9 dicembre forconi: all'estero
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martedì 31 ottobre 2017

VIDEO: LA IENA FILIPPO ROMA INDAGA SUL VOTO DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO

UNA GOLA PROFONDA ACCUSA IL DEPUTATO MARIO CARUSO 

L’UOMO MISTERIOSO AMMETTE DI AVER COMPRATO E RUBATO MIGLIAIA DI SCHEDE ELETTORALI PER MANIPOLARE I RISULTATI IN GERMANIA NEL 2013. PERÒ NON FU PAGATO PER IL SUO LAVORO SPORCO, E ORA SI VENDICA…

Brogli elettorali tra gli italiani all'estero: le Iene



filippo roma le iene brogli elettorali 6FILIPPO ROMA LE IENE BROGLI ELETTORALI 

'In occasione delle elezioni politiche del 2013, ho aiutato un candidato che si era presentato all'estero, qui in Germania, a farsi eleggere in Parlamento: per l'onorevole Mario Caruso ho rubato e ho comprato plichi'. L'accusa, trasmessa ieri sera durante la trasmissione Le Iene su Italia 1, viene da una fonte anonima che si definisce 'il cacciatore di plichi' e che denuncia - coperto in volto e con la voce camuffata - presunti brogli alle scorse elezioni degli italiani all'estero.


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Le Iene - si vede nel servizio - hanno incontrato una persona che racconta di come ci sarebbero state alcune irregolarità nella raccolta dei voti degli italiani all'estero. Queste riguarderebbero l'onorevole Mario Caruso, già al centro del servizio 'Parentopoli e lavoro in nero in Parlamento' che, nelle scorse settimane, ha suscitato numerose polemiche. 'Io - racconta la fonte anonima - per l'onorevole Mario Caruso ho rubato e ho comprato plichi per le votazioni del 2013'.
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I plichi, spiega l'intervistato, 'sono le lettere che arrivano dal consolato a casa degli italiani in Germania: dentro c'è una scheda elettorale, devi riempirla, votare la persona favorita, firmarla, richiudere la busta e mandarla al consolato. Il consolato poi li manda in Italia'.

Un iter nel quale, secondo le accuse, si sarebbe 'infiltrato' il deputato con una piccola rete di collaboratori potendosi 'auto-votare'. 'Quello che voleva l'onorevole erano tre cose: raccogliere plichi, trovare plichi, comprare plichi e, se c'era il bisogno, rubarli', spiega sempre la fonte che, racconta, andava in giro da amici e conoscenti della comunità italiana, a procurarseli a fronte di 'qualche piacere' o dietro remunerazione ('la maggior parte 5 euro, qualcuno ha chiesto 10 euro').
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Ma la raccolta - secondo il racconto - avveniva anche in altri modi: 'Una volta ho conosciuto un postino italiano, a lui ho fatto la proposta se invece di imbucare i plichi nelle buche italiane me li dava a me. In cambio c'era un regalo per lui, sui 400/500 euro venivano dati da questo onorevole'.

La denuncia alle Iene da parte del 'cacciatore di plichi', però, non arriva per una buona causa o spirito civile, ma per il mancato pagamento dei suoi presunti servizi: 5.000 euro, 'e questi soldi non me li ha mai dati. Sono arrabbiatissimo. Ho rischiato tanto e alla fine, poi, quello che mi è stato promesso, questi 5000 euro, non è stato dato'. E alla Iena che gli chiede se rifarebbe una cosa del genere il 'cacciatore' risponde: 'Sì. Però stavolta mi faccio dare prima i soldi'. 
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L'inviato delle Iene, si vede ancora nel servizio, incontra Rosario Cambiano, ex candidato all'estero alle elezioni del 2006, che sembrerebbe confermare quanto emerso sulla presunta compravendita di voti assicurando però che quello di Caruso non è l'unico caso. Il servizio si conclude con Filippo Roma che raggiunge in Germania l'onorevole Caruso, per chiedere conto delle accuse che gli sono state rivolte. A spasso con il cane l'ex sottosegretario tira dritto in silenzio senza rilasciare dichiarazioni.

