9 dicembre forconi

lunedì 29 gennaio 2018

Se i diamanti costassero un euro al chilo, penseremmo che sono pacchiani


Ne è passato di tempo da quando lo stoico Cleante ringraziava Zeus per aver creato l'uomo, il gioiello della creazione. Ma i gioielli si apprezzano anche perché sono rari, se i diamanti fossero comuni come le patate, li considereremmo inutili e pacchiani (oltre a non essere buoni da mangiare). Oggi, con sette miliardi e mezzo di umani, la fama dell'uomo come gioiello della creazione si è alquanto appannata e Bruno Sebastiani non scende a compromessi nel parlare degli esseri umani come "Il Cancro del Pianeta." E' un titolo molto inquietante per un saggio che, peraltro, fa molte osservazioni corrette. (U.B.)




IL CANCRO DEL PIANETA

Un post di Bruno Sebastiani

E se la nostra intelligenza anziché essere una scintilla divina o una mirabile opera della natura (a seconda che ci si riconosca nel creazionismo o nell’evoluzionismo) fosse un tragico errore del processo evolutivo della vita, una via “svantaggiosa” imboccata casualmente da madre natura che ben presto l’abbandonerà per far ritorno a forme di vita meno distruttive per l’ambiente?

A questa domanda, tanto angosciante quanto di basilare importanza per tutto il genere umano, ho tentato di dare una risposta con la teoria contenuta nel saggio “Il Cancro del Pianeta” (Armando Editore, Roma, 2017).

E la risposta, purtroppo, è stata affermativa. Sì, la nostra intelligenza è il frutto di un’abnorme evoluzione patita dal nostro cervello, evoluzione che ci ha posti in grado di modificare l’ambiente che ci circonda a nostro vantaggio, ma a svantaggio di ogni altra realtà del pianeta.

Fin qui qualcuno potrebbe dire: che male c’è? Noi apparteniamo alla specie Homo sapiens, siamo all’apice della catena della vita ed è giusto che ci preoccupiamo principalmente di noi stessi. Sennonché la nostra vita dipende da tutte le altre realtà esistenti sul pianeta, realtà che stiamo dissennatamente e sistematicamente annientando! È come se ci trovassimo su una nave e continuassimo ad imbarcare acqua: prima o poi ci sarà il naufragio!

Il punto è proprio questo: la “scintilla divina” (o “mirabile opera della natura”) ci ha consentito di piegare a nostro vantaggio le leggi stesse della natura, di squilibrare, sempre a nostro vantaggio, il delicato ed ultra complesso sistema di congegni e meccanismi biologici formatisi spontaneamente in milioni e milioni di anni, e ci ha consentito di farlo in un battibaleno, in poche migliaia di anni, un’inezia di tempo cosmico. Ma non ci ha consentito di creare un nuovo equilibrio altrettanto solido come quello che abbiamo distrutto.

La nostra intelligenza (o ragione) è il software che gira nel nostro cervello ed è lo strumento più potente sviluppatosi su questo pianeta. Ma la sua potenza è niente rispetto a quella necessaria per governare in modo stabile ed equilibrato le innumerevoli variabili presenti in natura.
Erano nel giusto gli antichi asceti che si annientavano di fronte all’ignoto che essi chiamavano onnipotenza divina.

Ma l’essere umano non ha seguito la loro strada perché non poteva che intraprendere il cammino del cosiddetto “progresso”, indotto a ciò due impulsi irrefrenabili, e cioè:


  • da un lato la continua, spontanea crescita (e potenza elaborativa) del cervello, da meno di 500 cc a 1.400 cc in poco più di due milioni di anni;
  • dall’altro lato l’istinto di sopravvivenza della specie, presente in ogni appartenente al regno animale e preposto al mantenimento dell’equilibrio numerico tra tutti gli esseri viventi.


Questo istinto ha normalmente la funzione di non far prevalere una specie sulle altre: alcuni animali hanno sviluppato la forza fisica, altri l’agilità, altri la velocità, altri ancora il mimetismo e così via. Ognuna di queste “doti” si è evoluta al fine di consentire a ciascuna specie la conservazione del proprio posto nel mondo della natura, all’interno di un equilibrio dinamico in continuo movimento. Tale equilibrio in passato, milioni di anni or sono, si è spezzato più volte a causa di eventi catastrofici, quali impatti con asteroidi, glaciazioni, collisioni di placche tettoniche, eruzioni ecc. Ed ogni volta, dopo la catastrofe, la vita ha ripreso ad evolvere, sotto vecchie e nuove forme, fino a ricostituire il suo equilibrio dinamico.

Al di fuori di questi eventi, che condussero alle cosiddette “estinzioni di massa”, alcune specie si estinguono per motivi naturali, di norma per il venir meno delle loro specifiche fonti di sostentamento o l’insorgere di particolari mutazioni climatiche. Queste estinzioni, dette “estinzioni di fondo” (in inglese “background extinctions”) sono assai rare, nell’ordine di 4 – 5 famiglie ogni milione di anni.

