9 dicembre forconi

domenica 9 giugno 2019

Oltre 100 miliardi di euro in 6 anni. Il debito italiano per finanziare l’Unione Europea (totalmente censurato nel dibattito)

(MB. Copio-incollo da  Antidiplomatico:
di Giuseppe Masala)
Ora non ci vorrebbe tempo per valutare le fonti di spesa primaria che fanno crescere il nostro debito pubblico ma facendo mente locale e un paio di googlate veloci e ti fai sostanzialmente un idea.

Negli ultimi 6 anni il debito pubblico è cresciuto di circa 250 miliardi in valore assoluto.

Poi abbiamo speso circa 15 miliardi (di spese vive) nel delirio immigrazionista concordato con la UE e durato 4 anni. Solo le spese vive sia chiaro perchè poi ci sarebbero spese sanitarie, spese di giustizia visto che poi queste persone fanno domanda di asilo e hanno diritto ad adire (a spese nostre) a tutti i gradi di giudizio. Tenete conto che la Commissione gentilmente ci autorizzò a non computare queste spese nel calcolo del deficit per non incorrere nelle procedure di infrazione per deficit eccessivo e a iscriverle solo nello stock di debito cumulato.E infatti ora con incredibile faccia ci aprono una procedura per debito eccessivo.

Poi abbiamo speso sei o sette miliardi per il salvataggio di MPS in maniera sempre concordata con la Commissione Europea.

Sottolineo peraltro che nel 2011 e 2012 nelle more della terribile crisi del debito sovrano che mandò a fondo Grecia, Spagna e Portogallo spendemmo almeno 80 miliardi (a debito ovviamente) per conferirli al Fondo Salva Stati e girarli a questi stati. Inutile dire che su questa mostruosa cifra paghiamo un buon 2,5% di interessi annui e ogni anno gli interessi cumulano diventando nuovo debito e non sono noccioline.
Ecco, questi sono i conti della serva (inoppugnabili): sarebbe bello andare a spiluccare per fare bene i conti… mi pare di poter dire che il debito italiano, al netto delle spese fatte per la UE o autorizzate direttamente dalla UE cresca poco e addirittura diminuisca in rapporto al pil. Cosa pretendono da noi? Che diamo una pasticca di cianuro a chi va all’ospedale per risparmiare sulle spese e ovviamente continuare a spedire miliardi a Bruxelles per pagare lauti stipendi a questi signori?
Tria ha solo sbagliato una cosa: nella lettera di risposta a Moscovici doveva scriverci semplicemente vaffanculo.
Notizia del: 
(MB.   Fin qui L’Antidiplomatico. Aggiungo  che nel dibattito, gli anti-governo, anti-minibot  e  “Moscovici e Dombrovski hanno ragione”,  “L’Europa ce la farà pagare”;  colpisce una spaventosa ignoranza dei termini della questione.

L’incredibile ignoranza dei collaborazionisti UE, ecco un problema

Iniziamo tagliando i contributi al bilancio  pagati con i soldi dei contribuenti italiani, di cui il paese di questo signore usufruisce
In risposta a  e 
E le decine di miliardi che l’Italia riceve?
La signora Maria Prodi (non so se parente..) è convinta che  la UE dia a NOI “decine di miliardi”. E’ esattamente vero il contrario:
NOI siamo CONTRIBUTORI NETTI.  Dozzine di lettori estimatori di Marco Zanni  le rispondono con dati e tabelle che dimostrano che noi  versiamo molti miliardi  più  di quel che riceviamo


(Da Gianmarco Desideri)

Un altro esempio. Il saccente di turno pontifica a proposito dei minibot:
Zibordi trasecola:
come fa una persona anche solo di media istruzione a scrivere che “nel ’33 Weimar stampò moneta fiscale” ?
1) fu nel ’34
2) fu Schacht coi Mefo Bonds
3) fu un successo strepitoso

E Zibordi allega un articolo di Bossone e Silos Labini che racconta degli Effettti MEfo, con cui il banchiere centrale Schacht infuse vita nuova all’economia tedesca che era allecorde per la deflazione  propdotta dalle misure del cancelliere Bruening  (NON l’iper-inflazione, come decine di ignoranti continuano a dire, era già finita nel 1923). Ci sembra necessario ripostare parte dell’articolo:

Macroeconomia in Germania: la lezione dimenticata di Hjalmar Schacht

Biagio Bossone, Stefano Labini 01 luglio 2016
L‘economia di Hjalmar Schacht: una rivalutazione necessaria
Nel 1921, all’indomani del trattato di Versailles, gli obblighi di riparazione di guerra contro la Germania ammontavano a $ 33 miliardi. Keynes (1920) ha fortemente criticato il Trattato. Non includeva alcun piano per rinnovare l’economia, e l’atteggiamento punitivo e le sanzioni economiche delle maggiori potenze contro la Germania, come aveva previsto, avrebbero portato a nuovi conflitti e instabilità, invece di cercare di assicurare una pace duratura. Le riparazioni erano infatti all’origine degli eventi cataclismici che seguirono – dall’iperinflazione di Weimar (1921-1923) alla drammatica austerità del governo di Bruning (1930-1932). Il risentimento che tutto questo ha creato nel popolo tedesco si è manifestato nell’enorme sostegno che il nazionalsocialismo hitleriano ha ricevuto in tutto il paese (Ruffolo e Sylos Labini 2012).



Schacht a Norimberga. Unico “non colpevole”

Quando Hitler salì al potere, nel gennaio 1933 la situazione economica in Germania era terribile. Le scorte di materie prime erano state esaurite, le fabbriche e i magazzini erano vuoti, e circa 6,5 ​​milioni di persone (circa il 25% della forza lavoro) erano disoccupate e sull’orlo della malnutrizione, mentre il paese era schiacciato dal debito e le riserve valutarie si avvicinavano zero.
Eppure, dal 1933 al 1938, grazie a Schacht, l‘economia si riprese in modo spettacolare (Figura 1). 2 L’obiettivo di Schacht per avviare l’economia moribonda richiedeva denaro. Ma il denaro non era disponibile, dal momento che i risparmi erano inesistenti e la produzione era così limitata che i risparmi non si sarebbero accumulati (Schacht 1967). Nemmeno i soldi potevano essere stampati, poiché il prestito al governo avrebbe messo a rischio la Reichsbank di perdere il controllo della politica monetaria.
Schacht escogitò  una brillante  soluzione monetaria non convenzionale. Per i pagamenti, gli appaltatori statali e i fornitori hanno ricevuto cambiali emesse da una ditta denominata “MEFO”  (Metallforschungsgesellschaft (Metal Research Company), Le banconote MEFO erano garantite dallo stato, potevano circolare nell’economia e potevano essere scontate dai loro titolari presso la Reichsbank in cambio di contanti.
Schacht riteneva che il dovere della banca centrale fosse di mettere a disposizione dell’economia quanto denaro necessario per facilitare la produzione. L’emissione di cambiali era strumentale a tal fine – poiché ogni cambiale era   creata a fronte  della vendita  di beni  di nuova produzione, ed ogni emissione di moneta era basata sullo scambio di nuovi beni, non  poteva essere inflazionista. In effetti, i dipendenti della MEFO controllavano che ogni fattura MEFO emessa fosse  vincolata a una quantità di beni di nuova produzione e venivano emesse solo fatture emesse a fronte delle vendite di tali beni. In questo modo, la circolazione del denaro e la circolazione delle merci rimanevano in equilibrio. 4