Fonte: qui
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giovedì 22 dicembre 2016

«Ministro(ABUSIVO) Poletti, venga a vedere come è duro vivere all’estero». La lettera di Lara al ministro

Una giovane italiana scrive apertamente al ministro del Lavoro: «Siamo quelli che non si sono accontentati, quelli che non si arrendono»

«Non so se il nostro Ma è in mano a lei Ma torneremo solo quando il coraggio e le competenze verranno viste come un valore aggiunto». Lara Lago, giovane ragazza italiana che vive ad Amsterdam, scrive in una lettera su Facebook diventata virale al ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Lo fa all’indomani delle polemiche sollevate dal ministro in merito a tutti quei ragazzi immigrati all’estero per mancanza di lavoro.
Caro Ministro Poletti,
questa non è una lettera di protesta ma un invito, suo, personale, lo prenda in considerazione. La invito a chiudere la sua vita in una valigia, 23 chili per la precisione. Ci metta dentro i suoi effetti personali, vestiti, foto di un paese assolato, speranze, competenze mischiate tra lo spazzolino e le scarpe da ginnastica.
Perché ci sarà da correre.
Venga pure da solo. Preghi non tanto di parlare un buon inglese, quello è vitale e lo diamo per scontato, a lei come a tutta la vostra classe politica, si auguri piuttosto di capire ogni venatura degli accenti inglesi che popolano il mondo: quello spigoloso dell’indiano a cui dovrà chiedere indicazioni in stazione, quello veloce degli autoctoni cresciuti senza doppiaggi anche in un paese non anglofono, quello dei madrelingua in azienda, americani, australiani, inglesi, i capi che la scruteranno dall’alto al basso solo per le sue idee e per la capacità di esprimerle, non certo per la sua cravatta o per come è stirata la sua giacca. Qui nessuno usa il ferro da stiro, tanto per dire, e l’essere brillanti non ha bisogno di essere inamidato.
Venga Ministro.
Nei primi giorni, quando fa buio provi a rientrare a casa con agilità, provi cosa significa il dover partire da zero. E quando dico zero intendo non sapere più fare la spesa perché i nomi sono tutti diversi e a comprare il burro con il sale ci si mette un attimo. Soprattutto se nemmeno si immagina l’esistenza del burro con il sale. Quando dico zero intendo nessuno che la aspetterà a casa, nessuno da chiamare se prenderà una storta sulle scale. Certo, urlando Help qualcuno la sentirà. Ma non si aspetti il calore italiano, caro Ministro, che se tutto il mondo è paese non tutti i paesi sono l’Italia e se le si dovesse fermare la macchina in una strada e se volesse chiamare un collega di lavoro, questo con il suo efficace pragmatismo le manderà un sms con l’indirizzo dell’autorimessa più vicina.

Poi chiami in Comune, prenoti un appuntamento, vada a registrarsi in un paese che la sta accettando nella misura in cui ce la farà da solo contro il mondo, compili carte, burocrazia, apra un conto in banca nel nuovo Paese, condivida con altri la casa, il piano, il bagno, a volte la stanza con la sporcizia, i turni per la cucina. E non osi lamentarsi con altri italiani perché all’inizio si sentirà dire ‘È normale che sia così, cosa credi? Di essere in Italia?’.
Lei dice che i 100mila giovani che se ne sono andati non sono i migliori. È vero, ma siamo quelli che non si sono accontentati, quelli che non si arrendono, quelli che non tollerano di avere un futuro impacchettato nella nebbia, quelli che, anche se non saranno i migliori, erano troppo bravi a scuola, con troppe idee, troppo spavaldi, con troppa voglia di farcela. Così tanta da non sopportare un Ministro del lavoro che non capisce che se stiamo andando via è solo per questo: per il lavoro. E quando ci stupiamo che qui dopo tre contratti scatti il tempo indeterminato, i mutui abbiano interessi bassi e vengano concessi anche e soprattutto ai giovani e che sì, lavorando si possa ancora comprare una casa, ci sentiamo rispondere: ‘È normale che sia così, cosa credi? Di essere in Italia?’
Un’ultima cosa Ministro. Tra tutti gli italiani che vivono in Olanda non ne ho ancora sentito uno che dica: ‘Si sta meglio qui.’ Tutti invece dicono: ‘Se si potesse vivere una vita così anche in Italia torneremmo di corsa. Ma.’
Non so se il nostro Ma è in mano a lei Ma torneremo solo quando il coraggio e le competenze verranno viste come un valore aggiunto. Coraggio e competenze, non raccomandazioni e furbizia.
La aspetto ministro Poletti, anzi no, troppo facile avere qualche appiglio.
Si tuffi, è morbido. Sicuramente di più di certe sue affermazioni morbide solo perché inconsistenti.

Firmato: una dei 100mila giovani che se n’è andata dall’Italia, una di quelle che ‘è meglio non avere tra i piedi’ come ha dichiarato lei.
Una che ci mette la faccia e le idee. Senza poterle o doverle rettificare.

Fonte: qui

P.S. la faccia tosta di certi squallidi personaggi al Governo, peraltro da abusivi, è impossibile da definire precisamente.