9 dicembre forconi: vicino
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martedì 6 novembre 2018

UNA 13ENNE È STATA DECAPITATA DAL SUO VICINO DI CASA DOPO ESSERSI RIFIUTATA DI FARE SESSO


L’UOMO, APPARTENENTE A UNA CASTA SUPERIORE, DA TEMPO PERSEGUITAVA LA RAGAZZINA, MA QUANDO LEI SI È RIBELLATA, HA AFFERRATO L’ASCIA E LE HA TAGLIATO LA TESTA…

Gabriele Laganà per "www.ilgiornale.it"

stupro STUPRO 
Una morte davvero orribile quella a cui è andata incontro un’adolescente indiana.
La ragazzina di soli 13 anni, infatti, è stata decapitata con una falce da un suo vicino di casa solo perché si è rifiutata di fare sesso con lui.

Secondo quanto ha riportato il Mirror, il crimine si è verificato nel distretto di Salem, nel Tamil Nadu, nell’India meridionale.

L’uomo, infatti, avrebbe fatto alla minore, appartenente ad una casta inferiore, esplicite avances sessuali ma questa, choccata dalla proposta, si è rifiutata. Un no che le è costato davvero caro.

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Il vicino non ha accettato la risposta e, in preda all’ira, si è scagliato con una ferocia inaudita contro l’adolescente: prima l’avrebbe aggredita e poi, come se fosse un’azione del tutto normale, ha impugnato l’arma e l’ha uccisa barbaramente.

L’accusato, Dinesh Kumar, è stato arrestato subito dalla polizia locale ed ora dovrà affrontare un processo.

Purtroppo episodi come questo, per quanto terrificanti, si verificano ancora troppo spesso tra persone di diverse caste e la giustizia non tutela abbastanza chi non ha potuto studiare e farsi una posizione.
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Secondo uno studio effettuato dal "National Crime Records Bureau", nel 2016 ci sono stati 47.000 crimini contro persone di caste più basse.

Gli attivisti che si battono per la parità di diritti per tutti affermano che l'assassino era mentalmente disturbato e che la 13enne aveva già raccontato più volte in passato di aver subito delle molestie.
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Per contrastare il fenomeno lo scorso settembre è stata ideato un registro nazionale dei responsabili di violenza sessuale.

I nomi dei condannati per questi crimini saranno inseriti in un database accessibile esclusivamente alle forze dell’ordine.

L’obiettivo, per quanto difficile, è ridurre il numero di reati commessi nel Paese contro le donne.

Fonte: qui

lunedì 1 ottobre 2018

DRAMMA IN PROVINCIA DI LECCE: IL 57ENNE ROBERTO PAPPADÀ ASPETTA IL SUO VICINO DI CASA E LO UCCIDE CON DUE COLPI DI PISTOLA. POI ARRIVANO I FAMILIARI E AMMAZZA ANCHE LORO


“LO FACEVANO APPOSTA. DOVEVO METTERE FINE A QUESTA STORIA” 


IL MOVENTE? LE LITI PER UN PARCHEGGIO 

DURANTE L’INTERROGATORIO L'UOMO HA RACCONTATO NEL DETTAGLIO COME HA PIANIFICATO LA STRAGE

Tiziana Balsamo per “Libero Quotidiano”

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Litigavano, come fanno tanti vicini di casa per futili motivi, un parcheggio per esempio, e lui li ha ammazzati tutti. È accaduto venerdì a Cursi (Lecce) in una serata di ordinaria follia.
Erano da poco passate le undici quando Roberto Pappadà 57 anni, ex operaio in pensione per dedicarsi alla cura della sorella disabile, ha esploso due colpi da una distanza di quattro metri sul trentaseienne Andrea Marti che stava in quel momento rientrando a casa, uccidendolo.

ammazza i vicini per il parcheggio 7AMMAZZA I VICINI PER IL PARCHEGGIO 





Padre, madre e zia del giovane, si sono precipitati lì, in quel tratto di via Tevere dove Pappadà ha terminato la strage uccidendo anche Franco Marti e Maria Assunta Quarta, rispettivamente padre e zia di Andrea, 63 e 52 anni. Papà e figlio sono morti sul colpo, mentre Quarta è morta dopo essere stata ricoverata nell' ospedale Vito Fazzi di Lecce in codice rosso. Grave, ma non in pericolo di vita, la madre del giovane che è riuscita a scappare. Ora è ricoverata all' ospedale di Tricase con ferite all' addome. La donna è sotto choc.