La Reichsbank  si impegnò  ad accettare su richiesta tutte le fatture MEFO, indipendentemente dalla loro dimensione, numero e data di scadenza, e cambiarle con denaro. Le fatture erano scontate ad un tasso di interesse del 4%. In quanto tali, gli è stato conferito il carattere di denaro fruttifero, e le banche, le casse di risparmio e le imprese potevano detenerli e usarli esattamente come se fossero soldi. Se tutte le fatture MEFO fossero state presentate allo sconto subito, ne sarebbe risultata l’inflazione. Ma ciò non accadde: il fatto di aver  reso i biglietti MFO sia ridiscontabili sia redditieri di interesse, fece  sì che  gran parte di esse furono assorbite dal mercato senza passare attraverso la Reichsbank. Inoltre, la produzione  ha risposto molto bene. Gli acquisti statali alimentati da una crescente domanda di manodopera e le imprese hanno riavviato gli investimenti utilizzando i MEFO come garanzia per il prestito. Gli investimenti aumentano la disponibilità di manodopera aggiuntiva e aumentano i redditi e i risparmi, aumentando le entrate fiscali (Guillebaud 1940).
Nel 1938, Schacht esortò fermamente a chiudere il programma MEFO, poiché era stata raggiunta la piena occupazione e il divario di produzione in uscita aumentava le tensioni sui prezzi (Toniolo 1988). 6 Si scontrò con Hitler su questo, e il 19 gennaio 1939 il Führer lo rimosse dalla Reichsbank.
La modernità della lezione di Schacht
Tale fu la politica economica che permise alla Germania di riguadagnare la sovranità monetaria e finanziare la sua ricostruzione nel periodo tra le due guerre – un caso ante litteram di espansione fiscale finanziata da moneta non convenzionale. Ha consentito a un’economia nazionale di uscire da una lunga e profonda depressione e di raggiungere la piena occupazione non inflazionistica in un breve arco di tempo e senza ricorrere al controllo dei prezzi o al razionamento (Stucken 1953). 7 In soli cinque anni, il programma di Schacht trasformò uno stato in bancarotta nell’economia più forte d’Europa (Emry 1982).
È piuttosto spiacevole che la lezione di Schacht sia andata persa.  Il programma di Schacht assomiglia a una variazione della politica del “denaro dall’elicottero” e ai suoi effetti del pranzo libero (Bossone 2016), che oggi molti economisti considerano un efficace strumento di gestione della domanda per economie con vincoli fiscali intrappolate in una profonda depressione.
La proposta di “denaro fiscale” lanciata in Italia da Cattaneo e altri, 8 in base alla quale speciali certificati di credito fiscale sarebbero emessi dai paesi in crisi dell’Eurozona (in linea con le regole fiscali dell’UE) come quasi-moneta, sostiene che si aggiungerebbe all’acquisto dell’economia potere, stimolare la produzione e la crescita dell’occupazione e aumentare le entrate fiscali. Trae ispirazione dalle banconote MEFO di Schacht (sebbene presenti anche importanti differenze).
Il contributo di Bofinger (2016) offre un’eccellente opportunità per contrastare due importanti lezioni economiche dalla Germania. Uno – di Walter Eucken, ancora celebrato – ha servito bene la Germania, ma si è dimostrato drammaticamente inadatto per l’Europa. L’altro – da Hjalmar Schacht, rimosso dalla memoria – è stato un successo, e dovrebbe ispirare l’Europa in quanto inefficace con la sua peggiore crisi dagli anni ’30.
Ed ecco un ben noto personaggio: 
twitta:  Chi promuove ancora  come una moneta parallela ha in mente un Italexit, un Piano B. Roba degno di Savona e Borghi. Non credibile. Pericoloso.
Fabio Dragoni  replica:  “…..L’idea di pagare i debiti della Pubblica Amministrazione con speciali categorie di titoli di stato non è poi così originale. Il primo ad averla avuta fu addirittura Corrado Passera ministro dello sviluppo economico nel Governo Monti. Sapete com’è: anche l’orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno”.
Comedonchisciotte pubblica un articolo dell’economista  Jacques Sapir che   giustifica i minibot – e che Alan Friedman  palesemente non legge:

Dombrovskis: “L’Italia corregga traiettoria, se no ci sarà procedura” 
Una  lettrice mostra come Dombrovki (e tutti in UE) vogliano  punire il governo attuale  con un pretesto in malafede: 
Il Financial Times pubblica un importante articolo di Alberto Bagnai sulle storture delle misure contabili imposte dalla UE ai bilanci..

“LA UE deve razionalizzare le regole che impone ai deficit nazionali.

Il sistema attuale manca di trasparenza e alimenta il populismo. 
Ritorno a una regola EPC basata su saldi nominali anziché su bilanci rettificati..  Ed aggiunge: “inoltre, una regola d’oro che gli investimenti di capitale non dovrebbero essere presi in considerazione nella regola del disavanzo, sia il capitale  fisico che quello umano”. ma soprattutto, Bagnai critica lo “output gap”,  concetto alquanto complesso da spiegare qui:
Basti dire  che anche Adam Tooze lo ha crticato in un articolo cui rimando:
Non sto a a riportare e tradurre gli invidiosisismi commenti di lettori italiani – che in inglese avvertono il Financial Times: “Bagnai è della Lega! E’ di parte!” – Come se il Financial Times non lo sepesse, fanno la loro piccola delazione. Bini Smaghi fa anche di più, sempre con l’aria di degnazione dell’economista ufficiale. MA si capisce dai suoi commenti che non sa cosa sia “l’output gap”.
Concludo con una scenetta che m’era sfuggita:

PADOA SCHIOPPA AMMETTE:  SUI MIGRANTI  ABBIAMO FATTO UN FAVORE ALLA UE CHE NON CI HA COMPENSATO


PER FESTEGGIARE LA FINE DELLA SCUOLA QUATTRO STUDENTI MANTOVANI HANNO LANCIATO UN BANCO DALLA FINESTRA, MENTRE ALTRI COMPAGNI FILMAVANO LA SCENA CHE POI È STATA POSTATA SUI SOCIAL

IL PROF CHE SI ERA ASSENTATO DALL’AULA È FINITO NEI GUAI, IL LANCIATORE È STATO SOSPESO PER QUINDICI GIORNI E… (VIDEO)


Quattro studenti mantovani dell’istituto tecnico per geometri «Carlo D’Arco» di Mantova, per festeggiare la fine della scuola, hanno gettato un banco dalla finestra, mentre altri compagni filmavano la scena che poi è stata postata sui social.

I ragazzi sono stati sospesi: 15 giorni al «lanciatore», 4 giorni per chi ha girato il video, un giorno al ragazzo che ha fatto da palo. Anche il professore che si è assentato dall’aula è stato messo sotto indagine dalla scuola. Fonte: qui

studenti lanciano banco dalla finestra 8STUDENTI LANCIANO BANCO DALLA FINESTRA 

sabato 8 giugno 2019

I VICINI DIFENDONO MARCELLINO IACHI BONVIN, IL TABACCAIO DEL CANAVESE CHE HA UCCISO UN LADRO MOLDAVO DI 24 ANNI

“AVEVA GIÀ SPARATO MA ERA ESASPERATO” 
“CINQUE VOLTE SONO ANDATI A RUBARE. HA FATTO BENE A SPARARGLI: NON SE NE PUÒ PIÙ”
NEL PAESE APPLAUSI PER FRANCO "ERA ESASPERATO DAI TROPPI FURTI"
Lodovico Poletto per “la Stampa”

Il primo colpo, il signor Franco lo ha sparato dal balcone del secondo piano della sua villetta, mentre la sirena dell' allarme urlava e i ladri scardinavano il cambia monete della tabaccheria automatica. «Ha fatto benissimo», dice la nipote Roberta Carla, sette ore più tardi. E mostra la mano con le dita ben distanziate: «Cinque volte sono andati a rubare.
marcellino iachi bonvin con moglie e figlioMARCELLINO IACHI BONVIN CON MOGLIE E FIGLIO
Ha fatto bene a sparargli: non se ne può più».

Il secondo colpo lo ha esploso nel cortile. E stavolta ha centrato il ladro. Quindi ha chiamato la polizia e soccorsi perché c' era un uomo con ancora il cappuccio in testa che agonizzava sul marciapiede. Poi è corso in casa, perché Marcello Iachi Bonvin - detto Franco - è un uomo di quasi 70 anni, e ed è tutt' altro che Tex Willer o un vendicatore pronto a tutto. E veder morire quel ragazzo lo ha sconvolto.

Alle 13 gli operai della Dyco, la fabbrica che è quasi di fronte al cancello della villetta, ma è nel Comune di Ivrea, escono in pausa pranzo. Passa una Lancia Y grigia e il lavoratore in tuta seduto accanto al conducente abbassa il finestrino e urla così: «Bravo! Hai fatto bene Franco! Bravo». È un attimo. E arrivano due ragazze: «Meno male che qualcuno reagisce. Se ha sparato è perché non ne poteva più. Pover' uomo, quelli erano armati. E lo hanno aggredito. Se non sparava lui, lo facevano loro». Ed è un tam - tam. «Franco è in galera».
«Franco adesso rischia», Franco qui e franco là. «Bisogna difenderlo».
il caso di marcellino iachi bonvinIL CASO DI MARCELLINO IACHI BONVIN

E così la signora Simona Scicchitano, che gestisce il negozio di intimo «La Gioconda», che è su questa strada ma a un paio di chilometri dalla tabaccheria, salta in macchina e va a vedere di persona che cosa accade laggiù dove ci sono le volanti della polizia. Curiosa un po' in giro poi telefona a qualcuno: «Non c' è, è ancora in questura. Speriamo bene». Lo conosce? «Io poco.