Ma ai nostri giorni l’equilibrio che presiede alla contemporanea convivenza di tutte le specie viventi si è nuovamente spezzato, e non per motivi riconducibili ad eventi catastrofici, bensì a causa dell’utilizzo che stiamo facendo delle capacità intellettuali di cui ci siamo trovati involontariamente a disporre.

In pratica nella lotta per la vita, abitualmente regolata dall’istinto di sopravvivenza, noi uomini siamo intervenuti con la nuova super arma fornitaci dall’abnorme evoluzione del nostro cervello, abbiamo sbaragliato tutti gli avversari e siamo rimasti soli a dominare su tutti i regni della natura.

Ma così come è stato facile trionfare su ogni essere animato e inanimato presente sul pianeta, è altrettanto difficile ricreare un nuovo equilibrio che garantisca la continuità della vita sulla Terra. Il nostro trionfo ha comportato la diffusione del genere umano in ogni angolo del globo con un ritmo vertiginoso, cui ha corrisposto per contrappeso l’annientamento di tutte le forme di vita non riconducibili ad un diretto utilizzo antropico (alimentare in primis). Il nostro egoismo è stato tanto cieco da non farci comprendere che in natura tutto è collegato all’interno di un grande super organismo entro cui è germogliata la vita e di cui anche noi facciamo parte. Spezzando un’infinità di anelli apparentemente inutili, abbiamo interrotto il flusso vitale del super organismo, ed ora ne patiamo le conseguenze che portano i nomi tristemente noti di inquinamento, riscaldamento globale, desertificazione, sovrappopolazione ecc. ecc.

Come non intravvedere una corrispondenza tra questo tipo di comportamento e quello delle cellule in cui il materiale genetico muta al punto da trasformarle in agenti cancerosi, restii ad accettare la morte cellulare programmata (apoptosi) e destinati ad innescare con la loro proliferazione incontrollata il processo tumorale?

A mio avviso non ha grande importanza che questa correlazione abbia basi scientifiche o meno. Ciò che conta è che faccia intendere all’essere umano come il progresso di cui va tanto orgoglioso, la cosiddetta civiltà, altro non sia per l’ecosfera se non una malattia che tutto distrugge. Questo morbo, vero e proprio cancro del pianeta, minaccia di far sparire la vita in una nuova estinzione di massa, indotta questa volta non da eventi esogeni, ma da un errore commesso da madre natura stessa, una via svantaggiosa imboccata casualmente che presto sarà abbandonata, come ogni errore prodottosi nel corso del processo evolutivo.

Oggi ci troviamo in una situazione ambigua. Non possiamo negare gli enormi benefici che il progresso ha comportato per tanta parte dell’umanità. Ma non possiamo ignorare i danni irreversibili che abbiamo già causato all’ambiente e agli altri esseri viventi, danni che prossimamente si ritorceranno anche contro di noi.

Quando il cancro conclude la sua opera nefasta anche le cellule cancerose scompaiono insieme ai tessuti sani che hanno distrutto.

Ecco questa è la visione realistica contenuta nel mio saggio. Non mi sono posto il problema della “guarigione” perché ritengo che la “malattia” sia giunta ad un punto tale da lasciare ben poche speranze di risanamento.

Ho mantenuto però un barlume di speranza individuale, laddove ho suggerito a chi ne ha la possibilità di cercare rifugio in quel poco di natura che resta, come abbiamo fatto io e mia moglie che abbiamo lasciato la città in cui vivevamo (Milano) e ci siamo trasferiti in una casa ai margini di un bosco. Qui abbiamo aperto un Bed & Breakfast, al quale abbiamo dato nientemeno che il nome di Joie de Vivre.

Se la speranza collettiva non ha più ragion d’essere, rimane pur sempre la speranza individuale!

Fonte: qui

A CASTELVETRANO, IL PAESE DEL BOSS LATITANTE MATTEO MESSINA DENARO, NESSUNO PAGA LE TASSE

NEGLI ULTIMI CINQUE ANNI NON C’È TRIBUTO COMUNALE CHE NON SIA STATO EVASO IN MASSA: IL BUCO FISCALE È DI 42 MILIONI DI EURO


Tributi non pagati, mancata riscossione, concessioni edilizie e convenzioni a canoni risibili di cui hanno giovato anche i favoreggiatori del boss: Castelvetrano, la città di origine dell’ultimo grande latitante della mafia, Matteo Messina Denaro, si è trasformata in una zona franca: negli ultimi cinque anni non c’è tassa comunale che non sia stata evasa in massa.

