9 dicembre forconi: generale
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martedì 26 marzo 2019

TARANTINI E LE CENE ELEGANTI QUEL FILO LUNGO 10 ANNI CHE LEGA IL GENERALE BARDI A BERLUSCONI

FINÌ NELL'INCHIESTA SULLA P4 E IN QUELLA SULLE CORRUZIONI DI ALCUNI FINANZIERI (WOODCOCK). HA SUBITO PERQUISIZIONI VIOLENTE E ONTE MEDIATICHE. 

MA PER LUI LA PROCURA HA DOVUTO POI SEMPRE CHIEDERE L'ARCHIVIAZIONE. 

QUELLE INCHIESTE BLOCCARONO LA SUA CARRIERA NELLA GUARDIA DI FINANZA. ORA LA SUA RIVALSA

Giuliano Foschini per ''la Repubblica''

vito bardi con silvio berlusconiVITO BARDI CON SILVIO BERLUSCONI
C' è un filo lungo dieci anni che unisce il generale della Guardia di Finanza in pensione, Vito Bardi, e l' ex premier, Silvio Berlusconi. Una storia che parte a giugno del 2009 da Bari e arriva oggi qui a Potenza, dove Bardi è in pole per diventare il nuovo governatore della Basilicata. Fortemente voluto proprio dal Cavaliere.

Bardi è stato al cuore di uno dei passaggi più drammatici e delicati di quella fase che segnò l' inizio della fine dell' avventura politica di Silvio Berlusconi. Fu l' alto ufficiale che per primo conobbe, in un pomeriggio di giugno del 2009, quando poteva essere ancora depotenziato, l' affaire di Patrizia D' Addario, Gianpaolo Tarantini e della sua scuderia di ragazze per "l' utilizzatore finale".

Silvio Berlusconi, appunto. Un segreto, quello, che Bardi ha custodito per anni anche davanti ai magistrati di Lecce che, quando gli chiesero come fossero andate le cose, si sentirono rispondere soltanto un elenco infinito di "non so" e "non ricordo".

vito bardi 20120310 5072189VITO BARDI 20120310 5072189
26 Giugno 2009, quindi. L' Italia aveva appena scoperto Tarantini: dopo le interviste di Patrizia D' Addario prima e Barbara Montereale poi, si era aperto lo scrigno delle "cene eleganti" a Palazzo Grazioli. Dell' inchiesta nei palazzi romani nessuno sapeva nulla, e tutti avevano un disperato bisogno di sapere. Da Bari temevano fughe di notizie e per questo avevano tenuto il massimo riserbo fino alle uscite pubbliche delle due ragazze. Nella Legione allievi di Bari viene così convocata una riunione tra i magistrati e i finanzieri che stanno conducendo l' indagine, il procuratore appena nominato dal Csm, Antonio Laudati. E Bardi, appunto. Che arriva a riunione in corso.

foto visita generale vito bardiFOTO VISITA GENERALE VITO BARDI
Perché c' è Bardi? «Per riprendere aspramente e con toni assai duri il colonnello del nucleo di Polizia tributaria che aveva omesso di tenerlo aggiornato sul contenuto e lo sviluppo delle indagini» scrivono i magistrati di Lecce. Ai quali il pm che conduceva l' inchiesta, Giuseppe Scelsi raccontò: «La durezza dell' intervento dell' ufficiale aveva poi determinato uno stato di intimidazione e di tensione del personale». Perché Bardi voleva sapere? E soprattutto perché lui, che all' epoca era comandante interregionale del Sud, e non il comandante regionale, Luciano Inguaggiato, che in linea gerarchica avrebbe dovuto gestire la cosa?

I pm di Lecce hanno provato a fare questa domanda a Bardi ma «non soltanto - scrivono- si è trincerato dietro una serie di non ricordo ma, per giustificare la sua cattiva memoria, ha addirittura prospettato il dubbio di non essere stato presente a quella riunione».
Come andarono effettivamente le cose quel giorno, e soprattutto perché, non si è quindi mai riuscito a ricostruire con certezza.
vito bardiVITO BARDI

Certo è che Bardi poco dopo diventò vice comandante generale della Finanza, esponente di quella corrente di generali dalle ottime relazioni (Niccolò Pollari, Michele Adinolfi, per non parlare di Emilio Spaziante, arrestato per tangenti nell' inchiesta del Mose) che ha scritto la pagina nera degli ultimi anni delle Fiamme gialle in Italia.

