9 dicembre forconi: senegalesi
Visualizzazione post con etichetta senegalesi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta senegalesi. Mostra tutti i post

domenica 28 ottobre 2018

ERA TUTTO PIANIFICATO? – GLI STUPRATORI DI DESIRÉE LE AVEVANO ASSICURATO CHE NEL MIX DI SOSTANZE C’ERA SOLO METADONE.



INVECE LA MISCELA ERA COMPOSTA DA PSICOTROPI CHE L’HANNO FATTA ANDARE IN TRANCE 

COSÌ IL BRANCO HA POTUTO STUPRARLA PER ORE INDISTURBATO…


OMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - MAMADOU GARA UNO DEI SENEGALESI ARRESTATIOMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - MAMADOU GARA UNO DEI SENEGALESI ARRESTATI
Le avevano assicurato che quel mix di sostanze composto anche di tranquillanti e pasticche non fosse altro che metadone. Dall'ordinanza con cui il gip ha disposto il carcere per i tre fermati per l'omicidio di Desirèe Mariottini - la sedicenne trovata senza vita in uno stabile abbandonato nel quartiere romano di San Lorenzo - emerge che la giovane, in crisi di astinenza, è stata indotta dagli arrestati ad assumere "tali sostanze facendole credere che si trattasse solo di metadone".

Ma la miscela, "rivelatasi mortale" era composta da psicotropi che hanno determinato la perdita "della sua capacità di reazione" consentendo agli indagati di poter mettere in atto lo stupro. Si attendono inoltre gli esiti degli esami del Dna per stabilire se ci sono anche altre persone responsabili di abusi sessuali. Le risposte degli accertamenti arriveranno nell'arco di qualche settimana.

la morte di desiree mariottini via dei lucaniLA MORTE DI DESIREE MARIOTTINI VIA DEI LUCANI
Sono in corso indagini anche sulla rete di pusher che riforniva gli immigrati coinvolti per stabilire da dove arrivava la droga. Non è escluso che ci possa essere anche qualche italiano nella rete che approvvigionava gli spacciatori del palazzo di via dei Lucani. Come quello, ora ricercato, che potrebbe aver ceduto parte della droga.

Restano in carcere i tre indagati: hanno agito "con pervicacia, crudeltà e disinvoltura" mostrando una "elevatissima pericolosità e non avendo avuto alcuna remora”, scrive il gip Maria Paola Tomaselli nell' ordinanza di misura cautelare in carcere per i senegalesi Brian Minteh, Mamadou Gara e per il nigeriano Alinno Chima.

DESIREE MARIOTTINIDESIREE MARIOTTINI


"Meglio che muore lei che noi in galera": è la frase choc, presente nell'ordinanza, che secondo alcuni testimoni avrebbero pronunciato tre dei quattro accusati. Gli indagati inoltre "impedirono di chiamare i soccorsi per aiutare" Desirée.

L'unico a rispondere alla domande del gip è stato il senegalese Mamadou Gara, mentre il suo connazionale Brian Minteh e il nigeriano Alinno Chima hanno deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere. Nei confronti dei tre, immigrati irregolari, la Procura contesta i reati di omicidio, violenza sessuale e cessione di stupefacenti. Stessi reati contestati al quarto fermato la cui posizione è al vaglio degli inquirenti per capire che ruolo abbia avuto nella vicenda. Ascoltate in Questura alcune persone informate dei fatti.

la scientifica raccoglie prove in via dei lucani, dove e' stato ritrovato il corpo di desireeLA SCIENTIFICA RACCOGLIE PROVE IN VIA DEI LUCANI, DOVE E' STATO RITROVATO IL CORPO DI DESIREE
"Non mi sarei mai permesso neanche di sfiorare Desirée perché si vedeva che era una bambina", avrebbe riferito al suo avvocato Alinno Chima.

CHI SONO I TRE INDAGATI E IL QUARTO UOMO 

I primi tre fermati sono due senegalesi, irregolari in Italia, Mamadou Gara di 26 anni e Brian Minteh di 43. Il terzo è un nigeriano di 40 anni. Hanno tutti e tre precedenti per spaccio di droga. I capi di imputazione sarebbero gli stessi: omicidio volontario, violenza sessuale di gruppo e cessione di stupefacenti.

desiree mariottiniDESIREE MARIOTTINI









Mamadou Gara aveva un permesso di soggiorno per richiesta d'asilo scaduto ed aveva ricevuto un provvedimento di espulsione. L'uomo si era reso irreperibile. Era stato poi rintracciato dal personale delle volanti a Roma il 22 luglio 2018 ed era stato richiesto nulla osta dell'autorità giudiziaria per reati pendenti a suo carico.

Yusif Galia, cittadino del Ghana sospettato di essere il quarto uomo e bloccato a Foggia, era in possesso di 11 chilogrammi di droga. Secondo fonti investigative, lo stupefacente era nella baracca dove è stato trovato l'uomo, nella baraccopoli che circonda il Cara - Centro richiedenti Asilo politico di Borgo Mezzanone. L'uomo è stato trovato in possesso anche di una pistola giocattolo, di metadone e di qualche grammo di hascisc. All'arrivo delle forze dell'ordine si è barricato nella baracca ed è stato necessario sfondare la porta per arrestarlo.
OMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - BRIAN MINTEH UNO DEI SENEGALESI ARRESTATIOMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - BRIAN MINTEH UNO DEI SENEGALESI ARRESTATI

La giovane è stata drogata e poi abusata sessualmente quando era in uno stato di incoscienza. E spunta un testimone che all'ANSA racconta: "Quella notte ero nel palazzo. Ho visto Desirée stare male. Era per terra e aveva attorno 7-8 persone. Le davano dell'acqua per farla riprendere", racconta, dicendo di essere stato ascoltato in Questura. Il teste racconta anche che quella notte, attorno all'una, "qualcuno chiamò i soccorsi".

OMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - MAMADOU GARA UNO DEI SENEGALESI ARRESTATIOMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - MAMADOU GARA UNO DEI SENEGALESI ARRESTATI






"Ora voglio giustizia per Desirée, voglio che questa tragedia non accada ad altre", dice Barbara Mariottini, la mamma della ragazza.

Fonte: qui


“MEGLIO LEI MORTA CHE NOI IN GALERA” 

CI SONO ALTRI TRE RICERCATI PER LA MORTE DI DESIRÉE A SAN LORENZO: UNO È ITALIANO E RIFORNIVA IL GRUPPO DI PASTICCHE, QUELLE CHE HANNO RIDOTTO LA RAGAZZA A “MERO OGGETTO DI SODDISFAZIONE SESSUALE” 

MENTRE ERA ORMAI INCOSCIENTE, STORDITA DA DROGHE E DA ORE DI AGONIA E VIOLENZA, I SUOI AGUZZINI HANNO IMPEDITO I SOCCORSI 

LE TESTIMONIANZE CHOC DI TRE HABITUÉ DEL PALAZZO OCCUPATO DI SAN LORENZO

Fulvio Fiano e Fiorenza Sarzanini per il “Corriere della Sera”

DESIREE MARIOTTINIDESIREE MARIOTTINI
Desirée poteva essere salvata. Mentre la giovane era ormai incosciente, stordita da un miscuglio di droghe e psicofarmaci, i suoi aguzzini hanno impedito i soccorsi: «Meglio lei morta che noi in galera», hanno gridato a chi voleva aiutarla. Tra loro anche tre donne, un' italiana e due straniere che frequentavano abitualmente il palazzo occupato di San Lorenzo. Le loro testimonianze, così come quelle degli altri pusher e tossici che trascorrono le giornate in quel luogo infernale, ricostruiscono quanto accaduto tra il 17 e il 19 ottobre. E dimostrano che l' indagine non è affatto chiusa. Ci sono altri tre ricercati.
OMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - MAMADOU GARA UNO DEI SENEGALESI ARRESTATIOMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - MAMADOU GARA UNO DEI SENEGALESI ARRESTATI




Uno è italiano. Si chiama Marco, riforniva il gruppo di pasticche. Proprio quelle - antiepilettici e antipsicotici - utilizzate per «privare Desirée di capacità di reazione» e dunque ridurla «a un mero oggetto di soddisfazione sessuale», come scrive la giudice nell' ordinanza che lascia in galera i tre extracomunitari fermati a Roma con l' accusa di omicidio volontario e violenza sessuale pluriaggravate. Gli altri due stranieri - tuttora in fuga - potrebbero aver partecipato allo stupro.

È stato uno degli arrestati a fare i loro nomi e la polizia sta cercando di rintracciarli. Ma non è finita. Perché tra i testimoni c' è anche una straniera che ha ammesso di aver «rivestito e poi aiutato gli altri a spostare Desirée» quando era ormai in fin di vita o forse già morta.
OMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - BRIAN MINTEH UNO DEI SENEGALESI ARRESTATIOMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - BRIAN MINTEH UNO DEI SENEGALESI ARRESTATI
Dettagli di un orrore che appare senza fine.

Si torna dunque al 18 ottobre quando la 16enne, che è arrivata nel palazzo già il giorno prima, è in cerca di droga. Non ha soldi, si rivolge ai tre stranieri che già conosce. I racconti di chi c' era ricostruiscono quanto accade. Narcisa «dice di essere giunta intorno alle 13,10 con due uomini e di aver visto la ragazza insieme a Ibrahim (Brian Minteh, ndr) steso su un giaciglio dove è stato poi rinvenuto il corpo della ragazza, nonché Youssef (Yusif Saila, fermato venerdì a Foggia, ndr) e Sisco (Chima Alinno, ndr). Quest' ultimo era intento a fumare, Desirée gli aveva chiesto eroina perché era in crisi di astinenza, ma lui aveva rifiutato». Poi riferisce quello che le ha detto Muriel, straniera di circa 35 anni.