messina denaro 7MESSINA DENARO 7
Aziende, commercianti e cittadini hanno causato un’emorragia fiscale senza paragoni, ora individuata dai commissari straordinari spediti a Castelvetrano, in provincia di Trapani, dal ministero dell’Interno dopo lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose. Il buco fiscale è di 42 milioni di euro (35,5 milioni di entrate tributarie; 7,3 milioni di extra tributarie) e si riferisce alle imposte comunali su rifiuti, immobili, servizio idrico e imposte pubblicitarie non versate dal 2012 al 2017, durante l’amministrazione guidata dal sindaco Felice Errante. Cifre mai riscosse.
CASTELVETRANOCASTELVETRANO





“EVASIONE LEGALIZZATA” 
«Nell’ultimo quinquennio il Comune - dice Salvatore Caccamo, presidente della Commissione straordinaria che amministra il Comune - ha avuto una mancata riscossione pari al 65%. Più della metà non pagavano. La lotta all’evasione, come emerge dagli accertamenti sulle caselle esattoriali, si è assestata all’1,50%. Questo significa che l’evasione era legalizzata».

«Le ingiunzioni fiscali andavano in prescrizione dopo 5 anni e questo è avvenuto regolarmente. A volte tornavano indietro - continua Caccamo - perché il destinatario, era sconosciuto o incerto, oppure perché la postalizzazione non raggiungeva gli obbiettivi che doveva raggiungere. Anche la riscossione coattiva è stata deficitaria, sempre per gli stessi motivi». A dicembre 2017 stavano per scadere 1.400 cartelle esattoriali ma stavolta la Commissione le ha nuovamente notificate interrompendo così la prescrizione. 

Messina Denaro al matrimonio della sorellaMESSINA DENARO AL MATRIMONIO DELLA SORELLA
LE SOCIETÀ MAXI DEBITRICI 
I debitori più corposi sono tre aziende: Saiseb, che ha costruito l’impianto di depurazione (deve 1,7 milioni), Gemmo, che ha realizzato la rete dell’illuminazione pubblica (1,8 milioni) e Trapani Servizi, ente gestore della discarica (700.000 euro). Con tutti e tre è stato stipulato un piano di rientro. Per la restante parte invece è stato definito un piano di rateizzazione (che prima non esisteva) per cui sono già arrivate istanze di pagamento per 1,5 milioni di euro. «È un segnale che adesso è ora di riscuotere», dice Caccamo che è coadiuvato nella commissari Elisa Borbone e Maria Concetta Musca. A pensarci sarà una società esterna, di Lucca.

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I SOLDI DA RESTITUIRE ALLO STATO 
Ma ci sono anche i meccanismi di elusione con escamotage fiscali: dal cambio dell’assetto societario al trasferimento di gestione ad altri soci, passando per la cessione di rami d’azienda o i contratti di comodato gratuito attraverso i quali veniva trasferita la conduzione dell’attività ad altri familiari. Per tenere in piedi i conti, come emerge dal bilancio consuntivo del 2016, il Comune nel quinquennio ha ricevuto 32 milioni dallo Stato, che ora dovranno ritornare indietro: 3,5 milioni come anticipazioni di tesoreria; 8,7 milioni dalla Cassa depositi e prestiti; 12,7 milioni di debiti per mutui; 17,2 milioni per altre spese correnti.

MATTEO MESSINA DENAROMATTEO MESSINA DENARO
Per fermare l’emorragia adesso i Commissari hanno ottenuto un’anticipazione di 6,3 milioni riservati ai Comuni sciolti per mafia e utili per pagare gli stipendi e iniziare a pagare una parte dei debiti pregressi. Nel 2017 invece le tasse da riscuotere equivalgono a 12 milioni di euro: 1,3 di entrate tributarie; 1,2 di addizionale Irpef; 6,7 di Tari e igiene ambientale; 1,6 i Tarsu; 115.000 euro di Tosap; 100.000 di pubblicità; 25.000 di affissioni pubbliche. 

CONCESSIONI A PRIVATI A COSTO ZERO 
I commissari sono arrivati a Palazzo Pignatelli, sede del Comune, dopo il caso del consigliere comunale Lillo Giambalvo, arrestato con l’accusa di aver favorito la mafia in base a intercettazioni di elogio e di aneddoti sul capomafia latitante, e poi assolto. E dopo un anno di gestione commissariale del solo consiglio comunale, affidato all’ex capo della Procura di Palermo, Francesco Messineo. Controllando le concessioni e le convenzioni, i commissari si sono imbattuti in vari casi singolari.

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In uno di questi il Comune paga una locazione alle Ferrovie dello Stato per un bene, che poi viene concesso a un soggetto privato a costo zero. «Episodi come questo - continua Caccamo - creano un doppio danno erariale concreto». Negli anni novanta un collaboratore di giustizia Francesco Geraci, riferì che, riguardo all’acquisto di un terreno, «sentii Messina Denaro parlare con Sansone (imprenditore vicino a Riina) del fatto che avrebbero edificato su di esso un palazzo acquistato per creare Castelvetrano 2», iniziativa ispirata al modello di “Milano 2”.