Ma adesso scendiamo in strada per difenderlo. Ha fatto bene a sparare». Il suo «Scendiamo in strada» significa che lunedì o martedì i commercianti con negozi che si affacciano su questo nastro d' afalto che unisce Ivrea a Pavone faranno una fiaccolata per sostenere il tabaccaio. «Lo hanno derubato così tante volte che ha perso il conto: e molti di noi hanno avuto lo stesso problema. Una fiaccolata per lui è il minimo.

il caso di marcellino iachi bonvinIL CASO DI MARCELLINO IACHI BONVIN
Franco è uno di noi. E tutti noi avremmo potuto ritrovarci nelle stesse condizioni sue». E così il tam-tam si arricchisce di voci. Di idee. Di ricostruzioni a volte fantasiose. Il tweet del ministro dell' Interno raccoglie applausi: «Se anche lui dice che ha fatto bene allora vuol dire che ha rischiato».

Ecco, adesso davanti alla casa color pesca, dove vive e lavora il tabaccaio, dove al pianterreno c' è il bar gestito dai figli e accanto una casetta con il distributore automatico di sigarette, snack e bevande, c' è un sacco di gente. «Franco» arriva su una Jeep nera. Ma non si vede in viso. Stretto in un giubbottino blu, e con il cappuccio calato in testa, scende di corsa e s' infila dentro casa. Ha bisogno di silenzio. E di riposo. La ribalta davanti alle telecamere non gli interessa.

Il sindaco del paese, Endro Giacomo Bevolo, in sella da pochi giorni, dice che gli è «umanamente vicino». «Non stiamo parlando di uno scapestrato, ma di un signore con la testa sulle spalle che sta passando attraverso un' esperienza complicata». Lo conosce? «So che è stato consigliere comunale una ventina di anni fa. Che le devo dire? Non stiamo parlando di fanatico delle armi, ma di un pensionato che ha faticato tutta la vita».
la rapina nella tabaccheria di marcellino iachi bonvinLA RAPINA NELLA TABACCHERIA DI MARCELLINO IACHI BONVIN

E la politica? «Lasci perdere, quella non c' entra nulla con questa storia. E poi la mia lista era indipendente: la Lega se è quello che vuole sapere, ne appoggiava un' altra».
Ma alle Regionali il partito di Salvini ha incassato il 40 per cento. E l' insofferenza verso i «troppi furti che ci sono da queste parti» è un sentimento che quasi puoi toccare. Che fa dire a qualcuno: «Preferisco tacere. Perché se parlo di più finisco in galera».

E il finale è più o meno questo: «Ci fossero più persone come Franco ci sarebbero meno malviventi in giro». Che poi è quel che pensano in tanti. E mentre i poliziotti passano al setaccio la zona alla ricerca delle ogive sparate dalla 357 Taurus del signor Franco - che ha anche un' altra pistola in cassaforte - al bar di stradale Torino, davanti a un caffè, c' è chi giura che qui ladri hanno già colpito in zona. E Franco era solo una delle tante vittime.
Quella che, però, ha reagito. E ha sparato.
marcellino iachi bonvinMARCELLINO IACHI BONVIN

SOLO CONTRO TRE RAPINATORI, SPARA E NE UCCIDE UNO
 Filippo Facci per “Libero quotidiano”

Il Canavese è una zona tranquillissima di gente tranquillissima, piemontesi da proverbio, per il resto questa storia sembra di averla già sentita: un tabaccaio, una tentata rapina, minacce, colluttazioni, e una pistola - legalmente detenuta - che spara e uccide un giovane moldavo, così come era moldavo il 29enne che nel tardo 2018 spaccò il vetro di una finestra e svegliò di soprassalto il proprietario di un' officina, Fredy Pacini, che sparò cinque colpi due dei quali andarono a segno. Fredy Pacini è stato recentemente assolto, ma dopo un calvario mediatico-giudiziario che la nuova legge sulla legittima difesa, ora, dovrebbe evitare. Sarà così? Il paragone regge?