E che anche tanti polveroni giudiziari ha sollevato, seppur come nel caso di Bardi poi finiti nel nulla: il generale è finito per due volte - nell' inchiesta sulla P4 e in quella sulle corruzioni di alcuni finanzieri - nel registro degli indagati del pm John Henry Woodcock. Ha subito perquisizioni violente e onte mediatiche. Ma è stato vittima di due errori giudiziari: per lui la procura ha dovuto poi sempre chiedere l' archiviazione. Quelle inchieste bloccarono però inevitabilmente la sua carriera nell' arma. Ora, dieci anni dopo, grazie al Cavaliere, è arrivato il tempo della politica.

Fonte: qui

giovedì 14 marzo 2019

IL GENERALE FABIO MINI, CHE COMANDÒ IL KFOR, I MILITARI IN KOSOVO: ''IN LIBIA? FU UNA RAPPRESAGLIA FRANCESE CONTRO GLI ACCORDI DELL'ENI E IL REGIME DI GHEDDAFI. ECCO COME FINIRÀ

''LA TERZA GUERRA MONDIALE C'È GIÀ STATA. PREPARATEVI ALLA QUARTA E ALLA QUINTA''.
I DUE CONFLITTI IN ARRIVO SONO QUELLO ''CYBER'' E LA GUERRA SILENZIOSA TRA STATI E MULTINAZIONALI SULLE RISORSE NATURALI DA SFRUTTARE''
Aldo Forbice per la Verità

Generale Mini, perché continua a sostenere nei suoi libri che la guerra globale è inevitabile, che non saranno sufficienti quelle locali, come quelle di questi anni, e che dobbiamo prepararci a questo catastrofico evento?
Il generale Fabio Mini sorride e con decisione risponde: «Perché non vedo alternative.
Come ho scritto nel mio ultimo libro, Che guerra sarà edito da Il Mulino, non scoppierà certo domani la quarta guerra mondiale, se consideriamo la terza già avvenuta».
Fabio Mini è un generale di corpo d' armata, è stato capo di Stato maggiore del comando Nato per il Sud Europa, ha guidato il comando interforze delle operazioni nei Balcani e successivamente è stato comandante della forza internazionale di pace a guida Nato in Kosovo (Kfor).

E quale sarebbe la terza guerra?
FABIO MINIFABIO MINI
«Quella fatta da centinaia di conflitti, dopo la seconda guerra mondiale, sino ad oggi. Vogliamo ricordare quella di Corea, non ancora conclusa - 2 milioni di morti -, quella in Afghanistan con quasi altrettante vittime, quelle in Iraq, in Siria, in corso, il conflitto permanente tra Turchia e curdi, i conflitti africani, in Europa, dall' ex Jugoslavia sino all' Ucrania, Israele-Palestina-Paesi arabi, Somalia, Yemen, Kashmir, Libia, Etiopia-Eritrea, Iran-Iraq, Myanmar, eccetera. La terza guerra mondiale dunque c' è già stata, come ha affermato di recente anche papa Francesco, con milioni di morti».

Poi c' è la guerra al terrorismo, tutt' ora in corso.
«Quella è nata con le cosiddette rivoluzioni arabe, volute dagli Stati Uniti per esportare la democrazia di stampo occidentale. L' Isis è stato inventato in Occidente con la complicità di diversi servizi segreti. Gli americani volevano rovesciare tutti i regimi arabi totalitari, con l' appoggio di Francia e Gran Bretagna. Ma quelle cosiddette "primavere" si sono tradotte in un boomerang. I regimi forti sono tornati in forme diverse, come si vede in Egitto, in Libia, in Tunisia ed ora c' è il rischio che anche l' Algeria precipiti nel caos, con una guerra civile, che vede impegnati i fondamentalisti islamici, amici dell' Isis e dei Fratelli musulmani».

fabio miniFABIO MINI
Ma gli americani finanziano da molti anni l' esercito egiziano?
«Certo, anche se non più come prima. L' Italia svolgeva un tempo un lavoro di intermediazione preziosa tra l' Egitto e gli Usa, perché gli americani non erano ben visti al Cairo. Poi le cose sono cambiate, come sappiamo, grazie all' intenso lavoro dei servizi segreti e della diplomazia».

Anche in Libia?
«Senza dubbio. Gheddafi è stato vittima di un complotto di Usa, Francia e Gran Bretagna. Gheddafi, il dittatore arabo che più degli altri riusciva a controllare i capi tribù di quel paese aveva accumulato una ricchezza personale di oltre 200 milioni di dollari, che ora sia Tripoli che Bengasi vorrebbero indietro perché la considerano, giustamente, patrimonio nazionale».