MATTEO MESSINA DENAROMATTEO MESSINA DENARO
Adesso verificando le concessioni edilizie rilasciate negli anni e incrociando i dati dei beneficiari si arriva ai favoreggiatori del boss. «Molto spesso i permessi per costruire sono stati concessi come favore nei confronti di soggetti vicini alla criminalità. La periferia di Castelvetrano - sottolinea Caccamo - ha avuto un’espansione urbanistica impressionante. Molte lottizzazioni sono camuffate. Abbiamo riscontrato delle lottizzazioni abusive e stiamo provvedendo alla revoca di alcune concessioni, alcune perché scadute da tempo, altre perché non sono mai state rispettate».

L’HOTEL SU UN’AREA NON EDIFICABILE 
MATTEO MESSINA DENAROMATTEO MESSINA DENARO
Una di queste è quella del “Triscina Mare”, un hotel residence turistico di Michel Giacalone, 70enne presunto favoreggiatore di Messina Denaro, e padre di Angela Giacalone, assessore al Turismo durante l’ultima consiliatura. La concessione era stata rilasciata in un’area di assoluta inedificabilità e imponeva la demolizione di 3 villette realizzate, mai eseguita. Giacalone - originario di Tunisi - nel 1996 venne arrestato e poi condannato per mafia, anche per aver ospitato i fratelli Giuseppe e Benedetto Graviano nelle camere del “Triscina Mare”.

Oggi la Direzione distrettuale antimafia di Palermo e le Squadre mobili di Palermo e Trapani indagano su di lui per «procurata inosservanza di pena» e continuano a ritenerlo vicino alla famiglia mafiosa di Castelvetrano tanto che lo scorso dicembre, nell’ambito di una serie di perquisizioni per stanare il latitante, sono andati a cercarlo anche nel suo residence. Al quale adesso è stata revocata la concessione.  

Fonte: qui

domenica 28 gennaio 2018

LA CINA RICICLA DENARO IN NERO – UN FIUME DI DENARO ILLECITO IN DIREZIONE PECHINO

DALLE MIGLIAIA DI “MONEY TRANSFER” DA 999 EURO AL GIORNO ALLE MAZZETTE NEI GIOCATTOLI TROVATE A FIUMICINO 

UN SOLO IMPRENDITORE IN UN GIORNO HA FATTO 500 OPERAZIONI DI TRASFERIMENTO DI DENARO DA MEZZO MILIONE L’UNA 

MONEY TRANSFER LA ROTTA D' ORO VERSO LA CINA

Federica Angeli per ''la Repubblica - Roma''

mafia cineseMAFIA CINESE
Non solo contraffazione e non solo pizzo chiesto ai connazionali commercianti: la mafia cinese muove le sue pedine su una scacchiera molto complessa. Fatta di una matrioska di società spesso usate come copertura ad imprese della malavita romana su cui gli inquirenti hanno già messo gli occhi. Così, ad esempio, i clan di Roma per allontanare ogni sospetto dal giro delle sale scommesse, con un regolare atto notarile, cedono tutto al ricco manager orientale che, all' apparenza, diventa il socio unico dell' attività. Guarda caso però i dipendenti assunti sono quelli che prima ne erano i gestori.

Mafia cinese romaMAFIA CINESE ROMA
Emblematica la situazione della sala scommesse di via Costanzo Casana a Ostia passata di mano da quelli che nell' ordinanza Alba Nuova della squadra mobile venivano indicati come i delfini dei fratelli Triassi (assolti da ogni accusa, compresa quella per mafia) a un gestore cinese e che 2 settimane fa è stata chiusa su ordinanza del questore di Roma perché frequentata da pregiudicati. Uno dei dipendenti dietro al banco, fino alla fine di febbraio, era colui che, nella prima gestione ne era socio a tutti gli effetti.

Che esista la Triade, la cui solidità è garantita appunto da complicità con le mafie nostrane, è evidente, secondo gli inquirenti. E lo dimostra uno dei tratti distintivi della criminalità organizzata: la movimentazione di flussi di denaro enormi. La quantità di ricchezza esagerata accumulata da cittadini asiatici è comprovata da una serie di operazioni delle forze dell' ordine.

TRIADI CINESITRIADI CINESI
L' ultima in ordine di importanza è del 2013 quando il nucleo speciale valutario della guardia di finanza, eseguì, su ordine della Dda di Roma, 18 ordinanze di custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio. La base logistica della holding asiatica era proprio a Roma e illegalmente, attraverso alcuni money transfer della città, trasferiva all' estero, ovvero in Cina, le somme di denaro.

