9 dicembre forconi: aids
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sabato 9 marzo 2019

UN UOMO SIEROPOSITIVO IN GRAN BRETAGNA È DIVENTATO IL SECONDO ADULTO CONOSCIUTO IN TUTTO IL MONDO A ESSERE "GUARITO" DAL VIRUS DELL'HIV DOPO AVER RICEVUTO UN TRAPIANTO DI MIDOLLO OSSEO

SI TRATTA DEL SECONDO CASO AL MONDO DOPO IL FAMOSO “PAZIENTE DI BERLINO”, CURATO CON UN SIMILE TRATTAMENTO NEL 2007


hiv e aidsHIV E AIDS
Un uomo sieropositivo in Gran Bretagna è diventato il secondo adulto conosciuto in tutto il mondo a essere liberato dal virus dell'Aids dopo aver ricevuto un trapianto di midollo osseo da un donatore resistente all'Hiv.

Quasi tre anni dopo aver ricevuto cellule staminali di midollo osseo da un donatore con una rara mutazione genetica che resiste all'infezione da Hiv - e più di 18 mesi dopo aver eliminato i farmaci antiretrovirali - i test non mostrano ancora alcuna traccia della precedente infezione da Hiv. I risultati della ricerca sono stati pubblicati oggi su Nature.
virus hivVIRUS HIV

"Non c'è nessun virus che possiamo rilevare", ha detto Ravindra Gupta, professore e biologo dell'Hiv che ha diretto un team di medici che curano l'uomo. I medici hanno assicurato che un giorno la scienza sarà in grado di porre fine all'Aids, ma oggi non si può ancora affermare che sia stata trovata una cura per l'Hiv.

Gupta ha descritto il suo paziente come "funzionalmente curato" e "in remissione", ma ha ammonito: "È troppo presto per dire che è guarito". L'uomo viene chiamato "il paziente di Londra", in parte perché il suo caso è simile al primo caso conosciuto di una cura funzionale dell'HIV - in un uomo americano, Timothy Brown, che divenne noto come il paziente di Berlino quando subì un simile trattamento in Germania nel 2007.

timothy ray brownTIMOTHY RAY BROWN
Brown, che viveva a Berlino, da allora si è trasferito negli Stati Uniti e, secondo i medici, non ha più presentato segni di contagio. Gupta, ora all'Università di Cambridge, ha curato la paziente di Londra quando lavorava all'University College di Londra. L'uomo aveva contratto l'Hiv nel 2003, ha detto Gupta, e nel 2012 è stato diagnosticato anche un tipo di tumore del sangue chiamato Linfoma di Hodgkin.

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Nel 2016, quando il cancro non lasciava più speranze, i medici hanno deciso di cercare un donatore per il trapianto. "E' stata la sua ultima possibilità di sopravvivenza", ha detto Gupta a Reuters. Il donatore - che non era correlato - aveva una mutazione genetica nota come "CCR5 delta 32", che conferisce resistenza all'Hiv. Il trapianto è andato relativamente liscio, ha detto Gupta, ma ci sono stati alcuni effetti collaterali.

hivHIV
La maggior parte degli esperti afferma che è inconcepibile che tali trattamenti possano essere un modo per curare tutti i pazienti. La procedura è costosa, complessa e rischiosa.I donatori della corrispondenza esatta dovrebbero essere trovati nella piccolissima percentuale di persone - la maggior parte discendenti dell'Europa settentrionale - che hanno la mutazione CCR5 che le rende resistenti al virus.

Fonte: qui

UNA CURA CONTRO L'HIV È LONTANA MA POSSIBILE: COSÌ COME È SUCCESSO CON IL “PAZIENTE DI BERLINO” 12 ANNI FA, ADESSO ANCHE UN UOMO A LONDRA E' IN REMISSIONE 

IL MERITO È DELLE STAMINALI TRAPIANTATE, PORTATRICI DI UNA MUTAZIONE IN UN RECETTORE, CHE RENDE LE CELLULE PARZIALMENTE IMMUNI DALL'INFEZIONE DI HIV…

Valentina Arcovio per “Il Messaggero”

Una cura contro l' Hiv è lontana, ma possibile. Se, infatti, la «miracolosa guarigione» del paziente di Berlino sembrava essere l' unico caso al mondo nel 2007, oggi sappiamo che non è così.

Timothy Brown, l'uomo che dodici anni fa si è «liberato» dall' Hiv a seguito di un trapianto di staminali, non è più un' anomalia. C' è un secondo caso. Molto simile.
Riguarda un uomo, ribattezzato il paziente di Londra, che preferisce rimanere nell' anonimato.

timothy ray brown 1TIMOTHY RAY BROWN
IL PRELIEVO La sua storia, raccontata sulla rivista Nature, al centro di una conferenza a Seattle, ha già fatto il giro del mondo e apre la strada a nuove possibili strategie in grado di impedire al virus responsabile dell' Aids di infettare le cellule. Il paziente di Londra ha scoperto di essere sieropositivo nel 2003.

