9 dicembre forconi: reattori nucleari
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martedì 25 giugno 2019

La Cina mira a produrre 30 reattori nucleari per la "New Silk Road" entro il 2030

Un alto funzionario cinese ed ex presidente della China National Nuclear Corporation, Wang Shoujun, ha dichiarato che il paese deve dare maggiore sostegno ai suoi programmi nucleari e sfruttare "le opportunità offerte dall'iniziativa Belt and Road (BRI) ", secondo RT . 
Shoujun ha detto alla Conferenza consultiva politica del popolo cinese: "Il passaggio al nucleare è già diventato una strategia statale, e le esportazioni nucleari aiuteranno a ottimizzare il nostro commercio di esportazioni e a liberare la capacità produttiva interna di fascia alta".
Shoujun ha aggiunto che il paese deve migliorare la ricerca e lo sviluppo del suo settore nucleare, nonché localizzare la produzione di componenti chiave dell'energia nucleare. Il suo scopo è quello di far crescere sia i mercati nazionali che quelli esteri per "sfruttare al massimo i vantaggi globali del Paese in termini di costi e tecnologia".



Ha anche detto che il paese potrebbe costruire fino a 30 reattori nucleari oltreoceano nel prossimo decennio come parte del BRI, che i progetti potrebbero portare in Cina oltre $ 145,5 miliardi entro il 2030.
41 nazioni BRI hanno già programmi di energia nucleare o stanno pianificando di svilupparli. Shoujun dice che la Cina ha bisogno solo di una quota di mercato del 20% per creare 5 milioni di nuovi posti di lavoro nel settore.
Il megaprogetto BRI della "nuova via della seta" del paese è stato annunciato 6 anni fa dal presidente Xi Jinping e copre 152 paesi in Europa, Asia, Medio Oriente e Africa. Si prevede che il BRI aumenti in modo significativo il commercio globale, riduca i costi di negoziazione per molti paesi coinvolti e sostituisca gli Stati Uniti con la Cina come controparte politica ed economica primaria per tutti i paesi coinvolti.
Tradotto automaticamente con Google
Fonte: qui

martedì 14 novembre 2017

EDF taglia le stime sugli utili.


(Teleborsa) - Inizio di settimana da incubo per Electricite de France (EdF). L'utility francese sta cedendo quasi l'11% sulla piazza di Parigi dopo il taglio della guidance per il 2018 in scia "sviluppi sfavorevoli" in Francia e Gran Bretagna.

Il Gruppo ha premesso di attendersi ancora un "significativo rimbalzo dell'Ebitda", che tuttavia non sarà più di 15,2 miliardi di euro ma di 14,6-15,3 miliardi.

Tra i motivi che hanno portato al profit warning il previsto calo dei consumi di energia elettrica in Francia, la minore disponibilità di alcuni reattori nucleari a inizio 2018 e il calo della capacità di compensazione nel Regno Unito.

13 Novembre 2017


Fonte: qui

Francia, ancora problemi con il nucleare

Nuovi problemi con il nucleare, sono ben 29 i reattori classificati al livello 2 della scala Ines
L’Asn – Autorità per la sicurezza nucleare– ha classificato al livello 2 della scala Ines 29 reattori nucleari con problemi di corrosione ai tubi dei circuiti dell’acqua, che in caso di evento sismico potrebbero riportare gravi danni e comportare gravi conseguenze. Allo stesso tempo, Edf ha annunciato l’estensione a 6 reattori da 900 MW delle centrali di Bugey e Fessenheim dei lavori di adeguamento dei generatori diesel, già avviati tre mesi fa per 20 unità da 1.300 MW di Golfech, Belleville-sur-Loire, Cattenom, Nogent-sur-Seine, Saint-Alban e Penly.
Edf, ha fatto sapere in una nota che le analisi hanno messo in luce che che “le analisi hanno messo in luce che la robustezza degli ancoraggi di alcuni materiali ausiliari dei diesel non può essere dimostrata sulle unità di produzione 1 e 2 di Fessenheim e 2 e 5 di Bugey, in caso di sisma equivalente a quello di ‘riferimento’, e che la caratterizzazione delle unità 3 e 4 di Bugey è in corso. I materiali di Fessenheim 1 e Budgey 2 e 5 sono già stati riportati in conformità – continua ancora la nota di Edf – mentre i lavori per il resto dei reattori termineranno entro la fine del prossimo mese”.
Ovviamente ciò comporterà una sospensione dei reattori fino alla fine dei lavori.
17 OTTOBRE 2017
Fonte: qui