Chi ha voluto veramente i bombardamenti in Libia?
«I francesi, innanzitutto, e poi agli altri Paesi che ho menzionato. La scintilla è scoccata all' indomani dell' accordo di Gheddafi con l' Eni, che riconobbe allo Stato libico un incremento del prezzo del gas metano nella misura del 30%. Francesi, inglesi e americani temettero una identica richiesta di aumento del prezzo. A quel punto si misero in moto i servizi segreti e i presidenti della Francia e del Regno Unito fecero di tutto per ottenere l' appoggio della Nato e degli Usa, mentre l' Italia nicchiava».

Come finirà?
sarkozy gheddafiSARKOZY GHEDDAFI
«L' ipotesi più probabile è la creazione di una confederazione libica. Sembrano ora disponibili il premier libico Fayez Al Serray e l' uomo forte della Cirenaica, il generale Khalifa Haftar. Ma non sarà facile, anche perché Tripoli, Bengasi e tutte le tribù - e sono tante -, non ancora schierate da una parte e dall' altra, subiscono la forte influenza di Italia, Francia, Regno Unito, Usa e anche della Russia. C' è ancora da dire che la Nazioni Unite hanno imposto il governo di Al Serray, ma senza dare garanzie reali sui sostegni finanziari che avrebbe dovuto ricevere.

Ed è anche per questa ragione che il governo promette ordine, ma in pratica utilizza la leva dell' emigrazione per ottenere un maggiore consenso internazionale».

Secondo lei saremmo vicini dunque al quarto conflitto globale?
«Sono convinto di sì, ma avremo ancora altre guerre locali e saranno micidiali. Ma abbiamo altre due guerre, di cui non si parla mai, in corso da tempo, oltre a quella contro il terrorismo islamico che, per fortuna, sembra spegnersi lentamente».

Quali sarebbero queste altre due guerre, diverse da quelle da lei definite nel suo ultimo libro «zona grigia», «guerra ambigua», «guerra irregolare», «guerra ibrida», «convenzionale limitata», «guerra di teatro», guerre nazionali, nucleare
eni libiaENI LIBIA
«Ad esempio, quella del cyberspazio è una sorta di conflitto invisibile. Si pensa sbagliando che si tratti di uno spazio virtuale e quindi la sua eventuale violazione non avrebbe alcuna conseguenza per l' uomo. In realtà, abbiamo a che fare con beni comuni la cui proprietà di tutta l' umanità viene messa in discussione.

Tale spazio è legato a tre diversi tipi di intervento: quello fisico, quello logico e quello sociale. In termini militari la cyberminaccia comprende forze regolari e irregolari. Tali forze agiscono con corporazioni transnazionali, organizzazioni criminali, terroristiche, associazioni di hacker. In altre parole, viene manipolata la rete, la cui forza non sta nella sua impenetrabilità ma proprio nella capacità di essere accessibile e utilizzabile per fini non di pubblico servizio.

nazioni uniteNAZIONI UNITE
Vi è, com' è noto, una parte di "rete oscura", cioè sommersa, che contiene il 99 per cento dei documenti e delle informazioni esistenti, la rete aperta ne mostra appena l' 1%. Non è ancora nota quanta cyberguerra si stia combattendo in tale dimensione, da parte di vari organi, anche statali. La materia è molto complessa e riservata; forse è anche per questo che se ne parla poco».

Lei ha accennato anche a un' altra guerra
 «Anche questa è una guerra silenziosa tra Stati e multinazionali private che cercano di sfruttare risorse naturali che, secondo il diritto internazionale, sono di proprietà di tutta la comunità mondiale. Eppure le grandi corporazioni, imprese multinazionali , autorizzate dell' Onu, estraggono dal fondo degli oceani grandi quantità di noduli di ferro e manganese, estraggono anche greggio petrolifero con modernissime attrezzature robotizzate. Anche dai ghiacciai che si scongelano si vanno trovando immense riserve di metano. Ovviamente Stati Uniti, Cina, Russia, ma anche Francia e Gran Bretagna, si contendono queste risorse naturali dal valore incalcolabile. Giustamente vi sono esperti che definiscono tutto questo "monetizzazione della natura"».
nazioni uniteNAZIONI UNITE

Le Nazioni Unite appaiono molto deboli, quasi sempre passive in questo campo, ma anche in altri. Ad esempio, lo abbiamo visto in occasione di guerre locali, del fenomeno delle migrazioni, che coinvolge numerosi Stati. Nel 2015, su circa 60 milioni di migranti un terzo fuggiva dalle guerre

«Da decenni si parla di ristrutturazione dell' organizzazione dell' Onu, anzi ora non se ne discute più. Il Consiglio di sicurezza è ancora occupato dai rappresentanti dei Paesi vincitori della seconda guerra mondiale e da altri che neppure hanno partecipato al conflitto, come la Cina. Del resto questa situazione di stallo fa comodo agli Usa, alla Russia e alla Cina. L' Europa, rimane sempre divisa e debole».

