9 dicembre forconi: boicottaggio
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martedì 18 giugno 2019

IL BOICOTTAGGIO AMERICANO DI HUAWEI HA FATTO CROLLARE DEL 40% LE VENDITE FUORI DALLA CINA

IL FONDATORE HA PREANNUNCIATO LA RIDUZIONE DELLA PRODUZIONE PROPRIO ORA CHE ERA DIVENTATO IL SECONDO PRODUTTORE MONDIALE DI SMARTPHONE, SUPERANDO APPLE E ALLE CALCAGNA DI SAMSUNG. 
E INVECE SI PREPARA A 30 MILIARDI DI RICAVI IN MENO

Il bando Usa pesa sui conti di Huawei: il fondatore del colosso cinese delle tlc, Ren Zhengfei, ha stimato 30 miliardi di dollari in meno in termini di fatturato nell'arco dei prossimi due anni. La compagnia, ha spiegato, sarà costretta a "ridurre la produzione, ma la mossa americana non ci fermerà".

Huawei, diventata nel primo trimestre il secondo player mondiale degli smartphone superando Apple, deve rivedere le ambizioni sulla leadership mondiale a spese di Samsung, a causa dell'iscrizione del colosso cinese nella "lista nera" del commercio Usa. Infatti, le vendite di smartphone all'estero sono crollate del 40%, ha confermato Zhengfei, in merito alle indiscrezioni circolate.
 
La società dimagrirà di quasi il 30% in termini di ricavi rispetto ai 105 miliardi di dollari del 2018 e di quasi il 25% sulle previsioni annunciate a febbraio di 125 miliardi per il 2019: sono le previsioni aggiornate del colosso delle tlc di Shenzhen, in base ai 30 miliardi di minori ricavi attesi nel 2019 e nel 2020, secondo l'annuncio di oggi del fondatore.


xi jinping ren zhengfeiXI JINPING REN ZHENGFEI
Sorpresi da forte determinazione degli Usa
Ren Zhengfei ha ammesso che non si sarebbe mai aspettato una così forte determinazione degli Usa contro la sua compagnia. "Penso che entrambe le parti soffriranno per la situazione e nessuno alla fine vincerà", ha detto Ren, parlando nel quartier generale di Shenzhen. Huawei, per motivi sulla sicurezza nazionale, è finita nella lista nera del commercio Usa, costringendo tutte le compagnie americane che vogliono vendere componenti a ottenere specifica approvazione del Dipartimento del commercio Usa.

mercoledì 28 marzo 2018

IL BOICOTTAGGIO PER FINTA - CINQUE PAESI PENSANO DI UNIRSI AL 'BOICOTTAGGIO DIPLOMATICO' DEI MONDIALI RUSSI, CIOE' NON MANDARE I LORO RAPPRESENTANTI ALLA CERIMONIA D'APERTURA


mondiali 2018MONDIALI 2018
Sei nazioni stanno pensando di non inviare i loro funzionari a Mosca ai Mondiali di calcio in segno di solidarietà all’Inghilterra, dopo che un’ex spia russa e sua figlia sono stati avvelenati col gas nervino a Londra il 4 marzo scorso, scrive il Sun.

I paesi che potrebbero rinunciare a inviare i loro funzionari sarebbero Polonia, Islanda, Danimarca, Australia e Giappone ma la lista potrebbe allungarsi.

mondiali 2018 russiaMONDIALI 2018 RUSSIA
Nella sua battaglia ‘personale’ contro Putin, Theresa May ha annunciato la settimana scorsa che tutti i ministri del suo governo, più il principe William, mancheranno all’appuntamento.

Il presidente della Polonia Andrzej Duda è stato il primo leader mondiale ad affiancarsi alla protesta della May dichiarando che non parteciperà alla cerimonia d’apertura a Mosca il 14 giugno.

andzej Duda presidente polaccoANDZEJ DUDA PRESIDENTE POLACCO
Tuttavia nessuna delle 32 nazionali in competizione abbandonerà il torneo temendo che un boicattaggio totale andrebbe a danno di milioni di tifosi in tutto il mondo, e soprattutto dei politici in carica: a nessuno importa nulla se una spia russa pluripregiudicata si fa una sniffata di gas nervino, mentre se gli togli la goduria dei mondiali ti vengono a cercare a casa con la mannaia. Gli italiani ne sanno qualcosa...

Anche il ministro degli esteri inglese, Boris Johnson, ha sottolineato come l’assenza della nazionale inglese sarebbe una “punizione” ai suoi sostenitori e ai giocatori.

boicottaggio mondialiBOICOTTAGGIO MONDIALI
L’ex capo della FIFA Sepp Blatter, un grande amico e sponsor di Putin (ricambiato) ha twittato: “Il calcio ha oltre 2 miliardi di tifosi. La Coppa del Mondo è l’evento sportivo più importante al mondo perciò nessun boicottaggio. Giochiamo in pace e per la pace!”