9 dicembre forconi: Ikea
Visualizzazione post con etichetta Ikea. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ikea. Mostra tutti i post

sabato 13 ottobre 2018

IN FRANCIA UN UOMO E SUA FIGLIA SONO FINITI IN PRIGIONE PER AVER SBAGLIATO A “SCANNERIZZARE” DEI BARATTOLI ALLA CASSA SELF SERVICE


LA STORIA: “AVEVAMO DA PAGARE I BARATTOLI PIÙ QUALCHE OGGETTO PER LA CASA, ANDIAMO ALLA CASSA E PASSO LO SCANNER SU QUELLI CHE PAGO IO E POI SU QUELLI DI MIO PADRE. USCIAMO DALLA CASSA E L’AGENTE DELLA SICUREZZA CI FERMA DICENDO CHE…”

Stefano Montefiori per www.corriere.it

EMILIE GUZZOEMILIE GUZZO
Una ragazza di Strasburgo, Émilie Guzzo, ha raccontato ieri su Twitter come sia finita in cella, assieme al padre, per essersi sbagliata a passare degli articoli alla cassa self service dell’Ikea. Dopo migliaia di condivisioni e proteste online, Ikea France oggi si è scusata e ha ritirato la denuncia. Resta un’esperienza angosciante per padre e figlia e la sensazione, a leggere la sua storia, che sia impossibile fermare l’ottusità e la macchina burocratica una volta che si sono messe in moto.

L’acquisto «Bene, adesso vi racconto come sono finita in custodia cautelare a causa dei tupperware di Ikea - comincia Émilie -. Lunedì scorso sono andata all’Ikea con mio padre per comprare dei barattoli di vetro che avevamo visto online, ne restavano solo qualcuno sullo scaffale, ne abbiamo presi quattro che erano chiusi con un coperchio (dettaglio importante per il seguito). Dunque avevamo da pagare i barattoli più qualche oggetto per la casa, andiamo alla cassa per pochi articoli e passo lo scanner su quelli che pago io e poi su quelli di mio padre tra i quali i quattro barattoli, mentre chiacchieriamo.

EMILIE GUZZOEMILIE GUZZO
Usciamo dalla cassa e l’agente della sicurezza ci ferma dicendo che abbiamo passato male lo scanner sui barattoli. Lo lasciamo controllare e in effetti c’erano un prezzo sul coperchio e un altro per il barattolo, io non me ne ero accorta dunque dico all’agente che è colpa mia, li ho presi assieme così com’erano e non ho controllato. Mio padre vuole comunque pagare subito i quattro barattoli, il tipo dice venite con me all’ingresso, devo solo avvisare il mio superiore per il pagamento (cominciano i problemi).

Avverte il direttore che dice ”non muovetevi arrivo”, io aspetto tranquilla con il carrello accanto a me. Il direttore (svedese credo) chiede a mio padre che cosa è successo, lui lo racconta da capo e si scusa ancora, vuole pagare. Ma il direttore guarda mio padre e gli dice ”insomma avete rubato”. Mio padre risponde ”no, le dico che non abbiamo fatto attenzione, colpa nostra, ma non abbiamo voluto rubare”, ma il direttore continua trattandoci da ladri e mio padre comincia a innervosirsi.
ikeaIKEA

Mi dico che forse è meglio intervenire e dico ”mi spiace colpa mia ho passato male gli articoli” e lui che cosa mi risponde? ”Dunque sei tu la ladra!!” E mio padre si arrabbia ancora di più. Il direttore dice ”quindi non ammettete che avete voluto rubare, allora faccio una deposizione di furto”, mio padre dice ”ovviamente non la firmiamo”, il direttore dice ”ok chiamo la polizia”».

