9 dicembre forconi: salva-Roma
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mercoledì 24 aprile 2019

IL GOVERNO NON È MAI STATO COSÌ VICINO ALLA FINE: NEL DL CRESCITA NON C'È IL SALVA-ROMA, DI MAIO SI PRESENTA CON DUE ORE DI RITARDO PER ANDARE DA FLORIS E SALVINI NE APPROFITTA PER CONVINCERE CONTE A STRALCIARE IL PROVVEDIMENTO

IL PREMIER FURIOSO CON LUIGINO: “CI FAI CADERE PER DUE VOTI?” 

E RIMPROVERA MATTEO: “COSÌ CI FAI FARE LA FIGURA DEI PASSACARTE” 

MA IL MINISTRO DELL’INTERNO NON NE PUÒ PIÙ DEI GRILLINI: "IL 27 MAGGIO, COMUNQUE VADA, METTIAMO FINE A QUESTA STORIA”



CONTE FURIOSO CON DI MAIO: «CI FAI CADERE PER DUE VOTI?»
Adalberto Signore per “il Giornale”

GIOVANNI FLORIS INFORMA LUIGI DI MAIO DEL CASINO AL CDMGIOVANNI FLORIS INFORMA LUIGI DI MAIO DEL CASINO AL CDM
«Luigi, non c' è alcuna alternativa. A meno che tu non voglia far cadere tutto per questa storia. Ma davvero vuoi sacrificare tutti noi solo per rincorrere due punti in più nei sondaggi?». Ieri il ciglio del burrone è stato così vicino che persino Giuseppe Conte ha finalmente deciso di vestire gli abiti del premier e ha alzato il telefono per cercare di riportare Di Maio a più miti consigli.

Dopo giorni di mediazioni fallite, di rimpalli di responsabilità e di ipotesi su come provare a gestire un Consiglio dei ministri dal quale inevitabilmente uno dei due alleati di governo sarebbe uscito sconfitto, Conte ha deciso di tentare l' ultima carta quando sul Blog delle Stelle è apparsa una vera e propria requisitoria in quattro punti su Armando Siri, il sottosegretario della Lega indagato per corruzione.

MATTEO SALVINIMATTEO SALVINI
Una scelta «scellerata», secondo il presidente del Consiglio. Un vero e proprio «atto di guerra» a solo poche ore dal Consiglio dei ministri che avrebbe dovuto dare il via libera al Decreto Crescita con la cosiddetta norma «salva-Roma» (o «salva-Raggi», come la chiamano i leghisti).

Chi ha avuto occasione di sentirlo racconta di un Conte molto irritato, ormai convinto che Di Maio sia pronto a sacrificare anche lui pur di tirare la volata al M5s in vista delle Europee del 26 maggio.

Altrimenti, è il senso del ragionamento del premier, avrebbe evitato quello che Matteo Salvini non poteva non vivere come un atto ostile. Invece è su Siri che il M5s continua a battere, nel tentativo di «sporcare» la leadership legalitaria che Salvini si è sapientemente costruito in questi anni. Non è un caso che la potente comunicazione dei Cinque stelle insista molto sui possibili legami tra l' inchiesta che coinvolge Siri e la mafia.

matteo salvini mitraMATTEO SALVINI MITRA
Per il ministro dell' Interno una vera e propria onta. Uno scontro ormai all' arma bianca. Ultimo atto di una giornata trascorsa all' insegna di chi la spara più grossa. Divisi su come trascorrere il 25 aprile, su fronti opposti sulla gestione del debito di Roma, distanti anni luce sulla gestione della vicenda Siri e in guerra pure sull' eventualità di migliaia di sbarchi dalla Libia, tra Di Maio e Salvini ormai c' è la totale incomunicabilità.

MATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO COME BUD SPENCER E TERENCE HILLMATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO COME BUD SPENCER E TERENCE HILL
I due non si parlano neanche e Conte è costretto a tentare disperate mediazioni. Come ieri, quando non sono riusciti neanche a mettersi d' accordo su cosa discutere e quando tenere il Consiglio dei ministri, prima convocato per le 18, poi rimandato alle 19 e infine iniziato alle 20. Ma prolungatosi fino a tarda sera, perché Di Maio ci ripensa.

MATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO INNAMORATIMATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO INNAMORATI





Prima annuncia che non ci sarà, perché impegnato in un improrogabile impegno (cioè la registrazione di Di martedì su La7), poi cambia idea e si precipita a Palazzo Chigi che sono le nove passate. In mezzo, non un dettaglio, Salvini scende in piazza Colonna e annuncia trionfante lo stralcio del cosiddetto «salva-Roma». «Decisione concordata con Conte e con chi c' era», dice ai giornalisti il ministro dell' Interno. Non a caso, in Consiglio dei ministri sono presenti tutti gli esponenti della Lega e solo Barbara Lezzi, Elisabetta Trenta e Alberto Bonisoli per il M5s.

In verità, pare che più che «concordata» la decisione sia stata «annunciata» da Salvini.
Che preso atto della defezione di Di Maio sarebbe letteralmente sbottato per poi lasciare il Consiglio dei ministri e andare ad incontrare i cronisti. Una decisione che Conte, allo stesso modo degli affondi di Di Maio, non avrebbe affatto gradito. «Una buffonata», si sarebbe lasciato scappare il premier.
MATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO BY LUGHINOMATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO BY LUGHINO

Come tutta la giornata di ieri. Con il M5s che smentisce categoricamente Salvini, giura che il Consiglio dei ministri non ha discusso né il Decreto Crescita né il «salva Roma», e Di Maio che si presenta a Palazzo Chigi per riaprire il confronto. Un braccio di ferro permanente. E di cui oggi parleranno tutti i giornali.

Che Eurostat ieri abbia certificato che quasi un quarto del debito pubblico dell' area euro è targato Italia - 2.320 miliardi su 9.860 - finirà nascosto nelle pagine interne. Ma su questo dettaglio Di Maio e Salvini ieri non hanno proprio avuto il tempo di confrontarsi.
ARMANDO SIRI MATTEO SALVINIARMANDO SIRI MATTEO SALVINI

LE URLA DI CONTE E L' IRA DEL CARROCCIO " INUTILE ANDARE AVANTI DOPO LE EUROPEE"
Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”

Matteo Salvini torna al primo piano di Palazzo Chigi. In piazza Colonna ha appena annunciato a una selva di giornalisti che il "salva Roma" non esiste più. Giuseppe Conte lo blocca prima di entrare in consiglio dei ministri. «Perché l' hai fatto? Basta pagliacciate. Come ti viene in mente di farci fare la figura dei passacarte!». È livido, il premier.

Poco prima aveva voltato le spalle a Luigi Di Maio, accettando in una riunione a tre con Salvini e Giancarlo Giorgetti lo stralcio imposto dal Carroccio. È l' unico modo per salvare - forse - il decreto crescita ed evitare la crisi a trentatre giorni dalle Europee.

ARMANDO SIRIARMANDO SIRI
Adesso però capisce che l' effetto di quella sceneggiata sarà devastante. E infatti, Di Maio legge le agenzie del collega vicepremier, chiude in fretta la registrazione a "Di Martedì" e punta il muso della sua berlina verso la sede del governo. Dal quel momento saranno urla, insulti, minacce di fine mondo. L' ultima la pronuncia il ministro dell' Interno, ma è contenuta in un messaggio inviato ad alcuni ras del partito dopo le 22. «Non possiamo andare avanti con questi qua - è il senso - Il 27 maggio, comunque vada, mettiamo fine a questa storia».

Impossibile capirci qualcosa senza riavvolgere il nastro a cinque ore prima. L' orologio di Giuseppe Conte segna le 17. Con due telefonate in rapida sequenza si decide il tramonto triste e litigioso del governo populista.

virginia raggi luigi di maioVIRGINIA RAGGI LUIGI DI MAIO
«Se il Movimento insiste con la norma "salva Roma" - gli dice Matteo Salvini - io mi presento con tutti i ministri della Lega e voto contro». La seconda chiamata è diretta a Luigi Di Maio: «Non c' è alternativa, vuoi fare cadere tutto per questa storia? Sacrifichi tutto per rincorrere due punti nei sondaggi?». Il presidente del Consiglio sceglie di frenare il decreto per mettere al riparo il governo. Ma è come acqua fresca per curare l' influenza.