CHIMA ALINNOCHIMA ALINNO
Scrive la gip: «Muriel ha raccontato che a Desirée è stato somministrato un mix di gocce, metadone, tranquillanti e pasticche. Poi è stata violentata da Paco e Youssef, io li ho visti». Racconta ancora Narcisa: «Il giorno dopo ho incontrato Paco e gli ho detto "sei un pezzo di m..., hai dato i farmaci a Desirée per poterla stuprare. Lui ha ammesso che avevano fatto sesso, mi ha detto che le aveva dato solo pasticche».

OMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - MAMADOU GARA UNO DEI SENEGALESI ARRESTATIOMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - MAMADOU GARA UNO DEI SENEGALESI ARRESTATI







È Muriel ad ammettere di aver rivestito Desirée quando non era più in grado di muoversi, probabilmente morta. Lo fa con una lucidità che lascia agghiacciati. Poi indica un altro componente del gruppo, ancora in fuga. Scrive la gip: «Muriel racconta di essere giunta nel palazzo alle ore 20 del 18 ottobre chiamata da un certo Hyten che le chiedeva di rivestire una ragazza mezza nuda all' interno del container. Aveva trovato Desirée nuda dalla vita in giù e aveva provveduto trovando nei pantaloni una boccetta di Tranquillit mezza vuota. Riferiva di aver ritenuto che fosse stata violentata in quanto aveva pensato che nel caso in cui avesse avuto un rapporto consenziente avrebbe provveduto a rivestirsi da sola e che prima dello stupro le erano stati fatti assumere Tranquillit e Metadone».

desiree mariottini 3DESIREE MARIOTTINI 3
Muriel racconta anche di aver visto «il Tranquillit qualche giorno prima nella disponibilità di tale Marco, italiano frequentatore del palazzo. Marco le aveva riferito che i medicinali erano psicofarmaci per sua madre, sostitutivi del Seroquel»

A confermare le sue dichiarazioni è Giovanna, una ragazza che sta spesso in quel complesso di San Lorenzo «che - come è scritto nell' ordinanza - ha riferito come fosse possibile reperire qualsivoglia sostanza stupefacente o medicinale, precisando come gli psicofarmaci fossero procurati da Marco». 

È proprio Giovanna, quando si accorge che Desirée è morta, a scagliarsi piangendo contro gli stupratori. Lo racconta Cheick, un altro testimone: «Piangeva e urlava. Diceva "voi l' aveta uccisa, l' avete violentata" rivolgendosi ai tre uomini presenti nel locale. Li chiamava per nome, Paco (Mamadou Gara, ndr), Sisco e Ibrahim».
OMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - BRIAN MINTEH UNO DEI SENEGALESI ARRESTATIOMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - BRIAN MINTEH UNO DEI SENEGALESI ARRESTATI

Sono gli stessi che impediscono a chiunque di aiutare la 16enne. Scrive la gip: «Sin dal pomeriggio del 18 ottobre, la ragazza manifesta lo stato di stordimento strumentalizzando il quale gli indagati abusano di lei. Ma esso si aggrava così da tramutarsi in una condizione di dormiveglia prima e incoscienza poi che viene immediatamente avvertita dai presenti allorché trasportano il corpo della ragazza dal container al capannone».

salvini depone una rosa per desiree, la 16enne morta a san lorenzo 7SALVINI DEPONE UNA ROSA PER DESIREE, LA 16ENNE MORTA A SAN LORENZO 





Spiega ancora il giudice che «è in tale fase che Youssuf, Ibrahim e Sisco, che pure sono presenti, ridimensionano la gravità delle condizioni della ragazza e impediscono che vengano allertati i soccorsi, assumendo lucidamente la decisione di sacrificare la giovane vita per garantirsi l' impunità o comunque qualsivoglia fastidioso controllo delle forze dell' ordine».

OMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - BRIAN MINTEH UNO DEI SENEGALESI ARRESTATIOMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - BRIAN MINTEH UNO DEI SENEGALESI ARRESTATI


L' ordinanza cautelare viene così motivata: «La pervicacia, la crudeltà e la disinvoltura con la quale i prevenuti hanno posto in essere le condotte contestate manifestano la sussistenza di un concreto e attuale pericolo di recidiva». Inoltre, trattandosi di «tutti soggetti che hanno dimostrato una elevatissima pericolosità e irregolari sul territorio nazionale, rispetto al quale non presentano alcun tipo di legame familiare e lavorativo, si manifesta un altrettanto inteso pericolo di fuga, eludendo agevolmente qualsivoglia controllo».

Fonte: qui


IN 10 HANNO VISTO MORIRE DESIRÉE MA NESSUNO HA DATO L' ALLARME: C' ERANO ANCHE DUE DONNE ITALIANE –UNA TESTIMONE: UN QUINTO UOMO, NORDAFRICANO, EBBE RAPPORTI CON LEI


IL PAPA’, IN PASSATO ARRESTATO PER SPACCIO, RIFERISCE DI AVERLA AFFRONTATA NEL PARCHEGGIO DEI BUS DI LATINA, DOVE QUASI FINIVA IN RISSA CON I PUSHER EXTRACOMUNITARI CHE ERANO CON LEI 

QUELLA VOLTA CHE LA PRESE A SCHIAFFI PERCHE’ AVEVA...


Fulvio Fiano e Fiorenza Sarzanini per il Corriere della Sera

Mentre Desirée Mariottini moriva, nel palazzo di San Lorenzo c' erano almeno dieci persone. L' hanno vista, toccata, spogliata e rivestita, spostata. Ma nessuno ha fatto nulla per salvarla. Quattro erano donne, due italiane.

Nessuna di loro ha chiamato la polizia o i soccorsi. È questo l' agghiacciante dettaglio che ricorre nei verbali dei testimoni ascoltati in queste ore dalla polizia e dai magistrati.
Hanno lasciato che fosse imbottita di droga e stuprata fino a perdere la vita. E adesso tutti ne dovranno rispondere.

Anche perché in quello stabile occupato la giovane ci andava da oltre un mese e svariate volte ci aveva passato la notte. Aveva 16 anni, ma viveva da adulta, vittima della sua dipendenza dalla quale nessuno - nemmeno la sua famiglia - è riuscita evidentemente a salvarla.

desiree mariottiniDESIREE MARIOTTINI
Racconta Muriel 34 anni, congolese: «Si presentò come Desy ed era alla ricerca di qualunque sostanza che potesse attenuare la sua astinenza. Mi disse che sarebbe diventata maggiorenne la settimana dopo. Una volta mi chiese di iniettarle eroina, ma io risposi in maniera negativa. Era sprovvista di denaro e si approcciava in maniera troppo insistente e confidenziale con qualsiasi persona che avrebbe potuto offrirle droga. L' ho rivista una seconda volta in compagnia di una ragazza di colore che conosco con il nome di "Antonella". Entrambe assumevano crack attraverso un inalatore artigianale. Le ho redarguite entrambe, ma loro hanno continuato senza curarsene». Si arriva al giorno della tragedia: «Giovedì alle 19.50 ero lì per comprare cocaina e un tunisino di circa 40 anni, Hytem, mi invitava a seguirlo all' interno di un container dove vi era una ragazza sdraiata priva di conoscenza.

la scientifica raccoglie prove in via dei lucani, dove e' stato ritrovato il corpo di desireeLA SCIENTIFICA RACCOGLIE PROVE IN VIA DEI LUCANI, DOVE E' STATO RITROVATO IL CORPO DI DESIREE
L' ho rivestita, anche se le scarpe non le ho trovate. La ragazza, seppur con affanno, respirava ma era in stato del tutto incosciente. Ma non mi sono resa conto che fosse in pericolo di vita, avendo visto altre persone appena "fatte" che poi si riprendono in pochi istanti. Alle 3 di notte Youssef (Yusif Saila, fermato a Foggia) mi disse che era morta».
Giovanna, 32 anni, italiana, incrocia Desirée intorno al 10 ottobre. «Mi disse che avrebbe compiuto presto i 18 anni.

La sua mi sembrò una presenza strana e inopportuna, in quanto oltre ad essere minorenne era fuori da quel contesto, depressa e sempre alla ricerca di una dose. Più volte ho cercato di dissuaderla, non tanto dal drogarsi, quanto dal frequentare quello stabile perché frequentato da tossici e spacciatori pericolosi».

desiree mariottini 1DESIREE MARIOTTINI 1
Alle 7,30 di giovedì Giovanna vede Desirée entrare nel palazzo. «Io stavo uscendo da lì e l' ho incrociata mentre si dirigeva al tavolo di Sisko e Ibrahim (Chima Alinno e Brian Minteh, ndr). Lasciai anche la mia amica Noemi all' interno dell' edificio, seppure la avessi invitata più volte ed addirittura schiaffeggiata per convincerla a venire via con me proprio perché sapevo che quel posto era pericoloso soprattutto per una "non africana" o "bianca"».

