9 dicembre forconi: surplus commerciale
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mercoledì 28 novembre 2018

PERCHÉ LA COMMISSIONE EUROPEA NON APRE UNA PROCEDURA PER SQUILIBRIO MACRO ECONOMICO CONTRO LA GERMANIA? LA RISPOSTA STA NEI TRATTATI: L’ECCESSO DI SURPLUS, A DIFFERENZA DI DEFICIT E DEBITO, NON È SANZIONABILE FORMALMENTE.


L’ATTIVO DELLE PARTITE CORRENTI TEDESCHE SUPERA LA SOGLIA OLTRE CUI SI PARLA DI SQUILIBRIO, MA…

Beda Romano per www.ilsole24ore.com

CONTE JUNCKERCONTE JUNCKER
L'attesa decisione della Commissione europea di raccomandare ai paesi membri l'apertura di una procedura per debito eccessivo contro l'Italia ha scatenato non pochi commenti. Alcuni si chiedono come mai altri paesi con debiti elevati non abbiano subito questa stessa scelta. Altri si interrogano sulle ragioni per cui la Germania, le cui partite correnti sono in forte surplus, non sia oggetto di una procedura per squilibrio macroeconomico.

Deficit e debito: regole scolpite nei Trattati
MERKEL JUNCKER1MERKEL JUNCKER
In realtà, il caso italiano sul fronte debitorio e il caso tedesco sul versante economico non possono essere messi sullo stesso piano. In questo caso la parola procedura è fuorviante. Al deficit e al debito è stato riservato molto spazio nei Trattati. Le stesse procedure per debito e deficit eccessivi sono spiegate comma per comma nell'articolo 126. D'altro canto, l'unione monetaria è una confederazione di stati sovrani. Mantenere un deficit sotto al 3% del PIL e un debito che si muove gradualmente verso il 60% del PIL è un impegno giuridico, oltre che politico, per garantire la stabilità dell'euro.

Gli squilibri economici non sono inseriti nei Trattati
Viceversa, la procedura per squilibrio eccessivo non è inserita nei Trattati. È nata grazie a un regolamento nel 2011 sulla scia della crisi finanziaria del 2007 quando scoppiò la bolla borsistica e alcune grandi banche europee rischiarono il fallimento, mettendo in crisi interi paesi. L'obiettivo della procedura, che può prevedere in ultima analisi sanzioni, è di evitare che emergano gravi e pericolosi squilibri nella zona euro. Il regolamento ha individuato 14 indicatori con i quali capire attraverso una analisi generale se vi sia o meno il rischio di squilibrio macroeconomico.

Gli squilibri macro sono 14 e vengono considerati nel complesso
Accanto ad ogni indicatore, da considerare insieme e non singolarmente, sono stati inserite soglie con le quali interpretare gli eventuali rischi. Tra gli indicatori, vi è quello delle partite correnti. Secondo il regolamento comunitario, in questo caso la soglia indicativa di un possibile squilibrio è del 6% del PIL in caso di surplus e del 4% del PIL in caso di deficit. La Germania registrava nel 2017 un attivo delle partite correnti, pari al 7,8% del PIL, ben superiore quindi alla soglia 6% del PIL (ma in calo dall'8,3% dell'anno precedente).

Non confondere violazione delle regole con valutazione dei rischi
conte juncker 2CONTE JUNCKER 
Alcuni commentatori in Italia sostengono che per questo motivo la Germania dovrebbe essere oggetto di una procedura per squilibrio eccessivo. Alla luce dell'attesa procedura contro il governo Conte per debito eccessivo, l'accusa implicita è che la Commissione europea sia di parte e stia usando due pesi e due misure nei confronti dei due paesi. In realtà, si stanno mescolando pere e mele.

merkelMERKEL






I criteri di Maastricht relativi al deficit e al debito (3% e 60%) sono obiettivi vincolanti. Il loro superamento si traduce nella violazione di una regola inserita nei Trattati. Invece, i parametri previsti nella procedura per squilibrio eccessivo (-4/+6% del PIL, nel caso dell'indicatore relativo alle partite correnti) sono un semplice termine di raffronto, una soglia con la quale fare una valutazione dei rischi, insieme ad altre 13 lancette. L'attivo delle partite correnti tedesche è altissimo, e forse anche politicamente criticabile, ma non si traduce nella violazione di una regola; riflette solo un potenziale rischio, che comunque deve essere interpretato insieme ad altri indicatori.