Quando Salvini si presenta a Palazzo Chigi per il consiglio dei ministri, Di Maio è lontano.
Furibondo. Deciso a far disertare assieme alla gran parte dei suoi ministri la riunione. Manda soltanto Barbara Lezzi, alla quale si aggiungeranno Elisabetta Trenta e Alberto Bonisoli. Il copione di quel che accade da questo momento in avanti è surreale. Anzi, crepuscolare. Il segretario leghista torna dallo strappo in piazza come se nulla fosse. La ministra per il Sud sale sulle barricate. È quello che le ha chiesto Di Maio, tenere alta la tensione finché non sarà conclusa la registrazione televisiva a cui ha preferito la riunione di governo. La grillina non si fa pregare. «Non accettiamo ricatti, vuoi far pagare a Roma i tuoi problemi politici!».
RAGGI DI MAIORAGGI DI MAIO

Salvini replica sprezzante. Conte osserva il disfacimento del suo esecutivo. «Serve una soluzione, gli italiani ci guardano». Alle 21 irrompe nella sala Di Maio. I due vice si rinfacciano gli scandali che hanno coinvolto la Lega e quelli che affliggono il Comune di Roma a guida pentastellata. «Per un tuo capriccio - attacca Di Maio penalizzi i romani. Ti comporti in modo allucinante. Mi accoltelli alle spalle, ma andrai a sbattere». «Continua così - replica Salvini parla quanto ti pare, ma tanto questa norma, così com' è, non passerà mai».

GIUSEPPE CONTE E LA PRONUNCIA SBAGLIATA DI ALBERT EINSTEINGIUSEPPE CONTE E LA PRONUNCIA SBAGLIATA DI ALBERT EINSTEIN
Nel cestino finisce l' ultimo tentativo di mediazione, una dichiarazione d' intenti da affiancare al "salva Roma", una promessa di allargare la platea dei comuni interessati durante il passaggio parlamentare. «Voteremmo comunque contro», è l' ultima parola di Salvini. Nella notte allora diventa inevitabile uno stralcio pasticciato.

Nell' aria resta la sensazione di una fine imminente. Per il segretario della Lega non si può più andare avanti. Dopo le Europee, se tutto non precipiterà addirittura prima, è pronto a dare retta ai suoi falchi, ormai la stragrande maggioranza del gruppo dirigente. «L' ho detto anche a Conte, se non esercita il suo ruolo è ovvio che salti tutto». Proprio Conte sembra il primo ad essere piegato dagli eventi.
GIUSEPPE CONTE AL VINITALYGIUSEPPE CONTE AL VINITALY

Considera devastante per gli equilibri di governo la strategia di comunicazione imposta dallo staff di Di Maio nelle ultime settimane. «Lo capisci che non possiamo farcela, se non abbassi i toni? », l' aveva pregato prima di Pasqua. Adesso, però, non gli resta che sostenerlo, fino alla fine. Resta una variabile. E risponde al nome di Siri. Di Maio è convinto che la storia colpirà e affonderà il Carroccio. Non ne fa più mistero. Tanto che d' un tratto, verso la fine del consiglio dei ministri, fa calare il gelo quando guarda Salvini e sibila: «Continua così, fai pure. Forse non l' hai capito, ma la tua sarà una vittoria di Pirro...». Fonte: qui

lunedì 22 aprile 2019

DA SALVA-ROMA A SALVA-LAQUALUNQUE: I 5 STELLE BUTTANO IN MEZZO IL DEBITO DI ALTRE GRANDI CITTÀ PER DILUIRE IL FAVORE ALLA RAGGI E FARLO INGOIARE ALLA LEGA.

