9 dicembre forconi: Michele Zagaria
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sabato 2 febbraio 2019

LE IMMAGINI DEL BUNKER DOVE SI NASCONDEVA MICHELE ZAGARIA

POCHISSIMA LUCE, ARIA RAZIONATA, VIDEOSORVEGLIANZA E SPAZI STRETTISSIMI

PER SFUGGIRE ALLE MANETTE L’UNICA POSSIBILITÀ ERA RESTARE NEL FEUDO DI CASAPESENNA, MA SOTTOTERRA 

ECCO COME VIVEVA L’UOMO PIÙ POTENTE (E RICCO) DEL CLAN DEI CASALESI

DENTRO IL BUNKER DI MICHELE ZAGARIA A CASAPESENNA

 



Giampiero de Luca per www.lastampa.it
(montaggio di Ugo Leo)

il bunker dove si nascondeva michele zagaria 1IL BUNKER DOVE SI NASCONDEVA MICHELE ZAGARIA
In questo bunker ci ha vissuto a lungo Michele Zagaria, il camorrista che tutti conoscevano come Capa Storta. Ha passato in latitanza poco più di 16 anni e questo è stato uno dei suoi nascondigli. Ci potevano entrare solo i parenti stretti, i fedelissimi, e lo hanno visto solo i poliziotti che hanno catturato il fantasma. Ci entriamo per la prima volta.

arresto di michele zagaria 3ARRESTO DI MICHELE ZAGARIA
Queste sono immagini in esclusiva per La Stampa. Siamo in via Cristoforo Colombo, a Casapesenna, paese della provincia casertana. Il fortino dell’ex primula rossa del clan dei Casalesi era stato ricavato sottoterra, tra le fondamenta di grandi ville: muri alti e insuperabili cancellate che impedivano a chiunque di vedere tutto ciò che accadeva all’interno. Al boss che viveva qua sotto di certo non mancavano i comfort, ma gli spazi strettissimi rendevano il bunker un specie di trappola per topi. Pochissima luce e aria razionata.

il bunker dove si nascondeva michele zagaria 2IL BUNKER DOVE SI NASCONDEVA MICHELE ZAGARIA
Vita dura per sfuggire alle manette, ma questa era l’unica possibilità, di restare in quel territorio considerato feudo e mantenere l’egemonia sul clan e sugli affari. Questa era una delle ville impenetrabili: difficile anche per la polizia verificare la presenza di uno dei nascondigli del latitante. Per scoprire questo bunker è stata necessaria un’intricata e minuziosa indagine, quasi un’operazione di spionaggio. Zagaria era proprio qui. Era considerato il “re del cemento” per la capacità di infiltrazione negli apparati pubblici e non, i suoi interessi sono partiti dalla Campania per arrivare in Lazio, Toscana, Umbria, Abruzzo, Lombardia ed Emilia Romagna.

arresto di michele zagaria 6ARRESTO DI MICHELE ZAGARIA
Dai suoi covi, il boss dei Casalesi gestiva e pianificava i suoi affari illeciti, manteneva i contatti con i sodali e gli affiliati al clan. Viveva sotto terra, in questo bunker, ma poteva vedere cosa accadeva all’esterno. Non solo nel vialetto davanti all’abitazione, ma in tutto il paese. Grazie a un sofisticato sistema di videosorveglianza clandestino, realizzando cablando la rete “legale” che gli consentiva di vedere cosa accadeva ovunque ci fosse telecamera. Da questo fortino sotto terra, realizzato da costruttori compiacenti e fedeli, Zagaria usciva raramente.
arresto di michele zagaria 2ARRESTO DI MICHELE ZAGARIA




Ma in quelle poche occasioni, erano sempre i suoi fedelissimi a occuparsi di andare a prendere il ’capo’ e di accompagnarlo ovunque volesse. Ben nascosto all’interno di vani invisibili realizzati nel portabagagli di auto, spesso di grossa cilindrata. Nel dicembre del 2011 la fuga di Michele Zagaria è finita e da quel giorno Capastorta è finito al carcere duro, al 41bis, per scontare tre condanne all’ergastolo.

Fonte: qui

venerdì 15 dicembre 2017

CLAN ZAGARIA – IN MANETTE SORELLA E COGNATE DEL BOSS DEI CASALESI

L’ACCUSA E’ DI RICETTAZIONE AGGRAVATA 
GESTIVANO GLI STIPENDI DEGLI “AFFILIATI” AL CLAN 
LE DONNE INTERCETTATE NELLA CHAT GRAZIE A UN VIRUS INFORMATICO INOCULATO NEI LORO TELEFONINI
Nino Femiani per “il Giorno-La Nazione-il Resto del Carlino” - www.quotidiano.net

donne clan zagariaDONNE CLAN ZAGARIA
UNA 'CUPOLA ROSA' controlla quello che resta del clan Zagaria. Le sorelle del boss Michele 'capastorta' Zagaria, Gesualda e Beatrice, gestiscono la cassa e pagano la 'mesata' ad affiliati e familiari. Le cognate - Francesca Linetti, moglie di Pasquale, Patrizia Martino, compagna di Antonio, Tiziana Piccolo, moglie di Carmine -, sono anche esse sul libro paga del clan e ricevono uno 'stipendio' di 2.500 al mese, ma si lamentano per il 'braccino corto' delle cognate che non consentirebbe a loro di vivere più agiatamente.

