9 dicembre forconi: riserve auree
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mercoledì 1 maggio 2019

I Paesi di tutto il mondo stanno portando l'oro a casa

Il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi ha recentemente  annunciato  che alla BCE sarà richiesto di approvare qualsiasi gestione delle riserve auree nei paesi della zona euro. La dichiarazione è stata specificamente indirizzata a due membri italiani.


Perché l'Italia è stata ripresa da Mario Draghi? 
Secondo il Wall Street Journal, i cittadini italiani si stanno preparando a prendere il controllo delle riserve auree italiane. Negli ultimi anni, una moltitudine di piccoli investitori ha perso miliardi di dollari a causa del fallimento di diverse banche italiane. La Banca d'Italia è vista come un'entità elitaria, inefficiente e indifferente ai bisogni della gente comune. Il vice primo ministro Luigi Di Maio sta conducendo l'attacco contro la banca centrale italiana, insieme al "Movimento a 5 stelle" e alla "lega" nazionalista, che incolpano tutti i problemi finanziari del paese all'incompetenza della banca centrale.
Il Movimento a 5 stelle chiede al Parlamento italiano di approvare misure che consentano alle banche private di vendere la loro quota in Banca d'Italia ai prezzi del 1930. Facendo un ulteriore passo avanti, chiedono anche che la proprietà delle 2,451,8 tonnellate d'oro della Banca d'Italia venga rilevata dai cittadini del paese e spesa per politiche populiste. Il valore attuale di queste riserve auree è di $ 102 miliardi.
Se queste leggi fossero approvate, gli investitori sarebbero in grado di vendere oro e di esaurire notevolmente le riserve della banca centrale. Come afferma Giorgia Meloni dei Fratelli d'Italia, "L'oro appartiene agli italiani, non ai banchieri".
I legislatori italiani hanno un'opinione diversa e mettono in guardia contro qualsiasi azione che possa allentare la sovranità delle politiche della banca centrale. Tale espropriazione dell'oro governativo non sarebbe tollerata.
Ma il Movimento a 5 stelle e la Lega sono determinati a restituire la proprietà dell'oro del paese al pubblico. Circa il 60 percento dei legislatori sostiene il movimento, garantendo la legge. C'è anche il brontolio di nazionalizzare completamente la Banca centrale d'Italia.
Nel regno del commercio globale, l'  oro  è diventato un'arma molto potente.
L'Italia non è l'unico paese che abbraccia l'oro.
La Romania ha in programma di rimpatriare le riserve auree attualmente detenute dalla Banca d'Inghilterra. La Romania ha attualmente circa 103,7 tonnellate di oro, del valore di 3,84 miliardi di dollari. Il 65% del metallo giallo viene conservato presso la Banca d'Inghilterra. Secondo una nuova legge, solo il 5% dell'oro del paese può essere conservato all'estero. Il resto sarà rimpatriato. Mentre l'attuale leadership approva il rimpatrio, la Banca nazionale della Romania no. Mugur Isarescu, direttore della banca centrale, insiste che l'oro è per le emergenze economiche e dovrebbe rimanere dov'è.
Un altro paese europeo, la Germania, ha tranquillamente richiamato 674 tonnellate di oro dalla Francia e dalla Federal Reserve statunitense alla sua banca centrale, la Bundesbank. Il novantotto percento dell'oro tedesco è stato immagazzinato all'estero durante l'apice della Guerra Fredda per tenerlo fuori dalla portata della Russia. Con l'indebolimento dell'euro, la Germania vuole l'oro più vicino a casa. La Bundesbank ha ora la metà dell'oro del paese in un deposito sicuro a casa propria.
Seguendo la tendenza a mantenere l'oro vicino a casa, la Banca nazionale d'Ungheria richiamerà 100.000 once d'oro dalla Bank of England. L'Ungheria ha tradizionalmente mantenuto basse le sue riserve auree, con solo 50 tonnellate detenute nel 1989. La crisi finanziaria globale del 2008 ha indotto l'Ungheria a riconsiderare il suo approccio all'oro. Ora, vuole le sue riserve auree a casa per la custodia in caso di crisi geopolitica.
L'oro è visto dalle banche centrali come un modo per mantenere la fiducia finanziaria durante gli sconvolgimenti economici.La mossa delle banche centrali globali di rimpatriare il loro oro potrebbe essere un segnale che una crisi economica potrebbe incombere nel prossimo futuro.