Verso l' 1,30 di venerdì Giovanna incrocia Muriel. Ora racconta: «Inveiva contro Desirée, gridando testualmente "sta zo..., sta tr..., poi mi ha salutato come se nulla fosse». Giovanna entra: «Su un materasso c' era Desirée esanime, tanto da indurmi a verificare il battito del cuore prima sul petto e poi sul collo e sul polso ed a tentare di farle un accenno di massaggio cardiaco. Ma mi sembrò subito evidente che ormai fosse troppo tardi. Dal suo aspetto capii che era in quelle condizioni da molte ore e gridai di chiamare subito un' ambulanza».
CHIMA ALINNOCHIMA ALINNO

Noemi, 26 anni, italiana, dice che va nello stabile per portare cibo e abiti puliti: «Ho notato Desirée intorno alle 12 di giovedì perché non l' avevo mai vista prima. Venni attirata dalla sua giovane età e le chiesi che cosa stesse facendo. Mi rispose che cercava eroina ma che non aveva denaro per pagarla. A questo punto, notando lo stato di astinenza e temendo per la sua incolumità, mi offrii di accompagnarla presso un Sert e le consigliai di andarsene da quel posto, non certo adeguato a una ragazza sola». Noemi dice di aver saputo che era morta dalla coinquilina Giovanna: «Mi svegliò bruscamente intorno alle 5 del mattino e disse che era da poco morta una ragazza giovanissima in via dei Lucani. Il mio pensiero andò subito a Desirée».
desiree mariottini 2DESIREE MARIOTTINI



In questura sono stati ascoltati anche i genitori della ragazza, separati da tempo. Dice la madre: «Ad agosto ho trovato alcuni messaggi di una certa Chiara su messanger nei quali invitava Desirée a recarsi a Roma per passare la notte. Dal tono ho capito che Chiara facesse uso di droga e fosse amica dei pusher». La signora Barbara si affida all' ex compagno, noto pusher del pontino, per aiutare la figlia. L' uomo riferisce di averla affrontata una volta nel parcheggio degli autobus di Latina, dove quasi finiva in rissa con gli extracomunitari che erano con lei.

Un' altra volta la fa salire in auto, litigano e lui la schiaffeggia. Desirée sale a casa e dopo 40 minuti scende la mamma che invita il padre ad andare via «perché era delusa dal mio comportamento».

DESIREE MARIOTTINIDESIREE MARIOTTINI

IL PAPA'
Valeria Pacelli per il Fatto Quotidiano

Il cerchio intorno alla terribile morte di Desirée Mariottini non è affatto chiuso. Oltre i quattro fermati, gli investigatori sono al lavoro per identificare altre persone che tra il 17 e il 19 ottobre scorso in un immobile in via dei Lucani, nel quartiere romano di San Lorenzo, hanno avuto contatti con la 16enne, abusando di lei, cedendole sostanze o anche solo non chiamando i soccorsi quando già stava male.

Per ora quattro sono accusati di omicidio volontario aggravato e violenza sessuale.
OMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - BRIAN MINTEH UNO DEI SENEGALESI ARRESTATIOMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - BRIAN MINTEH UNO DEI SENEGALESI ARRESTATI
Per Gara Mamadou, detto Paco, il più giovane, un senegalese di 27 anni, il connazionale Brian Minteh (detto Ibrahin) di 43 anni e il nigeriano, Chima Alinno di 46 anni, detto Sisco, il gip ha già convalidato la misura cautelare in carcere. E poi c' è un quarto uomo, fermato a Foggia, il ghanese Yusuf Salia, detto Youssef.

Secondo la ricostruzione dei pm Maria Monteleone e Stefano Pizza alla ragazza è stato somministrato un mix di metadone e benzodiazepine. Poi sono arrivate le violenze.
Adesso però gli investigatori stanno cercando un italiano, un tale Marco, che qualcuno racconta essere amico di Desirée. Come pure un nordafricano di nome Samir: secondo un informatore anche lui avrebbe avuto rapporti con la ragazza tra il 17 e il 18 ottobre scorso. Ma su queste e altre circostanze i testimoni forniscono versioni contrastanti.
OMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - MAMADOU GARA UNO DEI SENEGALESI ARRESTATIOMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - MAMADOU GARA UNO DEI SENEGALESI ARRESTATI

Sentito dagli agenti della Squadra Mobile, guidata da Luigi Silipo, un bulgaro di 32 anni racconta: "Quando l' ho vista si bucava da sola, nessuno l' aiutava". La circostanza viene contraddetta da un' altra testimone, una congolese di 34 anni: "Quando la vidi la prima volta mi è rimasto impresso che la stessa, che si era già procurata un piccolo quantitativo di eroina, era alla ricerca di una persona che le iniettasse la sostanza".
Lei non l' aiutò, ma il sospetto è che qualcun altro dei frequentatori dello stabile possa aver fatto diversamente.
Al bulgaro gli investigatori chiedono anche di un tale Koffy, che pure stanno cercando di identificare: "Era colui che vendeva la cocaina, era quello che mentre Desirée si trovava all' interno con Sisko mi diceva di non entrare. () Youssef era quello che diceva di non chiamare la polizia o aiuto perché sarebbe successo un casino".
Dell' italiano, Marco, invece dice: "Marco o Mirko, l' ho visto solo quel giorno". Era presente nello stabile, chiedono quindi gli agenti. "Non ricordo - risponde - l' ultima volta che l' ho visto lì dentro era tre o qualche giorno prima della sua morte. () Non è stato Marco a dare il metadone a Desirée".
Poi però precisa di conoscere due persone, entrambe che si chiamano Marco.
OMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - BRIAN MINTEH UNO DEI SENEGALESI ARRESTATIOMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - BRIAN MINTEH UNO DEI SENEGALESI ARRESTATI
Di un nordafricano di nome Samir invece il bulgaro è sicuro: "Quel giorno non c' era. Con lui poi ho commentato ciò che è successo. So che in questi giorni due italiani lo hanno menato".
Eppure un altro testimone fa proprio il nome di Samir tra coloro che tra il 17 e il 18 ebbero rapporti con la 16enne: "Ho saputo, - racconta una napoletana - che anche un uomo nordafricano, Samir, la mattina del 17 o 18, ha avuto rapporti sessuali con Desirée in cambio di droga". Le versioni fornite saranno vagliate dagli investigatori. Come pure le posizioni dei testimoni: c' è il rischio di un' accusa di favoreggiamento o omissione di soccorso.
salvini depone una rosa per desiree, la 16enne morta a san lorenzo 7SALVINI DEPONE UNA ROSA PER DESIREE, LA 16ENNE MORTA A SAN LORENZO 





Tra i frequentatori dello stabile c' era anche un ghanese di 35 anni. In passato ha visto Desirée dormire in quell' immobile abbandonato, dove lui stesso si era appisolato la sera della tragedia. Racconta: "Esortavo tutti a chiamare l' ambulanza, () Youssef mi bloccava dicendomi che la ragazza stava bene. () Nel frattempo Desirée era stata posta con le spalle appoggiate a una parete, Youssef ci stava parlando, scuotendola. Desirée faceva qualche verso con la bocca, non riuscendo a parlare bene.
() In ragione del fatto che la ragazza si era mossa () non insistevo a chiamare l' ambulanza, anche perché avevo paura che Youssef mi picchiasse, come già accaduto alcuni mesi addietro".
Che nella vita di Desirée fosse entrata la droga sembrano averlo capito anche i genitori. Agli agenti la madre fornisce i nomi della amiche, compresa una tale Giulia dove la figlia aveva detto di rimanere a dormire la sera della scomparsa.

Poi spiega anche di aver letto, ad agosto, dei messaggi di una tale Chiara. Invitava Desirée a Roma.
"Ho maturato la convinzione - dice la madre - che Chiara facesse uso di stupefacenti ed era ben addentrata nell' ambiente degli spacciatori".
Il papà invece non vedeva la figlia dal 17 agosto scorso. Quel giorno finisce ai domiciliari, perchè, racconta agli agenti il 23 ottobre scorso, ha violato l' ordine del giudice di stare a distanza dalla moglie.

salvini depone una rosa per desiree, la 16enne morta a san lorenzo 6SALVINI DEPONE UNA ROSA PER DESIREE, LA 16ENNE MORTA A SAN LORENZO 
L' uomo racconta anche di aver visto Desirée un giorno con in mano una bottiglia di vino: "Le toglievo di mano la bottiglia e la invitavo a seguirmi.
() In quel momento un gruppo di stranieri mi venivano contro allo scopo di trattenere con loro mia figlia. Io rompevo la bottiglia di vino per difendermi dal gruppo di giovani.
() Nell' infrangere la bottiglia mi procuravo una vistosa lesione alla mano destra".
E ancora: "La madre mi ha riferito di aver trovato in casa residui di carta stagnola combusta, probabilmente utilizzata per inalare o sciogliere la sostanza stupefacente".
"Una volta - continua il verbale - alle autolinee di Latina notavo Desirée avvicinarsi a un cittadino di colore, probabilmente intenta ad acquistare stupefacenti. () Anche in quella occasione riuscii a portarla a casa mia".
OMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - BRIAN MINTEH UNO DEI SENEGALESI ARRESTATIOMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - BRIAN MINTEH UNO DEI SENEGALESI ARRESTATI
Quando poi trova un' altra bottiglia di vino, volano "con due schiaffi". La madre così lo manda via perchè, riferisce l' uomo, la figlia era rimasta delusa dal suo comportamento. "Visto che non mi rassegnavo, temendo peggiori conseguenze per mia figlia, allo scopo di intimorirmi chiamava il 113 che giungeva sul posto. Gli operatori sapendo che avevo il divieto di avvicinamento alla madre di Desirée inoltravano una segnalazione per aver contravvenuto alla disposizione del giudice e pochi giorni dopo venivo ristretto ai domiciliari". Da quel giorno, della figlia non ha avuto più notizie, fino a quando la figlia scompare da Cisterna di Latina.