Nove anni dopo, nel 2012, ha sviluppato un linfoma di Hodgkin, un tumore del sangue. Per questo è stato trattato con la chemioterapia ed è stato sottoposto a un trapianto di cellule staminali ematopoietiche prelevate da un donatore «resistente» all' Hiv.
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In altre parole, le staminali trapiantate sono portatrici di una mutazione in un recettore, denominato CCR5, che rende le cellule parzialmente immuni dall' infezione di Hiv.

Così come è successo per Brown 12 anni prima, anche il paziente di Londra sembra «guarito». O più correttamente in remissione: non sono state rilevate tracce del virus dopo un periodo di 18 mesi senza che sia stata effettuata alcuna terapia. Ora bisognerà capire se e quanto durerà.

Per questo i ricercatori dell' Imperial College di Londra, dello University College di Londra e dell' Università di Cambridge e di Oxford, che hanno condotto lo studio, hanno annunciato che continueranno a tenere sotto controllo il loro paziente. Tuttavia, la ricerca ha una sua importanza nel campo della lotta all' Aids.

«Ottenendo la remissione in un secondo paziente con un approccio simile, abbiamo dimostrato che il paziente di Berlino non era un' anomalia. Ma dobbiamo avere prudenza», sottolinea Ravindra Gupta, professore dell' Università di Cambridge e tra gli autori dello studio.

«Aver dimostrato che il caso di Timothy Brown che non è l' unico - spiega Giovanni Maga, direttore del laboratorio di Virologia Molecolare presso l' Istituto di Genetica Molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche di Pavia - suggerisce che la strategia basata sull' eliminazione del correttore CCR5 potrebbe essere la chiave per portare una guarigione».

Questo non significa che tutte le persone affette dall' Hiv verranno sottoposte a un trapianto di cellule staminali. Ma solo che per loro si aprono nuove possibilità legate alla terapia genica, cioè alla possibilità di manipolare le cellule del sangue dei pazienti. «E' possibile pensare di concentrarsi sulla ablazione di questo recettore CCR5 che sembra essere veramente la chiave per impedire al virus di continuare a infettare le cellule e quindi poter essere eliminato dal nostro organismo», spiega Maga.

Una manipolazione che pochi mesi fa è stata fatta in Cina su embrioni umani che hanno poi portato, tra mille polemiche, alla nascita di due gemelline. «L' altra cosa importante di questo studio è che ha dimostrato che ad esempio alcuni aspetti della terapia applicata a Timothy Brown che si pensava potessero essere stati essenziali per il successo come ad esempio l' utilizzo della radioterapia prima del trapianto, in realtà non sono importanti», spiega Maga.

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Il paziente di Londra non ha infatti ricevuto nessun trattamento radioterapico e ha avuto un solo trapianto invece dei due di Brown. «Probabilmente una leggera sindrome da rigetto, peraltro sperimentata da entrambi i pazienti che non ha avuto conseguenze, potrebbe aver potenziato, e quindi in qualche modo contribuito, alla eliminazione del virus», sottolinea Maga. Per essere certi che il paziente di Londra sia completamente guarito serviranno ancora alcuni mesi, forse anche un anno.

LA TRASMISSIONE «Ma finalmente oggi possiamo dire che l' eliminazione del recettore CCR5 è stata dimostrata essere una delle chiavi con cui possibilmente possiamo curare le persone dell' infezione da HIV», sottolinea Maga.

«È tuttavia molto importante ricordare, al di là delle speranze che possono venire da qualche terapia che la chiave per fermare l' epidemia di Hiv è la prevenzione e quindi essere consapevoli che il virus c' è e che si trasmette per via sessuale e che occorre continuare a proteggersi e a evitare di infettarsi in modo da non propagare l' infezione fintanto che una nuova cura sarà realmente disponibile per tutti», conclude.

Prevenzione che anche nel nostro paese si fa ancora poco. L' Istituto superiore di sanità ha registrato nel 2017 ben 3.443 nuove diagnosi di infezione da Hiv, in aumento tra i giovani. La colpa, nella stragrande maggioranza delle volte, è dei rapporti sessuali non protetti.

Fonte: qui

martedì 24 aprile 2018

SEIMILA ITALIANI HANNO L’AIDS E NON LO SANNO

L’ALLARME DELL’ISTITUTO SUPERIORE DELLA SANITÀ: QUASI TUTTI HANNO CONTRATTO IL VIRUS PER VIA SESSUALE 

PIÙ COLPITI I MASCHI, MA LA DIAGNOSI TARDIVA POTREBBE NON ESSERE SUFFICIENTE 

ECCO COME SAPERE SE SI HA L’HIV…

Stefania Del Principe per www.diariodelweb.it

AIDSAIDS
L’HIV continua a mietere vittime. Se fino a mezzo secolo fa le campagne contro questo temibile virus erano all’ordine del giorno, oggi se ne sente parlare decisamente meno. E, probabilmente anche a causa di ciò, il patogeno continua ad agire indisturbato. Ma ciò che più stupisce e spaventa è che secondo recentissime stime ci sono almeno seimila pazienti affetti da HIV in stadio avanzato ma non sanno neppure di averlo. Ecco gli sconcertanti dati emersi dall’Istituto Superiore della Sanità.

