9 dicembre forconi: Steinhoff
Visualizzazione post con etichetta Steinhoff. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Steinhoff. Mostra tutti i post

domenica 24 dicembre 2017

Il caso Steinhoff: l’effetto farfalla e la vittoria di Weidmann

Il caso Steinhoff (qualcuno l’ha già soprannominata la Enron 2.0) sta sollevando molte critiche, in merito agli acquisti di debito societario da parte della BCE, come parte del suo programma di stimolo monetario.
Draghi, nella conferenza di ieri, ha detto che il quadro di rischio del programma di acquisto, ha finora servito al meglio la banca.
“Gestendo programmi di acquisto così grandi, sul mercato delle corporate, non è raro che si verifichino perdite”, ha detto il Governatore.
Solo nell’ultima emissione di Luglio la Bce ha sottoscritto oltre 600 mln si bond Steinhoff, tanto per avere un numero.
Sempre per avere un numero, il colosso dell’arredamento, attraverso lo sfruttamento del programma di acquisto Bce, ha finanziato un take over di quasi 4 mld di dollari proprio alcuni mesi fa.
Questo per dire come il programma della Bce abbia svegliato pure i cani che dormivano, nell’approfittare della manica larga di Draghi.
Del resto, quando per salvare una banda di delinquenti, ci si abbassa ai criteri adottati da quest’ultimi è palese che il risultato non sia il massimo dell’evoluzione umana.  Mi riferisco per caso ai criteri adottati dalle banche fino a qualche anno fa? Fate voi…….. nel frattempo possiamo goderci lo spettacolo tra la Boschi e le istituzioni che confermano una sua interferenza sulla vicenda Etruria.
Le regole della BCE consentono solo di possedere obbligazioni nel suo programma di acquisto di attività, il che significa che potrebbe dover vendere la sua partecipazione in Steinhoff se le obbligazioni fossero convertite in azioni.
Draghi ha detto che “la BCE ha smesso di comprare le obbligazioni Steinhoff non appena sono emersi i problemi ormai di dominio pubblico, ma ciò non ha impedito di subire il massimo rischio preventivato”.
In ogni caso la Bce non ha voluto rilasciare dichiarazioni ulteriori, in merito alla vicenda Steinhoff, dicendo che sarà argomento di discussione delle autorità politiche, alle quali spetterà la decisione finale su come agire con le obbligazioni rimaste in pancia alla banca centrale.
Steinhoff International Holdings NV durante questa settimana ha bruciato circa 14 mld di capitalizzazione, rischiando seriamente di scomparire. Tra equity, bond e altri debiti si vocifera di un valore complessivo di oltre 30 mld, senza considerare i finanziamenti fatti dalle banche ai principali azionisti che hanno dato in pegno proprio le azioni, ormai andate a zero. 
Come ti monto un castello di carta fondato sul debito. Del resto per arrivare al 300% di debito/pil da qualche parte dovremo pure iniziare?
Alcuni membri del Parlamento europeo, accademici e attivisti hanno descritto questa parte del programma di acquisto di obbligazioni della BCE come troppo rischioso per le finanze della banca e la sua reputazione.
La BCE, inoltre, può acquistare solo titoli di debito investment-grade, ma non deve vendere obbligazioni declassate al di sotto di tale livello.
Dobbiamo ricordare che il QE della Bce, rispetto a quello della FED si differenzia proprio sulla parte corporate. 
Sia Bernanke che la Yellen hanno attuato acquisti su Titoli di Stato e Obbligazioni rappresentative di mutuo (MBS). Questo per dire, come la Bce, nonostante i limiti imposti dal trattato di Maastricht, si sia spinta ben oltre i rischi assunti dalla FED.
Ho la sensazione pertanto, che quanto accaduto in questi giorni, sia un formidabile battito di ali di farfalla, che porterà ad un cambiamento importante, in termini di politiche quantitative e di conseguenza di mercati finanziari.
A questo punto, il caso Steinhoff rappresenta un assist formidabile a porta vuota al nostro amato Weidmann.
Tempo al tempo!
15 Dicembre 2017
Fonte: qui

giovedì 14 dicembre 2017

I guai che la Bce cerca di nascondere

Mentre la Banca centrale europea insiste sull'addendum relativo agli Npl, la vicenda di Steinhoff crea più di un problema per l'Eurotower.