DESIRÉE, LO STRAZIO DEL PAPÀ: «SFIDAI I PUSHER PER SALVARLA»
Alessia Marani e Camilla Mozzetti per “il Messaggero”

Aveva provato a strapparla a quel giro di droga e tossici già «due, tre mesi fa», lui che nel 2002 venne arrestato nell' operazione Bassotti perché ritenuto uno dei capi-bastone dello spaccio a Latina. Gianluca Zuncheddu, 38 anni, il papà di Desirée Mariottini, la sedicenne stuprata e lasciata morire dal branco di pusher nel covo di via dei Lucani, a San Lorenzo, si dispera di fronte ai poliziotti che lo ricevono negli uffici del commissariato San Lorenzo.

salvini depone una rosa per desiree, la 16enne morta a san lorenzo 4SALVINI DEPONE UNA ROSA PER DESIREE, LA 16ENNE MORTA A SAN LORENZO 4
«Mi sono sempre interessato del mantenimento di mia figlia pur non avendola riconosciuta alla sua nascita», si sfoga l' uomo che racconta di come Desirée fosse «cambiata» all' improvviso. Di come la ragazza prima avesse regolarmente frequentato la scuola media «senza alcun tipo di problema» e come poi i guai fossero iniziati alle superiori.

I PRIMI GUAI
«Durante il primo anno all' Istituto agrario di Latina spiega il padre aveva letteralmente mutato il suo comportamento in famiglia e le sue abitudini di vita» tanto «da abbandonare gli studi» dopo essere stata bocciata. «Durante la sua frequenza a scuola aggiunge sono venuto a sapere che Desirée incontrava dei cittadini stranieri nella zona delle autolinee di Latina, luogo abituale di ritrovo per tossicodipendenti e spacciatori».

 A quel punto Zuncheddu passa all' azione, deciso ad allontanarla a tutti i costi da quell' ambiente che lui conosceva fin troppo bene. «Due o tre mesi fa ricorda sono andato lì per vedere coi miei occhi chi frequentava mia figlia e per due volte l' ho trovata in compagnia di coetanei intenti a bivaccare e, in una di queste, l' ho sorpresa con una bottiglia di vino». Zuncheddu prova a portarla via, togliendole la bottiglia dalle mani.
la morte di desiree mariottini via dei lucaniLA MORTE DI DESIREE MARIOTTINI VIA DEI LUCANI

Ma il gruppo di stranieri gli va incontro per riprendersi Desirée. Ne nasce un' accesa discussione: «Rompevo la bottiglia di vino per difendermi da quei giovani che forse erano tre o quattro». Ferito a una mano, Zuncheddu va a medicarsi, mentre la figlia spaventata per l' accaduto torna a casa della madre. Ed è proprio la mamma, Barbara, che confida all' ex compagno il timore che Desirée si drogasse.

«La madre racconta ancora l' uomo mi disse di avere trovato in casa residui di carta stagnola bruciata, probabilmente utilizzata per inalare o sciogliere la droga. Io stesso una volta tornando sempre alle autolinee di Latina avevo visto Desirée avvicinarsi a un cittadino di colore probabilmente per acquistare droga: in quella occasione mia figlia stringeva in mano 15 euro. Allora riuscii a portarla via con la forza». Episodi simili si sono ripetuti fino allo scorso agosto.

«Sempre Barbara si lamentava dei comportamenti di Desirée e della sua necessità di andare Latina a ogni costo», aggiunge Zuncheddu che, la sera del 17 agosto, decise di aspettarla al ritorno alla stazione di Cisterna di Latina.

GLI SCHIAFFI
la morte di desiree mariottini via dei lucaniLA MORTE DI DESIREE MARIOTTINI VIA DEI LUCANI
Quella sera la sedicenne sarebbe dovuta rimanere a dormire a casa del padre e della compagna, per questo una volta scesa dall' autobus e salita in macchina, i tre vanno a casa di Barbara per prendere dei vestiti. «Mi ero accordato con la madre che mi sarei occupato per un po' di tempo di mia figlia».

Ma nello zainetto della ragazza Zuncheddu trova un' altra bottiglia di vino. Motivo per cui, dice agli agenti, «la colpivo al volto con due schiaffi». Giunti sotto casa di Barbara, la ragazza sale a prendere gli abiti ma il padre non la vede tornare. «Insospettito dal ritardo dice contattavo la madre chiedendole di convincere Desirée». Ma la donna non era in casa in quel momento. Arriva solo qualche minuto più tardi e, saputo dalla figlia che il padre l' aveva picchiata, gli dice di andare via.

la morte di desiree mariottini via dei lucaniLA MORTE DI DESIREE MARIOTTINI VIA DEI LUCANI
«Visto però che non mi rassegnavo a lasciarla, Desirée per intimorirmi chiamò il 113 che arrivò subito. Poiché mi era vietato avvicinarmi alla madre di Desirée per un altro procedimento penale, dopo qualche giorno mi notificarono gli arresti domiciliari. Da quel momento conclude il padre non ho avuto più notizie di mia figlia». Fino a quando, la sera di venerdì 19 ottobre, Zuncheddu viene informato dalla polizia che la sedicenne era stata rinvenuta cadavere a Roma.

Fonte: qui

sabato 27 ottobre 2018

RINTRACCIATO IL QUARTO SOSPETTATO DELLA MORTE DI DESIRÉE, CHE NEL FRATTEMPO ERA FUGGITO A FOGGIA.



I PRIMI TRE FERMATI SONO DUE SENEGALESI, IRREGOLARI IN ITALIA, MAMADOU GARA DI 26 ANNI E BRIAN MINTEH DI 43, E UN NIGERIANO DI 40 ANNI. HANNO TUTTI E TRE PRECEDENTI PER SPACCIO. 

I CAPI DI IMPUTAZIONE SAREBBERO GLI STESSI: OMICIDIO VOLONTARIO, VIOLENZA SESSUALE DI GRUPPO E CESSIONE DI STUPEFACENTI


CHIMA ALINNOCHIMA ALINNO
E' stato rintracciato il quarto uomo sospettato della morte di Desiree Mariottini. Sarebbe un cittadino del Gambia ed è stato rintracciato a Foggia. La sua posizione è al vaglio degli inquirenti per capire il ruolo che ha avuto nella vicenda. I primi tre fermati sono immigrati irregolari accusati di omicidio volontario, violenza sessuale e cessione di stupefacenti. Ascoltate in Questura ieri, fino a tarda sera, alcune persone informate dei fatti.

"La coesione sociale è il mezzo fondamentale per costruire il resto della comunità solidale. Anche nei momenti difficili non ci vogliono ruspe ma più amore e partecipazione. Bisogna essere costantemente nei quartieri difficili senza lasciare mai nessuno solo". Lo ha detto il presidente della Camera Roberto Fico. "Non servono ronde, ma cose come il controllo di vicinato che stiamo già sperimentando. Un'attività corale che vede come perno i cittadini che forniscono indicazioni a supporto delle forze dell'ordine. Mi oppongo a qualunque tipo di visione che proponga l'uso della forza privata indiscriminata per risolvere questioni ordine pubblico e sociale", ha detto la sindaca di Roma Virginia Raggi, riferendosi all'annunciata manifestazione di Forza Nuova domani a San Lorenzo.

DESIREE MARIOTTINIDESIREE MARIOTTINI
LE INDAGINI SULLA MORTE DI DESIREE 

I primi tre fermati sono due senegalesi, irregolari in Italia, Mamadou Gara di 26 anni e Brian Minteh di 43. Il terzo è un nigeriano di 40 anni. Hanno tutti e tre precedenti per spaccio di droga. I capi di imputazione sarebbero gli stessi: omicidio volontario, violenza sessuale di gruppo e cessione di stupefacenti.

Mamadou Gara aveva un permesso di soggiorno per richiesta d'asilo scaduto ed aveva ricevuto un provvedimento di espulsione. L'uomo si era reso irreperibile. Era stato poi rintracciato dal personale delle volanti a Roma il 22 luglio 2018 ed era stato richiesto nulla osta dell'autorità giudiziaria per reati pendenti a suo carico.

La Sindaca di Roma Virginia Raggi ha deciso di proclamare una giornata di lutto cittadino in concomitanza con i funerali.

OMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - BRIAN MINTEH UNO DEI SENEGALESI ARRESTATIOMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - BRIAN MINTEH UNO DEI SENEGALESI ARRESTATI
La giovane è stata drogata e poi abusata sessualmente quando era in uno stato di incoscienza. E spunta un testimone che all'ANSA racconta: "Quella notte ero nel palazzo. Ho visto Desirée stare male. Era per terra e aveva attorno 7-8 persone. Le davano dell'acqua per farla riprendere", racconta, dicendo di essere stato ascoltato in Questura. Il teste racconta anche che quella notte, attorno all'una, "qualcuno chiamò i soccorsi".

"Ora voglio giustizia per Desirée, voglio che questa tragedia non accada ad altre", dice Barbara Mariottini, la mamma della ragazza.