Anche la Nato si dice da tempo che dovrebbe essere ristrutturata
«Non sono gli europei che lo vogliono, ma Donald Trump che la sollecita nel quadro della ricerca di un nuovo ordine mondiale e poi per ragioni economiche. Il presidente americano si muove in due direzioni: da una parte taglia le spese militari, riducendo i conflitti dove sono presenti forze militari Usa perché le pensioni di guerra e le spese per i caduti sono sempre in crescita.

cybercrime 6CYBERCRIME 6
La politica dei tagli certo non piace al potente complesso industriale -militare americano, che sostiene sempre il partito dei falchi. La seconda direzione riguarda proprio la Nato, che viene spronata a incrementare i finanziamenti per i costi della macchina militare. Trump vuole che gli europei contribuiscano al finanziamento di questa organizzazione in misura maggiore. L' Italia, ma anche la Germania, devono investire sino al 2% del Pil. E questi Paesi, come gli altri, si sono espressi per il no, non ce la fanno. Ma le spese militari sono insostenibili anche per gli americani. La Casa Bianca è oberata dai debiti e Trump ha programmato di tagliare il bilancio della Difesa di 350 miliardi nei prossimi dieci anni.

E potrebbe arrivare anche a 500 miliardi: un taglio medio di 35-50 miliardi, contro gli attuali 700 di spesa all' anno. Ovviamente il sistema industriale e le lobby militari faranno di tutto per impedire il forte ridimensionamento della spesa».

emmanuel macron donald trumpEMMANUEL MACRON DONALD TRUMP
Per quanto riguarda l' Europa forse la soluzione potrebbe essere la creazione di un esercito continentale. L' asse francotedesco si inquadra in questa prospettiva?
«Penso che questo debba essere l' obiettivo. Un esercito europeo ci costerebbe meno e ci aiuterebbe a diventare europei, anche in questo campo: la disciplina militare aiuta a superare i nazionalismi. Il principio è di non far prevalere mai un Paese sugli altri e dovrebbe essere nominato anche un ministro della Difesa europeo».

La guerra del futuro dunque sarà altamente tecnologizzata, ma anche costosa e complessa?
donald trump al summit natoDONALD TRUMP AL SUMMIT NATO
«Non vi è alcun dubbio che diventerà ancora più costosa di quella di oggi. Nel 2050, per fissare un riferimento di temporale, avremo guerre con sistemi tecnologici molto sofisticati, ma gli esperti confermano che gli umani opereranno insieme alle reti di robot, a quelle di energia. Purtroppo, però, i massacri di esseri umani, le vittime, i feriti, anche della popolazione civile, si ripeteranno. Tuttavia quelle guerre, anche se non più come quelle convenzionali, saranno sempre meglio della guerra nucleare, che lascia poche speranze di sopravvivenza»...

Fonte: qui

venerdì 8 dicembre 2017

MASSIMO FINI: “IL PLATEALE GESTO DI PRALJAK HA UN ALTO VALORE POLITICO: È IL RIFIUTO SPETTACOLARE DELLA GIUSTIZIA DEI VINCITORI

PER I CRIMINI COMMESSI NELLA GUERRA DI BOSNIA DOVREBBERO ESSERE TRASCINATI SUL BANCO DEGLI IMPUTATI I PRINCIPALI ESPONENTI DELLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE” 

ECCO PERCHE’…



Estratto dell’articolo di Massimo Fini per il “Fatto quotidiano”

MASSIMO FINIMASSIMO FINI
Non capisco, o lo capisco troppo bene, perché svilire a "spettacolare pacchianata", a "ridicolo", a "parodia del passato" il gesto del generale croato-bosniaco Slobodan Praljak, [...] che ha ingerito una fiala di veleno, suicidandosi, proprio mentre il Tribunale penale internazionale dell' Aia per "i crimini di guerra nella ex Jugoslavia" lo condannava a vent' anni. Quando un uomo paga con la vita la coerenza a se stesso, ai suoi princìpi, alle sue azioni, quali che siano state, merita rispetto.
praljakPRALJAK

[…] Perché il plateale gesto di Praljak ha un alto valore, oltre che etico, politico: è il rifiuto spettacolare della giustizia dei vincitori. […] Tutto ha inizio con i processi di Norimberga e di Tokyo quando, per la prima volta nella Storia, i vincitori non si accontentarono di essere più forti dei vinti ma si sentirono anche moralmente migliori così da avere il diritto di giudicarli. [...]