Lascio ad altri il compito di informarvi sul Bitcoin e il suo approdo alla Borsa di Chicago: non perché non trovi il fenomeno interessante, anzi, ma perché l'approdo delle sue fluttuazioni folli di valutazione mi fanno pensare a un'unica cosa: la criptovaluta e il suo utilizzo saranno l'alibi perfetto per giustificare il botto in arrivo. Ne sono certo. E qualche conferma arriva indirettamente. «Il Bitcoin non è una valuta, ma un prodotto speculativo, per questo non si dovrebbe sovrastimare l'introduzione del future sulla moneta virtuale», ha affermato ieri il membro del board della Bce e governatore della Banca centrale austriaca, Ewald Nowotny, in un comunicato. Quindi, occhio. Ma dalla Banca centrale europea hanno detto anche altro, sempre ieri. «La Bce avrà bisogno di un mese o due per analizzare le risposte ricevute nell'ambito della consultazione sulle linee guida per i nuovi Npl ed è molto probabile che l'attuazione venga posticipata di alcuni mesi», ha reso noto la presidente del Consiglio di vigilanza dell'Eurotower, Daniele Nouy, in un'intervista alla rivista portoghese Publico, escludendo comunque l'ipotesi che l'attuazione del piano di addendum possa essere posticipato al 2019. «Non vedo alcuna ragione per un rinvio di un anno, tutto ciò di cui abbiamo bisogno è tempo sufficiente per tenere conto dei commenti sulla prima bozza. Non abbiamo bisogno di un anno per quello; abbiamo bisogno di qualche mese al massimo». 
La Nouy ha quindi osservato che per la Bce «non cambia molto se accade il primo gennaio, il primo aprile o il primo giugno. Ciò che importa è che le cose si stanno muovendo in questa direzione». Insomma, nessun dietro front sull'addendum, dopo la resa - almeno sulla tempistica - relativa alla classificazione dei titoli di Stato. Parla la Bce, parla tanto. E parla la lingua del manovratore, forte di un dato incontrovertibile: senza il Qe, l'Europa si sarebbe schiantata. L'Italia, di certo, occorre ammetterlo. Ma proprio perché soggetto dominante, l'Eurotower avrebbe anche l'obbligo della trasparenza. 
Ricorderete come la settimana scorsa vi abbia parlato del caso Steinhoff, il gigante sudafricano del retail che opera fra l'altro in Francia, Regno Unito e Usa, caduto in disgrazia mercoledì scorso dopo le dimissioni dell'amministratore delegato per una causa del 2015 presso una corte tedesca. Morale della favola, in caso di downgrade del rating, la Bce - che aveva comprato a luglio parte integrante dell'emissione obbligazionaria di Steinhoff con scadenza 2025 per 900 milioni di euro di controvalore - avrebbe scontato la prima perdita potenziale su acquisto di obbligazioni corporate legate al programma di Qe. 