Debito più rischioso del surplus
deutsche bankDEUTSCHE BANK
Proprio a questo riguardo e sempre a proposito della procedura per squilibrio macroeconomico, è da ricordare che secondo Bruxelles la Germania è un paese in una situazione di squilibrio macroeconomico; mentre l'Italia è insieme a Cipro e Croazia in una situazione di squilibrio macroeconomico eccessivo. Evidentemente, a torto o a ragione, la Commissione ritiene che l'alto debito pubblico italiano, sommato a una bassa produttività, sia più pericoloso dell'elevato attivo delle partite correnti tedesco.

Fonte: qui

giovedì 7 giugno 2018

Crescita economica, i rischi della guerra commerciale iniziano a farsi sentire


TRUMP

Il contrasto tra gli Stati Uniti e la Cina potrebbe nuocere alla crescita economica globale.

La crescita del prodotto interno lordo (PILglobale potrebbe subire un effetto negativo dell'1% se le minacce tariffarie si trasformeranno in una guerra commerciale vera e propria, riportano le ultime previsioni del capo economista di S & P Global.
Insomma, gli effetti potrebbero non condurre a una recessione globale, ma “si potrebbe immaginare uno scenario in cui anziché una crescita globale, abbiamo una situazione in cui Stati Uniti, Europa e Cina rallentano tutte allo stesso tempo” – ha dichiarato Paul Gruenwald, chief economist presso la società di analisi S & P Global.
Ricordiamo che la crescita globale nel 2017 è stata del 3,7 percento ed è prevista al 3,8 percento quest'anno e al 3,9 percento nel 2019, stando ai dati dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Si tratta di una velocità molto vicina a quella di “crociera” del 4 percento, raggiunta prima della crisi finanziaria, e che ha richiesto circa un decennio per essere ripresa.
Sia l'OCSE che il Fondo monetario internazionale hanno diffuso alcune previsioni che esprimono fiducia nella crescita globale, pur evidenziando come una guerra commerciale sia un grave rischio al ribasso per le loro prospettive generalmente positive. E S & P non è certo l’unico istituto a lanciare l’allarme: secondo le simulazioni della Banca centrale europea, infatti, la crescita globale potrebbe contrarsi fino all'1% nel primo anno post-cambiamenti tariffari e il commercio mondiale di merci potrebbe contrarsi fino al 3 percento.

Stati Uniti – Cina: da loro dipende il destino della crescita globale

Le tensioni tra le due maggiori economie del mondo sono aumentate in modo non irrilevante quando il presidente Donald Trump ha minacciato dazi doganali fino a 150 miliardi di dollari sulle merci cinesi, citando l’esistenza di pratiche commerciali scorrette da parte di Pechino e un ampio deficit commerciale degli Stati Uniti.
La Cina ha a sua volta minacciato di rispondere sollevando dazi su 50 miliardi di dollari di beni provenienti dagli Stati Uniti, e al momento le due parti sono in trattative che – però - finora non hanno raggiunto conclusioni importanti.
In particolare, la Cina sta lavorando per capire come restringere il suo surplus commerciale con gli Stati Uniti - che ha raggiunto il record di 375,2 miliardi di dollari nel 2017 - aumentando gli acquisti di beni americani, in particolare nei settori dell'energia e dell'agricoltura. Ma ogni tentativo di progresso è stato messo in pericolo martedì scorso, quando la Casa Bianca ha rinnovato la minaccia di imporre il 25% di dazi su prodotti high-tech cinesi per 50 miliardi di dollari rispetto a quella che ha definito come una pratica cinese di “rubare o copiare la tecnologia delle compagnie straniere”.
La Cina ha avvertito durante il fine settimana che qualsiasi accordo raggiunto durante questi incontri non sarebbe andato avanti e sarebbero state prese misure di ritorsione se Washington avesse proseguito nel suo percorso tariffario.

I mercati? Per il momento nessuna paura

È tuttavia piuttosto interessante notare come al momento i mercati non abbiano reagito in modo drammatico alle notizie del weekend e a quelle dei giorni precedenti. Tanto da far pensare che, in fondo, Wall Street si è abituata al “particolare” stile di negoziazione di Trump.
Gruenwald ha sottolineato che l’impatto commerciale potrebbe essere in realtà piuttosto piccolo, ma ammonito sugli effetti derivati di medio termine. Insomma, mentre le prospettive di S & P sono ancora positive e sostenute da solidi fondamentali di mercato, le crepe sembrano apparire un po’ più visibilmente di prima. La crescente minaccia di una guerra commerciale, che vedrebbe gli altri Paesi al di fuori degli Stati Uniti e della Cina sollevare barriere al commercio globale, potrebbe gettare qualche nube in un contesto di faticosa ripresa.
Fonte: qui