9 dicembre forconi: Vercelli
Visualizzazione post con etichetta Vercelli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Vercelli. Mostra tutti i post

domenica 8 aprile 2018

A VERCELLI LA 15ENNE BEATRICE INGUÌ SI E’ LANCIATA SOTTO IL TRENO PER METTERE FINE A UNA VITA SEGNATA DAL BULLISMO E DALLE OFFESE DEI COETANEI

“A SCUOLA LA DERIDEVANO PER IL SUO PESO” 

NEL SUO DIARIO SEGRETO, RITROVATO DOPO LA MORTE E DI CUI NEANCHE I GENITORI SAPEVANO NULLA, AVEVA SCRITTO…

Federica Cravero e Carlotta Rocci per “la Repubblica”

BEATRICE INGUIBEATRICE INGUI
«C'era chi la prendeva il giro per il suo peso, ma lei se ne fregava, era una ragazza forte». Questo ieri mattina dicevano di Beatrice Inguì i suoi compagni, quando ancora la sua morte, travolta a 15 anni dal treno che doveva portarla a scuola, sembrava un tragico incidente. «Pareva aver trovato la sua strada nella musica ed era disposta a una dura vita da pendolare pur di frequentare quel liceo», raccontano amici e insegnanti dell' istituto musicale Lagrangia di Vercelli.

Ma quelle frasi suonano molto diverse ora che la polizia ferroviaria, vedendo i filmati delle telecamere, ha appurato che Beatrice non è inciampata, non è caduta sui binari, non è rimasta impigliata con lo zainetto. Nelle immagini la si vede quasi fare un salto, nel momento in cui il treno arriva alle sue spalle.

BEATRICE INGUIBEATRICE INGUI
La si vede urtare il respingente della locomotiva ed essere trascinata via per decine di metri. Poi il ritrovamento in casa del diario in cui chiede scusa ai genitori e, nell' ultima pagina, li saluta con un "addio" ha confermato l' ipotesi che il suo sia stato un gesto volontario. A quelle pagine Beatrice aveva affidato i pensieri e le sofferenze di una ragazza non così imperturbabile come voleva apparire.

A Natale era stata ricoverata per un mese in un centro per curare l'obesità. A scuola non sapevano molto di più, nell'ultimo periodo in effetti era dimagrita ma nessuno ci aveva fatto troppo caso. A tormentarla c'era qualche brutto voto, ma aveva recuperato: «Mi sono messa a studiare seriamente, ripasso anche in treno» , aveva assicurato ai professori. Qualche cruccio glielo dava la gita scolastica, cui non voleva partecipare.

BEATRICE INGUIBEATRICE INGUI
«Diceva che non le piaceva», conferma un'amica. Beatrice non amava mettersi in mostra, essere fotografata, fare selfie e pubblicarli sui social. Invece adorava cantare l'opera, suonare l'oboe e il pianoforte. «Quando parlava di musica s'illuminava» , racconta Elisabetta Piras, insegnante di storia della musica. Però questo non bastava a farla stare meglio. «Sono grassa», scriveva sul diario segreto.

Sull'episodio la procura di Torino ha aperto un fascicolo, al momento senza ipotesi di reato. Oltre agli accertamenti tecnici sui binari, la Polfer ha ascoltato le testimonianze dei ragazzi che erano con lei sulla banchina del binario 4 nella stazione sotterranea di Porta Susa.

Le amiche sono state sentite due volte: una subito dopo l'incidente, l'altra dopo che le immagini del salto volontario nei filmati delle telecamere hanno dato un senso nuovo all'accaduto. Come ogni mattina Beatrice si era alzata prima del sole. Con la madre era partita da Rivoli per andare a prendere la metropolitana.
BEATRICE INGUIBEATRICE INGUI

Si sono salutate a Porta Susa, dove Beatrice ha incontrato i suoi amici. Aspettavano il regionale 2005 che arriva alle 7,03 e riparte due minuti dopo verso Milano. Qualcuno si sporge a cercare ai finestrini i compagni saliti alla stazione precedente. Beatrice sta chiacchierando delle vacanze di Pasqua. Il treno fischia, lei fa un passo indietro, poi salta. «L'abbiamo vista scomparire, il convoglio l'ha trascinata via. Abbiamo allungato le braccia ma non siamo riusciti a prenderla», raccontano i compagni. Vengono chiamati i soccorsi, Beatrice respira ancora quando la liberano dalle rotaie. Ma i tentativi di salvarla sono inutili. Fino a sera nessuno sospetta che possa trattarsi di un suicidio. Nemmeno i genitori, che hanno scoperto l'esistenza del diario della figlia assieme alla polizia.