Mercoledì scorso, quel bond crollò da 85 a 41 centesimi, un tonfo che non poteva che prefigurare un taglio mortale: detto fatto, il giorno dopo, Moody's prese le forbici e segò letteralmente il rating di quattro notch, in pieno territorio non-investment grade (quindi fuori dal mandato statutario di acquisto Bce), «a causa di incertezze e implicazioni gravi per la liquidità e la struttura debitoria di capitale della società». Venerdì le perdite di Steinhoff si sono ovviamente ampliate e la Bce ha dovuto prendere atto di avere nel proprio bilancio un ammasso di immondizia che qualcuno, forse eccedendo in pessimismo, ha già definito Enron 2.0
Per il controvalore? 
No, per il crollo di credibilità che perdite reali sullo stato patrimoniale porterebbero non solo alla reputazione della Bce, ma alla sostenibilità e liceità del programma di acquisto obbligazionario corporate, quello che di fatto ha garantito alle aziende di mezza europea e a quelle extra-europee che operano nell'Ue attraverso sussidiarie estere di stare in piedi, visto che godono di finanziamento non bancario a tasso zero e senza riscontro di mark-to-market: la Bce compra tutto. A prescindere. Anche Steinhoff. Il problema è che il mercato se ne frega del silenzio dei giornali o degli stessi membri della Bce e va a vedere come stanno davvero le cose. 
Primo, l'implosione di Steinhoff avrebbe un immediato ricasco a livello globale, dove il conglomerato garantisce occupazione a 130mila persone. Secondo, il ministro delle Finanze sudafricano, Malusi Gigaba, ha detto chiaramente di essere conscio del fatto che molti fondi pensionistici e di accantonamento saranno colpiti dalle perdite di valore dei bond e ha già chiesto la preparazione di un report relativo all'estensione dell'esposizione. Terzo, non sarà solo la Bce a pagare un prezzo, se davvero come pare Steinhoff non ha futuro, se non quello del Chapter 11, ovvero i libri in tribunale. Sono infatti parecchie le banche Usa ed europee che rischiano di restare con il cerino in mano, in caso di evento di credito. Tanto è vero che venerdì Steinhoff ha rinviato un meeting con i creditori, inizialmente fissato per ieri, al 19 dicembre, citando ragioni legato alla pubblicazione dei dati di esercizio, ma tutti sanno che la ragione è un'altra: o le istituzioni compromesse ammettono davanti al mondo che stanno per salvare un'azienda privata insolvente, svelando in pieno lo schema Ponzi insito nel Qe oppure saranno tanto a fare i conti con obbligazioni pagate oro e che adesso valgono pressoché zero, almeno in nozionale. 
L'esposizione totale a Steinhoff era di 18 miliardi di euro alla fine dello scorso marzo, con Bloomberg che ieri ha confermato come le liabilities di lungo termine siano a 12,1 miliardi di euro e quelle a breve termine a 5,87 miliardi. Ma, attenzione, il continuo rinvio da parte di Steinhoff della pubblicazione dei dati finanziari relativi all'intero anno potrebbe portare con sé delle sorprese, una volta che il sipario si sarà alzato sulla situazione reale. E sorprese temo non piacevoli, soprattutto quelle legate alla reale accountability dell'emissione obbligazionaria del bond 2025 dello scorso luglio, proprio quella finita in pancia alla Bce con tanta avidigia. Ecco cosa ha dichiarato, nel silenzio totale dei media europei, Adrian Saville, Ceo della Cannon Asset Managers di Johannesburg ieri pomeriggio sempre a Bloomberg: «Ciò che di pericoloso è sconosciuto sono le strutture di finanziamento fuori bilancio, che potrebbero tramutarsi facilmente e rapidamente in liabilities nuove di zecca per le banche, oltre a quelle già potenzialmente presenti. Se l'azienda fallisce, il debito di breve termine potrebbe letteralmente precipitare». 
A livello globale, alcuni dei creditori privati di Steinhoff includono Citigroup, Bank of America, Hsbc e Bnp Paribas. Inoltre, l'esposizione è formata anche da quella diretta delle banche al presidente del gruppo, il miliardario Christo Wiese e i suoi veicoli di investimento: solo lo scorso anno, piazzò 628 milioni in azioni Steinhoff come collaterale per un finanziamento da Citigroup, Hsbc, Goldman Sachs Group Inc. e Nomura Holdings Incorporated, il tutto per finanziare - attraverso un oscuro concambio azionario - l'acquisizione delle catene Mattress Firm negli Usa e Poundland nel Regno Unito. Attualmente, il valore totale delle azioni è di 365 milioni di euro, quando solo un mese fa era di 2,2 miliardi di euro. 
E la Bce cosa dice? Nulla. Ma bacchetta, anzi minaccia apertamente, le banche soprattutto italiane per i loro Npl, certamente frutto in parte di pratiche da capitalismo di relazione ma anche di prestiti a un'economia reale che si è vista travolta dalla crisi. Venerdì scorso erano circolati rumors relativi alla volontà dell'Eurotower di vendere quei bond, peccato che da statuto Qe la Bce le obbligazioni possa solo comprarle e non venderle: almeno per ora e in caso non si arrivi all'ennesimo cambio emergenziale di regolamento. E, come vi dicevo nel primo articolo su Steinhoff, il nozionale della Bce relativo ad acquisti di bond di aziende traballanti è di 18 miliardi di euro, non noccioline. E parliamo solo dei 26 cosiddetti fallen angels, di cui si sa che l'Eurotower abbia comprato obbligazioni corporate in seno al Qe, nonostante stati patrimoniali e numeri operativi non certo entusiasmanti. 
Qual è il rischio, oltre a quello inestimabile a livello reputazionale? Che la Bce, dopo aver operato da hedge fund, si trovi a essere di fatto l'equity-holder post-ristrutturazione di una serie infinita di aziende europee fallite, decotte o in odore di bancarotta. Così, anche io posso fare l'imprenditore: piace vincere facile a molti capitani coraggiosi del capitalismo moderno. E la Bce, con il suo silenzio in merito, davvero si sente di andare moralmente avanti con le minacce relative all'addendum? Dopodomani è previsto il board e la conferenza stampa di Mario Draghi: chissà se menzionerà la faccenda. Di più, chissà se qualche "autorevole" collega di altrettanto "autorevoli" testate avrà il coraggio di chiederne conto, così come chiede conto continuamente del cattivo stato di salute delle banche italiane per le sofferenze.
Fonte: qui