L’arrivo della polizia «Dunque ci mettono in una sala, il direttore chiama la polizia, io penso ”stasera volevo stirare”, mio padre mi dice ”che cosa vuoi che ci facciano, non abbiamo fatto niente” (che ingenua, gli ho creduto). La polizia arriva, una donna con i suoi allievi poliziotti, siamo restati con loro ma nessuno ci ha rivolto la parola, l’agente ha parlato solo con il direttore, mi dicevo finalmente torniamo a casa ma invece che succede? La poliziotta viene da me e mi dice ”la portiamo via per furto organizzato, adesso arriva un’altra pattuglia per trasportare suo padre, lei viene con me” e aggiunge ”se provi a scappare ti sparo con il taser”. Faccio il viaggio in macchina verso il commissariato, nessuno mi parla, mi chiedono solo se ho bevuto».

ikea 1IKEA 
In commissariato «Ci dicono che staremo in cella 24 ore, mio padre cerca di spiegare di nuovo la situazione, dice che il giorno dopo deve lavorare e io pure, nessuno ci ascolta. Comincio a diventare bianca, ripeto che ho solo sbagliato a passare lo scanner sul prezzo dei barattoli». Segue un delirio tra le celle con i detenuti che sbattono le mani sui vetri, le tasche svuotate, i lacci delle scarpe tolti così come il reggiseno, infine la cella «minuscola e sporchissima». Poi cambia il turno al commissariato, il padre dice al nuovo agente «ma noi abbiamo solo sbagliato a passare lo scanner su quattro barattoli», lui per fortuna capisce che qualcosa non torna, avvisa i superiori e la giudice, alla fine padre e figlia escono dopo tre ore in cella.

ikeaIKEA
Le scuse «Privilegiamo sempre il dialogo e ci rincresce sinceramente per questa situazione - ha twittato Ikea France -. Ci impegniamo a ritirare la nostra denuncia e presentiamo le nostre scuse». La morale è riassunta da Émilie: «Fate attenzione alle casse, passate bene i vostri articoli e non dimenticate che potete andare in custodia cautelare per dei barattoli».

Fonte: qui

martedì 19 dicembre 2017

LA COMMISSIONE UE APRE UN’INDAGINE SUL TRATTAMENTO FISCALE CHE L'OLANDA HA RISERVATO A IKEA


PER L'ANTITRUST UE, GRAZIE A DUE ACCORDI FISCALI CONCESSI DA AMSTERDAM NEL 2006 E NEL 2011, IL GRUPPO SVEDESE HA PAGATO MENO TASSE DEL DOVUTO E HA AVUTO COSÌ UN VANTAGGIO ILLEGALE SU ALTRE AZIENDE

(ANSA) - La Commissione Ue ha aperto una indagine approfondita sul trattamento fiscale che l'Olanda ha riservato ad Inter Ikea, uno dei due gruppi che operano il business di Ikea. Secondo l'antitrust Ue, grazie a due 'tax ruling' (o accordi fiscali ad hoc) concessi dall'Olanda nel 2006 e nel 2011, Ikea ha pagato meno tasse del dovuto ed ha avuto così un vantaggio illegale su altre aziende.

"Tutte le aziende, grandi o piccole, multinazionali o no, devono pagare la giusta quantità di tasse. Gli Stati membri non possono consentire ad imprese selezionate di pagarne meno permettendo loro di spostare i profitti artificialmente altrove", ha detto la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager, promettendo un'indagine "attenta" sul trattamento che l'Olanda ha riservato ad Inter Ikea. Il sistema sotto osservazione è sempre quello dello spostamento di profitti, come in altri casi già indagati dalla Commissione. Inter Ikea non possiede i negozi Ikea.

IKEAIKEA
Questi pagano una quota di 'franchise' del 3% del loro fatturato ad Inter Ikea Systems, sussidiaria del gruppo Inter Ikea in Olanda. In cambio, i negozi Ikea possono utilizzare il marchio e ricevere know-how per operare e sfruttare il concetto aziendale. Quindi Inter Ikea Systems in Olanda registra tutti i ricavi delle quote di 'franchise' dei negozi Ikea di tutto il mondo. E grazie al trattamento fiscale vantaggioso, ha evitato di pagare tutte le tasse. La Commissione teme che i tax ruling del 2006 e del 2011 abbiano "significativamente ridotto i profitti tassabili di Inter Ikea Systems".

