9 dicembre forconi: laboratorio
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sabato 15 febbraio 2020

I geoneutrini confermano che siamo appoggiati su un mantello di uranio e torio

L'esperimento Borexino ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN ha appena pubblicato su "Physical Review D" le ultime misure sui geoneutrini, i neutrini che provengono dalle viscere della Terra. Il risultato mostra che buona parte del calore sprigionato dall’interno della Terra deriva dai processi di decadimento di torio e uranio all’interno nel mantello

Protetto dal massiccio del Gran Sasso dalla radiazione che arriva dallo spazio, e immerso così in quello che viene chiamato silenzio cosmico, Borexino è l'esperimento più puro al mondo per la misura dei neutrini, non solo quelli provenienti dal Sole ma anche quelli provenienti dalle viscere della Terra, i cosiddetti geoneutrini. Dopo più di dieci anni di acquisizione dati e una loro sofisticata analisi, la collaborazione internazionale che conduce l’esperimento dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN ha pubblicato i nuovi risultati sui geoneutrini sulla rivista "Physical Review D", che per il loro valore li ha selezionati come Editors' Suggestion, annoverandoli tra gli articoli considerati di maggiore rilievo e interesse scientifico.
Per la prima volta il segnale dei neutrini prodotti dai processi di decadimento radioattivo di uranio e torio distribuiti nel mantello terrestre è stato chiaramente osservato, permettendo di escludere al 99% l'ipotesi di assenza di radioattività nelle profondità della Terra”, spiega Gioacchino Ranucci, ricercatore della Sezione INFN di Milano e co-responsabile della collaborazione scientifica Borexino. Il risultato pubblicato dimostra che buona parte del calore sprigionato dalle viscere della Terra deriva dal decadimento radioattivo dell’uranio-238 e del torio-232 presenti nel mantello terrestre, spesso quasi 3.000 km, su cui poggia la sottile crosta che noi calpestiamo. Infatti, i ricercatori di Borexino hanno stimato con un'alta probabilità (circa 85%) che siano i decadimenti radioattivi nelle rocce a produrre più della metà del calore terrestre, con un ruolo preponderante del mantello rispetto alla crosta. Questa evidenza apre nuovi scenari nell'esplorazione geochimica globale del nostro pianeta. Essendo stato fissato un valore minimo di abbondanza di uranio e torio nel mantello terrestre, è possibile affermare che una porzione non trascurabile dell’energia che alimenta vulcani, terremoti e il campo magnetico terrestre sia prodotta dalla radioattività terrestre.
“La pubblicazione non solo raccoglie i nuovi risultati ma presenta anche una metodologia di analisi che potrà essere adottata dagli esperimenti di nuova generazione, che vedranno l’INFN protagonista a livello internazionale”, sottolinea Marco Pallavicini, ricercatore della Sezione INFN di Genova e co-responsabile della collaborazione scientifica Borexino. “La prossima sfida della comunità scientifica è riuscire a misurare i geoneutrini provenienti dal mantello con una significatività statistica maggiore, magari con rivelatori distribuiti in luoghi diversi sul nostro pianeta”.
Lo studio dei geoneutrini
I neutrini sono particelle elusive: per la loro massa piccolissima, quasi nulla, e per il fatto che sono neutri, cioè non sono dotati di carica elettrica, interagiscono pochissimo con la materia e questo rende difficile la loro osservazione. Ogni secondo circa un milione di geoneutrini attraversano un centimetro quadrato della superficie della Terra. Queste particelle sono prodotte dalla radioattività naturale terrestre e rappresentano una delle poche sonde che abbiamo a disposizione per esplorare direttamente le viscere della Terra. L’intenso campo magnetico, l’incessante attività vulcanica e il movimento delle placche litosferiche sono solo alcune delle peculiarità del nostro pianeta, che lo rendono unico tra i pianeti del sistema solare. Molti di questi affascinanti fenomeni che osserviamo in superficie si producono a profondità di diverse migliaia di chilometri e la loro origine rimane tuttora sconosciuta. Non potendo esplorare il mantello e il nucleo terrestre in modo diretto, non ci resta che ricavare informazioni dalle onde sismiche o dai campioni di roccia portati in superficie dai movimenti tettonici.
A metà del secolo scorso George Gamow e il premio Nobel per la fisica Fred Reines valutarono la possibilità di misurare i geoneutrini per studiare i decadimenti radioattivi che avvengono all’interno della Terra, ma subito a entrambi la sfida apparve troppo ardua: era chiaro che la bassissima probabilità di interazione con la materia rendeva difficilissima la rivelazione dei geoneutrini, che rimanevano nascosti nel rumore di fondo prodotto dalla radioattività di origine terrestre e cosmica. Ora, a distanza di quasi settant’anni, nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, quello che sembrava all’epoca impossibile è diventato un risultato scientifico, grazie all’estrema purezza e sensibilità dell’esperimento Borexino.

martedì 21 maggio 2019

CI METTIAMO LA ''CYBERSECURITY'' CINESE IN CASA

MENTRE TRUMP STRONCA HUAWEI, IL GOVERNO ITALIANO (CON IL SOTTOSEGRETARIO ALLA DIFESA TOFALO, M5S) FESTEGGIA L'INAUGURAZIONE A ROMA DEL ''CENTRO SULLA SICUREZZA CIBERNETICA'' DI ZTE, L'ALTRO COLOSSO CINESE COLPITO DALLE SANZIONI AMERICANE 
''ITALIA PRIMO PAESE EUROPEO, UN LABORATORIO PER AFFRONTARE LE MINACCE DEL FUTURO''. MA È LA CINA LA PRIMA MINACCIA DEL FUTURO… - IL VIDEO DI GIULIA POMPILI DEL ''FOGLIO''

