9 dicembre forconi: Ivrea
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venerdì 6 luglio 2018

GUIDO ZABENA È MORTO ANNEGATO DOPO ESSERE RIMASTO PRIGIONIERO DELLA SUA MACCHINA IN UN SOTTOPASSO

“HA CHIAMATO I SOCCORSI, MA NON È ARRIVATO NESSUNO”  

L’ULTIMA CHIAMATA ALLA MADRE: “STO SOFFOCANDO” 


Massimo Massenzio e Floriana Rullo per il “Corriere della Sera”

morto annegato nel sottopasso 9MORTO ANNEGATO NEL SOTTOPASSO
Sarebbe bastato un semaforo rosso, oppure una transenna, per evitare la morte di Guido Zabena, operaio 51enne annegato nella notte tra lunedì e martedì nel sottopassaggio tra Rivarolo e Feletto, nel Canavese, in provincia di Torino. Invece quella stretta galleria scavata sotto i binari della linea ferroviaria è rimasta aperta, si è riempita di acqua e fango ed è diventata una trappola mortale.

Fino all' ultimo Guido è rimasto al telefono con la madre: «Ciao mamma, è l' ultima volta che ci sentiamo. Sto soffocando, sto morendo». Poi ha riposto il telefono sull' aletta parasole, sperando che qualcuno venisse a salvarlo. Ma quando i primi soccorritori sono arrivati a Rivarolo per lui non c' era più nulla da fare.

morto annegato nel sottopasso 8MORTO ANNEGATO NEL SOTTOPASSO
Da 22 anni Zabena, operaio alla Dayco di San Bernardo d' Ivrea, percorreva quella strada tutti i giorni per andare al lavoro. L' altra sera aveva appena finito il turno di notte in fabbrica e solo pochi minuti prima aveva attraversato la galleria senza problemi per accompagnare a casa una collega. Quando è tornato indietro ha tentato comunque di passare, ma la sua Punto si è fermata al centro del tunnel.
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Il quadro elettrico si è spento, i finestrini si sono bloccati e un muro di acqua alto più di due metri e mezzo gli ha impedito di aprire le portiere. Dieci minuti prima dell' una ha dato l' allarme: ha chiamato il 112 e poi i genitori, che lo aspettavano nella villetta dove abitavano tutti insieme, a Favria, a pochi chilometri di distanza.

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«Aveva chiamato i soccorsi, ma non era ancora arrivato nessuno - racconta fra le lacrime mamma Maria Stella -. Io gli ho detto di stare tranquillo che suo papà sarebbe arrivato a salvarlo». Pietro, il padre, ha preso un martello e si è messo in macchina per correre a Rivarolo. Per una tragica fatalità padre e figlio si erano scambiati le auto e Guido gli aveva lasciato la sua vecchia Punto azzurra: «Se avesse usato quella, forse, sarebbe ancora vivo - si dispera il padre -. Ha i finestrini a manovella e sarebbe riuscito ad abbassarli».
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Invece è rimasto prigioniero nell' abitacolo. Tre ragazzi, appena usciti dal vicino bowling, hanno visto l' auto in panne e si sono tuffati per cercare di raggiungerla, ma è stato tutto inutile e quando Pietro ha raggiunto il sottopasso suo figlio era già morto: «Ho continuato a chiamarlo a ripetizione - dice Maria Stella -. Ma non rispondeva più e allora ho capito che era finita».

Non è la prima volta che quel tunnel, inaugurato diciotto anni fa, si è riempito d' acqua, ma nessuno ha mai pensato di installare un semaforo. Il comitato Mobilità e Sviluppo Alto Canavese ha presentato diversi esposti al Comune di Rivarolo: «Ma di risposte ne abbiamo avute poche - dice uno dei fondatori, Graziano Colacicco, ex vicesindaco di Feletto -. Il problema è legato alla manutenzione.

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A 20 metri da quel sottopasso scorre un canale, le pompe funzionano male e griglie e tombini di scolo sono sempre pieni. Quattro anni fa la prima macchina era rimasta bloccata, poi ci sono stati molti altri problemi, ma nessuno si era mai fatto male.
Ieri le cose sono andate diversamente».

Il procuratore di Ivrea Giuseppe Ferrando ha aperto un fascicolo «atti relativi per morte per annegamento», ma il sindaco di Rivarolo Alberto Rostagno, che ha espresso la sua vicinanza alla famiglia di Zabena, assicura che le idrovore funzionavano: «Abbiamo pulito tutte le canaline di scolo giovedì scorso e le tre pompe sono state testate lunedì pomeriggio.
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Purtroppo è caduta una quantità di acqua eccezionale e non prevedibile e questa situazione l' abbiamo ereditata dalla precedente amministrazione. Quello che è successo è terribile e ora stiamo preparando un' ordinanza per mettere immediatamente in sicurezza la galleria». Ormai, però, è troppo tardi.

4 Luglio 2018

Fonte: qui


domenica 25 marzo 2018

FOLLIE ITALIANE - UN 54ENNE LASCIA SOLO IN CASA PER 20 MINUTI 20 IL FIGLIO UNDICENNE MA PER I GIUDICI È ABBANDONO DI MINORE!