E in serata a San Lorenzo è stata organizzata una fiaccolata in memoria di Desirée
OMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - MAMADOU GARA UNO DEI SENEGALESI ARRESTATIOMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - MAMADOU GARA UNO DEI SENEGALESI ARRESTATI

'Ronde' in azione a San Lorenzo. "Stamani ci hanno chiamato da un pub - racconta Valerio, uno delle ronde - dove uno straniero infastidiva le ragazze che stavano andando a scuola. Abbiamo chiamato la polizia ed è stato bloccato". Valerio, corpo palestrato e pieno di tatuaggi, aggiunge: "Siamo una decina di persone. I giustizieri" dice ridendo. "Ma non abbiamo mai contatti, ci limitiamo a chiamare la polizia".

Fonte: qui








HANNO STUPRATO DESIRÉE PER 12 ORE CON I PERMESSI UMANITARI IN TASCA 

BELPIETRO: ‘PROFUGHI IN FUGA DALL' INFERNO’, SI SONO DICHIARATI I TRE AFRICANI FERMATI DAVANTI ALLE AUTORITÀ. MA L' INFERNO LO HANNO PORTATO LORO A CASA NOSTRA. ALTRO CHE PERMESSO UMANITARIO, QUELLO A CUI AMBISCONO CERTI PROFUGHI È IL PERMESSO ALLA DISUMANITÀ. PURTROPPO DESIRÉE LO HA IMPARATO A SUE SPESE. I POLITICI ITALIANI ANCORA NO…"

Maurizio Belpietro per la Verità
DESIREE MARIOTTINIDESIREE MARIOTTINI

Avevano chiesto il permesso per motivi umanitari. Ma loro, quando hanno drogato e violentato una ragazzina di 16 anni, lasciandola morente su un materasso sporco dentro un palazzo abbandonato, non hanno avuto alcuna umanità. Senegalesi e nigeriani, tutti con un identico curriculum. «Profughi in fuga dall' inferno», si sono dichiarati davanti alle autorità.

Ma l' inferno lo hanno portato loro a casa nostra. Secondo gli accertamenti medici, Desirée è stata prima drogata con un mix di stupefacenti che l' hanno trasformata in un corpo inanimato e poi è stata violentata per ore. Dodici ore secondo le prime ricostruzioni.

Dodici lunghe ore in cui lei, una bambina, è stata nelle mani dei suoi torturatori. Senza alcuna pietà, mentre lei era probabilmente già in overdose, loro abusavano di lei. Desirée piano piano moriva e loro la stupravano. Uno, due, tre, quattro: gli inquirenti fanno capire che i violentatori potrebbero essere stati anche sette.

OMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - BRIAN MINTEH UNO DEI SENEGALESI ARRESTATIOMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - BRIAN MINTEH UNO DEI SENEGALESI ARRESTATI
O per lo meno si cercano sette persone. Un gruppo, un branco di spacciatori intorno a quel corpo. Un essere umano da usare 
senza riguardo.

Desirée ha avuto il solo torto di entrare in quello stabile, alla ricerca di un telefono o di una dose. 

Ma la colpa vera ce l' ha chi ha consentito che decine, se non centinaia, di spregevoli delinquenti approfittino del permesso per motivi umanitari per essere accolti in Italia.
CHIMA ALINNOCHIMA ALINNO








La storia dei violentatori e spacciatori che hanno lasciato morire la ragazzina di Cisterna di Latina è uguale a quella dell' assassino di Pamela Mastropietro, la diciottenne fatta a pezzi a Macerata e il cui corpo è stato sezionato è infilato in due trolley.

Anche Innocent Oseghale era un pusher, anche lui ha violentato Pamela mentre la giovane stava morendo e anche lui, come gli africani fermati ieri, aveva ottenuto un permesso per motivi umanitari.

Tutti profughi, tutti in fuga dalla violenza. Ma poi, una volta qui, queste cosiddette vittime, la violenza la usano contro le persone più indifese. Ricordate i due ragazzi polacchi che una sera d' estate passeggiavano sulla spiaggia di Rimini? Hanno avuto la sfortuna di incontrare un profugo e la sua banda.

Lui, il ragazzo, è stato picchiato selvaggiamente. Lei, la ragazza, è stata violentata brutalmente fino al punto che i medici hanno dovuto asportarle l' utero. Il capo del branco era Guerlin Butungu, un congolese in Italia con il permesso per motivi umanitari.

OMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - MAMADOU GARA UNO DEI SENEGALESI ARRESTATIOMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - MAMADOU GARA UNO DEI SENEGALESI ARRESTATI
Dopo essere sbarcato a Lampedusa, la Croce rossa e i volontari delle associazioni pro migranti lo avevano rifocillato e rivestito. E lui aveva trovato il modo per spassarsela in Riviera. Una vita da balordo, alla ricerca di soldi facili e di donne da usare. La ragazza polacca, venendo in Italia, probabilmente non immaginava quanto fosse facile incappare in delinquenti in libertà come Butungu.

Così come non lo sapeva l' insegnante in vacanza che poche settimane fa, vicino al Verano, in un angolo non molto distante dal luogo in cui è stata trovata morta Desirée, è stata trascinata in pieno giorno dietro una macchina e violentata da uno straniero. Forse un clandestino oppure un immigrato con il permesso umanitario: di certo un profugo.

OMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - BRIAN MINTEH UNO DEI SENEGALESI ARRESTATIOMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - BRIAN MINTEH UNO DEI SENEGALESI ARRESTATI



Questo giornale, quando a Rimini ci fu la violenza bestiale che ha segnato per sempre la vita della giovane turista polacca, si fece interprete di una campagna per l' abolizione dei permessi umanitari intermedi, quelli cioè non motivati dalla fuga dalle guerre e dalla persecuzioni. Arrivando nel nostro da Paesi in cui non si combatte e non si è discriminati, a volte i richiedenti asilo si inventano per ottenere il permesso i motivi più assurdi, come la lite con i parenti.
OMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - MAMADOU GARA UNO DEI SENEGALESI ARRESTATIOMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - MAMADOU GARA UNO DEI SENEGALESI ARRESTATI






In realtà sono in cerca di un lasciapassare che li legittimi a farsi mantenere dagli italiani. Non cercano di lasciarsi alle spalle la violenza. La violenza la portano con sé.

Non vogliono un lavoro. Vogliono fare ciò che probabilmente facevano prima, ossia i delinquenti, ma senza rischiare le pene che rischiavano prima. Per loro il permesso umanitario è una licenza di spacciare, rubare, violentare. Un salvacondotto per l' impunità.

Perché da noi se spacci, rubi e violenti, l' impunità è garantita. Non rischi la pelle, il carcere duro, i lavori forzati: male che ti vada fai qualche anno dietro alle sbarre, con un tetto, un pasto caldo e le cure garantite. Poi sei di nuovo libero, pronto per tornare a delinquere. Altro che permesso umanitario, quello a cui ambiscono certi profughi è il permesso alla disumanità. Purtroppo Desirée lo ha imparato a sue spese. I politici italiani ancora no.

Fonte: qui






LE 12 ORE DI AGONIA DI DESIRÉE 

LE TESTIMONIANZE NEL VERBALE CHOC DELLA PROCURA DI ROMA: I SUOI AGUZZINI L’HANNO VIOLENTATA “PER DIVERTIMENTO DOPO AVER ASSUNTO EROINA" 

LE HANNO SOMMINISTRATO "ACQUA E ZUCCHERO PRIMA DI LASCIARLA MORIRE SU UN DIVANO"

UNO DEI FERMATI SI FACEVA CHIAMARE “PAKO” E DICE DI AVER AVUTO UNA STORIA CON LA RAGAZZA

«ACQUA E ZUCCHERO MENTRE MORIVA TRA GLI STUPRATORI C' ERA IL FIDANZATO»

Michela Allegri e Alessia Marani per “il Messaggero”

desiree mariottiniDESIREE MARIOTTINI
L' unico tentativo che hanno fatto per salvarle la vita, è stato somministrale «acqua e zucchero, poi quando hanno visto che stava diventando cianotica la hanno messa su un divano, dopodiché moriva». Il racconto choc fatto da una delle persone presenti all' interno dello stabile abbandonato di via dei Lucani, a San Lorenzo, è riportato nel decreto con cui la procura di Roma ha disposto il fermo di tre immigrati, accusati di omicidio e violenza sessuale di gruppo per la morte di Desirée Mariottini.

Altri dettagli li fornisce Noemi C., ascoltata in Questura dagli agenti della Squadra Mobile il 24 ottobre: «È stata violentata per divertimento da quattro adulti dopo avere assunto eroina». Ha fatto i nomi di due di loro: «Pako e Ibrahim».

OMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - BRIAN MINTEH UNO DEI SENEGALESI ARRESTATIOMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - BRIAN MINTEH UNO DEI SENEGALESI ARRESTATI



Pako è Mamadou Gara, 27 anni, il primo a essere fermato, tre giorni fa. Agli agenti che lo ammanettavano avrebbe fatto alcune parziali ammissioni. Un tentativo di ritagliarsi un ruolo marginale nella vicenda: «Conoscevo Desirée, avevamo una storia, mi aveva detto di essere più grande, di avere 22 anni». E ancora: «Sì, abbiamo avuto un rapporto sessuale, ma non l' ho stuprata. Quando sono andato via era ancora viva».

OMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - MAMADOU GARA UNO DEI SENEGALESI ARRESTATIOMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - MAMADOU GARA UNO DEI SENEGALESI ARRESTATI
Le stesse parole le potrebbe ripetere nel corso dell' interrogatorio di garanzia questa mattina, se deciderà di rispondere. È il teste Leo D. a fare le dichiarazioni più pesanti: «Un giovane africano mi ha confidato che lui si trovava dentro al capannone... avrebbe visto Desirée deceduta con gli abiti strappati. Mi diceva che alla sua presenza la giovane si è sentita male, quindi le hanno dato acqua e zucchero poi, visto che diventava cianotica, veniva adagiata su un divano e dopo moriva».

la scientifica raccoglie prove in via dei lucani, dove e' stato ritrovato il corpo di desireeLA SCIENTIFICA RACCOGLIE PROVE IN VIA DEI LUCANI, DOVE E' STATO RITROVATO IL CORPO DI DESIREE
Un altro dei presenti ha detto agli inquirenti di essere entrato «all' interno dello stabile, ho sentito una ragazza che piangeva e urlava frasi come: Voi l' avete uccisa, voi l' avete violentata e si rivolgeva a tre uomini chiamandoli per nome: Pako, Sisko e Ibrahim». Ha anche detto di avere visto una ragazza che «sembrava dormire» su un piccolo letto, semicoperta «alla presenza di 5 o 8 persone di varia nazionalità oltre ai tre già detti».

Altri testi hanno raccontato che Desirée aveva con Ibrahim - che sarebbe Bian Minteh - «un rapporto di frequentazione intima». Andava quasi tutti i giorni nello stabile abbandonato, si prostituiva in cambio di stupefacenti. Fondamentale la dichiarazione di un ragazzo che ha raccontato che gli indagati, quando la ragazzina stava morendo, «con molta fretta andavano via. Pako portava una borsa in spalla, uno degli altri aveva con sé una valigia». Sul cadavere della ragazza il medico legale ha trovato anche un segno compatibile con una bruciatura di sigaretta ma forse precedente.
DESIREE MARIOTTINIDESIREE MARIOTTINI

VIOLENZA
I pm non hanno dubbi. Nel decreto scrivono che Desirée sarebbe stata «prima drogata e poi sottoposta a ripetuti rapporti non consenzienti», come provato anche da «varie lesioni riscontrate sul corpo e sulle parti intime». Dodici ore di agonia, per l' accusa, e lo stupro avvenuto mentre i suoi aguzzini le aveano immobilizzato «le braccia e le gambe». Gli indagati avrebbero «anche impedito il soccorso della ragazza ad altre persone presenti, cagionandone così la morte».
CHIMA ALINNOCHIMA ALINNO

Le modalità del delitto sono «efferate». La misura cautelare viene chiesta anche perché «è concreto il pericolo di fuga, considerato che si tratta di cittadini stranieri irregolari, privi di dimora e di mezzi di sostentamento». D' altronde, sottolineano sempre i magistrati, i fermati si erano già allontanati «facendo perdere immediatamente le proprie tracce». Come aveva provato a fare Yusif Salia, fermato ieri a Foggia. Nel decreto si legge che un testimone ha raccontato di averlo visto la sera dell' omicidio «consumare un rapporto con la ragazza» e di averla poi vista «sdraiata, seminuda e incosciente».

OMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - BRIAN MINTEH UNO DEI SENEGALESI ARRESTATIOMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - BRIAN MINTEH UNO DEI SENEGALESI ARRESTATI
Il branco è accusato di avere drogato, violentato e lasciato agonizzante la sedicenne di Cisterna di Latina, trovata morta nella notte tra giovedì e venerdì della scorsa settimana. Oltre a Pako, anche un altro degli stranieri, accusato degli stessi reati, avrebbe ammesso: «Siamo stati insieme, ma nessuna violenza». Oggi per i primi tre indagati è il giorno dell' interrogatorio di garanzia a Regina Coeli.

LO STABILE ABBANDONATO
desiree mariottini 3DESIREE MARIOTTINI 










Tutti i testi ascoltati hanno parlato del covo di via dei Lucani come di una sorta di comune, dove pusher e sbandati andavano «per farsi di droga», tra materassi sudici e tavolinetti di plastica usati come base per preparare le dosi: eroina, crack e metadone. Alcuni sono più confusi, altri sembrano molto precisi. Tutti non hanno dubbi: i quattro erano dei violenti, aggressivi anche con altre persone. L' amica con cui Desirée aveva trascorso gli ultimi due giorni a San Lorenzo, Antonella, ha un solo cruccio: «Le avevo detto di venire a casa mia, ma lei ha risposto che voleva rimanere lì. Mi aveva fatto arrabbiare e me ne sono andata.
Erano le 23,30, era ancora viva».

DESIRÉE, FERMATO IL QUARTO UOMO CACCIA AD ALTRI DUE `
Camilla Mozzetti per “il Messaggero”

OMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - MAMADOU GARA UNO DEI SENEGALESI ARRESTATIOMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - MAMADOU GARA UNO DEI SENEGALESI ARRESTATI
Quando ha capito che gli agenti della Squadra Mobile lo avevano individuato, è scappato da Roma arrivando in Puglia. Stava meditando di fuggire all' estero e per il momento si era nascosto nella baraccopoli abusiva che circonda il Cara di Borgo Mezzanone, in provincia di Foggia. Ma la sua latitanza è durata poco: è stato arrestato ieri il quarto componente del branco che avrebbe drogato, stuprato e ucciso Desirée Mariottini, la ragazza di soli 16 anni, dentro uno stabile abbandonato in via dei Lucani nel centrale quartiere San Lorenzo.

desiree mariottini 1DESIREE MARIOTTINI 
L' uomo è originario del Ghana, il suo permesso di soggiorno è scaduto nel 2014. Si chiama Yusif Salia, ha 32 anni. Ma le indagini non sono ancora finite. Si sospetta che possano essere coinvolte altre due persone. Un testimone, infatti, ha raccontato al procuratore aggiunto, Maria Monteleone, e al pm, Stefano Pizza, di aver visto Desirée circondata da sette-otto uomini la notte dell' omicidio. La polizia scientifica ieri è tornata nel palazzo dell' orrore in via dei Lucani.

Il sopralluogo è durato all' incirca cinque ore da mezzogiorno al primo pomeriggio e al termine gli agenti hanno portato via numerosi reperti, tra cui coperte, flaconi e indumenti, campionando cicche, impronte e tracce biologiche. Per quanto riguarda, invece, la cattura del quarto uomo, all' interno della baracca in cui Salia si nascondeva, gli agenti hanno trovato una pistola giocattolo, 11 chili di marijuana, 194 grammi di hashish, due buste di resina, 4 dosi di metadone e un bilancino di precisione.
OMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - BRIAN MINTEH UNO DEI SENEGALESI ARRESTATIOMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - BRIAN MINTEH UNO DEI SENEGALESI ARRESTATI

Salia è un altro fantasma irregolare sul territorio italiano, così come gli altri tre immigrati fermati due giorni fa, i senegalesi Mamadou Gara e Brian Minteh e il nigeriano Chima Alinno. L' accusa per tutti i componenti del branco è omicidio e violenza sessuale di gruppo. Reati pluriaggravati. Per gli inquirenti che li hanno identificati soprattutto grazie alle dichiarazioni dei testimoni oculari e ai confronti fotografici gli indagati avrebbero stordito la ragazzina con un mix di sostanze letali (non è da escludere che le droghe le avesse fornite proprio Salia considerato l' ingente quantitativo rinvenuto in suo possesso dalla polizia), consapevoli che quel cocktail di droghe e tranquillanti la avrebbe potuta uccidere.
desiree mariottini 2DESIREE MARIOTTINI

Poi, avrebbero abusato di lei a turno, con violenza. E l' avrebbero lasciata morire, agonizzante, in un letto sudicio all' interno dello stabile abbandonato. Questa mattina, gli altri tre fermati verranno interrogati dal gip Maria Paola Tomaselli, che deciderà se convalidare o meno il fermo disposto dai pm e se disporre la custodia cautelare. Sono tutti e tre detenuti a Regina Coeli.
Yusif Salia, invece, si trova nel carcere di Foggia.

IL CELLULARE
La polizia lo ha localizzato seguendo le celle telefoniche agganciate dal suo cellulare e lo ha bloccato in una delle baracche che si trovano lungo la cosiddetta «pista» della baraccopoli abusiva che circonda il Cara. Un luogo di nessuno, soprannominato «Ghetto Ghana», già salito agli onori delle cronache perché, all' inizio di ottobre, alcuni agenti di polizia intervenuti vennero selvaggiamente picchiati. Salia aveva provato a camuffarsi per non essere riconosciuto.

salvini depone una rosa per desiree, la 16enne morta a san lorenzo 7SALVINI DEPONE UNA ROSA PER DESIREE, LA 16ENNE MORTA A SAN LORENZO
Si era anche tagliato i capelli. Ha cercato in ogni modo di opporsi all' arresto, chiudendosi all' interno della baracca. Il blitz degli agenti della Squadra Mobile di Roma diretti da Luigi Silipo insieme ai colleghi di Foggia e del commissariato San Lorenzo è scattato nel primo pomeriggio. Gli agenti hanno sfondato la porta e lo hanno ammanettato, ma l' uomo ha provato anche a fornire false generalità spacciandosi per un' altra persona.

Salia, oltre al fermo in concorso con gli altri tre uomini per l' omicidio di Desirée è stato arrestato su disposizione del pm di Foggia anche per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Gli inquirenti stanno ora cercando, battendo gli ambienti frequentati dall' uomo anche a Roma, altre persone che possano averlo aiutato e sostenuto tecnicamente nella fuga in Puglia.