domenica 24 febbraio 2019

Conte: l'oro è e resta di Bankitalia

L'oro di Banca d'Italia non si tocca, resta dov'è e verrà usato come da tradizione. Nessuna intromissione da parte dello Stato. A gettare acqua sul fuoco rispetto alle polemiche delle ultime settimane innescate da una parte della maggioranza di governo e sostenute con forza da Claudio Borghi, presidente della commissione bilancio alla Camera, che aveva già depositato una legge ad hoc, è il premier, Giuseppe Conte.

Questo almeno emerge dalla risposta fornita dal presidente del Consiglio all'interrogazione parlamentare del gruppo di Fratelli d'Italia, nel corso del question time al Senato. "In merito alla questione posta dall'interrogante, segnalo che le riserve auree sono sempre state iscritte all'Attivo della situazione patrimoniale della Banca d'Italia e che tra le operazioni di sua pertinenza sono sempre rientrate l'acquisto e vendita di oro o valute auree", ha replicato Conte.

Il premier ha poi voluto sottolineare che "anche dopo il superamento del gold standard, le banche centrali hanno continuato a possedere riserve auree, al fine di rafforzare la fiducia nella stabilità del sistema finanziario e della moneta e di diversificare il valore delle loro attività di riserva per mantenerne equilibrato il valore. Con il Trattato di Maastricht, per volontà degli Stati contraenti, sono state trasferite in maniera esclusiva all'Unione europea le competenze sovrane in materia di politica monetaria".
Per tale ragione, sostiene il presidente del Consiglio, "la detenzione e la gestione delle riserve valutarie, fra cui quelle auree, rientra ora fra i compiti fondamentali dell'Eurosistema, composto dalla Bce e dalle Banche centrali nazionali degli Stati dell'area dell'euro".
E per rafforzare il concetto, Conte, ha evidenziato come "le riserve auree nelle disponibilità delle Banche centrali nazionali possono essere utilizzate, oltre che per interventi sul mercato dei cambi, anche per adempiere agli impegni nei confronti di organismi finanziari internazionali o per espletare il servizio di debito in valuta del Tesoro. Inoltre, non sembra possibile che le riserve auree possano essere rivendicate dai partecipanti al capitale di Banca d'Italia, i cui diritti patrimoniali sono limitati al valore del capitale e agli utili netti annuali".
Sempre sull'argomento, il premier del governo giallo-verde ha sottolineato che "le Banche centrali nazionali debbono poter esercitare i loro poteri di detenzione e gestione delle riserve in piena indipendenza. Le autorità nazionali, legislative e di governo, sono tenute al rispetto dell'indipendenza della Bce e delle Bcn ai sensi dei Trattati europei sottoscritti dagli Stati contraenti. Sotto il profilo dell'indipendenza istituzionale, le Bcn non possono essere destinatarie di prescrizioni vincolanti per quanto attiene allo svolgimento dei propri compiti istituzionali nelle materie di competenza dell'Eurosistema, anche con riguardo alle riserve valutarie".

In base a tali normative, gli Stati "devono altresì rispettare l'indipendenza finanziaria delle banche centrali, assicurando che esse abbiano sufficienti risorse finanziarie per svolgere i propri compiti. Gli Stati membri hanno deciso infine di vincolarsi al rispetto del divieto di finanziamento monetario. Esso impedisce alle Banche centrali nazionali, a tutela del perseguimento dell'obiettivo di stabilità dei prezzi e del mantenimento della disciplina fiscale, di erogare credito allo Stato e agli altri enti pubblici, incluso il finanziamento degli obblighi del settore pubblico nei confronti dei terzi".

