9 dicembre forconi: pasdaran
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venerdì 11 maggio 2018

DOPO L’ATTACCO DI TEHERAN CON I RAZZI SUL GOLAN, SCATTA IL RAID DI TEL AVIV IN SIRIA: DISTRUTTE LE BASI IRANIANE: 23 MORTI

NETANYAHU: "PASSATA LA LINEA ROSSA" 

MOSCA: "ESCALATION PERICOLOSA"- VIDEO


Davide Frattini per il Corriere della Sera

«Se da noi cade la pioggia, su di loro deve rovesciarsi l' alluvione», proclama Avigdor Liberman, il ministro della Difesa israeliano, commentando l' acquazzone di bombe che l' altra notte ha lavato via ogni copertura alla guerra ombra condotta da mesi con gli iraniani.

L' aviazione ha colpito quelle che l' intelligence identifica come basi dei Pasdaran in Siria con una potenza esplosiva (70 missili) e una frequenza di raid (28 jet coinvolti) che non venivano dispiegate da 45 anni, dai tempi del conflitto di Yom Kippur.

israele iran siriaISRAELE IRAN SIRIA
Lo Stato Maggiore ha dato così l' ordine di rispondere ai 20 missili che poco prima erano stati sparati contro postazioni militari sul Golan, le alture catturate nel 1967 al Governo di Damasco: «Quattro sono stati intercettati dal sistema Iron Dome e gli altri sono caduti in territorio siriano», spiega il colonnello Jonathan Conricus. Aggiunge: «L' attacco è stato deciso e guidato da Qassem Soleimani, il comandante della Forza Quds, e non ha raggiunto il suo scopo».

Che è e resta vendicarsi per il bombardamento del 9 aprile, quando era stata centrata una caserma tra Homs e Palmira da dove gli iraniani avrebbero telepilotato un drone armato infiltratosi nel Nord d' Israele.

benjamin netanyahuBENJAMIN NETANYAHU
L' intelligence di Tsahal è convinta che Soleimani continuerà a preparare e tentare la rappresaglia.

Da Teheran negano qualunque coinvolgimento, in pubblico è più importante adesso discutere con le potenze internazionali di come gestire l' accordo sul nucleare dopo l' annullamento dell' intesa per gli americani deciso dal presidente Donald Trump. Da Damasco il governo accusa gli israeliani «di aver iniziato una nuova fase di aggressione», si attribuisce la responsabilità per il lancio di missili e minimizza le perdite: sarebbero stati uccisi tre soldati, mentre secondo l' Osservatorio siriano per i diritti umani - che monitora i caduti della guerra civile nel Paese - i morti sarebbero 23.
RouaniROUANI

Benjamin Netanyahu ha convocato al tramonto il consiglio di sicurezza e aggiornato i ministri anche sui colloqui con Vladimir Putin a Mosca da dove è appena rientrato. Commenta: «Gli ayatollah hanno oltrepassato una linea rossa e la nostra reazione è stata una conseguenza. Abbiamo compiuto un raid su larga scala».
israele iranISRAELE IRAN





Operazione che Liberman quantifica nell' aver bersagliato «quasi tutte le infrastrutture iraniane in Siria».

Il quotidiano Jerusalem Post considera Putin l' unico leader in grado di limitare la presenza dell' Iran - di cui è alleato nel garantire la sopravvivenza del Presidente siriano Bashar Assad - senza arrivare a un conflitto allargato. Il premier israeliano avrebbe discusso con lo Zar anche dei raid, giudicati da Mosca «una escalation pericolosa». 

Americani ed europei sono uniti nel condannare l' attacco iraniano e per la prima volta un Paese arabo, il Bahrain, riconosce a Israele «il diritto di difendersi contro un' aggressione».

Fonte: qui

Israele: 20 razzi Iran da Siria su Golan


Portavoce esercito, attacco Teheran fatto molto grave



(ANSAmed) - TEL AVIV, 10 MAG - Circa 20 razzi sono stati lanciati dalla forza Al Quds iraniana verso postazioni israeliane di prima linea sulle Alture del Golan, alcuni dei quali intercettati dal sistema di difesa antimissili israeliano Iron Dome. Lo ha detto il portavoce militare secondo cui "l'attacco iraniano contro Israele è molto grave".