I processi di Norimberga e di Tokyo suscitarono forti perplessità proprio negli ambienti liberali internazionali. […] E Benedetto Croce, in un discorso tenuto all' Assemblea Costituente il 24 luglio 1947, affermava: "Segno inquietante di turbamento spirituale sono ai giorni nostri (bisogna pure avere il coraggio di confessarlo) i tribunali senza alcun fondamento di legge, che il vincitore ha istituito per giudicare, condannare e impiccare, sotto nome di criminali di guerra, uomini politici e generali dei popoli vinti […]".
PraljakPRALJAK

[…]io non ho mai avuto fiducia nel Tribunale Internazionale dell'Aia alla cui giurisdizione, tra l' altro, sono sottratti, chissà in nome di che, i politici e i militari americani […] Per i crimini commessi nella guerra di Bosnia ben altri dovrebbero essere coloro da trascinare sul banco degli imputati. Sono i principali esponenti di quella imprecisata entità che si chiama Comunità internazionale.

[...] Slovenia e Croazia ottennero facilmente il riconoscimento di Stati dalla Comunità internazionale, sotto la spinta, in particolare per la Croazia cattolica, della Germania e del Vaticano. Allora anche i serbi di Bosnia chiesero un'altrettale riconoscimento o la possibilità di unirsi alla madrepatria serba.

RATKO MLADICRATKO MLADIC
[…] Ma quello che era stato facilmente concesso dalla Comunità internazionale a croati e sloveni venne negato ai serbi di Bosnia. E questi scesero in guerra. E la stavano vincendo, sia perché, come i croati, potevano contare sulla confinante madrepatria, mentre i musulmani bosniaci non avevano un retroterra e ricevevano solo uno sporadico sostegno dall' Iran, sia perché sono ritenuti, sul terreno, almeno fino all' avvento dei guerriglieri dell' Isis, i migliori combattenti del mondo […]

Ma la Comunità internazionale, europei in testa seguiti dagli americani, decise che quella guerra i serbi non la dovevano vincere e i vincitori furono trasformati in vinti. È stato così creato uno Stato, la Bosnia, che non era mai esistito e che viene tenuto in piedi con lo sputo ed è pronto a esplodere in ogni momento.

RATKO MLADICRATKO MLADIC
[…] Sarebbe bastato che la cosiddetta Comunità internazionale avesse riconosciuto ai serbi quello che loro spettava e la guerra di Bosnia, con i suoi crimini e i suoi misfatti, non ci sarebbe mai stata. E nemmeno le sentenze, di assai dubbia legittimità, del Tribunale dei vincitori.

Fonte: qui

giovedì 30 novembre 2017

E' MORTO IL GENERALE CHE HA BEVUTO UNA BOCCETTA DI VELENO DAVANTI AI GIUDICI DEL TRIBUNALE PER L'EX JUGOSLAVIA

‘HO BEVUTO VELENO’: CON QUESTO GESTO PLATEALE SLOBODAN PRALJAK, EX COMANDANTE DELLE FORZE CROATO-BOSNIACHE, HA REAGITO ALLA CONFERMA IN APPELLO DELLA SUA CONDANNA A 20 ANNI 

I GIUDICI DELLA CORTE DELL'AJA, BASITI, HANNO SOSPESO L’UDIENZA


TPI: CRIMINALE EX JUGOSLAVIA BEVE VELENO IN AULA
(ANSA-AP) - I giudici del tribunale dell'Onu per i crimini di guerra nell'ex Jugoslavia hanno sospeso un'udienza dopo che uno degli imputati ha bevuto un liquido da una bottiglietta, sostenendo di avere assunto veleno. Autore del gesto è Slobodan Praljak, un ex comandante delle forze croato-bosniache in Bosnia nella guerra del 1992-95. "Non sono un criminale di guerra", ha urlato prima di bere dalla bottiglietta, dopo che i giudici avevano confermato in appello la sentenza a suo carico di 20 anni di carcere.