L’UOMO, SEPARATO, ERA USCITO PER UNA PASSEGGIATA CON LA NUOVA COMPAGNA E AVEVA LASCIATO IL CELLULARE AL FIGLIO, MA IL RAGAZZINO HA CHIAMATO PRIMA LA MADRE, POI LA POLIZIA 

MORALE DELLA FAVOLA: I GENITORI ORA SONO A PROCESSO…

Giordano Tedoldi per “Libero quotidiano”

Tre anni fa un uomo di 54 anni, separato dalla moglie di 58, lasciava a casa per venti minuti il figlio suo e della donna, di 11 anni, per fare una passeggiata domenicale con la nuova compagna. L'uomo, in causa con l' ex moglie per l' affido del figlio, aveva cercato di convincere il bambino a uscire con lui e la compagna. Al rifiuto di quello, gli lasciava il cellulare: «Hai il numero di Anna, se hai bisogno chiama». Anna è la compagna.

poliziaPOLIZIA
Uscito, il bambino chiama la madre lamentandosi di essere stato lasciato solo. «Chiama il 113» risponde lei. Rientrato il padre con la compagna, trovano la polizia. Giovedì, padre e madre del bambino, oggi quindicenne, si sono trovati in tribunale a dover rispondere di abbandono di minore: il papà per aver lasciato venti minuti da solo il figlio, la madre perché, invece di essere andata a prenderlo, gli ha detto di cavarsela da solo chiamando la polizia.

É accaduto a Ivrea, che ora detiene un record: quello di avere tra i concittadini il "bambino abbandonato" meno abbandonato del mondo. Perché sì, sappiamo bene che esistono leggi al riguardo, e che possono essere interpretate alla lettera. Ma come i magistrati sanno, essendo persone in genere colte, già l' apostolo Paolo diceva: «La lettera uccide, lo spirito vivifica».

CONNESSO COL MONDO
E ci domandiamo dunque se, oggi, un undicenne lasciato a casa da solo per venti minuti, munito di cellulare per ogni evenienza, possa dirsi «abbandonato». Oggi con un cellulare in mano un undicenne lo puoi lasciar solo per venti minuti anche su un atollo polinesiano, e non sarà per nulla abbandonato. È geolocalizzato, in contatto col mondo intero. Può scoprire i numeri di telefono di polizia, carabinieri, vigili del fuoco, della segreteria dei presidenti di Camera e Senato, e chiamarli.

ABBANDONO DI MINOREABBANDONO DI MINORE
In quel film di trent' anni fa, "Mamma ho perso l' aereo", un minorenne veniva per sbaglio lasciato da solo a casa dai genitori partiti per Parigi. Era una commedia, si esagerava, ma già allora era chiaro che la tecnologia delle connessioni e una casa fornita di computer rendevano molto meno insicura la solitudine di un minorenne rispetto anche solo a mezzo secolo fa. In questi anni, poi, educatori e pedagogisti non fanno che insistere sull' indipendenza sempre più precoce dei bambini, la famiglia diventa un nucleo elastico, fatto di componenti sempre più autonomi, e tutti sono d' accordo nel dire che questo è un progresso.

Poi però, se un bambino resta venti minuti a casa, ecco che si configura nientemeno che un "abbandono di minore", neanche fosse un orfanello nell' Ottocento di Dickens. La madre, che avrebbe voluto scaricare sul padre tutte le colpe, si è vista ritorcere contro l' accusa. Ben le sta. Del padre, è emerso un episodio di maltrattamenti, un mese prima del cosiddetto abbandono, un ceffone perché il bimbo faceva i capricci.
ABBANDONO DI MINOREABBANDONO DI MINORE
(E anche qui, la violenza mai, ma se dovessimo denunciare per lesioni ogni padre cui scappa uno sberlone, i tribunali sarebbero ingolfati).

RILIEVO SPROPOSITATO
Ora, questo padre avrà pure le sue manchevolezze, ma alzi la mano chi, da piccolo, non è stato lasciato solo dai genitori (anche non separati) per venti minuti, per le più varie ragioni. E tempo fa non c' erano i cellulari, i bambini lasciati soli non potevano chiamare né il genitore separato e vendicativo, né la polizia. E la cosa non assumeva uno spropositato rilievo penale.

Ma oggi che i cellulari ci sono, solo attenendosi a un rigore esagerato si può accusare un padre di aver abbandonato il figlio perché lo lascia sul divano di casa venti minuti di domenica. Peraltro, la scelta dei giudici di procedere per abbandono di minore non farà che aumentare una tensione familiare assurda, che di certo non farà il bene del ragazzo. Così, una dinamica di normale contrasto tra due genitori separati, che avrebbe potuto essere risolta se tutte le parti avessero esercitato misura e buon senso, è finita in tribunale. Con quale autorità gli adulti possono essere un modello di responsabilità e di serenità per i bambini, se si accapigliano senza ritegno per simili sciocchezze?

Fonte: qui