9 dicembre forconi: giornale
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domenica 1 luglio 2018

NEL MARYLAND UN UOMO APRE IL FUOCO NELLA REDAZIONE DEL QUOTIDIANO “CAPITAL GAZETTE”: CINQUE MORTI

L’AUTORE DELLA STRAGE, JARROD RAMOS, NEL 2012 AVEVA FATTO CAUSA AL GIORNALE, E HA SPARATO ATTRAVERSO I VETRI DELLA REDAZIONE IN UNA STANZA PIENA DI GIORNALISTI 

LA REDAZIONE NON SI FERMA: IL GIORNALE USCIRÀ COMUNQUE IN EDICOLA 


jarrod ramosJARROD RAMOS
E' stato identificato l'autore della strage nella redazione del quotidiano locale di Annapolis, nel Maryland, Capital Gazette. Secondo la Nbc si tratta del 38enne Jarrod Ramos. Nel 2012 aveva fatto causa al giornale per diffamazione. Nella strage sono morte cinque persone e altre sono rimaste ferite in maniera grave.

La polizia ha detto di aver trovato anche dell'esplosivo e che non c'è stato alcuno scontro a fuoco tra l'attentatore e le forze dell'ordine perché l'uomo si era nascosto sotto un tavolo dopo la strage. Quattro delle vittime sono morte sul colpo mentre una è deceduta in ospedale. A dare l'allarme al momento dell'attacco armato sono stati i redattori all'interno dell'edificio. Decine di auto della polizia sono intervenute intorno alla sede del giornale.

maryland 1MARYLAND 

Nei video ripresi e diffusi sui social si vedono decine di persone uscire dall'edificio con le mani in alto, di fronte al cordone stretto dalla polizia intorno all'edificio. La polizia è arrivata entro un minuto e mezzo dal primo allarme, bloccando l'assalitore.

Uno degli stagisti che erano al lavoro al giornale ha twittato una richiesta d'aiuto. Secondo Phil Davis, reporter di cronaca nera del giornale colpito, un uomo avrebbe fatto fuoco attraverso i vetri della redazione in una stanza piena di giornalisti. "Non voglio fare ipotesi e dichiarare nessuno morto, ma la situazione è brutta". "Non c'è nulla di più terrificante di sentire tante persone colpite mentre sei nascosto sotto la scrivania e senti che un'arma che viene ricaricata"
strage marylandSTRAGE MARYLAND

Sia il presidente Donald Trump, che si trovava sull'Air Force One, che la first lady Melania, in viaggio in Arizona per incontrare le famiglie degli immigrati separate al confine, sono stati informati della sparatoria.

Non ci sono per ora indicazioni sul movente della strage. C'è comunque da registrare un clima di tensione nei rapporti tra politica e media. Proprio due giorni fa, l'ideologo di destra - ex caporedattore della rivista Breitbart dell'ex consigliere di Trump Steve Bannon - Milo Yannopoulos aveva scritto in un messaggio a un cronista che gli chiedeva un commento: "Non vedo l'ora che le squadre di vigilantes comincino a sparare ai giornalisti sul posto".

Come misura precauzionale, è stata rafforzata la sicurezza nelle redazioni di diverse testate, dal New York Times alla ABC a Manhattan. Il quotidiano locale di Annapolis, Capital Gazette, non si lascia intimidire e ha annunciato che sarà comunque in edicola, nonostante la strage nella sua redazione.
strage maryland 3STRAGE MARYLAND 

"Capital Gazette ci sarà domani", ha assicurato via Twitter il giornalista Joshua McKerrow, che non si trovava nella 'newsroom' al momento della strage. "Cerchiamo di denunciare la corruzione. Lottiamo per avere accesso ai documenti pubblici...redattori e giornalisti mettono tutti loro stessi nella ricerca della verità. Questa è la nostra missione e lo sarà sempre", ha scritto via Twitter il direttore del quotidiano, Jimmy DeButts. 

29 Giugno 2019

Fonte: qui
strage quotidiano annapolis maryland 2STRAGE QUOTIDIANO ANNAPOLIS MARYLAND strage quotidiano annapolis maryland 7STRAGE QUOTIDIANO ANNAPOLIS MARYLAND 

martedì 19 dicembre 2017

DE BENEDETTI - LA GUERRA TRA CARLO E IL FIGLIO MARCO INTORNO AL FORTINO ‘REPUBBLICA’


AI GIORNALISTI SCALFARIANI, L’INGEGNERE RACCONTA CHE IL GIORNALE È ALLO SBANDO, SIA NELLA LINEA POLITICA CHE NEI RISULTATI ECONOMICI 

