9 dicembre forconi: longevità
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mercoledì 16 maggio 2018

PER ASSICURARSI SALUTE E LONGEVITA' MEGLIO PRIVILEGIARE PORZIONI MINUSCOLE E DI QUALITÀ: VERDURE, FRUTTA SECCA, OLIO EXTRAVERGINE, PESCE E…



frutta e verduraFRUTTA E VERDURA
Alimentarci bene significa dire al nostro corpo quanto e come vogliamo vivere. Una sintesi forse estrema, ma significativa, del volume La felicità ha il sapore della salute, che esce domani per Slow food editore.

Corredato da alcune ricette ad hoc di Vittorio Fusari. L' autore è Luigi Fontana, professore di Medicina e nutrizione all' università di Brescia e alla Washington University di Saint Louis e teorico della restrizione calorica.
la felicità ha il sapore della salute coverLA FELICITÀ HA IL SAPORE DELLA SALUTE COVER





Mangiare meno, quindi tagliare una certa percentuale delle calorie giornaliere, garantisce ai topi - che Fontana ha studiato negli Stati Uniti - ma anche agli uomini, salute e longevità. Una restrizione che non è semplice taglio delle calorie, ma scelta di alimenti di maggior pregio e qualità. Alzandosi da tavola con ancora un po' di appetito.

Il libro analizza anche alcune diete di moda e dà dei consigli: privilegiare frutta e verdura, cereali integrali e legumi, semi oleosi, frutta secca e olio extravergine. E poi pesce, qualche uovo da allevamento biologico o formaggi di piccoli produttori.

Che hanno un gusto di erbe e sono ricchi di vitamine e polifenoli. E poca, pochissima carne, se proprio si vuole mangiarla. Ma di qualità e selezionata.
«Che provenga da allevamenti dove gli animali vengono nutriti in modo tradizionale, senza ricorrere a mangimi industriali.

E dove vengono trattati in modo equo per loro e per l' ambiente - spiega Fontana - perché gli allevamenti intensivi, che hanno avuto pericolose derive capitalistiche, non rispettano gli animali e neanche la salute umana e ambientale. Gli animali sono diventati oggetti, ingranaggi di una catena produttiva, non importa come vivano, cosa mangino, se vedano mai la luce del sole nella loro vita.
FRUTTA SECCAFRUTTA SECCA

Li facciamo vivere ammassati, mutilandoli per evitare che si attacchino tra di loro per lo stress, usando farmaci per evitare che si ammalino. Ed esponendoci noi stessi a rischi di antibioticoresistenza con il pericolo concreto di farci tornare all' era pre- antibiotici, quando si moriva per una polmonite ».

E poi c' è l' impatto ambientale e l' esigenza sentita da molti di un consumo più ragionato e responsabile. « C' è una sensibilità crescente per l' impatto di ciò che mangiamo - continua Fontana - in termini per esempio di consumo di acqua o di utilizzo di risorse agricole ».

FRUTTA SECCAFRUTTA SECCA
La zootecnia richiede infatti grandi quantità di cereali e ha un forte impatto negativo sulle falde acquifere e sui terreni con le deiezioni. « Senza dimenticare che parliamo di esseri viventi - conclude lo studioso - che dovrebbero crescere in equilibrio con i ritmi che la natura ha pensato per loro. E invece sono costretti a nascere, vivere e morire il più velocemente possibile per aumentare la produttività di un' azienda.

Sono considerazioni alle quali non ci si può sottrarre, si decida o meno di diventare vegetariani o vegani». ( e. nas.).

Fonte: qui
fruttaFRUTTAFRUTTA SECCAFRUTTA SECCA

martedì 24 aprile 2018

GLI ANZIANI SONO SEMPRE PIÙ SOLI – SI VIVE PIÙ A LUNGO MA SI VIVE PEGGIO: LA TRISTE REALTÀ DEGLI OVER 65 CHE NON SONO AUTONOMI E HANNO DIFFICOLTÀ NEI GESTI QUOTIDIANI

IL 30 PER CENTO DI LORO NON RIESCE A MANGIARE DA SOLO O ALZARSI E NEL SUD ITALIA VA ANCORA PEGGIO: A NAPOLI SI VIVE SEI ANNI DI MENO CHE A STOCCOLMA…

Flavia Amabile per “la Stampa

Si invecchia di più ma si invecchia peggio.
In questa Italia dove la vita dei giovani è tutta in salita, anche quella degli anziani non è affatto semplice. Vivono in uno dei Paesi più longevi al mondo, dove l'aspettativa di vita è di nuovo in aumento dopo il calo di due anni fa ma sono in crescita anche i problemi e le difficoltà di chi ha più di 65 anni, in particolare di chi abita al Sud.