TPI: MEDIA, GENERALE CROATO PRALJAK È MORTO 
(ANSAmed) -  Il generale croato Slobodan Praljak è deceduto in un ospedale all'Aja, dopo aver bevuto stamane in diretta televisiva una bottiglietta di veleno al momento della conferma della sentenza di colpevolezza per crimini di guerra con la condanna a vent'anni di carcere al Tribunale internazionale per la ex Jugoslavia. Lo riportano i media.

Fonte: qui

mercoledì 22 novembre 2017

IL SUICIDIO DEL GENERALE GUIDO CONTI SI TINGE DI GIALLO, ANZI DI NERO, COME IL PETROLIO

UN ANONIMO, CON VOCE CONTRAFFATTA, HA CHIAMATO UN QUOTIDIANO ONLINE ABRUZZESE DUE ORE PRIMA DELLA MORTE DEL GENERALE E RIVELAVA LE SUE DIMISSIONI DALLA TOTAL

IL GIORNO PRIMA HA CANCELLATO TUTTI I DATI DAL SUO COMPUTER, E LA PROCURA NON ESCLUDE UNA PISTA 'COMPLOTTISTA': HA INTERROGATO 5 DIRIGENTI DELLA TOTAL, DOVE LAVORAVA DA SOLE 2 SETTIMANE. RIGOPIANO NON C'ENTRA, COME HANNO DETTO I FAMILIARI

1. IL MISTERO DELL'EX GENERALE SUICIDA «HA CANCELLATO I DATI DEL COMPUTER»

P.Iav e G.Sg. per il Messaggero

guido contiGUIDO CONTI
Non doveva sparire soltanto lui. Nella tomba voleva portare tutti i suoi segreti. L'ex generale del carabinieri forestali Guido Conti, 58 anni, sparatosi un colpo di pistola alla testa vicino a Sulmona, il giorno prima del suicidio aveva fatto cancellare dati e file del suo computer. 

I più recenti, particolare che accredita la pista di qualcosa successo negli ultimi 15 giorni della sua vita. Dalla data dell'assunzione alla Total, come addetto alla sicurezza e alla tutela dell'ambiente, al pomeriggio del suo suicidio.

Non sarà facile recuperare file e mail di quel computer anche per i più esperti cyber investigatori, perché Conti aveva cercato con cura il modo di far sparire quelle tracce informatiche. 

Giovedì, il giorno prima del suicidio, l'ex generale si era recato in un'azienda di informatica di cui era cliente da anni, chiedendo l'azzeramento della memoria del suo Pc.

TECNICI ESPERTI
GUIDO CONTIGUIDO CONTI
Non una pulizia semplice, ma una tramite Eraser, un programma cioè di sovrascrittura che cancella definitivamente i file senza possibilità di recuperarli da parte anche di tecnici esperti. «Si è presentato qui alle 9,30, aveva fretta e non era il solito Guido - racconta il proprietario del negozio - è tornato due volte e ha ritirato il pc (di quelli fissi) poco dopo le 11, tant'è che la procedura di cancellazione forse non è stata totale».

A questa speranza si aggrappano gli inquirenti che hanno disposto una perizia tecnica su tutti i dispositivi in possesso di Conti: telefoni aziendali e personali, iPad e computer portatili e fissi. Ma sarà difficile ottenere informazioni utili perché il processo di cancellazione parte dagli ultimi file utilizzati, verosimilmente quelli che interessano agli inquirenti.

LA NUOVA PISTA
Ecco perché la procura di Sulmona, lasciando da una parte il rimorso di Rigopiano di cui parla una delle lettere di Conti, ora più che altro sta fiutando la pista del petrolio. Al punto di aver già sentito come testimoni cinque dirigenti della Total che avevano avuto contatti con l'ex generale nel suo breve periodo di lavoro nella compagnia petrolifera.

Tutti hanno riferito di aver visto una persona turbata, ma nessuno - in due sole settimane di vicinanza - sarebbe riuscito a capire cosa angosciava l'ex generale. 

Un altro mistero è la telefonata ricevuta da un quotidiano online abruzzese alle 15 di venerdì scorso. Un anonimo, con voce contraffatta, rivelava le dimissioni di Conti dalla Total. Fino ad allora la notizia era conoscenza solo di pochi intimi e nessuno aveva interesse a diffonderla.
GUIDO CONTI CONTRO I REATI AMBIENTALIGUIDO CONTI CONTRO I REATI AMBIENTALI

ANCORA VIVO
Fatto sta che il generale era ancora vivo, seppur con il proposito di mettere fine alla sua vita. Cosa che sarebbe avvenuta una o due ore dopo. Una coincidenza terribile. Intanto, come già anticipato dal Messaggero, è arrivata la conferma che Conti non era indagato per Rigopiano.