    In una conferenza stampa il portavoce militare Jonathan Conricus ha precisato che l'attacco iraniano e' stato lanciato alle ore 00.10 locali (le 23:10 in Italia). "Sono state prese di mira diverse basi militari", ha aggiunto, mentre le località dove vivono civili sul Golan non sono state coinvolte. "Non ci sono state vittime e i danni finora sono limitati", ha detto ancora Conricus, ribadendo peraltro che Israele considera "molto grave" questo attacco. Conricus ha aggiunto che Israele "ha reagito", ma non è entrato nei dettagli.

lunedì 1 gennaio 2018

IRAN - STUDENTI E INTELLETTUALI MANIFESTANO CONTRO GLI AYATOLLAH MA IL REGIME AGGREDISCE LA PROTESTA TRASPORTANDO DALLE PROVINCE A TEHERAN MIGLIAIA DI FILO-GOVERNATIVI

DOPO GLI SCONTRI FRA POLIZIA E STUDENTI SCATTANO LE MANETTE: 52 ARRESTI 

E A DOROOD I PASDARAN USANO LA FORZA E UCCIDONO SEI PERSONE

Giordano Stabile per “la Stampa”

MANIFESTAZIONI IN PIAZZA IN IRANMANIFESTAZIONI IN PIAZZA IN IRAN
Nel terzo giorno di manifestazioni contro gli ayatollah, nelle strade di Teheran si sono confrontati due Iran. Il governo, dopo aver cercato di mettere la sordina alle proteste, ha deciso di reagire e ha messo in campo i suoi sostenitori, nel tentativo di eclissare i dimostranti che continuano a cantare «abbasso Rohani», «abbasso il dittatore» e «libertà, libertà».

Centinaia di pullman hanno trasportato dalla provincia nella capitale migliaia di uomini in uniforme nera, e soprattutto donne, anche loro vestite di nero, velate e con in mano i ritratti di Khomeini e Khamenei. Le immagini del grande raduno, vicino al mausoleo dove è sepolto il fondatore delle Repubblica islamica e al grido «morte ai sediziosi», hanno saturato i media filo-governativi.

MANIFESTAZIONI IN PIAZZA IN IRANMANIFESTAZIONI IN PIAZZA IN IRAN
La manifestazione pro-governativa si tiene ogni anno per ricordare la «vittoria» contro l' Onda verde del 2009, quando i riformisti vennero schiacciati dalla milizia basij di Mahmoud Ahmadinejad, ma adesso è arrivata in parallelo con la prima ondata di arresti, almeno 52, e l' avvertimento del ministro dell' Interno Abdolrahman Rahmani Fazli a evitare «raduni illegali» per «non creare problemi a sé e agli altri».

Le manifestazioni sono continuate lo stesso. Sul Web sono apparsi video che mostrano centinaia di persone, vestite all' occidentale, marciare a Teheran ma anche nella città santa di Qom, culla dello sciismo iraniano, e scandire slogan contro il regime, per la liberazione «dei prigionieri politici», contro i soldi indirizzati negli interventi in Siria e Iraq «mentre noi siamo costretti a chiedere l' elemosina», e persino a favore dello scià Reza Pahlavi, deposto nel 1979: «Che riposi in pace».

negozio tehranNEGOZIO TEHRAN
Altri filmati sono arrivati da Rasht, Hamedan, Kermanshah, Qazvin, dove la polizia ha disperso i dimostranti con i cannoni ad acqua. A Dorood, nella provincia del Lorestan, invece, i pasdaran sparano sulla folla uccidendo tre persone, ma sul sito di «Al Arabiya», che cita fonti locali, si parla di sei vittime. La risposta delle autorità è stata comunque più contenuta, finora, rispetto al 2009.

Pur diffuse in tutto il Paese, le manifestazioni non hanno ancora le dimensioni massicce dell' Onda verde. Anche la direzione politica è poco chiara. Il movimento sembra spontaneo, una reazione rabbiosa agli aumenti dei prezzi nei beni di prima necessità, dalla benzina agli affitti, non più calmierati dai sussidi, ridotti nell' ultima legge di bilancio, e anche al fallimento di fondi di investimento legati a istituti religiosi, che hanno bruciato i risparmi di intere famiglie.

moschea al nabi di qazvinMOSCHEA AL NABI DI QAZVIN
Le riforme promesse dal presidente Hassan Rohani, eletto per la prima volta nel 2013, sono rimaste a metà del guado. I benefici dell' accordo sul nucleare, finalizzato due anni fa, nel dicembre del 2015, ancora non si vedono, anche se le grandi imprese europee sono tornate in Iran con investimenti per decine di miliardi. Ora Rohani dovrà decidere se cedere alle pressioni degli oltranzisti o continuare a usare la mano morbida. Il governo appare diviso.