L' indagine nacque nel 2011 proprio da un' analisi attenta di rischio riciclaggio da parte del nucleo speciale valutario che rilevò la forte incidenza della comunità cinese, nello specifico tra l' Esquilino e Torpignattara. Gli invii di denaro all' estero parlavano da soli, miliardi di euro inviati in Cina il cui picco si registra tra 2011 e 2012, malgrado la normativa sull' antiriciclaggio.
mafia cineseMAFIA CINESE

Che nell' agosto del 2011 fissava la soglia dei 5000 come massimale da inviare, nel 5 dicembre 2011 scese a 2500 e nel 2012 si abbassò a 1000. Fatta la legge trovato l' inganno. Perché allora, come oggi, si registrarono una miriade di mini invii per eludere la tracciabilità del contante: versamenti da 999 euro verso l' oriente. «Ricordo che in un money transfer - spiega uno degli investigatori del nucleo valutario che partecipò all' operazione - in un giorno furono fatte 500 operazioni per circa mezzo milione. La cosa curiosa, accertarono le telecamere, fu che vennero fatte dallo stesso imprenditore orientale».

Un "fiume di denaro", questo peraltro fu il nome dato a quell' indagine, che spariva in Cina senza alcun controllo. Al centro dell' indagine, durata due anni, la Sigue, ex money transfer con sede a Londra. Le sette filiali romane raccoglievano le donazioni di fittizi imprenditori cinesi, provento di reati e merce contraffatta, e in Italia non restava poi traccia di quelle ricchezze. Nulla infatti veniva dichiarato al fisco. ( 2.continua)

ECCO I TRUCCHI DEI NUOVI SPALLONI

Francesco Salvatore per ''La Repubblica - Roma''

MONEY TRANSFERMONEY TRANSFER
Così i finanzieri e i doganieri del Leonardo da Vinci combattono i trafficanti di valuta In un anno recuperati 14 milioni di euro. Un flusso di denaro. In piccole e grandi quantità ma costante. È un' emorragia di capitali importante, di soldi che migrano dall' Italia all' estero, quella che combatte ogni giorno la Guardia di Finanza e i doganieri dell' aeroporto di Fiumicino. Il bilancio dell' operazione "New start", che da un anno va avanti come un carro armato, racconta il recupero di oltre 14 milioni compiuto dai militari nel solo 2017.

Si tratta di somme di denaro superiori alla soglia di 10 mila euro che stavano per essere illecitamente esportate perché non dichiarate per importi superiori a quella soglia: sono state oltre 660 le violazioni contestate ai nuovi " spalloni" all' interno del Leonardo Da Vinci, con riscossioni di sanzioni amministrative per circa 300mila euro. Ma dove vanno questi soldi?
yuan cina mazzetteYUAN CINA MAZZETTE

Uno Stato su tutti ha il primato indiscusso: la Cina. Dietro, ma di alcune lunghezze, si trova l' Egitto. Quindi ancora più staccate la Nigeria e il Marocco. Più di 8 milioni e mezzo di euro, probabilmente denaro frutto di lavoro nero, stava per salutare l' Italia illegalmente in direzione Shangai.

Quasi un viaggio al giorno: sono 354 i passaggi extracomunitari di cittadini cinesi in uscita dall' Italia. Meno della metà, gli egiziani diretti a Il Cairo, 172, per un ammontare di valuta pari a 2 milioni e 400mila euro.

CONTANTICONTANTI
L' indagine si è basata su una complessa attività di analisi che ha permesso di individuare rotte potenzialmente utilizzate come veicolo del traffico illegale di denaro contante. Quindi sono stati intensificati i controlli valutari sui passeggeri in partenza, con esiti che evidenziano come sia in corso una vera e propria emorragia di denaro contante dal nostro Paese verso destinazioni estere quali Asia, Africa e Medio Oriente. Un flusso non dichiarato.

CONTANTI 35CONTANTI 
Ampio il repertorio degli espedienti adottati per tentare di eludere la rete dei controlli aeroportuali: dal cittadino nord africano che nascondeva il contante all' interno di pacchi regalo per la famiglia, a quello asiatico che celava il denaro in scatole di cioccolatini, oppure infilato nell' intelaiatura metallica dei bagagli come in nel caso di alcuni passeggeri nigeriani.

Fino anche a trovarsi di fronte a veri e propri " corrieri di valuta" che lasciavano incustodite le "valigie milionarie", piene di denaro contante, nel tragitto dal check- in di partenza fino al nastro di riconsegna dello scalo finale: erano pronti a rischiare di perdere l' intera posta in gioco piuttosto che affrontare i massicci controlli doganali.