5 Aprile 2018

Fonte: qui

venerdì 24 novembre 2017

A VERCELLI URLA, SBERLE, INSULTI E BAMBINI TRASCINATI IN TERRA, 3 MAESTRE D’ASILO IN MANETTE

"TI FACCIO CADERE I DENTI"

"TI FACCIO GIRARE LA TESTA AL CONTRARIO" 

“AVEVANO GENERATO UN CLIMA DI TERRORE” 

IL VIDEO CHOC


Andrea Zanello per La Stampa
asilo vercelliASILO VERCELLI

«Te ne do una che ti fa cadere tutti i denti». E ancora «Ti faccio girare la testa al contrario». Minacce di schiaffi gridate in faccia a bambini che hanno tra i 3 e i 5 anni. E poi sberle vere, strattoni, bimbi trascinati per terra, lasciati a mangiare da soli in mensa oppure costretti a restare in un angolo.

I video diffusi dalla polizia di Vercelli raccontano quelli che non sono semplici rimproveri di insegnanti d' asilo a bimbi troppo agitati. «Le maestre avevano generato uno stato di terrore», hanno messo nero su bianco gli uomini della Squadra mobile e la procura di Vercelli che hanno coordinato l' operazione «Tutti giù per terra».

Ieri mattina i poliziotti si sono presentati alle porte di Maria Teresa Donà, Carmelina Capalbo e Luisita Cantù, tre maestre della scuola d' infanzia intitolata a Janusz Korczak, educatore polacco morto nel 1942 in un campo di sterminio nazista. Le hanno arrestate con l' accusa di maltrattamenti.

Per oltre un mese gli uomini della Mobile hanno monitorato quanto accadeva nell' asilo, dopo che lo scorso maggio avevano piazzato undici telecamere per coprire praticamente tutti i locali della scuola: dalla palestra alle aule, dai corridoi alla mensa. Hanno chiuso l' indagine riscontrando 52 episodi di violenza fisica e psicologica sui piccoli. Venti, dicono, sono certificati come «di maggiore gravità».
asilo vercelliASILO VERCELLI

Tutto è nato dopo la denuncia di una mamma. Quando era andata a prendere il figlio in una delle scuole più rinomate di Vercelli («Dove per entrare si fanno carte false», raccontano molti genitori), ha visto una maestra prendere per i capelli un bambino. Così è partita l' indagine: i poliziotti in una notte hanno piazzato le telecamere all' interno dell' edificio e cominciato un controllo costante su tutte le quattro classi, le otto maestre e le tre insegnanti di sostegno. Le immagini registrate hanno confermato che i sospetti erano fondati. Due le classi in cui si sono verificati gli episodi di violenza, gestite dalle tre maestre per cui il gip ha deciso gli arresti domiciliari.

La notizia degli arresti ieri mattina a Vercelli è scoppiata come una bomba. I genitori dei bimbi iscritti alla scuola d' infanzia Korczak si sono presentati in questura durante la conferenza stampa in cui veniva illustrata l' operazione. «Ci sono altri episodi oltre a quelli che ci avete fatto vedere?», ha chiesto la mamma di uno dei bambini della classe seguita dalle maestre arrestate, carica di angoscia per non essersi accorti di nulla. «Mio figlio non mi ha detto mai niente, è sempre stato sereno Io adesso come mi devo comportare?».

asilo vercelliASILO VERCELLI
Altri genitori si chiedono come nessuno possa essersi accorto di nulla, non abbia sentito le urla delle maestre o visto le botte ai bambini.

«Non sapevo nulla delle telecamere, ma sono contenta che siano state piazzate», ha spiegato Ferdinanda Chiarello, dirigente scolastico dell' Istituto comprensivo Bernardino Lanino di cui fa parte anche la scuola per l' infanzia Korczak. «Se tutto sarà confermato - ha detto prima che i filmati diventassero pubblici - la scuola si costituirà parte civile. Non avevamo mai avuto nessuna segnalazione nei confronti delle maestre».

Fonte: qui