9 dicembre forconi: Champs-Élysées
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domenica 17 marzo 2019

ANCORA SCONTRI TRA GILET GIALLI E POLIZIA: È IL DICIOTTESIMO SABATO DI PROTESTE.


I MANIFESTANTI HANNO MESSO SOTTO ATTACCO L’ARCO DI TRIONFO E DEVASTATO I NEGOZI SUGLI CHAMPS-ÉLYSÉES 

SACCHEGGIATO IL CELEBRE RISTORANTE DI LUSSO FOUQUET'S E DATA ALLE FIAMME UNA FILIALE DI UNA BANCA: L’INCENDIO SI È PROPAGATO NELL’EDIFICIO E 11 PERSONE SONO RIMASTE FERITE



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Una giornata di alta tensione a Parigi per il 18/o atto della protesta dei gilet gialli: sugli Champs-Élysées sono in corso scontri fra black bloc e polizia già dalle 11 del mattino. Già decine di persone sono state fermate dalla polizia mentre centinaia di manifestanti sono arrivati a Parigi per quello che era stato annunciato come un appuntamento decisivo, battezzato "ultimatum a Macron".

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Gli incidenti hanno coinvolto agenti e un gruppo di gilet gialli e black bloc vicino a place des Ternes. Barricate sono state erette in un'altra zona della città e la gendarmeria ha fatto uso di gas lacrimogeni e idranti. Scontri si sono verificati anche a Place de l'Etoile, dove numerosi black bloc hanno affrontato gli agenti con lanci di ciottoli e pietre. La data di oggi è stata annunciata dai gilet gialli da settimane come una giornata cruciale, nella speranza di favorire un rafforzamento della mobilitazione.
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Su place de l'Etoile, alcuni dimostranti, soprattutto vestiti di nero, con un cappuccio in testa, maschere protettive, hanno lanciato delle pietre contro le forze dell'ordine che hanno risposto con gas lacrimogeni. Numerosi manifestanti hanno poi tentato di aggirare gli sbarramenti della polizia per raggiungere l'Eliseo ma sono stati respinti con lacrimogeni e getti di idrante sull'avenue Franklin Roosevelt.  

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Sul percorso, sono proseguiti i saccheggi e le devastazioni. Saccheggiati i negozi Saccheggi e devastazioni dopo il passaggio dei gilet gialli e gli scontri violenti con la polizia, attaccata dai black bloc. Il celebre ristorante di lusso Fouquet's è stato preso d'assalto e completamente devastato all'interno, con un saccheggio diventato generale in pochi minuti. Altri negozi sono stati attaccati e le vetrine svuotate. La polizia ha tentato di respingere gruppi di giovani in abiti neri che hanno attaccato da diverse direzioni. Sono 44 i fermi per il momento.
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Incendiato un immobile: 11 feriti, tra loro un bambino Alcuni manifestanti hanno dato fuoco anche alla filiale di una banca. Dall'edificio esce una densa colonna di fumo che non permette ancora ai pompieri di intervenire. I media parlano di "impressionante incendio". L' immobile dato alle fiamme in boulevard Roosevelt, è stato evacuato dai vigili del fuoco e dalle forze dell'ordine.

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"Gli individui che hanno commesso questo atto non sono né dimostranti né casseur: sono assassini", ha scritto il ministro dell'Interno francese, Christophe Castaner.  Nell'incendio 11 persone sono rimaste leggermente ferite. "Due persone sono state salvate dalle fiamme: si tratta di una donna e il suo bambino bloccati al secondo piano", fanno sapere i pompieri. L'incendio è divampato dai locali della banca, al piano terra dell'immobile. Il quartiere è stato isolato: l'incendio è stato controllato poco dopo le 14.  Tra i feriti, vi sono due poliziotti.
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Castaner, a Parigi circa 8mila manifestanti, 1500 ultra violenti Sono tra i 7 e gli 8 mila i manifestanti che hanno preso parte all'ennesimo sabato di mobilitazione dei 'gilet gialli'. E' la stima fatta dal ministro dell'Interno francese, Christophe Castaner, secondo cui tra loro vi sono circa "1.500 ultra-violenti che sono venuti per distruggere e fare guerriglia", ha spiegato il ministro durante una visita al quartier generale della polizia di Parigi.

