9 dicembre forconi: malattia
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sabato 14 gennaio 2017

PIZZARDONI FANCAZZISTI – “FURBETTO” IL 12% DEI VIGILI URBANI DI ROMA: CON IL CERTIFICATO MEDICO METTONO LA PALETTA NEL CASSETTO E VANNO DIETRO LA SCRIVANIA

ROMA, IL CASO DEL CAPODANNO 2014: IN 767 NON SI PRESENTARONO AL LAVORO, MA SOLO UNO E’ FINITO SOTTO PROCESSO

Flaminia Savelli per “la Repubblica”

VIGILI URBANIVIGILI URBANI
Non solo i netturbini di Palermo, il personale sanitario della Calabria, gli operai del Comune di Como o gli infermieri di Pescara. Nell' Italia degli imboscati ci sono anche i vigili urbani di Roma. Sono 700 su 5.800 gli uomini e le donne della polizia locale che hanno presentato al comando un regolare certificato di "inabilità". Pari al 12%. Uno ogni sette. Tutto personale spostato dalle strade della capitale perennemente ingolfate di traffico, agli uffici e nei settori amministrativi.

Perché con il "via" del medico, non sono ritenuti idonei a svolgere il servizio di pattuglia, ai posti di blocco o agli incroci. Risultato? S

trade sguarnite di agenti e uffici per la compilazione di moduli e certificazioni al completo.

Anche in questo caso, non c' è nessuna anomalia: le norme prevedono la dichiarazione di inabilità e quindi il trasferimento di mansione.
VIGILI URBANIVIGILI URBANI

Ma il fenomeno solleva più di un interrogativo, anche se per i sindacati di settore è tutto regolare. «L' età media del corpo della polizia Municipale è di 53 anni» spiega Stefano Giannini del Sulpl «per questo molti certificati sono richiesti per ernie del disco e malattie cardio-circolatorie. I controlli medici sono disposti dallo stesso Comune e solo attraverso il personale competente. Non c' è possibilità né di eluderli né di alterarli in alcun modo. Rispetto alla media nazionale il numero è comunque contenuto». In effetti Roma, tra le altre grandi città italiane, non è in cima alla classifica dei pizzardoni dichiarati inabili al servizio in strada.
VIGILI URBANIVIGILI URBANI

Ma una spiegazione c' è : il Campidoglio non accorda straordinari agli agenti in servizio negli uffici. Vengono riconosciuti solo al personale di pattuglia: in pratica, senza paletta e fischietto, lo stipendio resta quello base.

Eppure il dato capitolino resta significativo. Soprattutto guardando indietro a un passato neanche troppo lontano, alla notte di Capodanno del 2014.

Quel giorno, presentando certificati medici più o meno veritieri e inviando giustificazioni last minute all' amministrazione capitolina, l' 83,5 per cento dei caschi bianchi si autocongedò dal servizio: 767 vigili si diedero malati.

Ne erano previsti 900 quella notte.

Così la macchina dei festeggiamenti allestita dal Campidoglio andò in tillt: i caschi bianchi avrebbero dovuto sorvegliare i Fori Imperiali, cinturare la maxi- arena del concertone al Circo Massimo e gestire il traffico della notte più congestionata dell' anno.
Nulla di tutto ciò.
vigili fanno assembleaVIGILI FANNO ASSEMBLEA

Il caso dei pizzardoni fantasma sollevò una feroce polemica.

E poi arrivò l' inchiesta: secondo le carte, il 97% di quei certificati erano regolari.

Così vennero rintracciati pure i 22 medici che firmarono quei permessi.

Tutti rinviati a giudizio e accusati di aver compilato certificati irregolari, consentendo ai caschi bianchi di saltare il turno di lavoro a San Silvestro.

VIGILI URBANI ROMAVIGILI URBANI ROMA
L' inchiesta è ancora aperta ma, a oggi, soltanto un vigile urbano è finito a processo con le accuse di falso e di violazione dell' articolo 55 della legge Brunetta: per non prestare servizio la notte di San Silvestro aveva deciso di donare il sangue.

Tutti regolari invece risultano quelli rilasciati per l' inabilità a Roma nel 2016: «Non c' è da scandalizzarsi - conclude Giannini - il numero delle richieste anzi è destinato a crescere perché, senza un nuovo organico, non ci sarà ricambio. Noi chiediamo sempre controlli maggiori. Perché c' è sempre il rischio che qualcuno possa approfittarne».


Fonte: qui

giovedì 22 settembre 2016

Hillary sta di nuovo male?

Hillary sta di nuovo male?

Attenzione: i problemi di salute di Hillary Clinton potrebbero non essere terminati, come peraltro previsto da alcuni medici. Ieri ha annullato improvvisamente un evento a cui, di solito, i candidati presidenziali non rinunciano mai: un incontro di fund raising. 

Naturalmente all’americana, ovvero molto caro: 33mila dollari a testa per partecipare a un aperitivo e ben 100’000 dollari per un posto a tavola  a pranzo. E non in uno Stato qualunque ma in uno di quelli chiave, la Carolina del Nord, dove Trump per la prima volta, dall’inizio della campagna elettorale, è dato in vantaggio, con il 44% contro 43%. Un punticino di margine, ma pesante perché segna un’inversione di tendenza.

Hillary aveva urgenza di rispondere sul terreno, di motivare i sostenitori, di dare una scossa, proprio lì a Charlotte e l’incontro con i sostenitori, previsto da tempo, gliene offriva l’opportunità. E invece ha dato forfait, senza fornire spiegazioni. Incontro cancellato e basta. Un boomerang, anzi doppio boomerang; perché delude un gruppo importante di sostenitori ma soprattutto perché rilancia i sospetti sulla sua malattia.

E’ una ricaduta della polmonite? 

O c’è dell’altro? 

Il dubbio, da inizio agosto, è che soffra di problemi neurologici gravi, che si stanchi molto facilmente e non regga lo stress. Lo svenimento di New York sarebbe sintomatico, piuttosto che episodico. Per questo viene seguita a vista da un medico, quell’omone nero, il dr Okunola, diventato famoso sul web, che porta con sé, attaccato alla cintura, pronto all’uso, un iniettore di Diazepam, uno psicofarmaco indicato per disturbi d’ansia e spasmi muscolari.

Trump ha reagito twittando con ironia. “Hillary si è presa un altro giorno libero, ha bisogno di riposo. Dormi bene, ci vediamo al dibattito televisivo” ovvero il 26 settembre, la sera in cui l’America sarà incollata di fronte al piccolo schermo.
La sera in cui Hillary sarà chiamata a una prestazione superba, per scacciare i dubbi. Sempre che da qui all’8 novembre la salute la assista.


Fonte: Marcello Foa