9 dicembre forconi: parcheggio
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lunedì 1 ottobre 2018

DRAMMA IN PROVINCIA DI LECCE: IL 57ENNE ROBERTO PAPPADÀ ASPETTA IL SUO VICINO DI CASA E LO UCCIDE CON DUE COLPI DI PISTOLA. POI ARRIVANO I FAMILIARI E AMMAZZA ANCHE LORO


“LO FACEVANO APPOSTA. DOVEVO METTERE FINE A QUESTA STORIA” 


IL MOVENTE? LE LITI PER UN PARCHEGGIO 

DURANTE L’INTERROGATORIO L'UOMO HA RACCONTATO NEL DETTAGLIO COME HA PIANIFICATO LA STRAGE

Tiziana Balsamo per “Libero Quotidiano”

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Litigavano, come fanno tanti vicini di casa per futili motivi, un parcheggio per esempio, e lui li ha ammazzati tutti. È accaduto venerdì a Cursi (Lecce) in una serata di ordinaria follia.
Erano da poco passate le undici quando Roberto Pappadà 57 anni, ex operaio in pensione per dedicarsi alla cura della sorella disabile, ha esploso due colpi da una distanza di quattro metri sul trentaseienne Andrea Marti che stava in quel momento rientrando a casa, uccidendolo.

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Padre, madre e zia del giovane, si sono precipitati lì, in quel tratto di via Tevere dove Pappadà ha terminato la strage uccidendo anche Franco Marti e Maria Assunta Quarta, rispettivamente padre e zia di Andrea, 63 e 52 anni. Papà e figlio sono morti sul colpo, mentre Quarta è morta dopo essere stata ricoverata nell' ospedale Vito Fazzi di Lecce in codice rosso. Grave, ma non in pericolo di vita, la madre del giovane che è riuscita a scappare. Ora è ricoverata all' ospedale di Tricase con ferite all' addome. La donna è sotto choc.

IL MOVENTE
Il movente della strage sarebbe da ricondurre alle continue liti che negli ultimi tempi hanno visto protagonisti le famiglie dirimpettaie coinvolte, causate in particolare da divergenze legate ad un parcheggio. L' assassino è finito in manette praticamente subito.

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Pappadà, quando è arrivata la pattuglia dei carabinieri aveva ancora in mano la magnum 357 illegalmente detenuta con la quale ha compiuto la strage. In nottata è stato trasferito nel carcere di Borgo San Nicola a Lecce dopo aver confessato tutto ricostruendo in maniera chiara e dettagliata l' accaduto ai carabinieri del reparto operativo e del nucleo investigativo.

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Ed è proprio la lucidità con la quale ha spiegato agli inquirenti la sua folle vendetta che lascia più attoniti in tutta questa storia. «Me lo facevano apposta a parcheggiare le loro auto davanti casa mia. Ho sbagliato, non voglio essere difeso, pagherò, ma dovevo mettere fine a questa storia»

VASO «SBATTERATO»
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Nell' interrogatorio davanti al magistrato di turno Donatina Buffelli, alla presenza del suo legale difensore avvocato Nicola Leo, Pappadà ha poi freddamente asserito in gergo salentino che il vaso era ormai "sbatterrato" dopo un anno e mezzo - a suo dire - di soprusi subiti.

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L' uomo ha raccontato di essersi procurato prima una pistola, vicenda sulla quale si indaga, e di aver poi attesto l' arrivo di Andrea Marti, giunto in via Tevere in auto con la fidanzata. Dopo aver estratto l' arma e aver intimato alla giovane di allontanarsi, ha esploso i due colpi mortali colpendo il giovane alla testa e al petto. Quando poco dopo sono arrivati il padre del giovane, Franco, insieme alla moglie e alla sorella di lei, avvertiti dalla fidanzata di Andrea, ha fatto nuovamente fuoco. Ora è accusato di triplice omicidio pluriaggravato da futili motivi e premeditazione. E detenzione illegale di arma.

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Ai carabinieri intervenuti sul posto non ha opposto alcuna resistenza. Secondo quanto riferito dal comandante dei vigili urbani di Cursi, Luigi Epifani, più volte gli era stato chiesto se voleva che si provvedesse a destinargli un parcheggio riservato per portatori di handicap davanti casa, ma lui aveva sempre rifiutato, asserendo che non ve ne era nessun bisogno dal momento che nella strada c' era posto per tutti. E allora cosa è successo davvero?
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IMPETO D' IRA
Cosa ha scatenato quell' impeto d' ira che ha fatto tre morti ammazzati, manco fosse un' esecuzione mafiosa, per una lite di vicinato? Cosa scatta nella mente di un uomo forse frustrato, forse stanco, sfiancato dalla malattia della sorella, forse solo con un passato da archiviare, un futuro da ricostruire e in mezzo l' abisso, la follia? Se lo domandano tutti in queste ore a Cursi, la piccola comunità a 31 km da Lecce sotto choc.