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"Lo hanno fatto stamattina presto, cercando di assaltare l'Arc de Triomphe, sicuramente orgogliosi dei saccheggi compiuti il primo dicembre scorso", ha aggiunto Castaner. Nella giornata di oggi a Parigi sono previsti anche da altri cortei una Marcia per il clima raggiungerà Place de la République e poi la Bastiglia, ma da République transiterà anche un corteo "contro le violenze della polizia". Infine, blocchi previsti attorno al Peripherique, la tangenziale parigina, da parte degli ambulanti che hanno lanciato un appello ai gilet gialli ad unirsi alla loro protesta.

Fonte: qui

sabato 1 dicembre 2018

I GILET GIALLI METTONO A FERRO E FUOCO PARIGI: SCONTRI CON LA POLIZIA NELLA ZONA DEGLI CHAMPS-ELYSEES, 33 FERMATI E 10 FERITI



I MANIFESTANTI PROTESTANO CONTRO IL CARO-BENZINA, LE TASSE E IL PRESIDENTE MACRON - VIDEO


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Dieci feriti e sessanta fermi a Parigi, nella zona degli Champs-Elysees a Parigi, dove sono in corso scontri fra circa 1.500 gilet gialli che tentano di forzare i blocchi della polizia a protezione degli Champs-Elysées. I fermi sono stati finora 60. Sulla avenue, manifestano pacificamente circa 200 gilet gialli che hanno accettato di farsi perquisire.

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La polizia continua a bloccare in modo deciso - all'ingresso degli Champs-Elysees - i manifestanti che non si sottopongono alle perquisizioni. In mattinata c'è stato un lancio di fumogeni: il responsabile è stato messo a terra dagli agenti e immediatamente fermato. L'episodio ha dato vita ai primi tafferugli, con gruppi di gilet gialli che sono fuggiti nella direzione opposta, verso l'Arco di Trionfo, con il volto coperto per proteggersi dai gas lacrimogeni lanciati dalla polizia. 


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In mattinata c'è stato un lancio di fumogeni: il responsabile è stato messo a terra dagli agenti e immediatamente fermato. L'episodio ha dato vita ai primi tafferugli, con gruppi di gilet gialli che sono fuggiti nella direzione opposta, verso l'Arco di Trionfo, con il volto coperto per proteggersi dai gas lacrimogeni lanciati dalla polizia.

Fonte: qui

Il filosofo francese Jean Claude Michéa  scrive una lettera aperta sul movimento dei gilet gialli, da lui apprezzato e sostenuto come un autentico movimento popolare che spontaneamente parte dal basso contro le politiche liberiste degli ultimi quarant’anni. Nonostante l’ottusa ostilità degli intellettuali di sinistra ecologisti e libertari e dei cani da guarda mediatici, e nonostante la cinica determinazione del governo, questo movimento, avverte Michéa, non è che l’inizio. 

Il filosofo francese


di Jean Claude Michéa, 21 novembre 2018

Cari amici,

Solo poche parole molto concise e lapidarie – perché qui siamo presi dai preparativi per l’inverno (tagliare la legna, piante e alberi da pacciamare ecc). Io sono ovviamente d’accordo con tutti i vostri commenti, come con la maggior parte delle tesi espresse su Luoghi comuni (solo l’ultima affermazione mi sembra un po’ debole a causa del suo “occidentalismo”: una vera cultura di emancipazione popolare esiste anche, naturalmente, in Asia, Africa o America Latina!).