Vediamo. Anzitutto la dinamica. Il silenzio notturno di Pavone Canavese (3800 abitanti vicino a Ivrea, anche se appartiene alla città metropolitana torinese) poco dopo le 3 è squassato da 7 colpi di pistola. In via Torino, proprio al confine con San Bernardo Canavese, c' è il bar tabacchi «Winner Point» che è incastonato in una villetta che appartiene a Marcellino Franco Iachi Bonvin, che da anni è titolare e gestisce coi figli l'esercizio.

la rapina nella tabaccheria di marcellino iachi bonvinLA RAPINA NELLA TABACCHERIA DI MARCELLINO IACHI BONVIN
Lui abita al piano di sopra, e la villetta, a lato, a fianco della macchinetta notturna per le sigarette, ha un cancello che introduce nei tre lati interni che delimitano la proprietà, dove il proprietario tiene la macchina e dove c' è l' ingresso dal retro della tabaccheria, tutto ben recintato. In esterno c' è anche una telecamera, messa dopo che alla tabaccheria ci sono stati 7 complessivi furti o tentativi di furto. Non è proprio un tabacchino: il Winner Point è anche ricevitoria, punto Sisal, corse, Lotto, si pagano le tasse automobilistiche e le bollette, si comprano i biglietti per i concerti, per le partite della Juve e del Torino, e poi c' è il bar.

Normale che ci sia un cambiamonete, caricato con 2000 euro: così i ladri arrivano con un furgone bianco e prima forzano il cancello, poi la porta di servizio e poi il cambiamonete: tutto con un palanchino, che è tipo un piede di porco ma grosso e robusto perché si usa nelle miniere per smuovere massi.

È un' arma? Lo è. Comunque il proprietario sente i rumori degli scassi, si sveglia e con lui i familiari, che cerca di tranquillizzare - moglie e due figli - e poi prende la sua 357 Magnum a tamburo ed esce sul terrazzo, vede tre ladri incappucciati e spara: ma in aria. I tre non se ne curano troppo, e lui scende in cortile, dove i tre avevano già caricato sul furgone tutto il cambiamonete per scassinarlo poi comodamente da qualche parte. E qui, tra urla e minacce, c' è - come si dice - una colluttazione, termine che leggiamo sempre, che non ha sinonimi ma che significa «rissa, zuffa, baruffa, lotta furibonda per sopraffare qualcuno o non esser sopraffatto».
marcellino iachi bonvin e la rapina nella sua tabaccheriaMARCELLINO IACHI BONVIN E LA RAPINA NELLA SUA TABACCHERIA

Gli altri erano in tre, con un palanchino. E Marcellino Franco Iachi Bonvin a un certo punto spara, più volte, forse cinque: e colpisce al petto uno dei tre, che dopo qualche metro crolla a terra. È un moldavo incensurato di 24 anni. Gli altri due scappano. Tutto questo avviene all' interno della sua proprietà? Sì. Il moldavo stava scappando? Difficile crederlo: a meno che corresse all' indietro, visto che è stato preso al petto.

LA TELEFONATA
A quel punto il tabaccaio telefona alla polizia e al terzo figlio, il più grande, che vive altrove. In commissariato e poi in procura, davanti al procuratore capo di Ivrea Giuseppe Ferrando e al pm titolare del fascicolo, Giuseppe Drammis, decide temporaneamente di avvalersi della facoltà di non rispondere. È molto provato, come ammetterà il procuratore nel definirlo «una persona pacata che vive in una famiglia normale».
la rapina nella tabaccheria di marcellino iachi bonvinLA RAPINA NELLA TABACCHERIA DI MARCELLINO IACHI BONVIN

Verrà riascoltato da lunedì. Intanto risulta sotto indagine per «eccesso di legittima difesa», come il copione prevede in ogni caso. Intanto la polizia scientifica trova in casa altre armi: ma sono tutte regolarmente denunciate, tutte comprate dopo i furti precedenti.

Per comprendere appieno in che termini possa essere applicata la nuova legge sulla legittima difesa occorrerà riscontrare il racconto dell' uomo con le risultanze della polizia scientifica, com' è giusto e normale. Il resto è colore: la famiglia che si schiera con lui, gli operai della fabbrica di fronte che pure lo difendono, le sfilate di sindaci e solidali vari. In un comune dove la Lega ha preso il 40 per cento, e dove - risuona da ogni parte - «la nuova legge sulla legittima difesa è stata fatta proprio per uno come lui, che ha lavorato onestamente per tanti anni». E che forse, di mettersi a sparare, non aveva nessuna voglia.

Fonte: qui