L'INAUGURAZIONE DEL LABORATORIO DI CYBERSECURITY DI ZTE 

LE INSTAGRAM STORIES DI GIULIA POMPILI (GIORNALISTA DEL FOGLIO)



COSE MAI VISTE: CI METTIAMO LA ''CYBERSECURITY'' CINESE IN CASA - MENTRE TRUMP SCHIANTA HUAWEI

Dagonota - Mentre Trump schianta Huawei, appena boicottata anche da Google, il governo italiano (nella persona del sottosegretario alla Difesa Tofalo, del molto filocinese M5S) festeggia l'inaugurazione a Roma del ''Centro sulla Sicurezza Cibernetica'' di ZTE, l'altro colosso cinese colpito dalle sanzioni americane, un ''cugino'' di Huawei con simili profili di vicinanza al governo cinese.

angelo tofalo da zte a romaANGELO TOFALO DA ZTE A ROMA

''L'Italia è il primo paese europeo ad avere un laboratorio simile, per affrontare le minacce del futuro'', gongola il sottosegretario. Tutto bellissimo, se non fosse che è la Cina la prima minaccia del futuro…

Nelle stories di Giulia Pompili, giornalista del ''Foglio'' esperta di Asia (e già intimidita da un diplomatico dell'ambasciata cinese a Roma), si vede come questa azienda sia indipendente dal governo cinese. Nelle librerie troneggia un volume su Xi Jinping…

Ecco cosa scrive Angelo Tofalo, sottosegretario alla Difesa (M5S), sul suo profilo LinkedIn:

angelo tofalo da zte a romaANGELO TOFALO DA ZTE A ROMA

Questa mattina a Roma ho partecipato all’inaugurazione del primo Centro sulla sicurezza cibernetica di ZTE che sta facendo importanti investimenti in Italia.

le stories di giulia pompili da zte a roma 4LE STORIES DI GIULIA POMPILI DA ZTE A ROMA
Oggi, da rappresentante del Governo mi faccio portavoce della grande sensibilità che stiamo dedicando al tema della sicurezza cibernetica e quindi della sicurezza nazionale. È doveroso e ancor di più strategico per l’Italia collaborare e condividere questa sfida con i principali Stakeholders e affrontare sempre meglio le minacce del futuro.

Stiamo lavorando a interventi normativi per creare e rafforzare il perimetro di sicurezza nazionale, ampliare la Golden Power rendendola applicabile anche sulla tecnologia 5G, costituire i centri di certificazione e valutazione di hardware e software e allo stesso tempo aprendo nuove collaborazioni all’insegna della trasparenza.

Per questo è una grande opportunità che ZTE abbia scelto l’Italia come primo Paese europeo in cui aprire un cyber security lab.

le stories di giulia pompili da zte a roma 3LE STORIES DI GIULIA POMPILI DA ZTE A ROMA
A moderare gli interventi della giornata il Direttore Nicola Porro. Tra gli altri presenti Kun HU, President of Western Europe and CEO of ZTE Italia, Mr. Zhong Hong, responsabile della sicurezza di ZTE, l’On. Flavia Marzano, Assessore del Comune di Roma.

Fonte: qui

venerdì 17 marzo 2017

UN POLLO IN LABORATORIO – OTTENUTA NEGLI STATES CARNE DI POLLO ED ANATRA IN PROVETTA

L’ORIGINE SONO LE CELLULE STAMINALI PRELEVATE DA UN MUSCOLO DELL’ANIMALE, COLTIVATE E TRASFORMATE IN FILAMENTI: NE SERVONO 20 MILA PER FARE UNA POLPETTA


POLLO SINTETICOPOLLO SINTETICO
Per la prima volta sono state ottenute in laboratorio carni sintetiche di pollo e di anatra. La scoperta dell’azienda americana Memphis Meats, presentata sul sito della rivista «Science», segue quella del 2013, quando fu servito il primo hamburger da carne «in provetta».

«Science» racconta anche le conseguenze legali di questa scoperta: non è ancora chiaro, infatti, come verrà regolamentato questo settore emergente e non si conosce ancora quali saranno le istituzioni che si occuperanno di sorvegliare la sicurezza questi prodotti.

FILAMENTI DI TESSUTO
polli razzolanoPOLLI RAZZOLANO
Per produrre le carni sintetiche di pollo e anatra, l’azienda californiana ha usato una tecnica simile a quella con cui l’università olandese di Maastricht aveva prodotto la carne di manzo: ha prelevato le cellule staminali dal muscolo degli animali e le ha coltivate su impalcature speciali fino a formare filamenti di tessuto sufficiente, almeno 20mila filamenti, per fare una polpetta o un hamburger.

carne di pollo sinteticaCARNE DI POLLO SINTETICA
«Il nostro obiettivo è produrre carne in un modo migliore, che sia più sostenibile per l’ambiente e credo che questo sia un importante salto tecnologico per l’umanità» ha dichiarato Uma Valeti, cofondatore di Memphis Meats. 

L’azienda si sta organizzando per avviare la produzione di carne di vari tipi e spera di portare tra circa 5 anni sugli scaffali dei supermercati polpette, hot dog, e salsicce da carne in provetta. Intanto anche altre aziende cominciano a scommettere nel campo di questi nuovi cibi e stanno sperimentando le prime produzioni in laboratorio di latte e albume d’uovo da lieviti modificati geneticamente.

Fonte: qui