDO QUANTO RIFERITO DA PILOTI ESPERTI, SI STANNO CONCENTRANDO SULL'ONDATA DI CALORE: L'ARIA CALDA È PIÙ RAREFATTA E PUÒ AVERE CONSEGUENZE SULLE PRESTAZIONI DELL'APPARECCHIO…


aereo d'epoca precipitato in svizzeraAEREO D'EPOCA PRECIPITATO IN SVIZZERA
Un aereo Juncker Ju-52, velivolo d'epoca usato per voli turistici panoramici in Svizzera, si è schiantato sul Piz Segnas, a 2.540 metri, nel cantone dei Grigioni. Ci sono almeno 20 vittime, secondo quanto riferiscono i media locali. La capacità del trimotore è di 17 posti passeggeri e 3 per l'equipaggio. Partito da Locarno in direzione Dubendorf, piccolo comune svizzero del Canton Zurigo, da dove era decollato il 3 agosto, stava rientrando.

aereo d'epoca precipitato in svizzeraAEREO D'EPOCA PRECIPITATO IN SVIZZERA
L'aereo è di proprietà della compagnia aerea svizzera con sede vicino a Zurigo, Ju-Air. L'incidente avviene a poche ora da un altro schianto sulle Alpi svizzere: un piccolo velivolo da turismo è precipitato in un bosco della Svizzera centrale poco dopo il decollo. Quattro persone della stessa famiglia, i genitori e due bambini, sono morte.

Le ipotesi sulle ragioni della tragedia, secondo quanto riferito da piloti esperti, si stanno concentrando sull'ondata di calore, particolarmente afosa. L'aria calda è più rarefatta e può avere conseguenze sulle prestazioni dell'apparecchio.

Fonte: qui
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giovedì 3 maggio 2018

"La strage in montagna si poteva evitare"

Identificati tutti i 7 morti. Il fratello di una vittima: «Ci siamo persi 4 volte»
Sono stati tutti identificati i 7 scialpinisti (di cui 6 italiani) morti due giorni fa nella tragedia sulle Alpi svizzere tra la Pigne d'Arolla e il Mont Collon.



Ieri Giovanni Paolucci, fratello di una delle tre vittime bolzanine, ha appreso dalla polizia del canton Vallese che gli alpinisti «hanno cambiato percorso 4 volte nella speranza di raggiungere il rifugio ancora con il bel tempo, ma a 550 metri dalla meta sono rimasti bloccati dalla tempesta».
«Ottocento metri di dislivello in salita e 1.000 in discesa non sono davvero tanti - ha aggiunto Paolucci -, il problema è stato la quota, visto che il punto massimo si trovava a 3.800 metri, che mi sembra un pò tanto», ha spiega Paolucci che, come la sorella, è uno scalatore professionista.
L'inchiesta sulla morte degli scialpinisti è ancora in corso e al momento non vi sono ipotesi di reato: è stato semplicemente aperto un fascicolo per determinare le circostanze dei decessi. È quanto ha precisato Nicolas Dubuis, procuratore generale del Cantone Vallese.
Dispiace dirlo, ma la testimonianza choc di Tommaso Piccioli (altro superstite alla strage) è la summa di come non si può - e non si deve - affrontare la montagna. Ad ammetterlo, davanti alle telecamere di corriere.it e Tg3 è lo stesso Piccioli: «Era una gita difficile non da fare in una giornata dove alle 10 sarebbe iniziato il brutto tempo. Non avremmo neanche dovuto pensarci».
Piccioli svela di aver sempre sognato di affrontare il percorso che da Chamonix porta a Zermatt, consapevole delle difficoltà. «Che potesse essere complicato o che le condizioni atmosferiche fossero rigide lo sapevamo. Ma alcune scelte della nostra guida si sono rivelate sbagliate». Piccioli ha poi parlato dei momenti drammatici trascorsi durante la notte, con una temperatura che aveva raggiunto i meno venti gradi sotto lo zero e senza un ricovero adeguato: «Ogni tanto - ha detto- mi veniva la voglia di lasciarmi andare, ma dopo pensavo a mia moglie. Così ho resistito. Tutta la notte. Fino all'arrivo dei soccorsi. Ma per sei dei miei compagni era ormai già troppo tardi».
Il gruppo di 14 escursionisti (italiani, tedeschi e francesi) era partito alla volta di Cabane des Vignettes, un rifugio sul versante svizzero. Capocordata era una guida alpina «esperta» che però, quando il tempo peggiora con temperature 5 gradi sotto lo zero e venti a 79 chilometri orari, perde l'orientamento. Nel tentativo di ritrovare la pista precipita in un crepaccio e muore. Gli altri del gruppo non riescono ad andare avanti e si fermano in un anfratto sulla parete rocciosa: altro errore fatale. Il rifugio era a poche centinaia di metri, ma è risultato invisibile nella tormenta. Ad assolvere la guida alpina è uno che la neve e la montagna le conosce bene, il campione altoatesino Reinhold Messner: «Quanto ti trovi nel whiteout - una sorta di nebbia di neve e vento gelido fortissimo - è difficile individuare colpe».

Fonte: qui