La vita nel Meridione è un'emergenza continua, A Napoli si vive sei anni in meno che a Stoccolma e, se è vero che oggi in Italia si muore meno per tumori e malattie croniche, è anche vero che questo vale solo per le regioni dove la prevenzione funziona, principalmente al Nord. Nel Mezzogiorno, invece, il tasso di mortalità per queste malattie è maggiore di una percentuale che va dal 5 al 28 per cento e la Campania è la regione con i dati peggiori.

ANZIANO IN MACCHINAANZIANO IN MACCHINA
I problemi sono numerosi non solo per chi soffre di patologie gravi. Il 30,3 per cento degli ultrasessantacinquenni non è in grado di vivere da solo. Si tratta di persone che hanno molta difficoltà a usare il telefono, oppure non sono proprio in grado di farlo. Non riescono a prendere le medicine e gestire le risorse economiche, preparare i pasti, fare la spesa, svolgere attività domestiche leggere e, occasionalmente, attività domestiche pesanti.

È un quadro triste quello che viene delineato nel rapporto Osservasalute 2017, presentato a Roma al Policlinico universitario Agostino Gemelli. Le difficoltà sono meno presenti fino ai 74 anni (13%), aumentano al 38% negli anziani tra i 75-84 anni e al 69,8% tra gli ultra ottantacinquenni.

anziano badanteANZIANO BADANTE
La situazione si complica se si scende nel dettaglio dei gesti da compiere. Un ultrasessantacinquenne su 10 ha molta difficoltà o non è in grado di svolgere le attività quotidiane di cura della persona senza un aiuto. Vuol dire non riuscire a mangiare da soli e tagliarsi il cibo, sdraiarsi e alzarsi dal letto o sedersi e alzarsi da una sedia.

Si dirà che è l'età ma c'è chi invecchia meglio degli italiani: in Danimarca a non riuscire a compiere questi gesti sono il 3,1% degli ultrasessantacinquenni - valore più basso in Europa - in Svezia il 4,1%. Gli anziani italiani hanno più problemi di quanti non ce ne siano in media in Europa, dove la percentuale è dell'8,8%. «Da ciò si evince una richiesta di aiuto e una difficoltà di gestione della quotidianità», sottolinea il rapporto.

La richiesta sarà sempre maggiore in futuro e nulla lascia pensare che vi sarà un miglioramento dell'assistenza agli anziani. Il rapporto segnala le previsioni fra dieci anni, sottolineando che per il 2028 «tra gli ultrasessantacinquenni le persone non in grado di svolgere le attività quotidiane per la cura di se stessi (dal lavarsi al mangiare) saranno circa 1,6 milioni (100 mila in più rispetto a oggi), mentre quelle con problemi di autonomia (preparare i pasti, gestire le medicine e le attività domestiche, ecc.) arriveranno a 4,7 milioni (700 mila in più), solo considerando il trend demografico di invecchiamento e gli attuali tassi di disabilità. ma i dati potrebbero rappresentare una sottostima del problema».

Insomma, «Ci troveremo di fronte a seri problemi per garantire un'adeguata assistenza agli anziani, in particolare quelli con limitazioni funzionali (che non sono autonomi), perché la rete degli aiuti familiari si va assottigliando a causa della bassissima natalità che affligge il nostro Paese da anni e della precarietà dell'attuale mondo del lavoro che non offre tutele ai familiari caregiver», avverte il direttore scientifico dell'Osservatorio, Alessandro Solipaca.

Ancora più difficile la situazione di chi è anziano e vive nel Meridione. Il divario della sanità tra nord e Sud è «divenuto ormai insopportabile e contrario alla nostra stessa Costituzione, a tutela della salute di tutti i cittadini», ha affermato il direttore dell'Osservatorio e presidente dell'Istituto superiore di Sanità, Walter Ricciardi che ha deciso di lanciare un appello al futuro governo perché si pensi ad «una sorta di Piano Marshall per il Sud», una serie di interventi che riducano le differenze.

L' aspettativa di vita nel Paese, ha sottolineato Ricciardi, «è diseguale e nel Mezzogiorno si vive in media fino a 4 anni in meno». Ma non solo: in Campania si registra un +28% di mortalità per tumori e malattie croniche rispetto alla media nazionale del 2,3%, in Sicilia la mortalità è del +10%, in Sardegna è del +7% ed in Calabria è del +4,7%.

Fonte: qui