sabato 9 dicembre 2017

La spazzatura nei bilanci della Bce

La Banca centrale europea ha comprato diversi bond di aziende, tra cui quelli di Steinhoff, società che sta affrontando difficoltà molto serie.

Come volevasi dimostrare, la Commissione d'inchiesta sul sistema bancario si è tramutata in un bar sport pre-elettorale, un vergognoso uno contro tutti dove la prima vittima è proprio la verità che i risparmiatori truffati chiedono a gran voce. L'affaire Ghizzoni-Boschi ha innescato un vergognoso mercato delle vacche, un caravanserraglio dove chi grida di più pensa di ottenere il massimo. Ed ecco che, per sbloccare l'impasse creatosi, mercoledì la presidenza è stata obbligata ad accettare e calendarizzare le richieste di tutti: ci sarà appunto Federico Ghizzoni, atteso pare prima di Natale ma anche, su richiesta Pd, i vertici delle banche venete - in audizione pubblica -, oltre ai ministri dell'Economia del passato, da Tremonti a Grilli fino a Saccomanni e, ultima richiesta di un isterico Matteo Orfini, anche Mario Monti. Questo, oltre a Visco, Vegas e Padoan, già calendarizzati a Palazzo San Macuto prima di Natale: dormiranno lì? Sacchi a pelo per tutti? Oppure questa gara alla sovrabbondanza serve soltanto a intasare i lavori e mandarli in tilt, così saranno tutti contenti? 
Perché si sa, avendo i tempi contingentati, c'è il duplice rischio: pochi minuti per un argomento così complesso o, addirittura, qualcuno che rimane fuori. Quindi, c'è il rischio del colpo di spugna. Ma non basta. Renato Brunetta, vice-presidente della Commissione, ha polemizzato con il Mef riguardo i documenti relativi ai cosiddetti "derivati di Stato", a suo modo di vedere non ancora giunti. Et voilà, ieri pomeriggio lo stesso ministero comunicava l'invio. Ormai è guerra per bande, volano gli stracci: «Nel 2011 fu golpe e sapremo la verità», ha tuonato lo stesso capogruppo di Forza Italia. Era forse questo il mandato statutario della Commissione? 
E sapete cosa succede alla Bce, sancta sanctorum del sistema bancario, mentre a Roma giocano alla campagna elettorale sulla pelle (e sui soldi) dei truffati? Qualcuno avanza dubbi. Pesanti. Il nome che è meglio che vi stampiate in testa, perché potreste sentirne parlare a breve, è Steinhoff International Holdings NV, sconosciuta in Italia ma molto nota altrove in Europa. Si tratta di un conglomerato retail che controlla Conforama in Francia, Mattress Firm negli Usa e Poundland nel Regno Unito. Bene, mercoledì il Ceo del gruppo si è dimesso senza preavviso a seguito di irregolarità legate all'accountability, mentre il board ha annunciato un ritardo indefinito nella prospettazione dei risultati finanziari del gruppo, citando un'inchiesta fiscale tedesca risalente al 2015. Insomma, guai per un gruppo con le radici in Sud Africa ma rapidamente espansosi in Australia, Europa e Stati Uniti. 
Direte voi, cosa c'entra tutto questo con la Bce? Un attimo e ci arrivo. Mercoledì, a seguito delle novità, il titolo della Steinhoff ha perso un sobrio 72% alla Borsa di Francoforte, bruciando qualcosa come 7 miliardi di euro di valore, prima di chiudere su dai minimi di giornata a -64% e 1,08 euro per azione: nel dicembre 2015, quando debuttò al Dax, l'azione quotava 5,075 euro. Ma più che il titolo azionario, è il bond di Steinhoff a preoccupare. Per l'esattezza, 800 milioni di unsecured bonds con scadenza 2025 crollati di 41 centesimi sull'euro, a 42 centesimi, prima di rimbalzare modestamente. A fare sensazione è il fatto che quei bond furono emessi solo sei mesi fa, a inizio luglio e avevano un investment grade di Baa3 garantito da Moody's. 