Il movimento dei “gilet gialli” (un buon esempio, a proposito, di quella creatività popolare di cui parlavo nei Misteri della sinistra) è, in un certo senso, l’esatto opposto di “Nuit Debout“. Questo movimento, semplificando, è stato infatti il primo tentativo – incoraggiato da gran parte della stampa borghese e dal “10%” (vale a dire, quelli che sono deputati ad essere, o si preparano a diventare, la leadership tecnica, politica e “culturale” del capitalismo moderno) – di disinnescare la critica radicale al sistema, concentrando tutta l’attenzione politica su quell’unico potere (seppur decisivo) rappresentato da Wall Street e dal famoso “1%”. Una rivolta quindi di quei metropolitani ipermobili e ultraqualificati (anche se una piccola parte delle nuove classi medie comincia a conoscere, qua e là, una certa “precarizzazione”) che costituiscono, dall’era Mitterrand, il principale vivaio per la classe dirigente di sinistra ed estrema sinistra liberale (e in particolare dei suoi settori più apertamente contro-rivoluzionari e anti-popolari: Regards, Politis, NP“A”, Université Paris VIII, ecc). Qui, al contrario, sono quelli che vengono dal basso a ribellarsi (come analizzato da Christophe Guilluy – tra l’altro stranamente assente, fino ad ora, da tutti i talk show televisivi, a vantaggio, tra gli altri comici, del riformista sub keynesiano Besancenot), i quali hanno già una coscienza rivoluzionaria sufficiente a rifiutarsi di dover ancora scegliere tra sfruttatori di sinistra e sfruttatori di destra (d’altronde è così che Podemos ha avuto inizio nel 2011, prima che i Clémentine Autain e i Benoît Hamon riuscissero a seppellire questo promettente movimento allontanandolo gradualmente dalla sua base popolare).

Per quanto riguarda l’argomento degli “ambientalisti” di corte – coloro che preparano questa “transizione energetica” che consiste principalmente, come ha mostrato Guillaume Pitron in La guerre des métaux rares: La face cachée de la transition énergétique et numérique, nel delocalizzare l’inquinamento dei paesi occidentali nei paesi del Sud – argomento secondo cui questo movimento spontaneo sarebbe portato avanti da quelli che hanno l’”ideologia della automobile” e da “tizi che fumano sigarette e viaggiano a diesel”, è tanto assurdo quanto disgustoso e immondo: è chiaro, infatti, che la maggior parte dei gilet gialli non prova nessun piacere a dover prendere ogni giorno l’auto per andare a lavorare a 50 km da casa, per andare a fare la spesa nell’unico centro commerciale esistente nella sua regione e in genere situato in piena campagna a 20 km di distanza, o per fare una visita dall’unico medico che non è ancora in pensione e il cui studio si trova a 10 km dalla sua abitazione. (Prendo questi esempi dalla mia esperienza nelle Landes! Ho anche un vicino di casa che vive con 600 euro al mese e deve calcolare sino a quale giorno del mese può ancora andare a fare la spesa a Mont-de-Marsan, senza fermarsi in mezzo alla strada, a seconda della quantità di diesel – il carburante dei poveri – che può ancora comprare). 

Scommettiamo invece che sono i primi a capire che il vero problema sta precisamente nell’attuazione sistematica, per 40 anni,da parte dei successivi governi di destra e di sinistra, del programma liberale che ha a poco a poco trasformato il loro villaggio o il loro quartiere in un deserto sanitario, privo di qualsiasi centro di rifornimento di generi di prima necessità, e dove la prima azienda ancora in grado di offrire qualche posto di lavoro mal retribuito si trova a decine di chilometri di distanza (se ci sono dei “progetti per le periferie” – e questo è un bene – non c’è ovviamente mai stato nulla di simile per questi villaggi e cittadine – dove vive la maggior parte della popolazione francese – ufficialmente destinati all’estinzione dal “senso della storia” e dalla “costruzione europea”!).