Fonte: qui

UNA TAVOLA DI LEGNO SOSTENEVA LA ROTAIA NEL PUNTO IN CUI IL BINARIO HA CEDUTO: ORA SERVIRA’ UNA PERIZIA PER CAPIRE SE ERA UNA “RIPARAZIONE” ERRATA

GLI ALLARMI INASCOLTATI DEI PENDOLARI, TRENI SPORCHI E AFFOLLATI, BINARI USURATI E TARIFFE IN AUMENTO: FINISCE NEL MIRINO LA GESTIONE DEL RENZIANO(AMICO DEL PALLONARO!) MAZZONCINI

UNA TAVOLA DI LEGNO SOSTENEVA LA ROTAIA L' IPOTESI DEL RISCHIO SOTTOVALUTATO

Giuseppe Guastella per il “Corriere della Sera”

INCIDENTE FERROVIARIO A PIOLTELLO - UNA TAVOLETTA SOTTO IL BINARIOINCIDENTE FERROVIARIO A PIOLTELLO - UNA TAVOLETTA SOTTO IL BINARIO
C'è qualcosa di strano sotto il «giunto isolato incollato» protagonista del disastro ferroviario di mercoledì a Pioltello. È una tavoletta di legno che come una zeppa di emergenza è stata posizionata prima del deragliamento proprio nel punto in cui la rotaia si è rotta. È la dimostrazione che qualcuno sapeva con certezza che quel binario aveva dei problemi tecnici e che potrebbe averne sottovalutato i rischi in un tratto attraversato ogni giorno da 500 treni.

La tavoletta è ancora lì ed è ben visibile nelle fotografie scattate dopo la tragedia che ha causato la morte di tre persone e il ferimento di altre 95 che viaggiavano alle 6.57 di giovedì scorso sul treno pendolari Cremona-Milano Garibaldi. Si intuisce che deve essere un parallelepipedo all' incirca di 30 per 40 per 5 centimetri che, è l' ipotesi più accreditata al momento tra gli investigatori, potrebbe essere stato posizionato per evitare che il giunto «sbattesse», cioè che cozzasse continuamente contro la massicciata ogni volta che passava un treno.
TRENORD PIOLTELLOTRENORD PIOLTELLO

Chi l' ha messa ha dovuto ricavare tra le pietre una sede in cui sistemarla in attesa di un intervento più radicale. Una soluzione che verrebbe usata nella manutenzione dei binari come rimedio tampone, ma che in questo caso, evidentemente, non sarebbe stata la più adeguata.

Per stabilire se e come la «toppa» abbia avuto un ruolo nella rottura ci vorranno le perizie dei due esperti nominati dai pm milanesi Maura Ripamonti e Leonardo Lesti che, coordinati dall' aggiunto Tiziana Siciliano, indagano ancora contro ignoti per disastro ferroviario colposo. Un tecnico esperto nella materia, che vuole rimanere anonimo, sostiene che con il passare incessante dei treni la massicciata può avere ceduto facendo abbassare di qualche centimetro la tavoletta e allargando lo spazio tra essa e la rotaia che, a quel punto, potrebbe aver vibrato eccessivamente fino a spezzarsi negli ultimi 23 centimetri per cedimento strutturale.

TRENORD PIOLTELLOTRENORD PIOLTELLO
L' errore umano, di questo si parla tra chi lavora al caso, non si esaurirebbe qui perché alla soluzione discutibile si aggiungerebbe anche una previsione sbagliata della sua capacità di resistenza nel tempo. Rete ferroviaria Italiana, che gestisce i binari, classifica gli interventi, in caso di «difetto rilevante», tra «immediati», da fare subito fermando il traffico, seguiti da quelli da fare entro 48 ore e poi da quelli che si possono completare entro due settimane nell' ambito di un programma già stabilito.

Chi ha messo la tavoletta potrebbe aver valutato che il problema rientrasse nella terza categoria e che lo si potesse risolvere con la sostituzione dei giunti che era prevista per le prossime settimane. Quelli nuovi erano già pronti lungo la massicciata.
INCIDENTE FERROVIARIO A PIOLTELLOINCIDENTE FERROVIARIO A PIOLTELLO

«Si chiama manutenzione correttiva, una scorta d' emergenza pronta sul posto, così in caso di necessità si ha già il pezzo pronto», spiega a Radio 24 Umberto Lebruto, direttore produzione di Rfi. La società esegue controlli rigorosi e continui su tutta la rete, bisognerà capire perché il cedimento non è stato segnalato né dal «treno diagnostico» che, come fa ogni 15 giorni, anche l' 11 gennaio ha analizzato il tratto e neanche dai macchinisti dei treni precedenti. «Non c' erano difetti importanti per interventi a stretto giro», precisa Lebruto.

Gli investigatori non sono ancora in grado di dire quando è stato posizionato il pezzo di legno e da chi. Hanno tutta la documentazione sugli interventi di manutenzione fatti. Sarà utile a capire anche il perché nessuno abbia deciso di ridurre la velocità dei treni in quel punto. Più di un dubbio c' è anche sui bulloni che serrano le staffe laterali del giunto. Dalle foto si vede che dei quattro della rotaia rotta, uno si è spezzato, un altro manca.
INCIDENTE FERROVIARIO A PIOLTELLOINCIDENTE FERROVIARIO A PIOLTELLO

Anche su quella parallela uno è rotto. Potrebbero essere stati danneggiati dalle ruote del treno nel deragliamento, e quello che manca asportato da qualcuno dopo l' incidente. I segni dell' ossidazione intorno ai fori, però, non paiono uguali, il che lascia ipotizzare un' esposizione all' aria (e un indebolimento della struttura) precedente all' incidente. Lavoro per i periti che analizzeranno anche i vagoni gestiti da Trenord.