Inoltre, non va sottovalutato il fatto che è stata la stessa Banca Centrale Europea a precisare che "il divieto comprende qualsiasi erogazione finanziaria, anche in assenza di un obbligo di restituzione, al fine di tenere conto della finalità ultima della norma. Il trasferimento non oneroso, o comunque effettuato a prezzi inferiori a quelli di mercato, di attività finanziarie dal bilancio della Banca d'Italia a quello dello Stato rientrerebbe pertanto in tale divieto. Risulta quindi dall'assetto normativo descritto che la proprietà delle riserve auree nazionali è della Banca d'Italia, ente pubblico che svolge le funzioni di banca centrale della Repubblica Italiana. L'utilizzo della riserva aurea rientra tra le finalità istituzionali della Banca, a tutela del valore della moneta".

Così, ha concluso la disamina Conte, "un intervento normativo volto a modificare gli assetti della proprietà aurea della Banca d'Italia, ancorché nell'ambito della discrezionalità politica del legislatore nazionale, andrebbe valutato, sul piano della compatibilità, con i principi basilari che regolano l'ordinamento del Sistema Europeo delle Banche Centrali".

21 Febbraio 2019

Fonte: qui

Non è più il governo che gli italiani hanno votato. E’ il loro.


Tra le rosee  promesse sull’imminente miracolo economico che il governo 5 Stelle sta per donare all’Italia,  a noi travolti dall’ottimismo sul grande  contributo all’occupazione che – grazie all’abolizione dei treni – daranno i risciò,  era sfuggito una frase cruciale:
L’oro di Banca d’Italia non si tocca, resta dov’è e verrà usato come da tradizione. Nessuna intromissione o, peggio, esproprio, da parte dello Stato. 
“Il premier ha  voluto sottolineare che “anche dopo il superamento del gold standard, le banche centrali hanno continuato a possedere riserve auree  […].  Con il Trattato di Maastricht, per volontà degli Stati contraenti, sono state trasferite in maniera esclusiva all’Unione europea le competenze sovrane in materia di politica monetaria”.
Per tale ragione, sostiene il presidente del Consiglio, “la detenzione e la gestione delle riserve valutarie, fra cui quelle auree, rientra ora fra i compiti fondamentali dell’Eurosistema, composto dalla Bce e dalle Banche centrali nazionali degli Stati dell’area dell’euro”.
“…le Banche centrali nazionali debbono poter esercitare i loro poteri di detenzione e gestione delle riserve in piena indipendenza. Le autorità nazionali, legislative e di governo, sono tenute al rispetto dell’indipendenza della Bce e delle Bcn ai sensi dei Trattati europei sottoscritti dagli Stati contraenti. Sotto il profilo dell’indipendenza istituzionale, le Bcn non possono essere destinatarie di prescrizioni vincolanti per quanto attiene allo svolgimento dei propri compiti istituzionali nelle materie di competenza dell’Eurosistema, anche con riguardo alle riserve valutarie”.
Un amico che è nel settore finanziario mi fa notare  cosa  significano queste puntualizzazioni: “Oro fuori dalla disponibilità dello  Stato. Tutte le illusioni di Italexit vanno a p. Il problema è operativo. La tanto amata uscita-lampo è quasi impossibile”..
Oltretutto, quello delle riserve è oro che gli italiani tutti hanno comprato ed accumulato nelle generazioni precedenti – prima del Trattato di Maaastricht.
L’enunciato di Conte è anche una bastonata a Claudio Borghi, che da settimane chiedeva un norma che stabilisse che l’oro della banca centrale appartiene ai cittadini, dunque allo Stato.  Silenzio dei media, anche   del web  “filo-governativo”.
La sola reazione  indignata  pare essere quella dei Fratelli d’Italia,