EX GENERALE SUICIDA: ASCOLTATI 5 DIRIGENTI TOTAL

(ANSA) - Cinque dirigenti dello staff della compagnia petrolifera Total sono stati ascoltati ieri dagli investigatori sul caso della morte dell'ex generale Guido Conti. Secondo quanto si è appreso non sarebbero emerse tesi 'complottiste', considerando che oltretutto l'incarico del generale è stato troppo breve, appena una quindicina di giorni. I rappresentanti della Total hanno poi partecipato ai funerali che si sono svolti a Sulmona (L'Aquila).

TOTAL ERGTOTAL ERG
Le indagini proseguono in modo celere: sono state ascoltate anche persone del paese che hanno incontrato il generale poco prima del suicidio e nei giorni precedenti. Tutti avrebbero confermato che negli ultimi tempi Conti era turbato, ma nessuno ha saputo spiegare il perché. In riferimento alle attività future nell'ambito dell'inchiesta per istigazione al suicidio, nei prossimi giorni è in programma un summit tra investigatori e pm. Secondo quanto si è appreso, sono previsti altri accertamenti. A tale proposito, è iniziato l'esame dei tabulati telefonici e del pc sequestrato.

Fonte: qui

lunedì 20 novembre 2017

I FAMILIARI DEL COMANDANTE GUIDO CONTI, MORTO SUICIDA ...

‘COLLEGARLO A RIGOPIANO AGGIUNGE DOLORE AL DOLORE. MA LUI CON LA TRAGEDIA NON C’ENTRAVA NULLA. E IL CONTENUTO DELLE SUE LETTERE D’ADDIO È FINITO ALLA STAMPA MENTRE NOI PARENTI NEANCHE LE ABBIAMO VISTE’ 

OGGI I FUNERALI A SULMONA, PRESENTI I VERTICI DEI CARABINIERI E FORESTALE

1.EX GENERALE SUICIDA: FAMILIARI, NO RELAZIONE CON RIGOPIANO

guido contiGUIDO CONTI
(ANSA) - "Apprendiamo con immenso dolore come la morte del nostro congiunto sia stata messa in relazione alla tragedia di Rigopiano. Stupisce che questa correlazione sia stata da taluno ipotizzata in assenza di qualsiasi collegamento diretto e indiretto tra l'attività svolta da Guido e le vittime di Rigopiano. Tutto ciò aggiunge dolore al dolore". E' quanto riferisce all'Ansa un familiare dell'ex generale dei carabinieri forestali Guido Conti che si è suicidato nelle campagne di Pacentro (L'Aquila) due giorni fa.

In una delle due lettere ai familiari l'ex investigatore protagonista del processo sulla mega discarica di Bussi sul Tirino (Pescara), aveva infatti scritto che "da quando è accaduta la tragedia di Rigopiano la mia vita è cambiata. Quelle vittime mi pesano come un macigno. Perchè tra i tanti atti ci sono anche prescrizioni a mia firma. Non per l'albergo, di cui non so nulla, me per l'edificazione del centro benessere".

valanga al rigopianoVALANGA AL RIGOPIANO
L'autorizzazione si riferisce all'ok per la piscina e al rischio frana dell'impianto. Nella lettera Conti prosegue chiedendosi "Potevo fare di più? Nel senso potevo scavare e prestare maggiore attenzione in indagini per mettere intoppi o ostacolare quella pratica? Probabilmente no ma avrei potuto creare problemi, fastidi. Vivo con il cruccio", conclude.

"Rigopiano è stato uno dei motivi che mi hanno convinto a lasciare il mio lavoro o a tentare di fare altro o a disinteressarmi di tutto questo. Non vivo, vegeto, facendo finta d'essere vivo", si legge in un altro passaggio della missiva del generale. "La pubblicazione del contenuto delle lettere, tuttora sconosciuto a noi familiari, ci lascia profondamente amareggiati e aggiunge dolore al dramma che ci ha colpito", afferma il parente di Conti.


2.«RIGOPIANO MI HA CAMBIATO LA VITA» IL RIMORSO DEL GENERALE NELLA LETTERA D' ADDIO
Giusi Fasano per il “Corriere della Sera

vittime del rigopianoVITTIME DEL RIGOPIANO
C' è un uomo che non vedrà nessun domani davanti a fogli di carta bianca. Vuole uccidersi, deve scrivere il suo addio per chi ama, deve mettere in fila parole d' amore e di sgomento. Più passano le ore più quelle parole prendono forma.