Uno dei vicepresidenti, Massoumeh Ebtekar, ha accusato i dimostranti di essere «eterodiretti» da potenze straniere (Usa e Israele), anche se ha ribadito il loro «diritto a manifestare». Dal fronte più riformista, Hesamoddin Ashena, consigliere culturale del presidente, ha insistito sul fatto che «il popolo ha diritto di essere ascoltato» mentre il Paese «affronta sfide difficili, disoccupazione, carovita, corruzione, mancanza di acqua, diseguaglianze e ingiusta ripartizione del bilancio pubblico».
mercatino usato a qazvinMERCATINO USATO A QAZVIN

In pratica tutte le storture che Rohani aveva promesso di raddrizzare. Gli oppositori fanno notare come negli Anni Duemila, segnati dai due disastrosi mandati di Ahmadinejad e dalle sanzioni internazionali, il Pil dell' Iran, che era superiore a quello della Turchia, adesso sia soltanto la metà, nonostante la produzione di quattro milioni di barili di petrolio al giorno. Ma anche il campo dei conservatori sta manovrando, e paradossalmente potrebbe sfruttare a suo vantaggio il malcontento. Lo stesso Ahmadinejad conduce una campagna sotterranea in vista delle prossime elezioni politiche del 2020, fatta di dichiarazioni pubbliche e messaggi sui social network.

festa per accordo sul nucleareFESTA PER ACCORDO SUL NUCLEARE


Se le manifestazioni dovessero assumere una tinta apertamente anti-governativa, a Rohani resteranno pochi spazi di manovra. Un primo assaggio si è visto ieri all' Università di Teheran, al centro dei movimenti di protesta già nel 1999, poi nel 2003, fino alla sanguinosa repressione nei dormitori studenteschi del 2009. Da allora l' ateneo è una «linea rossa» per il Governo. Ieri un piccolo raduno di universitari è stato sopraffatto dalla manifestazione pro-regime. Gli ayatollah sanno bene come il movimento studentesco possa fare da carburatore a tutte le rivoluzioni. E faranno di tutto per soffocarlo in tempo.

Fonte: qui

martedì 29 novembre 2016

ASSAD - L’ESERCITO SIRIANO, GRAZIE ALL’AVIAZIONE RUSSA, STA PER RIPRENDERSI ALEPPO DA ANNI IN MANO AI RIBELLI

GLI STATI UNITI SONO CONCENTRATI SULLA TRANSIZIONE, L’EUROPA ANNEGA NELLE BEGHE POLITICHE E PUTIN CONTINUA INDISTURBATO NELLA SUA CAMPAGNA DI SIRIA

Alberto Stabile per “la Repubblica”

putin assadPUTIN ASSAD
La battaglia di Aleppo sembra avvicinarsi all' epilogo, dopo che l' esercito siriano e i suoi alleati, le milizie sciite libanesi e irachene, con il sostegno dei pasdaran iraniani e dell' aviazione russa, hanno conquistato un terzo della zona orientale della città da anni in mano ai ribelli.

Mentre gli insorti, costretti ad abbandonare alcuni quartieri-chiave, cercano di riposizionarsi nell' estremo tentativo di reggere l' urto del nemico, migliaia di civili fuggono dalle incursioni di terra e dai bombardamenti aerei, cercando rifugio chi nelle borgate sotto il controllo governativo, chi nei rioni ancora dominati dai ribelli ma lontani dal fronte, chi nell' enclave curda di Sheik Maqsud.