È uno spaccato di vita criminale e familiare, quello che viene fuori dalle 200 pagine con cui la gip Federica Colucci ordina la custodia in carcere di Beatrice, Francesca, Patrizia e Tiziana, gravemente indiziate del delitto di ricettazione aggravata perché destinatarie di rendite del clan casalese. La precedente 'contabile', Gesualda Zagaria, invece, era stata arrestata nell' ottobre 2015 e condannata a maggio 2017, con la stessa accusa, a due anni e due mesi di carcere.

D' altra parte 'capastorta' ha sempre considerato le sorelle come la naturale estensione del suo comando. Così, finita in galera Gesualda, era toccato a Beatrice tirare le redini del clan, almeno dal punto di vista finanziario (per questo è l' unica delle quattro arrestate a dover rispondere anche di associazione camorristica). Beatrice è considerata dai magistrati della Dda, la grande organizzatrice delle attività residue della fazione dei Casalesi governata per decenni dal fratello, arrestato il 7 dicembre 2011 in un bunker a Casapesenna.

È lei che amministra il fiume di denaro che serve a pagare 'stipendi' alle cognate che non hanno mai lavorato, a inviare contante ai fratelli in carcere (135 mila euro dal 2011 a oggi) per consentire a loro di mantenere un tenore di vita consono al loro lignaggio, a pagare mensili e tredicesime agli affiliati, a sborsare gli onorari per gli avvocati.

donne clan zagariaDONNE CLAN ZAGARIA
MA LA CONTABILITÀ, prima di Gesualda poi di Bea, non piace alle tre cognate che se ne lamentano continuamente nelle chat intercettate grazie a un virus informatico inoculato nei loro telefonini.

GLI ASCOLTI fanno capire come i rapporti tra le cinque donne fossero a fior di pelle. In un colloquio intercettato nel maggio 2015 in carcere con il marito Carmine (libero dopo sei anni di carcere e sorvegliato speciale), la Piccolo se la prende con la cognata. «I bambini a Pasqua non si dovevano vestire?», riferendosi al fatto che Gesualda non aveva provveduto a comprare gli abiti. «Qua ognuno pensa ai fatti suoi», aggiunge arrabbiata. Anche Patrizia Martino, convivente di Antonio Zagaria, in un colloquio dell' agosto 2015, sbotta: «Io ho 52 anni e mi sono scocciata di chiedere l' elemosina. Siamo al 26 e io devo ancora pagare il fitto al Tribunale».

'Capastorta' non assiste impassibile agli alterchi e agli animosi contrasti tra le donne della sua famiglia. Quando si trova di fronte, nel carcere di Opera, la cognata Tiziana e le due sorelle, l' investe con la sua rabbia, minacciando di pentirsi: "«Nella mia coscienza, mi sono pentito, però mi potevo pentire pure in altro modo. E se mi pento in un' altra maniera tu, tu e tu, fra sei mesi, andate a lavare le scale».
MICHELE ZAGARIAMICHELE ZAGARIA
Solo una minaccia per rimetterle in riga o anche il segnale del profondo disagio che il padrino casalese sta vivendo in carcere? Interrogativi che condiscono di mistero l' interminabile saga di 'capastorta'.

Fonte: qui

giovedì 7 dicembre 2017

E LO STATO DOV’E’? - IL SINDACO DI CASAPESENNA, IL PAESE DEL BOSS DEI CASALESI MICHELE ZAGARIA, COSTRETTO A DIMETTERSI

L’UOMO, CHE DA TRE ANNI VIVE SOTTO SCORTA, HA DECISO DI LASCIARE DOPO CHE IL FRATELLO E’ STATO FERMATO DA TRE UOMINI ARMATI E INCAPPUCCIATI CHE…

Marcello De RosaMARCELLO DE ROSA

Casertano, sindaco lascia per minacce Marcello De Rosa (Pd), dal 2014 sindaco di Casape-senna (Caserta), il paese del boss dei Casalesi Michele Zagaria, si è dimesso. La decisione di De Rosa, che da tre anni vive sotto scorta per una rapina subita in casa, arriva qualche giorno dopo l' aggressione denunciata dal fratello Luigi: è stato fermato da tre uomini incappucciati e armati che lo hanno minacciato intimandogli di convincere Marcello a lasciare la carica. «Non ho paura del clan - ha detto quest' ultimo - ma non posso mettere in pericolo l' incolumità dei miei familiari».

5 Dicembre 2017

Fonte: qui