IL MOVENTE
Il movente della strage sarebbe da ricondurre alle continue liti che negli ultimi tempi hanno visto protagonisti le famiglie dirimpettaie coinvolte, causate in particolare da divergenze legate ad un parcheggio. L' assassino è finito in manette praticamente subito.

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Pappadà, quando è arrivata la pattuglia dei carabinieri aveva ancora in mano la magnum 357 illegalmente detenuta con la quale ha compiuto la strage. In nottata è stato trasferito nel carcere di Borgo San Nicola a Lecce dopo aver confessato tutto ricostruendo in maniera chiara e dettagliata l' accaduto ai carabinieri del reparto operativo e del nucleo investigativo.

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Ed è proprio la lucidità con la quale ha spiegato agli inquirenti la sua folle vendetta che lascia più attoniti in tutta questa storia. «Me lo facevano apposta a parcheggiare le loro auto davanti casa mia. Ho sbagliato, non voglio essere difeso, pagherò, ma dovevo mettere fine a questa storia»

VASO «SBATTERATO»
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Nell' interrogatorio davanti al magistrato di turno Donatina Buffelli, alla presenza del suo legale difensore avvocato Nicola Leo, Pappadà ha poi freddamente asserito in gergo salentino che il vaso era ormai "sbatterrato" dopo un anno e mezzo - a suo dire - di soprusi subiti.

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L' uomo ha raccontato di essersi procurato prima una pistola, vicenda sulla quale si indaga, e di aver poi attesto l' arrivo di Andrea Marti, giunto in via Tevere in auto con la fidanzata. Dopo aver estratto l' arma e aver intimato alla giovane di allontanarsi, ha esploso i due colpi mortali colpendo il giovane alla testa e al petto. Quando poco dopo sono arrivati il padre del giovane, Franco, insieme alla moglie e alla sorella di lei, avvertiti dalla fidanzata di Andrea, ha fatto nuovamente fuoco. Ora è accusato di triplice omicidio pluriaggravato da futili motivi e premeditazione. E detenzione illegale di arma.

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Ai carabinieri intervenuti sul posto non ha opposto alcuna resistenza. Secondo quanto riferito dal comandante dei vigili urbani di Cursi, Luigi Epifani, più volte gli era stato chiesto se voleva che si provvedesse a destinargli un parcheggio riservato per portatori di handicap davanti casa, ma lui aveva sempre rifiutato, asserendo che non ve ne era nessun bisogno dal momento che nella strada c' era posto per tutti. E allora cosa è successo davvero?
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IMPETO D' IRA
Cosa ha scatenato quell' impeto d' ira che ha fatto tre morti ammazzati, manco fosse un' esecuzione mafiosa, per una lite di vicinato? Cosa scatta nella mente di un uomo forse frustrato, forse stanco, sfiancato dalla malattia della sorella, forse solo con un passato da archiviare, un futuro da ricostruire e in mezzo l' abisso, la follia? Se lo domandano tutti in queste ore a Cursi, la piccola comunità a 31 km da Lecce sotto choc.

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Nessuno riesce a darsi una spiegazione. Come Floriana che su facebook scrive «ma in che mondo viviamo? In un far west? Non siamo più neanche capaci di gestire un litigio, un' arrabbiatura, un abbandono. La soluzione oramai sembra essere sempre e solo uccidere».
Nessuno riesce a trovare un senso. Perché forse questa assurda, tragica storia, un senso davvero non ce l' ha.

Fonte: qui