Seimila persona affette da virus

AIDSAIDS
I dati parlano chiaro e lanciano un ulteriore allarme per quanto riguarda uno dei più temibili virus della storia: più di seimila persone in Italia hanno contratto l’HIV da anni ma non sanno neppure di averlo. I risultati sono stati ottenuti da uno studio coordinato da Vincenza Regine dell’Istituto Superiore della Sanità e pubblicati su Eurosurveillance. «Si tratta di uno studio che ha messo in luce le caratteristiche e il numero di queste persone. E' importante, perché si quantifica il dato dei pazienti che sono andati avanti a lungo senza una diagnosi», ha dichiarato ad Adnkronos Ganni Rezza, direttore del Dipartimento malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità.
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Più maschi che femmine

Durante lo studio è anche emerso che i maschi sono stati gli individui più colpiti e rappresentano ben l’82,8% dei casi. Quasi tutti sembrano aver contratto il virus per via sessuale, di cui il 33,4% con rapporti eterosessuali e il 35% con persone appartenenti allo stesso sesso. Mentre la regione con il maggior numero di soggetti infetti sembra essere la Liguria. Le persone non ancora diagnosticate con un HIV in fase avanzata presentano un numero di linfociti CD4 inferiore e 350 cell/μL.

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Le conseguenze di una diagnosi tardiva

«La diagnosi tardiva dell'infezione ha conseguenze negative sia per il singolo che a livello di popolazione. I pazienti rispondono in modo insufficiente alla terapia antiretrovirale, e il loro trattamento è spesso complesso e costoso». Senza considerare che i pazienti affetti da HIV hanno anche un elevato rischio di incappare in eventi clinici negativi e morte. «Il tempo medio tra l'infezione da HIV e la diagnosi, pur migliorando, è ancora quasi quattro anni – spiegano gli esperti di Eurosurveillance  - Poiché l'inizio del trattamento antiretrovirale precoce riduce la morbilità e la mortalità tra gli individui HIV-positivi e riduce la trasmissione dell'HIV ai partner HIV-negativi, è essenziale che le persone vengano diagnosticate precocemente.

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Al fine di ridurre ulteriormente il tempo dall'infezione da HIV alla diagnosi, i paesi dovrebbero prendere in considerazione l'implementazione e il potenziamento degli approcci innovativi per promuovere un maggiore accesso e l'accettazione dei test dell'HIV da parte dei più a rischio, inclusi test basati sulla comunità, test autodiagnostici e campionamento domestico, così come test guidati dalle condizioni dell'indicatore».

Cos’è l’HIV e come si trasmette

hiv virusHIV VIRUS
L’HIV è un retrovirus che può provocare infezioni croniche che non rispondono positivamente ai meccanismi di difesa innescati dal sistema immunitario. Si può essere infettati dal virus per via sessuale (sperma o liquido vaginale), con una trasfusione di sangue, durante la gravidanza o attraverso il latte materno. Una volta che la persona è stata infettata, le cellule interessate possono attivare immediatamente la replicazione virale oppure possono rimanere inattive per mesi o addirittura anni senza che il soggetto sviluppi sintomi. In questo caso le cellule vengono definite latentemente infette, ma possono comunque trasmettere il virus ad altri individui.

Come agisce l’HIV 

aids hivAIDS HIV
L'HIV attacca il sistema immunitario del corpo, in particolare le cellule CD4 ( cellule T ) – si legge sul sito del Center of Disease Control and Prevention - che aiutano il sistema immunitario a combattere le infezioni. Se non trattato, l'HIV riduce il numero di cellule CD4 (cellule T) nel corpo, rendendo la persona più soggetta a sviluppare infezioni o tumori correlati all'infezione. Nel corso del tempo, l'HIV può distruggere così tante di queste cellule che il corpo non è più in grado di combattere le infezioni e le malattie. È una malattia che necessita di cure continue perché senza terapia il tempo stimato per la sopravvivenza ha una media di dieci anni.
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Come si fa a sapere se si ha l’HIV?

Non esiste nessun altro metodo se non quello di seguire un apposito esame del sangue. Sul sito del CDC si legge che «Alcune persone possono sperimentare una malattia simile all'influenza entro 2 o 4 settimane dall’infezione (infezione da stadio 1 HIV). Ma alcune persone potrebbero non sentirsi male durante questa fase. I sintomi simil-influenzali comprendono febbre, brividi, rash, sudorazione notturna, dolori muscolari, mal di gola, affaticamento, linfonodi ingrossati o ulcere della bocca. Questi sintomi possono durare da pochi giorni a diverse settimane. Durante questo periodo, l'infezione da HIV potrebbe non apparire su un test HIV, ma le persone che lo hanno sono altamente infettivi e possono diffondere l'infezione ad altri. Se hai questi sintomi, questo non significa che hai l'HIV. Ognuno di questi sintomi può essere causato da altre malattie. Ma se hai questi sintomi dopo una potenziale esposizione all'HIV, consulta un medico e informalo del tuo rischio», concludono gli esperti.

Fonte. qui