Fonte: qui

domenica 14 febbraio 2016

IKEA AVREBBE ELUSO UN MILIARDO DI TASSE IN EUROPA TRA IL 2009 E IL 2014

ikea-vestiti-pistoletto-330727LO SOSTIENE UN RAPPORTO DEGLI EURODEPUTATI VERDI CHE RICOSTRUISCE LE ACROBAZIE FISCALI DEL COLOSSO SVEDESE

Alla base del meccanismo il pagamento da parte delle varie filiali sparse nei vari Paesi di royalties del 3% delle vendite alla sede olandese, l' Inter Ikea Group, controllata da una fondazione, la Stichting Ingka. E' proprio grazie al pagamento di questi diritti che i negozi possono ridurre la loro base imponibile

Rosaria Amato per “la Repubblica”

Almeno un miliardo di euro di tasse non pagate tra il 2009 e il 2014, una perdita per ogni Paese che va dal 35% in meno incassato in Belgio al 64% della Francia. Per il solo 2014 il mancato incasso fiscale dai profitti di Ikea si traduce in una perdita di 36,6 milioni di euro per la Germania, 23,8 per la Francia, 10,1 per la Svezia.

Fondatore di Ikea ingvar kamprad
FONDATORE DI IKEA INGVAR KAMPRAD

A sostenerlo uno studio commissionato dal gruppo dei Verdi del Parlamento Ue al ricercatore Marc Auerbach, che ricostruisce minuziosamente in 28 pagine il complesso schema societario di scatole cinesi che viaggia tra l' Olanda, il Lussemburgo e il Liechtenstein e che utilizzando le pieghe della legislazione, molto favorevole, di questi tre Paesi, riesce a ridurre legalmente quanto sarebbe dovuto al fisco se si seguissero invece le vie "ordinarie".

ikeaAlla base del meccanismo il pagamento da parte delle varie filiali sparse nei vari Paesi di royalties del 3% delle vendite alla sede olandese, l' Inter Ikea Group, controllata da una fondazione, la Stichting Ingka. E' proprio grazie al pagamento di questi diritti che i negozi possono ridurre la loro base imponibile, mentre i proventi delle royalties non sono tassati in Olanda e sono traghettati in Lussemburgo sotto forma d' interessi su un debito da rimborsare a un' altra società del gruppo, che a propria volta paga al fisco solo lo 0,06% delle cifre ricevute.

L' ultimo passaggio è in Liechtenstein, e qui le tasse sui dividendi che arrivano a un' altra fondazione legata al gruppo non sono tassati (lo prevede la legge nazionale). E' quella che Auerbach definisce "tax migrazion". Attualmente, ricorda il ricercatore, Ikea, che ha aperto il suo primo negozio nel 1958, ha ricavi per 33,8 miliardi l' anno grazie alle vendite nelle 375 sedi aperte in oltre 40 Paesi, dove lavorano oltre 172.000 dipendenti.

Il dossier che è stato inviato a cinque quotidiani europei - oltre a Repubblica, Spiegel, Le Monde, El Pais, The Guardian - ha l' obiettivo di «spingere l' Unione Europea a provvedere con una legge specifica in materia», spiega Monica Frassoni, co-presidente del Partito Verde europeo.

«E' un lavoro che stiamo portando avanti da molto tempo sul tema dell' evasione e dell' elusione fiscale - aggiunge la parlamentare Ue - soprattutto da quando l' anno scorso è esploso il LuxLeaks. Questo dell' Ikea è il gioco delle tre carte, un sistema di passaggio di profitti da un Paese e da una società all' altra che permette l' ottimizzazione delle tasse. Se ci fosse una situazione di trasparenza, non sarebbe possibile metterlo in atto. Il problema è che la normativa europea impone l'unanimità per la legislazione in materia fiscale: è una norma che porta all' immobilismo».

Premettendo che non è a conoscenza del contenuto del dossier diffuso dai Verdi, l' Ikea ha replicato con un breve comunicato nel quale afferma di «pagare le tasse in linea con le leggi e i regolamenti, ovunque siamo presenti come rivenditori, produttori o in qualunque altra forma. Abbiamo un forte impegno per condurre le nostre operazioni in modo responsabile e dare un contributo alle società all' interno delle quali operiamo». Ikea aggiunge che nel 2015 ha pagato tasse sui ricavi per 822 milioni di euro in totale, con una percentuale media di circa il 19%.

Fonte: qui