Ovviamente non è l’auto in quanto tale – quale “segno” della loro presunta integrazione nel mondo del consumo (non sono né lionesi né parigini!) – che i gilet gialli oggi difendono. È semplicemente che la loro auto diesel usata di seconda mano (che la Commissione europea sta già cercando di togliergli inventando continuamente nuovi “standard tecnici di qualità”) rappresenta la loro ultima possibilità di sopravvivenza, vale a dire di avere una casa, un lavoro e di che sfamare se stessi e le loro famiglie nel sistema capitalista di oggi, che avvantaggia sempre di più i vincitori della globalizzazione. E dire che è innanzitutto questo cherosene “di sinistra” – quello che naviga di aeroporto in aeroporto a portare nelle università di tutto il mondo (e in tutti i “Festival di Cannes”) la buona parola “ecologista” e “associativa” che osa dar loro lezioni! Decisamente, quelli che non conoscono altro che i loro poveri palazzi metropolitani non avranno mai un centesimo della decenza che oggi si può ancora trovare nei casolari poveri (e di nuovo, è la mia esperienza nelle Landes che parla!).

L’unica domanda che mi pongo è fino a che punto può arrivare un simile movimento rivoluzionario (movimento che non è estraneo, nella sua nascita, nel suo programma unificante e nella modalità della sua evoluzione, alla grande rivolta del Sud del 1907) nelle tristi condizioni politiche quali sono oggi le nostre. Perché non dobbiamo dimenticare che ha davanti a sé un governo thatcheriano di sinistra (il consigliere principale di Macron è Mathieu Laine – un uomo d’affari della City di Londra che ha curato la prefazione alle opere della strega Maggie tradotte in francese), vale a dire un governo cinico e senza paura, che è chiaramente pronto – ed è questa la grande differenza con tutti i suoi predecessori – ad arrivare ai peggiori estremi pinochettiani (come Maggie con i minatori gallesi o gli scioperi della fame irlandesi) per imporre la sua “società dello sviluppo” e questo potere antidemocratico dei giudici, ora trionfante, che ne è il necessario corollario. E, naturalmente, senza avere nulla da temere, su questo piano, dai servili media francesi. Dobbiamo ricordare, infatti, che ci sono già tre morti e centinaia di feriti, alcuni dei quali in condizioni molto critiche. Se la memoria non mi tradisce, bisogna risalire al maggio del ’68 per trovare un costo umano paragonabile a quello di queste manifestazioni popolari, almeno sul terreno metropolitano. Eppure, la copertura mediatica data a questo fatto sconvolgente è, almeno per il momento, adeguata a un dramma di questa portata? E cosa avrebbero detto i cani da guardia di France Info se questo bilancio (provvisorio) fosse stato causato, ad esempio, da un Vladimir Putin o da un Donald Trump?

Infine, ultimo ma non meno importante, soprattutto non dobbiamo dimenticare che se il movimento dei gilet gialli guadagnasse ancora terreno (o se mantenesse, come adesso, il sostegno della stragrande maggioranza della popolazione), lo Stato Benalla-Macroniano non esiterà un momento a inviare i suoi Black Bloc e tutta la sua “Antifa (come le famose “Brigate rosse” dei vecchi tempi) per screditarlo con qualsiasi mezzo, o orientarlo verso un’impasse politica suicida (abbiamo già visto, per esempio, come lo stato macroniano è riuscito in poco tempo a privare l’esperienza Zadista di Notre-Dame-des-Landes del suo sostegno popolare originale). Ma anche se questo movimento coraggioso dovesse temporaneamente venire interrotto dal PMA (Parti des médias et de l’argent), nel peggiore dei casi significherà che si è trattato solo di una prova generale e dell’inizio di una lunga battaglia. Perché l’ira che viene dal basso (sostenuta, devo ripeterlo ancora una volta, dal 75% della popolazione – e quindi logicamente stigmatizzata dal 95% dei cani da guardia mediatici) non ripiegherà, semplicemente perché la gente non ne può più e non ne vuole più sapere. Il popolo è decisamente in movimento! E a meno che non se ne elegga un altro (secondo il desiderio di Eric Fassin, questo agente d’influenza particolarmente attivo della famosissima French American Foundation), non è pronto a rientrare nei ranghi. Che le Versailles di sinistra e di destra (per usare le parole dei proscritti della Comune rifugiati a Londra) lo tengano per certo!