ASSAD PUTINASSAD PUTIN
L'improvvisa accelerazione si è avuta al culmine di un ciclo di pesanti bombardamenti scatenati da metà novembre che hanno indebolito le resistenze degli insorti, cui venerdì sera e per l' intero fine-settimana si sono aggiunte alcune efficaci incursioni da parte delle truppe di terra siriane e di quelle a loro alleate. Già sabato, uno dopo l' altro, sono caduti i quartieri residenziali di Hanano e Masaken Hanano. L' offensiva è proseguita poi in direzione di Sakhour, Haydaryeh, Sheikh Khodr e Bustan al Basta.

militari russi posano con foto di putin e assadMILITARI RUSSI POSANO CON FOTO DI PUTIN E ASSAD
Qui, le forze fedeli ad Assad, hanno potuto completare l' accerchiamento dei ribelli, ricongiungendosi con le milizie curde del Ypg, le Unità di Protezione del popolo curdo, che hanno combattuto vittoriosamente contro l' Isis a Kobane e che ad Aleppo Est controllano la zona chiamata Sheikh Maqsud. Appoggiati dagli americani, i curdi del Ypg, pur non dichiarando nessuna alleanza formale con il regime di Damasco, ad Aleppo Est si sono opposti ai ribelli. A questo punto le milizie in guerra contro il Governo siriano hanno dovuto ritirarsi.
Una sorta di ritirata strategica secondo il portavoce di Jabah Sharmya, «per poter difendere e rafforzare la linea del fronte».

Ma per un commentatore non certo imputabile di simpatie verso il regime, come Rami Abdulrahman, fondatore dell' Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (Ondus) con sede a Londra, quel che è successo tra sabato e domenica nella battaglia per Aleppo è «la più grossa sconfitta patita dall' opposizione dal 2012», da quando, cioè, una coalizione di insorti in gran parte provenienti dalle campagne e di foreign fighters conquistò mezza città.
Naturalmente è presto per dire se le sorti della battaglia si sono chiuse e sigillate in questi ultimi tre giorni.

LA BATTAGLIA DI ALEPPOLA BATTAGLIA DI ALEPPO
Le notizie trapelate oltre l' assedio parlano di duri bombardamenti che continuano, facendo ulteriormente lievitare un bilancio che è già assai grave (225 morti fra i civili fra cui 27 bambini negli ultimi 13 giorni). Sono stati questi bombardamenti, secondo il gruppo ribelle "Nuralddin al Zinki", a dare alle forze di Damasco un vantaggio tattico decisivo: «La pressione su di noi non è mai stata così forte. É una lotta squilibrata.
Noi combattiamo contro la Russia e l' Iran che hanno armamenti spaventosi e loro distruggono tutto, metodicamente, zona per zona...».

LA BATTAGLIA DI ALEPPOLA BATTAGLIA DI ALEPPO
In queste condizioni pensare ad una tregua non sembra realistico, anche per mancanza di sponsor internazionali: gli Stati Uniti sono concentrati sulla transizione; gli europei hanno le loro grandi e piccole beghe politiche; tutto congiura perché Putin continui indisturbato nella sua avventura siriana. Cosa che a Trump non dovrebbe dispiacere.

Le foto che giungono dalle zone "liberate" mostrano ufficiali in tuta mimetica che ispezionano strade dissestate dalle esplosioni e scheletri di palazzi. Tra i successi vantati, dai momentanei vincitori, la presa del viale Hollok e del quartiere di Bustan al Basta, vicinissimo alla zona occidentale. Ma forse, il colpo migliore messo a segno dalle forze governative è la riconquista della centrale idrica di Suleiman al Alabi. Per anni, la mancanza d' acqua, è stata tra le durezze imposte dalla guerra ai quartieri occidentali sotto controllo del regime.

LA BATTAGLIA DI ALEPPOLA BATTAGLIA DI ALEPPO
Ma dall' altra non solo l' acqua, ma anche il cibo, i medicinali, la benzina sono diventati introvabili. E l' esodo è diventato inevitabile. In tre giorni, diecimila civili hanno lasciato le loro case nel tentativo di trovare rifugio altrove. Oltre 200 mila, secondo le stime dell' Onu, rimangono tuttavia prigionieri.

Ma cosa vuol dire quel che sta succedendo ad Aleppo per il Governo di Damasco? Se Assad dovesse riprendere sotto il suo controllo tutta la città, la più grande e ricca della Siria, sarebbe una svolta nel conflitto non solo sul piano militare, spiega Fabrice Balanche del Washington Insitute, «perché il regime ne uscirebbe rafforzato anche nei confronti dei Paesi che hanno sostenuto i ribelli: Arabia Saudita, Turchia e Qatar», innanzitutto.

Fonte: qui