GLI ALLARMI INASCOLTATI DEI PENDOLARI NEL MIRINO LA GESTIONE MAZZONCINI

Umberto Mancini per “il Messaggero”
mazzoncini delrioMAZZONCINI DELRIO

L'anello debole, incarnato dal giunto spezzato del binario o, forse, dal carrello arrugginito, sarà con ogni probabilità individuato dalle indagini della magistratura. Perché al di là delle cifre sugli investimenti in sicurezza, oltre 1,7 miliardi nel 2017, e il dato oggettivo del calo degli incidenti, in questo tragico deragliamento alla fine uno o più responsabili andranno individuati. Se non altro perché sulla tratta lombarda, una delle più trafficate del Paese, gli allarmi da parte delle associazioni dei pendolari erano già partiti.

«Un errore grave c' è stato - spiega Andrea Giuricin, economista ed esperto di trasporti - se non ci si è accorti delle crepe del binario, se non si è provveduto rapidamente. Visto che le risorse a disposizione per questi interventi sono davvero ingenti».

GLI INVESTIMENTI

INCIDENTE FERROVIARIO A PIOLTELLOINCIDENTE FERROVIARIO A PIOLTELLO
Rete Ferroviaria Italiana (Rfi), tanto per fare un esempio, ha aumentato i margini nell' ultimo bilancio a quota 200 milioni. Certo è anche vero che le carrozze di Trenord erano vecchie (almeno 30 anni di servizio), dunque a rischio. E se il governatore della Lombardia Roberto Maroni dà la colpa alla società controllata da Fs che gestisce la rete nazionale, Furio Truzzi, presidente di Assoutenti insieme a Codici e Casa del consumatore, mette sul banco degli imputati tutto il sistema, fino al vertice delle Fs.

«Si è parlato tanto di investimenti, di nuovi treni per i pendolari, ma di fatto registriamo solo uno scarto tra politica parlata e realtà quotidiana, quella che vivono i pendolari tutte le mattine». 

Realtà fatta di treni troppo spesso sporchi e affollati, binari usurati e tariffe costantemente in aumento.
INCIDENTE FERROVIARIO A PIOLTELLOINCIDENTE FERROVIARIO A PIOLTELLO

TARIFFE CARE

«Negli ultimi 5 anni - sottolinea Truzzi - ci sono stati aumenti del 30% per i pendolari in Lombardia e Lazio, mentre la media nazionale si è attestata al 20%».

Il servizio purtroppo non è migliorato, tutt' altro. 

Verrebbe da chiedersi - aggiunge - come questi soldi sono stati spesi e in che tempi. Di fatto è evidente un calo della capacità operativa del sistema su una linea, tra l' altro, già colpita da un guasto.

«Da un anno - spiegano sempre da Assoutenti - attendiamo una risposta dai vertici di Fs, Rfi e dallo stesso ministro Delrio alla lettere che abbiamo scritto per denunciare disagi e disservizi». Truzzi non vuole evocare il terribile incidente di Viareggio, che portò ad una attenzione massima sulla sicurezza e alla condanna dei vertici per responsabilità oggettive, ma fa notare che probabilmente adesso si è registrato un po' di lassismo.

IL DIVARIO

INCIDENTE FERROVIARIO A PIOLTELLOINCIDENTE FERROVIARIO A PIOLTELLO
Come invertire la rotta? O quanto provare a rilanciare sul fronte della manutenzione e dei controlli ad ampio raggio? Truzzi sollecita il ministro delle Infrastrutture Delrio e Renato Mazzoncini, capo di Fs e quindi della catena alla quale è legata Rfi, a varare un piano straordinario di revisione della rete e delle carrozze, evitando il consueto scaricabarile. Un piano da far scattare subito, magari già il primo febbraio. «Lo scarto tra annunci e fatti - conclude amaramente Truzzi - non è più tollerabile, per rispetto dei 5,5 milioni di pendolari che viaggiano ogni giorno e delle vittime morte all' alba mentre si recavano al lavoro».

Fonte: qui

PERCHE’ QUATTRO OPERAI, CON CASCO E PETTORINE DELLA “RETI FERROVIARIE ITALIANE”, HANNO VIOLATO I NASTRI DELLA POLIZIA GIUDIZIARIA E SONO ENTRALI NELL'AREA DEL DISASTRO FERROVIARIO DI PIOLTELLO, METTENDOSI FARE DEI RILIEVI VERSO IL LUOGO IN CUI UNO DEI BINARI SI È SPEZZATO? 