Con grande amicizia,
Da Voci dall’estero

Fonte: qui

sabato 24 novembre 2018

GUERRIGLIA SUGLI CHAMPS-ÉLYSÉES - SCONTRI TRA I GILET GIALLI E LA POLIZIA COSTRETTA A USARE LACRIMOGENI E IDRANTI PER DISPERDERE I MANIFESTANTI


IL MINISTRO DELL’INTERNO CASTANER ACCUSA LA LE PEN DI AVER "INCITATO AI DISORDINI", SOTTOLINEANDO LA PRESENZA DI UN CENTINAIO DI "SEDIZIOSI DI ESTREMA DESTRA" 

LA LEADER DEL RN REPLICA: "CONDANNO LE VIOLENZE MA LA SMETTANO DI UTILIZZARLE CONTRO IL MOVIMENTO". MELENCHON: "MOBILITAZIONE DEL POPOLO" (VIDEO)




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È guerriglia urbana nel centro di Parigi. Cinquemila “gilet gialli“, secondo le stime del ministero dell’Interno, hanno invaso gli Champs-Élysées nonostante il divieto di assembramento e si sono scontrati con la polizia in assetto antisommossa, che ha risposto a colpi di manganelli e lanciando gas lacrimogeni. Il centro della capitale francese è in pieno caos, la polizia sta facendo uso anche di granate assordanti per tentare di disperdere i manifestanti che hanno innalzato barricate.

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Il ministro dell’Interno francese Christophe Castaner – secondo il quale a scendere in piazza oggi sono 23mila persone in tutto il Paese, 8mila nella capitale e 5mila sugli Champs-Élysées – ha apertamente accusato la leader dell’ultradestra, Marine Le Pen, di aver “incitato ai disordini” esortando i gilet gialli ad andare sugli Champs-Élysées, dove erano presenti dei “sediziosi di estrema destra“.

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La leader del RN ha risposto immediatamente: “Condanno le violenze ma la smettano di utilizzarle contro il movimento”.”Questa è la mobilitazione del popolo, anche se il governo vuol far credere che si tratta di gente di estrema destra e che sono poco numerosi”, ha commentato il leader dell’estrema sinistra radicale di France Insoumise, Jean-Luc Melenchon. “Non sono né di estrema destra, né poco numerosi”, ha aggiunto. 
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La celebre via è interamente avvolta dai lacrimogeni, i manifestanti al grido di  “Macron dimettiti” e “La Francia in collera“, sono al centro della strada e costruiscono barricate con panchine divelte e cassonetti. Otto le persone fermate al momento dalla polizia. Ingenti i danni all’arredo urbano su quella che i parigini definiscono “la strada più bella del mondo”, con vetrine distrutte e auto danneggiate: alcuni “casseur” hanno infatti divelto sampietrini con sbarre di ferro per lanciarli contro la polizia.
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Non solo, si sono impadroniti anche di un rimorchio di cantiere nei pressi degli Champs-Élysées, lo hanno trascinato al centro della celebre avenue e gli hanno dato fuoco proprio davanti al celebre ristorante Le Fouquet’s. Una densa colonna di fumo nero si alza dall’area delle fiamme, visibile da gran parte dei quartieri della città. 

I “giubbotti gialli” protestano contro l’aumento delle tasse sui carburanti e questa è la loro seconda giornata di mobilitazione dopo quella di sabato scorso, dove 282mila persone hanno bloccato strade e siti strategici in tutta la Francia, causando la morte di 2 persone e il ferimento di altre 620. I manifestanti chiedono di poter vedere il presidente della Repubblica Emmanuel Macron ma la polizia sta cercando di impedire loro di accedere alla Concorde e alla zona dell’Eliseo.

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Alle 14 era prevista una manifestazione autorizzata a Champ de Mars, vicino alla Tour Eiffel, ma gli organizzatori della protesta hanno rifiutato la proposta spiegando di non voler essere tenuti lontani dai luoghi del potere parigino. E hanno quindi inviato un “comunicato”, firmato “I cittadini francesi” e pubblicato sui social, annunciando un “raduno di individui su iniziative personali”, “tutto il giorno” nel “distretto degli Champs-Élysées”. 

Fonte: qui