Il generale Guido Conti, 58 anni, vita e carriera nel Corpo forestale dello Stato (dal quale si era congedato da poche settimane) riempie i suoi fogli bianchi di meraviglie e dispiaceri della sua esistenza. E così fra i pensieri più cupi mette nero su bianco quello che si porta dentro da quasi un anno e che è legato al Rigopiano, l' albergo di Farindola (Pescara) raso al suolo da una valanga il 18 gennaio. Dal monte Siella vennero giù 120 mila tonnellate di neve, alberi, sassi. Morirono 29 persone.

«Da quand' è successa la tragedia di Rigopiano», scrive il generale che vuole morire, «la mia vita è cambiata, quelle vittime mi pesano come un macigno perché tra i tanti atti ci sono prescrizioni a mia firma (quand' era comandante provinciale della Forestale a Pescara, nel 2007, ndr )».
hotel rigopiano 6HOTEL RIGOPIANO 6

Conti spiega che firmò «non per l' albergo di cui non so nulla, ma per l' edificazione del centro benessere dove solo poi appresi che non ci furono vittime. Ma ciò non leniva il mio dolore. Pur sapendo e realizzando che il mio scritto era ininfluente ai fini della pratica autorizzativa mi sono sempre posto la domanda: potevo fare di più? Nel senso: potevo prestare attenzione in indagini per mettere intoppi oppure ostacolare in qualche modo quella pratica? Probabilmente no, ma avrei potuto forse creare problemi, fastidi. Pur non conoscendo neppure un rischio valanghe, anche perché il Cta non ne notiziava neppure all' ufficio di Pescara, e ignorando la cosa del tutto, vivo con il cruccio. (...) Potevo fare di più? Non lo so. Vivo con questa domanda».

È il pomeriggio di venerdì 17, già buio. Il tempo del generale sta finendo. A casa sono tutti preoccupati per lui, lo cercano invano da ore, il suo cellulare è irraggiungibile, il suo profilo Facebook oscurato e il suo ultimo collegamento WhatsApp è delle 9.52. Chissà se lui pensa a loro mentre finisce il suo ragionamento sulla tragedia dell' albergo di Farindola.
hotel rigopiano 4HOTEL RIGOPIANO 4

Il quotidiano locale Il Centro ne rivela le conclusioni: «Rigopiano - scrive l' ex ufficiale - è stato uno dei motivi che mi ha convinto a lasciare il mio lavoro, o a tentare di fare altro, o a disinteressarmi di tutto questo. Ho cercato di non pensarci, di trovare altri stimoli, avventure, progetti inutili. Non vivo, vegeto facendo finta di essere vivo. Rispettate la mia famiglia, fate che cada il silenzio, onoratemi».

Il tempo è scaduto. Guido Conti preme il grilletto della sua calibro 9 appoggiata alla tempia. Lo troveranno alle nove di sera due uomini della forestale che avevano lavorato con lui.

La sua famiglia ha fatto sapere ieri di aver appreso «con immenso dolore come la morte di Guido sia stata messa in relazione alla tragedia di Rigopiano. Stupisce - dicono amareggiate la moglie e le figlie - che questa correlazione sia stata ipotizzata in assenza di qualsiasi collegamento diretto e indiretto tra l' attività svolta da Guido e le vittime di Rigopiano. Tutto ciò aggiunge dolore al dolore».

NISTRINISTRI
Oltre alle due lettere ritrovate nell' auto del generale (di recente aveva accettato un lavoro da dirigente alla Total) ce ne sarebbe una terza, forse spedita: ipotesi dovuta la fatto che un tabaccaio ha detto di avergli venduto tre buste con relativi fogli e un francobollo.

Sul caso è stata aperta un' inchiesta e le indagini diranno se esistono dubbi (per quanto remoti possano apparire) che si sia trattato di un suicidio. 

Il generale si era occupato di grandi indagini ambientali: dai rifiuti tossici della discarica di Bussi agli appalti truccati per la realizzazione della strada Mare-Monti, dalla truffa ai danni della ThyssenKrupp di Terni all' inchiesta sul G8 dell' Aquila.

È sempre stato fiero della sua divisa come ha scritto in una lettera nel 2016 all' allora premier Renzi, quando la Forestale fu sciolta e divenne parte dei Carabinieri: «Mio padre era ispettore generale del Corpo forestale. Gli ha dedicato 40 anni (...) e a sentir Ella decretare con animo lieto e assoluta misconoscenza lo scioglimento, mio padre è morto due volte».

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