SONO STATI FERMATI E ORA SONO INDAGATI: LA PROCURA VALUTA L’IPOTESI DI INQUINAMENTO PROBATORIO…



Paolo Colonnello per “la Stampa”

INCIDENTE FERROVIARIO DI PIOLTELLO - IL SOPRALLUOGO DEGLI OPERAIINCIDENTE FERROVIARIO DI PIOLTELLO - IL SOPRALLUOGO DEGLI OPERAI
Li hanno visti attraversare i binari con uno strumento a ultrasuoni per la misurazione dei metalli. Quattro persone, all'apparenza operai, con caschetto giallo, pettorine fosforescente arancioni della Reti ferroviarie italiane e giacconi gialli, come se fosse un giorno normale in un luogo normale, hanno superato i nastri della polizia giudiziaria usati per sigillare i due chilometri dell' area del disastro ferroviario di giovedì scorso, e si sono messi a fare dei rilievi verso il luogo in cui uno dei binari si è spezzato.

Uno di loro prendeva appunti e gli altri misuravano il grado di usura o corrosione dei binari.
INCIDENTE FERROVIARIO A PIOLTELLOINCIDENTE FERROVIARIO A PIOLTELLO
A questo punto gli agenti della Polfer sono intervenuti bloccandoli, identificandoli per poi portarli in questura e farli diventare così i primi quattro indagati ufficiali (per violazione di area sottoposta a sequestro, ma si sta valutando anche il più grave inquinamento probatorio) di questa inchiesta che procede per disastro ferroviario colposo e che si preannuncia tormentata, visto gli interessi in campo e la «guerra» sotterranea tra le due principali società interessate dalle indagini: da una parte la Rfi, appunto, per la gestione dei binari. E dall' altra Trenord, per quella dei treni.
INCIDENTE FERROVIARIO A PIOLTELLOINCIDENTE FERROVIARIO A PIOLTELLO

Una gara di vetustà niente male (i convogli erano del 1980, i binari pare avessero non più di sei anni) su una delle linee tra le più trafficate, problematiche e delicate, in un gioco allo scaricabarile che allontana i sospetti da sé. Ora bisognerà capire che diavolo ci facevano quei quattro signori la mattina di sabato in un' area sottoposta a sequestro.
Se si tratta davvero solo di operai oppure di tecnici di parte mandati sul luogo dell' incidente per preparare le difese.

«Non si sono resi conto di sconfinare», sostiene Rfi in un comunicato, confermando che si tratta di operai mandati sul posto «per controlli tecnici» per la riapertura della linea lunedì. Solo che i quattro non hanno quasi aperto bocca: sapendo di essere indagati, hanno chiesto di vedere degli avvocati avvalendosi della facoltà di non rispondere. E ora, anche i pm se vorranno interrogarli, potranno sentirli solo alla presenza di legali.
INCIDENTE FERROVIARIO A PIOLTELLOINCIDENTE FERROVIARIO A PIOLTELLO

Il tutto il giorno stesso in cui alcune foto hanno rivelato come sotto il binario spezzato fosse stata piazzata una zeppa di legno, forse per pareggiare un cedimento del terreno: il motivo per il quale il binario, all' ennesima sollecitazione, con un treno lanciato a 140 allora, sarebbe saltato. Chi ha messo quel pezzo di legno su una linea che, secondo i responsabili di Rfi, non aveva problemi ed era stata controllata l' 11 gennaio scorso?

INCIDENTE FERROVIARIO A PIOLTELLOINCIDENTE FERROVIARIO A PIOLTELLO
Un vero mistero, soprattutto alla luce del comunicato diffuso ieri dalla stessa società che afferma come «l' uso di spessori in legno non sia previsto da normative e protocolli» e come l' uso del nobile materiale sia stato «sostanzialmente abbandonato in Italia e limitato a pochissimi casi» per lasciar spazio a materiali che rispondano a standard «elevati di sicurezza e prestazionali».

Rimane il fatto che il pezzo di legno, 40 centimetri per 60, sia lì da vedere, proprio sotto il binario spezzato. Ed è altrettanto un fatto che al giunto del binario manchi un bullone (anche questo si vede chiaramente dalle foto) che non si trova.

INCIDENTE FERROVIARIO A PIOLTELLOINCIDENTE FERROVIARIO A PIOLTELLO
Così come sono ancora sul luogo dell' incidente costato la vita a tre persone e l' amputazione di una gamba a un ferito grave (oltre a quasi un centinaio di feriti), i vagoni accartocciati contro i pali della luce. Carrozze vecchie di quasi 40 anni, che i periti nominati dalla procura stanno esaminando con molta attenzione.

Perché in questa storia nulla ancora si può escludere. Lunedì il treno dovrebbe essere rimosso e portato in un hangar per permettere il ripristino della linea. E appena i periti consegneranno le loro relazioni, cominceranno le prime convocazioni in Procura.
E le altre iscrizioni sul registro degli indagati.

Fonte: qui