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Nessuno riesce a darsi una spiegazione. Come Floriana che su facebook scrive «ma in che mondo viviamo? In un far west? Non siamo più neanche capaci di gestire un litigio, un' arrabbiatura, un abbandono. La soluzione oramai sembra essere sempre e solo uccidere».
Nessuno riesce a trovare un senso. Perché forse questa assurda, tragica storia, un senso davvero non ce l' ha.

Fonte: qui


sabato 18 giugno 2016

Del corpo sociale, la scuola é la madre

strip_142Si parlava di scuola sulla spiaggia e le professoresse tenevano banco. Noi vecchi, sembravamo i cagnolini del lunotto posteriore: tutto uno scuotimento di teste. 

Ora, la sostanza è semplice.

La nostra scuola, quella vecchia, lo era nei programmi sicuramente, ma la piramide di comando era ferrea, quindi, azione-reazione era estremamente prevedibile.

Non c’erano interpolazioni possibili, per cui gli studenti e le famiglie potevano tranquillamente decidere se mandare o meno i figli a scuola. Sono nato nella scuola dell’obbligo sino a 14 anni, ma non le medie, c’erano gli avviamenti professionali, le commerciali e le medie.

Una cosa era chiara, dalle elementari tutti uscivano, se avevano maestri decenti, sapendo un italiano accettabile per poter parlare (magari quando si era militari in tanta malora da casa) e maneggiare i soldi (=far di conto).
Oggi è una melma indistinta, non si capisce chi comanda, tutto è assembleare.

Per fare il professore, più che una laurea nella materia specifica, sembra volercene una in legge per pararsi dai ricorsi, dalle denunce.

Da tutto e tutti.

Intanto le scuole sono aumentate, l’offerta formativa anche, ma ai miei tempi un diplomato dell’istituto tecnico, dopo un paio d’anni era responsabile di reparto, aveva competenze che ora forse un ingegnere ha.
Sono andato all’università, che quando si faceva laboratorio di chimica, gli studenti diplomati chimici davano dei punti agli assistenti.

E come mai tutto è andato a pacco?

Semplice, perché la scuola è diventata un parcheggio, quindi doveva crollare la chiarezza sulle regole.

Avanti tutta con il sistema assembleare, con i genitori che possono dire la loro, con il non bocciare mai (quando ero in Svizzera-fine anni ’90 - le statistiche della scuola dell’obbligo dicevano che le più brave erano le ragazze, perché solo il 37% perdeva un anno).

Avanti con il prolungare il sonno della ragione degli alunni sino a 14 anni, perché prima devono essere creativi.

Dimenticandosi poi che potrebbero imparare una lingua giocando negli anni creativi e sapere tutto sull’uso dei computer, ma per questo ci vorrebbero insegnanti che le lingue le sanno, soldi per informatizzare le scuole elementari e informatici adatti.

Intanto la storia si sta aggravando con l’arrivo degli extracomunitari che vengono inseriti PRIMA di sapere l’italiano e soprattutto senza costringere anche i genitori a saperlo.
Che poi capita che al colloquio professori, l’interprete per far capire alla madre, è proprio l’alunno.
Ora avremmo bisogno di una scuola al top, perché ci stiamo giocando il nostro futuro visto che la mandopera non costa niente al mondo e si potrà competere solo con alta qualità delle merci e dei servizi. Tutti diranno che sono d’accordo, citeranno le eccellenze e magari spremeranno una lacrimuccia per quelli bravi che vanno all’estero.
Ma pensateci bene: basta un campione per fare una squadra?

No, se c’è, meglio, ma serve un livello medio alto.

Allora ci se la fa, sennò perchè studiare, se poi basta la raccomandazione di turno per trovare un impiego e se per andare in TV basta “sgallettare”?

Che è bello perché viene da gallo (e si addice agli uomini) ma si usa anche al femminile (participio passato) e non è un complimento.

Intanto riguardatevi i nomi di tutti quelli che hanno varato una riforma scolastica: buoni, forse, per fare i bidelli.

Fonte: qui