LA REAZIONE
la morte di desiree mariottini via dei lucaniLA MORTE DI DESIREE MARIOTTINI VIA DEI LUCANI
A pochi minuti dalla cattura, sono arrivate le prime reazioni. Su Twitter il ministro dell' Interno, Matteo Salvini, ha commentato: «Catturato a Foggia il quarto verme che avrebbe stuprato e portato alla morte Desirée. Si tratta (guarda caso) di un immigrato clandestino. Per lui, come per gli altri tre, carcere duro e a casa! Ringrazio la procura e le forze dell' ordine per la rapidità e l' efficacia». Yusif Salia aveva un permesso di soggiorno per motivi umanitari scaduto da quasi 5 anni. Gli era stato, infatti, rilasciato un titolo di soggiorno dalla questura di Napoli il 15 dicembre del 2012, scaduto poi a gennaio 2014. Il 27 marzo scorso l' uomo era stato accompagnato dalla polizia all' ufficio immigrazione di Roma per essere identificato e in quell' occasione era stato invitato ad andare alla questura di Napoli per regolarizzare la sua posizione.

Fonte: qui



TUTTI SAPEVANO, NESSUNO HA FATTO NIENTE 

LA MORTE DI DESIRÉE HA SVELATO COS’È DIVENTATA ROMA: UNA CITTÀ ABBANDONATA IN BALIA DELLA VIOLENZA 

LA SOLITUDINE DI VIRGINIA: TUTTI CONTRO IL SINDACO NELLA CAPITALE CHE AFFONDA
Francesca Angeli per “il Giornale”

DESIREE MARIOTTINIDESIREE MARIOTTINI
Piovono pietre sul Campidoglio. La morte crudele di Desirée ha scoperchiato il vaso di Pandora e quello che a dispetto dell' evidenza e del buon senso era negato è diventato incontestabile. Roma è apparsa quale è: sprofondata nel degrado, nell' indifferenza. Una città abbandonata in balia della violenza. E davvero adesso la poltrona del sindaco Virginia Raggi traballa anche in vista della sentenza del processo Marra.

Ieri sera il sindaco ha annunciato via Twitter la volontà del Comune di costituirsi parte civile. Certamente nessuno pensa di addebitare soltanto o interamente alla Raggi la responsabilità dell' orribile delitto di via dei Lucani ma a denunciare l' assenza colpevole delle istituzioni e dunque anche del primo cittadino della capitale nello storico quartiere romano sono i cittadini stessi di San Lorenzo che si sentivano abbandonati da tempo, tanto che già in passato, ad esempio durante la cerimonia che ricordava il bombardamento del '43, avevano contestato la Raggi.
virginia raggi sindaca di roma (2)VIRGINIA RAGGI SINDACA DI ROMA

E adesso è la presidente del II Municipio, quello di San Lorenzo appunto, Francesca del Bello, a confessare che sente «sulla propria coscienza» la perdita della vita di questa ragazza ma allo stesso tempo denuncia che da mesi chiedeva interventi per riportare la legalità in quell' area del quartiere.

la morte di desiree mariottini via dei lucaniLA MORTE DI DESIREE MARIOTTINI VIA DEI LUCANI






Ci sono verbali, denunce, rapporti dell' Osservatorio sulla sicurezza che parlano di una situazione di totale illegalità che costringe gli abitanti della zona ad una sorta di coprifuoco serale perché quell' area diventa dominio degli spacciatori e dei loro clienti. Un documento che risale al maggio scorso rivolto al Prefetto (e dunque anche al Viminale) chiede l' apertura di un tavolo per «pianificare la bonifica» dell' edificio occupato in via dei Lucani a causa della grave situazione di degrado.

FRANCESCA DEL BELLOFRANCESCA DEL BELLO
Ma allarmi e richieste di aiuto sono rimasti inascoltati, con le forze dell' ordine che lamentano mancanza di uomini e leggi che non permettono di procedere in modo drastico. Tra i primi a mettere sul banco degli imputati la sindaca Raggi anche il ministro dell' Interno, Matteo Salvini che subito dopo la scoperta del delitto aveva commentato: «dalla Raggi mi aspettavo di più, non possono esserci buchi neri in una città come Roma».

Anche ieri Salvini è tornato a stigmatizzare le troppe zone franche della capitale. Il vicepremier parla di «un' eredità pesante» costituita da «quasi cento palazzi occupati nel cuore di Roma». Il ministro dell' Interno promette di intervenire subito in modo drastico: «Ho chiesto e ho ottenuto un elenco di priorità di sgombero, quindi finalmente ci sono nomi, cognomi, indirizzi e date: ripristineremo via per via e quartiere per quartiere, col tempo che ci vorrà, la legalità». Salvini stesso aggiunge che certo nessuna di queste iniziative potrà riportare in vita Desirée.

OMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - MAMADOU GARA UNO DEI SENEGALESI ARRESTATIOMICIDIO DI DESIREE MARIOTTINI - MAMADOU GARA UNO DEI SENEGALESI ARRESTATI
Ma «l' importante è che i vermi che si sono resi colpevoli di questa bestialità paghino in cella fino all' ultimo». Salvini punta il dito contro le attuali «normative su droga e spaccio» che «legano le mani sia alle forze dell' ordine che ai giudici, perché spesso lo stesso spacciatore di San Lorenzo te lo ritrovi sulla stessa via due ore dopo».

Il leader del Carroccio quindi pensa ad un giro di vite. Sullo spaccio: «vedremo di avere pene più serie». E anche sulla violenza: «fosse per me castrazione chimica per gli stupratori».

Soltanto i Cinquestelle provano a difendere il loro sindaco. Luigi Di Maio chiede di dare alla Raggi «poteri speciali» ma viene messo a tacere da Stefano Pedica del Pd. «Di Maio si aggiorni -dice Pedica- Possibile che gli sia sfuggito che il sindaco della capitale ha competenze specifiche sulla sicurezza?».

RAGGI, L' ANSIA DEI CONSIGLIERI: LA SENTENZA NON PUÒ FERMARCI
Stefania Piras per “il Messaggero”

matteo salvini e virginia raggi 4MATTEO SALVINI E VIRGINIA RAGGI
Duemilaventuno. L' orizzonte di fine mandato per i consiglieri capitolini è quello. Non ci pensano a lasciare il lavoro a metà. Neppure in caso di condanna di primo grado della sindaca. La maggioranza fa quadrato attorno alla prima cittadina e non ha preso benissimo la scacco matto della Procura, ovvero la richiesta di ascoltare come teste l' ex capo di gabinetto del Comune, Carla Romana Raineri.

LO SCACCO MATTO
salvini depone una rosa per desiree, la 16enne morta a san lorenzo 7SALVINI DEPONE UNA ROSA PER DESIREE, LA 16ENNE MORTA A SAN LORENZO




«Ma che mi rappresenta ascoltare una che all' epoca dei fatti nemmeno c' era?», ringhia un consigliere. Un' altra fonte amministrativa vicina alla sindaca dice: «Il reato se c' è è stato commesso quando la Raineri non c' era più da mesi, è come dire a uno se ha visto un incidente passando sulla stessa strada mesi dopo».

Ma l' andamento del processo è fondamentale ed è seguito con attenzione scrupolosa dall' avvocato Andrea Ciannavei che tutela il logo M5S per conto di Beppe Grillo. Ieri era in tribunale a seguire l' audizione di Raggi. In caso di condanna infatti il codice etico imporrebbe le dimissioni.

VIRGINIA RAGGI E RAFFAELE MARRAVIRGINIA RAGGI E RAFFAELE MARRA
«Ma una condanna non può fermarci, il codice etico è troppo restrittivo, ora stiamo iniziando a divertirci e a raccogliere i frutti della semina», dice Pietro Calabrese che propone di far decadere la prima cittadina solo in presenza di condanna definitiva per reati non colposi e con pene superiori ai 10 mesi, come prevedeva la campagna Parlamento pulito lanciata nel 2007. «Si deve andare avanti», gli fa eco la battagliera Agnese Catini.

Anche per Andrea Coia «si deve andare avanti al netto di tutto perché stiamo facendo un lavoro importante». «Speriamo di poter proseguire questa esperienza, sarebbe un peccato dover andare via dopo tutto», dice la consigliera Eleonora Guadagno sfiorando il pancione. Angelo Sturni illustra in aula il documento di programmazione dell' amministrazione: «Sono le linee del M5S», ripete scandendo i progetti del trienno 2019-2021. Perché fin lì vogliono arrivare i consiglieri.

VIRGINIA RAGGI E RAFFAELE MARRAVIRGINIA RAGGI E RAFFAELE MARRA
Il capogruppo Giuliano Pacetti scaccia via ogni ipotesi di condanna: «Pensiamo alle cose importanti, non si amministra con i se, e noi vogliamo andare avanti con convinzione». Ecco perché quando a Palazzo Senatorio si materializzano i deputati Francesco Silvestri e Angela Salafia per affrontare il caso Roma, il primo è l' emissario di Luigi Di Maio, la seconda è la capogruppo M5S in commissione Giustizia «arrivata per fare consulenza sull' Anticorruzione» c' è la processione alla buvette del Campidoglio per salutarli. I consiglieri capitolini guardano i parlamentari romani con occhi imploranti: «Non può finire così», anche perché si sentono ancora parte del M5S: «Il decreto sicurezza lo cambiate vero?».