PENTITO DELLA FUSIONE CON ELKANN, E ORA IL FIGLIO MARCO…

Paolo Bracalini per il Giornale

C' è maretta in casa De Benedetti e il problema è Repubblica.
marco damilano ezio mauro carlo de benedetti luigi vicinanza bruno manfellottoMARCO DAMILANO EZIO MAURO CARLO DE BENEDETTI LUIGI VICINANZA BRUNO MANFELLOTTO
Stavolta non c' entra direttamente il caso Scalfari (la sua uscita pro Berlusconi ha traumatizzato tutta la galassia dei «repubblicones»), ma non siamo troppo lontani. Dopo Repubblica che redarguisce il suo fondatore, ecco infatti Repubblica che si dissocia dal suo storico editore. All' Ingegnere, a lungo numero uno del gruppo editoriale da poco ceduto ai figli, non piace granché il quotidiano e lo ha fatto sapere pubblicamente, per giunta in un' intervista al competitor Corriere della Sera. Una stroncatura per interposto quotidiano che ha fatto saltare sulla sedia la redazione di Repubblica e costretto il figlio di De Benedetti, Marco, attuale numero uno del gruppo, a prendere le distanze dal padre a nome dei vertici e degli azionisti della Gedi Spa (già Gruppo Espresso).

eugenio scalfari e monica mondardiniEUGENIO SCALFARI E MONICA MONDARDINI
Ma cosa aveva detto di tanto imbarazzante l' Ingegnere? Dopo l' apprezzamento dovuto al restyling grafico, Carlo De Benedetti ha demolito la linea di Repubblica: «Un giornale ha bisogno di spifferi, correnti, energie. Un giornale non è solo latte e miele; è carne, è sangue. Può avere curve; ma deve avere anche spigoli».

Non solo, anche la doppia direzione Calabresi-Cerno non gli sta bene («Resto contrario, nessun grande giornale al mondo utilizza questa formula»). Per finire, la frecciata alla prole: «Sono stato l' unico imprenditore italiano a donare l' azienda ai figli». Concetto ripetuto: «La Cir, l' azienda che ho loro donato, ha più di 300 milioni di liquidità», subito dopo aver definito «commovente» la scelta di Luciano Benetton di tornare a guidare il gruppo di famiglia rovinato dalle scelte dei successori (chiaro il messaggio?).

RODOLFO CARLO EDOARDO E MARCO DE BENEDETTIRODOLFO CARLO EDOARDO E MARCO DE BENEDETTI
Su pressione del comitato editoriale, e dopo aver già dato spiegazioni in un incontro con il cdr, Marco De Benedetti ha dovuto placare gli animi dei giornalisti con una nota scritta e pubblicata dal quotidiano per smentire coram populo l' Ingegnere. «L' intervista rilasciata da mio padre qualche giorno fa ha generato disorientamento, con riferimento alla posizione della società nei confronti di Repubblica - dichiara De Benedetti jr - Le opinioni espresse nell' intervista non rappresentano né il pensiero degli azionisti, né quello del vertice della società, che sono tutti determinati a proseguire sulla strada tracciata».

Compreso il mantenimento della doppia direzione, scelta osteggiata da Carlo De Benedetti. Il vero motivo, raccontano gli spifferi, è che l' ex editore sarebbe stufo della direzione di Mario Calabresi, che avrebbe tentato senza successo di sostituire con Massimo Giannini, l' ex vice di Ezio Mauro da lui rimpianto («è stato un grandissimo direttore») al timone di Repubblica.

TOMMASO CERNO MARIO CALABRESITOMMASO CERNO MARIO CALABRESI
L' operazione è stata stoppata dai vertici della Gedi, in particolare dall' amministratore delegato Monica Mondardini, dominus del gruppo con cui i rapporti non sarebbero più ottimi. In un retroscena di Dagospia si racconta che è «la Mondardini, cara a John Elkann, che ha apparecchiato la coppia impossibile Calabresi&Cerno», mentre secondo altre indiscrezioni di Lettera43 «il sempre più malmostoso Carlo a tutti i giornalisti della prima nidiata scalfariana che lo vanno a trovare racconta che Repubblica è allo sbando, sia dal punto di vista della linea politica che dei risultati economici».

Le critiche dell' Ingegnere sarebbero rivolte alle scelte editoriali, ma anche alla fusione con la società editrice di Elkann (De Benedetti parla bene solo di Marchionne), e poi alla scarsa incisività del figlio Marco come editore. L' ottantatreenne Carlo, invece, sembra sempre affascinato dal mondo dei giornali.
marco de benedettiMARCO DE BENEDETTI
Che ne voglia comprare un altro?

Fonte: qui