''SI RISCHIA IL DEFAULT DI CASSA DEPOSITI E PRESTITI'', CHE I GRILLINI HANNO PRESO PER UN SALVADANAIO SENZA FONDI 
MA CONTE MARTEDÌ IN CONSIGLIO DEI MINISTRI PORTERÀ LA MISURA: ''SENNÒ SALTA TUTTO IL DECRETO CRESCITA''
SALVA-ROMA, ALTRE CITTÀ NEL DECRETO MA LA LEGA FA MURO
Lorenzo De Cicco per ''Il Messaggero''

APPENDINO RAGGIAPPENDINO RAGGI
Dal Salva-Roma al Salva-Comuni. Cambiare nome - anzi, titolo - al passaggio del decreto Crescita che da giorni fa traballare il governo pentaleghista, senza toccare il comma che riguarda la Capitale e il fardello del suo debito miliardario, ma aggiungendone altri, di commi. Con una serie di misure per aiutare i grandi Comuni in ambasce contabili. Della serie: non solo Roma. Perché tutti avrebbero la possibilità di rinegoziare i tassi di interesse sui vecchi mutui e, quindi, di ottenere risparmi. Eccola l' ultima carta che il Movimento 5 Stelle è pronto a giocarsi martedì, sul tavolo del Consiglio dei ministri. Ci sta lavorando da giorni il viceministro all' Economia, Laura Castelli, in asse con i maggiorenti del M5S.

LE RIUNIONI CON APPENDINO

Al Mef, la settimana scorsa, è stato aperto un «tavolo permanente» sui debiti delle città metropolitane. Castelli, nei giorni scorsi, ha incontrato il sindaco di Torino, Chiara Appendino, e quello di Catania, Salvo Pogliese, impegnato a fronteggiare il dissesto del capoluogo etneo. E ora sta lavorando a un emendamento che allargherebbe le maglie del Salva-Roma, estendendo alcuni benefici a tutti i grandi Comuni lungo lo Stivale.
salvini raggi 3SALVINI RAGGI

È l' ultima offerta, di fatto, a Salvini e alla Lega, per tenere in vita un provvedimento su cui il M5S non sembra disposto a cedere. Perché è già stato approvato in Cdm due settimane fa - «anche il viceministro leghista Garavaglia si era detto d' accordo, con tanto di e-mail», fanno trapelare ai piani alti del Movimento - e perché altrimenti la gestione commissariale del debito della Capitale, che fa capo al governo, dal 2022 rischierebbe seriamente il crac.

LA FRENATA
Si cerca quindi una mediazione per far digerire il provvedimento al Carroccio, che per ritorsione, dopo il caso Siri, ha messo il veto. Ma dalla squadra leghista del Tesoro, fino a ieri sera, non trapelavano grandi aperture. Anzi. «Il passaggio del Salva-Roma, per noi, è già stralciato. Non va votato nel Cdm di martedì, perché lì si dovrebbero approvare solo le misure su cui siamo tutti d' accordo».

Quanto alla riformulazione in Salva-Comuni, nel partito di Salvini temono che la mossa apra una voragine nei bilanci della Cassa depositi e prestiti. Perché se tutti i Comuni ottenessero una sforbiciata corposa agli interessi, Cdp «avrebbe perdite gigantesche».
Ecco perché il Carroccio, al momento, fa muro.
RAGGI APPENDINORAGGI APPENDINO

PROVA DI FORZA
Se anche quest' ultima trattativa dovesse andare a vuoto, tra i 5 Stelle c' è chi spinge per una prova di forza: «Possiamo sempre andare alla conta in Consiglio dei ministri, dove siamo in maggioranza», ragionava ieri un esponente del governo di segno grillino. Il clima è questo.

Al Salva-Roma tiene, logicamente, Virginia Raggi, che dopo un mese sull' ottovolante tra gli arresti per Tor di Valle e la buriana sull' Ama tra audio e inchieste, vorrebbe incassare un provvedimento-simbolo, che alleggerirebbe le casse del Campidoglio e libererebbe 2,5 miliardi di euro dal 2021. «Chi vuole bloccare questo provvedimento, continua a condurre una campagna elettorale permanente, subordinando l' interesse dei cittadini alla propaganda», attaccava ieri Antonio De Santis, tra gli assessori più vicini alla sindaca.