IL SIMBOLO
E così tra le tante ipotesi in campo c' è quella di colpire con la sospensione solo la sindaca se non si dimette e non toccare i consiglieri che manterrebbero intatto il simbolo. «Perché colpire chi non c' entra nulla?», ragiona Silvestri che però esclude categoricamente un rimaneggiamento del codice: «Incrociamo tutti le dita perché venga assolta ma il regolamento non ammette deroghe». E il Campidoglio è ormai percorso dai venti uguali e contrari della campagna elettorale.

raggi marra frongia romeoRAGGI MARRA FRONGIA ROMEO
La Lega sui social è già molto attiva e gli account municipali fanno campagna contro Raggi. In caso di condanna però Politi non chiederà un passo indietro. Ieri in segno di pace ha anche ritirato la mozione pro vita. E poi, presto a Roma, in Campidoglio, presenterà il suo Movimento Italia in Comune l' ex M5S Federico Pizzarotti, accompagnato dall' ex assessore Paolo Berdini.

SFIDA SUI POTERI A ROMA SALVINI FRENA DI MAIO
Simone Canettieri per “il Messaggero”

la morte di desiree mariottini via dei lucaniLA MORTE DI DESIREE MARIOTTINI VIA DEI LUCANI
In casa Lega nessuno lo ha visto, l' emendamento al dl sicurezza che conferirà più poteri a Roma Capitale e dunque a Virginia Raggi. Ad annunciarlo è stato ieri l' altro il vicepremier del M5S Luigi Di Maio. Con queste parole: «Come governo inseriremo un emendamento per iniziare ad ampliare i poteri di Roma Capitale e del suo sindaco per iniziare da subito a governare la città come i sindaci di tutte le capitali europee ed entro fine anno completeremo gli obbiettivi fissati nel contratto di governo».

L' altra metà del cielo del governo gialloverde, Matteo Salvini, a questo proposito ieri è stato abbastanza sbrigativo: «Leggerò uno per uno tutti gli emendamenti sperando che ce ne siano di interessanti e accoglibili. Prima li leggo, poi esprimerò un giudizio». Non una frase di più.

Né una bocciatura né una promozione. Non è un mistero che sul decreto sicurezza si stia consumando una tensione tra gli alleati. Con un fronda grillina pronta a non ritirare una serie di emendamenti. Proprio per questo motivo c' è stato un faccia a faccia tra il premier Giuseppe Conte e il senatore M5S Gregorio De, alla guida dell' ala dei dissidenti pentastellati.

Non è escluso dunque che Roma rientri in una sorta di trattativa: i grillini si ammorbidiscono sui migranti, i leghisti lasciano passare norme sull' Urbe. Ma meglio restare ai fatti. Sempre ieri la sindaca Raggi non ha commentato nel merito questa vicenda.

DI MAIO SALVINIDI MAIO SALVINI
E in Campidoglio ancora non ne sapevano nulla su «cosa» e «come» inciderà il dl sicurezza nella gestione romana dei mille fronti aperti. Anzi, da quando c' è stato l' annuncio di Di Maio si è registrata se non il gelo una sorta di curiosità generale sul provvedimento.

Per quanto riguarda gli sgomberi dei palazzi occupati, la legge Molteni-Salvini già prevede maggiore discrezionalità per i sindaci. Di Maio, a tal proposito, sempre l' altro giorno ha fatto questo esempio: «Se c' è un immobile occupato in pieno centro, il sindaco deve poter intervenire di sua iniziativa per sgomberarlo e ripristinare la legalità».

Un' eventualità che è già contenuta nel pacchetto di norme in corso di approvazione dal Senato. C' è poi un altro aspetto, legato per esempio a maggiori poteri di polizia per i vigili urbani. Ragionavano ieri in casa leghista: «Giusto, sacrosanto, è da sempre una nostra battaglia, ma perché a Roma sì e alle altre città metropolitane, come Milano, no?».

RENATO MARRA E RAGGI mpa.itRENATO MARRA E RAGGI 
Ieri una delegazione di parlamentari M5S è stata avvistata in Campidoglio: cercavano la sindaca per fare il punto sul provvedimento, ma per via degli impegni della prima cittadina il contatto non c' è stato, o meglio non è stato approfondito. Ecco, perché la prima bozza da Palazzo Chigi verso Palazzo Senatorio è attesa per oggi. E si inizierà a lavorare su questa. In molti nella maggioranza di governo escludono però più fondi per l' amministrazione.

SALVINI DI MAIO ALLA FINESTRA DI PALAZZO CHIGISALVINI DI MAIO ALLA FINESTRA DI PALAZZO CHIGI



Si tratterebbe, semmai, di sciogliere alcune norme che al momento legano le mani a chi guida la Capitale d' Italia. «Se ci sono situazioni critiche da gestire non deve chiedere a cento enti l' autorizzazione», è la linea di Di Maio. Di pari passo con questo emendamento c' è - e farte del contratto - la riforma per dare più poteri e risorse a Roma in maniera strutturale.

Su questo tema la maggioranza gialloverde si è già espressa nelle settimane scorse approvando alla Camera un emendamento presentato dal deputato M5S Francesco Silvestri. Una serie di buone intenzioni, tra poco però si farà sul serio: serviranno i fatti, già a partire dalla prossima settimana, quando il dl andrà in Senato.


RAGGI AI GIUDICI: «SONO STATA SOLO IO A SCEGLIERE MARRA»
Fiorenza Sarzanini per il “Corriere della Sera”
VIRGINIA RAGGI DANIELE FRONGIA RAFFAELE MARRAVIRGINIA RAGGI DANIELE FRONGIA RAFFAELE MARRA

«Nella nomina di suo fratello, Raffaele Marra ebbe un ruolo esclusivamente compilativo. Ho davvero fatto tutto da sola»: sul banco degli imputati Virginia Raggi ripete quello che ha sempre sostenuto. Nega di aver raccontato il falso nella lettera inviata all' Anticorruzione del Campidoglio che le chiedeva chiarimenti sulla scelta di Renato Marra a capo del dipartimento Turismo dove sosteneva appunto di aver agito «in piena autonomia».

Nega soprattutto di essere stata informata che proprio Raffaele Marra avesse brigato per la designazione. Ma per smentire che l' allora capo del Personale avesse un ruolo marginale i magistrati dell' accusa sferrano un colpo a sorpresa e chiedono di interrogare in aula Francesca Romana Raineri, il capo di Gabinetto che si dimise insieme all' allora assessore al Bilancio Marcello Minenna proprio per denunciare «lo strapotere di Marra che agisce come sindaco ombra».

SALVINI DI MAIOSALVINI DI MAIO
Richiesta accolta: Raineri sarà sentita il 9 novembre, alla vigilia della sentenza. E in quella sede i pubblici ministeri Paolo Ielo e Francesco dall' Olio cercheranno di dimostrare che in realtà era stato proprio Marra a fare tutto. Del resto in aula è la stessa Raggi - forse non rendendosi conto dell' effetto che le sue parole possono avere - ad ammettere: «Ero stata da tre mesi. Ero più avvocato che sindaco e dunque mi affidavo».

Sono state le chat con Raffaele Marra, Salvatore Romeo e Daniele Frongia a svelare l' ira della sindaca dopo aver scoperto «leggendo i giornali» che Renato Marra avrebbe avuto un notevole guadagno e uno scatto di fascia grazie a quella nomina. E in questo modo è stata avvalorata la tesi che la designazione fosse stata fatta proprio dal fratello incurante del conflitto di interessi. E invece in aula Raggi arriva quasi a negare l' evidenza.

raffaele marraRAFFAELE MARRA
«Non avevo guardato il prospetto che riguardava il passaggio di fascia di Marra senior e non ho visto l' email in cui Meloni ringraziava Raffaele Marra per avere suggerito il nome del fratello a capo del Turismo. La posta viene smistata e quel messaggio mi era stato inviato per conoscenza».

Parla di Raffaele De Santis - da lei delegato alla gestione del personale - come «uno dei collaboratori di cui mi fidavo». E subito dopo dice: «Non sapevo che Raffaele Marra avesse proposto la candidatura di suo fratello e che ci fosse stata un riunione tra l' assessore Adriano Meloni, il delegato al personale Antonio De Santis e lo stesso Marra, alla vigilia della scadenza dell' interpello».

La sindaca appare poco convincente anche quando ricostruisce le modalità per rispondere ai rilievi dell' Anticorruzione. Spiega di non aver svolto verifiche «visto che non sono un pm. E in ogni caso se c' era un' indagine non ne potevo parlare in giro anche se capivo che qualcosa mi era sfuggito». Dice che per rispondere ai rilievi dell' Anac «preparai la lettera ma ci misi due giorni. Buttai giù qualcosa, la diedi alla segreteria, feci correzioni».

Conferma però che Marra «era un grande esperto di macchina amministrativa, fu lui a preparare il prospetto per le nomine e si mise al lavoro già in campagna elettorale». Racconta che «ci vedevamo spesso anche con gli altri», ma «dopo gli articoli di giornale di settembre-ottobre che lo dipingevano come l' uomo nero, feci qualche passo indietro. Quando gli articoli cominciarono a farsi più precisi chiesi chiarimenti a Marra. Lui portò dei documenti con i quali si difendeva, ma il seme del dubbio c' era».
RAFFAELE MARRA 1RAFFAELE MARRA

Anche perché - ricorda - «i consiglieri del Movimento mi incalzavano per mandarlo via». Lei ha resistito fino al giorno del suo arresto per corruzione. Poi, pubblicamente, lo ha definito «uno dei tanti dipendenti del Campidoglio».

Fonte: qui