giovedì 24 novembre 2016

LA FRANCIA CHIUDE 12 SITI NUCLEARI


“E’ POSSIBILE UN INCIDENTE IN EUROPA”: LO DICE IL RESPONSABILE DELL’AUTORITA’ PARIGINA SULLA SICUREZZA ATOMICA

Paolo Levi per la Stampa

CENTRALI NUCLEARI FRANCESICENTRALI NUCLEARI FRANCESI
Allarme sulle centrali nucleari della Francia che sono collocate a ridosso del confine italiano: a parlare di una situazione «divenuta molto preoccupante» non sono Ong o militanti anti-atomo, ma Pierre-Franck Chevet, il presidente dell' Authority nazionale di Parigi sulla sicurezza nucleare (Asn).

A trent' anni dalla catastrofe di Cernobil, lo scorso aprile, l' alto responsabile aveva già detto che nonostante i progressi realizzati un «incidente nucleare maggiore è possibile», anche in Europa, dove il contesto francese suscita «particolari inquietudini». Tanto che a Parigi - tra problemi tecnici e difficoltà finanziarie dei due colossi Edf e Areva - si è dovuti correre ai ripari.
Pierre Franck ChevetPIERRE FRANCK CHEVET

Diciotto reattori nucleari in dodici siti, di cui sei vicini all' Italia - a Tricastin, Cruas e Bugey - sono stati fermati o sono sul punto di esserlo a scopo precauzionale. Il problema immediato è la tenuta dell' acciaio degli involucri che potrebbe non trattenere il vapore radioattivo in caso di incidente. C' è poi una questione di più lungo periodo: «Siamo passati da una cattiva sorpresa all' altra - deplora Chevet -. La nostra inchiesta ha portato alla luce pratiche inaccettabili fin dall' inizio degli Anni 60. Quattrocento dossier sono stati censurati presso la fucina di Creusot (Areva, ndr ), dove si forgiano i reattori, per nascondere anomalie. I documenti appaiono deliberatamente falsificati».

Sindrome cineseSINDROME CINESE
Ad accendere la miccia, però, è stata la scoperta di un eccesso di carbonio nell' acciaio della vasca dell' Epr, il reattore di ultima generazione in costruzione a Flamanville, tra Bretagna e Normandia. L' acciaio di alcune componenti aveva un contenuto di carbonio alto fino al doppio del limite ammesso (0,4% anziché 0,2%). Sono così scattate indagini a tappeto in tutte le centrali in funzione del Paese. Risultato: «Dodici siti sono fermi o sul punto di esserlo» nel quadro di un piano «di sicurezza a tutela della cittadinanza».

CHERNOBYL 2CHERNOBYL
L' obiettivo, in particolare, è «controllare che l' eccesso di carbonio scoperto nell' acciaio non alteri la capacità di resistenza meccanica dei generatori di vapore». Spiega Giovanni Battista Zorzoli, docente al master sull' energia dell' Università La Sapienza: «Una quota di carbonio troppo alta rende fragile l' acciaio. Nel reattore Epr di Flamanville è risultato che l' acciaio di alcune componenti, fabbricate in Giappone, conteneva più carbonio del consentito. Quello che è emerso dopo, estendendo l' indagine a tutte le centrali francesi, è più grave, perché si è scoperto che in molti reattori l' eccesso di carbonio riguarda non singole componenti, ma tutto l' involucro, fatto da una società francese concessionaria di quella stessa azienda giapponese».

L' Asn si è data un mese di tempo prima di decidere se riavviare o meno i reattori sotto esame. Il responsabile dell' Asn ritiene inoltre che trenta giorni in più siano necessari affinché i reattori autorizzati a ripartire raggiungano la massima potenza, il che equivale a gennaio 2017. Mentre cresce il timore che quest' anno la Francia non sia in grado di rispondere alla domanda invernale sette impianti Edf sono chiamati a riprendere la produzione il 31 dicembre. L' energia francese è direttamente dipendente da 58 reattori Edf che garantiscono il 75% del fabbisogno.

Fonte: qui