CONTE VUOLE L' OK MARTEDÌ: IL TESTO SULLA CAPITALE RESTA
giuseppe conte e luigi di maio con la card per il reddito di cittadinanza 1GIUSEPPE CONTE E LUIGI DI MAIO CON LA CARD PER IL REDDITO DI CITTADINANZA
Marco Conti per ''Il Messaggero''


«Resta lì. Se bloccano il decreto crescita e la norma per Roma, che hanno già approvato nel precedente consiglio dei ministri, vuol dire che non passa più nulla e salta tutto». Palazzo Chigi è vuoto, ma la riflessione di uno stretto collaboratore del presidente del Consiglio riflette intenzioni e umori con li quali Giuseppe Conte martedì mattina riprenderà a tessere la tela che dovrebbe tenere ancora una volta uniti M5S e Lega. Lacerata in più parti dalla campagna elettorale dei due partiti, la maggioranza verrà sottoposta dal premier ad un test che ne accerti la sopravvivenza.

LA PROVA
Le norme cosiddette salva-Roma rappresentano quindi la cartina di tornasole di una possibile e residue vitalità di una coalizione che di fatto non esiste più e di rapporti, anche personali, ridotti al lumicino. Ma se al presidente del Consiglio suona strano un ripensamento della Lega rispetto al testo uscito il 4 aprile dal consiglio dei ministri, nel Carroccio si respira aria pesante. Tra velate minacce, dossieraggi, accuse di tramare con il nemico berlusconiano, i rapporti tra i due contraenti il contratto sono pessimi, difficilmente ricomponibili e comunque poco in grado di reggere la prova della manovra di bilancio di fine anno.

raggi, tridico, conteRAGGI, TRIDICO, CONTE
La vicenda giudiziaria che ha coinvolto il sottosegretario Armando Siri, e che per vari e tortuosi collegamenti è arrivata sino a Giancarlo Giorgetti, hanno alzato a livelli mai visti lo scontro. Non solo. La sfida lanciata ieri alla Lega di votare una legge sul conflitto d' interessi ha il tono di una provocazione alla quale ieri Salvini ha preferito non replicare. Il tema è nel programma di governo, ma il modo con il quale Di Maio lo ha rilanciato viene vissuto nella Lega come «l' ennesima sfida». Tra i due duellanti c' è il presidente del Consiglio che martedì intende portare in consiglio dei ministri il decreto crescita con le norme per Roma e per i cosiddetti truffati dalle banche.

ARMANDO SIRI MATTEO SALVINIARMANDO SIRI MATTEO SALVINI
Bloccare il decreto, già varato salvo intese il 4 aprile, significa per Conte mancare di senso di responsabilità visto che le norme in esso contenute impattano anche sul Def e sulla crescita del Paese. Conte va quindi avanti convinto che nè i pentastellati nè il leghisti hanno intenzione di affondare il colpo mandando all' aria il governo. Ipotesi alternative, quale quella caldeggiata da Salvini di allargare la norma oltre ai comuni interessati (Roma, Alessandria, Catania e Torino) per non creare disparità «tra comuni di serie A e B», ha il problema non da poco di impattare troppo sui conti pubblici e su quelli di Cassa Depositi e Prestiti.

Quindi, dopo le valutazioni fatte dai viceministri Castelli e Garavaglia, martedì si torna al punto di partenza con il salva-Roma o il salva-Italia che entrerà in consiglio nella stessa formulazione del 4 aprile. Nulla esclude che i ministri della Lega possano non condividere le norme sulla Capitale astenendosi al momento della votazione.

LA POLTRONA
Ovviamente martedì mattina, quindi prima della riunione del Consiglio dei ministri, Conte cercherà un chiarimento con i suoi due vicepremier rimproverandoli anche per essere andati molto oltre nei toni di una campagna elettorale ormai senza fine.
giancarlo giorgetti laura castelliGIANCARLO GIORGETTI LAURA CASTELLI
All' incontro con il sottosegretario Siri il premier si presenterà per conoscere la versione dell' esponente leghista. Salvo novità, che potrebbero sempre uscire dall' inchiesta, Siri è destinato a rimanere al suo posto. Stavolta saranno i grillini a doverne prendere atto, salvo poi segnare le distanze.

Fonte: qui