E sapete chi ha acquistato quei bonds, di cui si parla tanto nelle sale trading e non certo con toni ottimistici o entusiastici? Ve lo dice il grafico qui sotto: proprio la Bce. E in gran quantità, stando ai numeri non smentiti resi noti da Ubs. Numeri non confermati nel controvalore da un funzionario dell'Eurotower mercoledì a Bloomberg: «Ne deteniamo alcuni», la risposta. Sono molti, invece. Ma non spaventi la perdita potenziale, non è certo questo il problema. Primo, la Bce avrebbe comprato i bonds a luglio, proprio nel corso dell'emissione. Secondo, l'acquisto sarebbe avvenuto bypassando il mercato secondario e direttamente da Steinhoff: insomma, monetizzazione senza backdoor. Quindi, abbiamo la certezza che le tremebonde obbligazioni del conglomerato retail fanno parte dei 129 miliardi di euro di controvalore di bond corporate acquistati finora dalla Bce, ricordando che la nuova fase di operatività - quella sull'obbligazionario privato - è partita soltanto nel giugno 2016. 
Insomma, si è acquistato con il badile per cercare di sostenere e implementare l'economia reale dell'eurozona. Ed ecco la nota di discrimine. Statutariamente, la Bce non poteva acquistare bond senza investment grade, ma il problema del rating è stato bellamente bypassato, visto che una sola agenzia o un solo notch di conferma sono stati sufficienti a garantire acquisti con il badile di carta di aziende di fatto decotte. Resta però un problema, legato a doppio filo all'annuncio stesso, nel marzo 2016, del programma di acquisto corporate denominato Cspp: cosa accadrà ai bond comprati e messi a bilancio dalla Bce, se o quando questi subiranno un downgrade a livello junk, ovvero non monetizzabile e contabilizzabile a bilancio dall'Eurotower? 
Lo scopriremo a breve, visto che questo pare il destino cui sta per andare incontro Steinhoff con la sua carta a scadenza 2025. Non c'è obbligo di vendita, ma c'è dell'altro: se Steinhoff andrà in bancarotta, il suo debito diventerà equitized? Ovvero, la Bce dovrà comprare equity della nuova Steinhoff che nascerà dalla riorganizzazione, qualcosa che l'Eurotower non ha affatto mandato statutario e politico per fare? Moody's ha fatto capire che il rating Baa3 non durerà ancora per molto, poi si scenderà al livello "spazzatura". A quel punto, la Bundesbank non chiederà conto di nulla, a vostro modo di vedere? Soprattutto alla luce di quanto evidenziato in questo grafico: stando a dati di venerdì scorso, la Bce ha a bilancio il corrispettivo del 40% del Pil europeo. E cosa mantiene spread e rendimenti bassi nell'eurozona? Proprio la credibilità e lo scudo della Bce. E quando scoppierà la mina antiuomo Steinhoff, cosa succederà? Effetto domino? 
Sempre Ubs, attraverso questi grafici ci dice che in base al breakdown di rating degli acquisti, nel bilancio della Bce gravano 26 cosiddette fallen angels, aziende i cui bond sono ormai equivalenti a "spazzatura" - rating BB+ o meno - per un ammontare di 18 miliardi di euro di debito nozionale. Il tutto, nel silenzio generale. Ma un silenzio che non durerà ancora molto, posso garantirvelo. Perché il mandato di Draghi si accorcia e le dinamiche all'interno dell'eurozona stanno mutando rapidamente. Molto rapidamente. 
Qualcuno dica a Orfini e ai suoi sodali che questa potenziale bomba innescata potrebbe scoppiare in primavera, magari pre-annunciata da tremori in contemporanea con il voto: far volare gli stracci in sede di Commissione, gettando al vento il residuo di credibilità di istituzioni come Bankitalia o degli istituti di credito, significa spararsi su un piede per quattro voti o l'onore di Maria Elena Boschi. Si fidi, non ne vale la pena. Qui ci si fa male davvero. 
Fonte: qui